Colori per l’email marketing: come scegliere quelli che funzionano

Nell’ambito della comunicazione i colori hanno significati e risposte ben precisi. Questo articolo, dunque, è per tutti coloro che fino a questo momento hanno scelto i colori per l’email marketing e per le proprie newsletter in base ad un mero gusto estetico.

I colori comunicano in maniera più immediata rispetto alle parole scritte e suscitano emozioni ben precise. Per questo, numerosi marketer hanno iniziato a ragionare in questo senso, domandandosi quali colori siano più adatti a coinvolgere ed emozionare il proprio pubblico.

In questo articolo, vedremo i suggerimenti utili per utilizzare la teoria del colore nell’ambito dell’e-mail marketing.

 

COLOR! WHAT A DEEP AND MYSTERIOUS LANGUAGE.. ⚗️

I colori per l’email marketing: il significato 

 

Quando si parla di emozioni ed evocazione di sentimenti è bene partire dal presupposto che ogni persona possiede un background differente e dunque guarda al mondo con occhi diversi, in base alla propria esperienza di vita personale.

Se dunque la nostra ambizione è quella di suscitare un’emozione nella platea alla quale ci rivolgiamo, attraverso la scelta di determinati colori piuttosto che altri, è bene essere consapevoli che non si tratta di una teoria oggettiva e dunque il percepito può variare da persona a persona.

Tuttavia, gli studiosi di marketing sono riusciti a razionalizzare i diversi significati associati in generale a determinati colori, come vedremo più avanti.

Questi significati legati ai colori sono del tutto sdoganati, basti pensare ai marchi ecologici che utilizzano il verde stabilmente.

Spesso, quando si imposta un lavoro di marketing attento e coerente, può accadere che l’identità di un brand diventi più forte del significato del suo colore. L’esempio più iconico è quello di Coca-Cola, che identifica una tonalità di rosso.

 

SPOILER: SÌ, LO È 🤓

Usare i colori nelle newsletter: è una buona idea? 

 

Si, è un’ottima idea. Anche quando l’e-mail è composta da solo testo, abbiamo la possibilità di ricorrere a colori specifici per evidenziare le parti da focalizzare o per attirare l’attenzione sul bottone della call to action.

Anche nelle email più semplici, l’utilizzo del colore giusto è un ottimo escamotage.

 

I colori per l’email marketing: Ecco le regole da seguire durante la progettazione di una newsletter:

 

1. Non eccedere negli stimoli visivi

Le e-mail devono essere molto chiare e lineari, pertanto il design deve essere sviluppato con questo stesso obiettivo. Il focus della comunicazione deve puntare sulla call to action, dunque è bene riflettere sul colore del bottone che dovrà distinguersi dal corpo dell’e-mail.

La tentazione di rendere apparentemente più bella la nostra newsletter con l’utilizzo di molti colori è sempre forte, tuttavia questa scelta è da evitare in quanto controproducente. Esporre il lettore a stimoli numerosi e caotici, di certo, lo distoglierà dal focus principale.

2. Preservare un equilibrio

La scelta migliore quando si deve stabilire l’impatto visivo di una email o una newsletter è quella di scegliere un colore principale e aggiungere al massimo due colori di supporto per i punti focali, in modo da conferire ordine e continuità al contenuto.

 

3. Trovare ispirazione nella teoria dei colori

Abbiamo anticipato, qualche riga sopra, che la percezione dei colori può variare a seconda del background di ogni individuo eppure, tutto sommato, i significati attribuiti ad ogni colore sono abbastanza condivisi, pertanto attenersi a quelle indicazioni e relazionarle con ciò che si vuole suscitare è un ottimo punto di partenza.

Ad esempio, il giallo e il rosso sono colori utilizzati spesso per comunicazioni promozionali, tuttavia se ciò che vogliamo comunicare è la vendita di un corso di meditazione, non potremo certo utilizzare tonalità così accese, bensì dovremo ricorrere a colori tenui ed evocativi per non disorientare la nostra platea.

 

i colori per l'email marketing

 

LINGUA CHE PARLI, COLORI CHE VEDI 🌈

La teoria dei colori per l’e-mail marketing

 

Ecco qui di seguito i significati associati ad ogni colore, questo riassunto può rivelarsi funzionale  alla scelta dei nostri colori per l’email marketing e allo sviluppo delle nostre e-mail, affinché creino coinvolgimento e sappiano comunicare efficacemente tutte le emozioni che desideriamo trasmettere.

Rosso

Ideale per esprimere la passione o comunicare l’urgenza di un’azione, per questo motivo – insieme al giallo – è il colore prediletto per veicolare promozioni e sconti. Sicuramente, è il colore più adatto per trasmettere energia nel lettore.

Arancione

Perfetto per trasmettere ottimismo e calore in chi legge la nostra newsletter.

Giallo

Evoca sentimenti di felicità e allegria ed è spesso scelto per comunicare ai più giovani, insieme all’arancione.

Blu

Suscita fiducia ed esprime onestà e lealtà. Per questo è molto utilizzato da chi offre un servizio.

Verde

È fisiologicamente il colore rilassante per eccellenza, proprio per la facilità con cui gli occhi umani riescono a decodificarlo. Tuttavia, negli anni, per ovvi motivi è stato associato al segmento del biologico e della sostenibilità.

Bianco

Ideale per comunicare minimalismo, serenità e neutralità.

Nero

Da utilizzare in piccole dosi, è il colore che più si lega alla forza e al controllo, all’efficienza in definitiva. Tuttavia, nel pensiero popolare rimanda a significati negativi e oscuri, pertanto il suo utilizzo va ponderato attentamente.

 

 

i colori per l'email marketing

 

COMPANY-ORIENTED 🏭

L’importanza dei colori del brand nell’e-mail marketing 

 

Entriamo ora nel vivo dei migliori consigli per ponderare e valutare l’utilizzo dei colori nella nostra strategia di email marketing.

1. Utilizzare i colori del brand

Al di là dell’esigenza di individuare colori precisi per focalizzare l’attenzione del lettore su determinati aspetti, è bene considerare che una newsletter deve necessariamente rimandare ai colori proprietari del brand, così da presentarsi in maniera riconoscibile e coerente: due qualità indispensabili per generare fiducia.

Qualora vi fosse difficoltà nell’individuare i colori esatti del nostro logo, vi sono strumenti adatti a rilevarli correttamente, come Adobe Color, Paletton, ColorSpace e ColourLovers. Questi strumenti sono in grado di offrire combinazioni di colori ad hoc, ideali per dare vita a newsletter piacevoli e coerenti con la nostra identità visiva.

 


I colori per l'email marketing - Adobe color

Palette di colori ottenuta con Adobe Color

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2. Bilanciare i colori per l’email marketing

Per garantire equilibrio e riconoscibilità è bene utilizzare colori sempre uguali per gli elementi fissi delle nostre email e newsletter, come l’intestazione o il piè di pagina.

 

3. Limitare il numero di colori per l’email marketing

A meno che la newsletter sia disegnata da un grafico esperto, sarebbe più opportuno utilizzare un massimo di 3 colori o 4, se si comprende anche il bianco: uno per lo sfondo, che sarà il principale, uno per il contenuto centrale e uno per evidenziare i pulsanti di call to action.

 

4. Scegliere i colori per l’email marketing in base alla leggibilità

Al di là dell’aspetto concettuale o delle esigenze legate all’ordine e alla pulizia visiva, i colori per l’email marketing o da utilizzare in una newsletter devono assicurare una efficace leggibilità. Se pensiamo al testo principale, le tonalità da prediligere sono il bianco, qualora il fondo sia scuro, mentre possiamo optare per il grigio o il nero in corrispondenza di un fondo neutro o chiaro.

 

5. Scegliere il colore di sfondo e quello in primo piano

I colori degli elementi di sfondo e di quelli in primo piano devono sempre essere in contrasto, affinché tutte le componenti della newsletter siano distinguibili facilmente.

Molto semplicemente, si può ricorrere all’alternanza di bianco o nero o comunque a colori chiari in contrapposizione a colori scuri. Tendenzialmente, il fondo chiaro conferisce un approccio di pulizia e linearità maggiore, pertanto – a meno che il nostro brand non richieda l’utilizzo di tonalità scure ad ampio raggio – è bene optare per sfondi chiari e luminosi e testi scuri e leggibili.

 


 

In conclusione, i colori sono un elemento differenziante nelle newsletter e sono capaci di persuadere o confondere il lettore.

I colori attirano l’attenzione sul focus principale e convincono il lettore a compiere un’azione. Essi evocano emozioni differenti e sentimenti che, se usati in maniera funzionale, possono davvero migliorare e supportare il messaggio della nostra comunicazione, al di là delle personali interpretazioni che ogni individuo può dare, sulla base della propria esperienza personale.

Ciò di cui non si può fare a meno è l’utilizzo dei colori coerenti con il nostro brand, così da trasmettere coerenza e continuità nel lettore e invitarlo a fidarsi e affidarsi al nostro servizio.

Dunque, non c’è un’indicazione valida per tutti: iniziamo a chiederci che valori trasmette il nostro brand e cosa vogliamo comunicare e sapremo quali colori saranno più funzionali al nostro business!

GDPR: Ecco come gestire newsletter, email e form di iscrizione

La newsletter fa parte a pieno titolo dei migliori strumenti di e-mail marketing attualmente a disposizione. È un mezzo decisamente performante e adeguato per coltivare le relazioni con il proprio target ed è soprattutto a basso impatto sul budget a disposizione.

Tuttavia, affinché i riscontri di questa attività strategica siano unicamente positivi, è bene assicurarsi di osservare gli obblighi di legge, onde evitare gravi multe o altre dannose ripercussioni sulla nostra reputazione.

Se pratichiamo l’invio di e-mail o di newsletter, dobbiamo necessariamente dotarci di una privacy policy esaustiva, che segua i dettami della normativa.

GDPR ed email marketing

GDPR: PRIVACY POLICY 🔐

GDPR e E-mail marketing: i requisiti di legge 

 

Partiamo dal presupposto base che, nella maggior parte dei paesi, se trattiamo dati personali, abbiamo l’obbligo automatico di informare gli utenti in merito alle attività svolte con le loro informazioni private. Questo può avvenire tramite un testo usualmente indicato come Privacy Policy.

Alcune legislazioni, in maniera ancora più precisa, richiedono che l’utente sia anche attentamente informato sulla metodologia di revoca dal consenso.

Considerando che non sempre ci rivolgiamo ad utenti residenti nel nostro paese e che – qualora comprassimo delle liste di e-mail – non potremmo sapere con precisione la provenienza dei contatti, è sempre bene allinearsi con le normative più severe in circolazione, così da tutelarsi ad ampio spettro.

Vediamo uno ad uno i passaggi da compiere per conformarci alla legge.

 

1. Informare gli utenti su come verranno utilizzati i loro dati


 

È indispensabile elaborare una privacy policy semplice e facilmente comprensibile dagli utenti, questo è un requisito tassativo della normativa: nel testo non devono esserci ambiguità.

La policy, per essere fedele alle richieste, dovrà specificare tutti i punti elencati qui di seguito.

✔️ i dati trattati;

✔️ le modalità di trattamento di tali dati;

✔️ le finalità dell’utilizzo, ovvero se l’intenzione è di trattarli per l’invio di newsletter o per altri scopi commerciali;

✔️ i servizi utilizzati di proprietà di terze parti;

✔️ i diritti degli utenti in relazione alla concessione del consenso sull’utilizzo dei dati personali;

✔️ le modalità di gestione delle richieste ricevute da parte degli utenti sull’esercizio dei loro diritti;

✔️ gli strumenti di comunicazione che vengono utilizzati, come le e-mail o la posta ordinaria per esempio;

✔️ le misure di sicurezza adottate.

 

2. Dichiarare i requisiti delle terze parti


Esplicitare i requisiti di applicazioni o piattaforme coinvolte nel trattamento dei dati è essenziale.

Proprio perché anche le applicazioni e i servizi affini – cosiddetti di terza parte – sono tenuti a rispettare la normativa, è consuetudine che siano essi stessi per primi a richiedere ai propri clienti e partner la dotazione di una privacy policy esaustiva in merito al loro coinvolgimento, così da rendere il rapporto di collaborazione conforme alla legge, senza alcun rischio di contestazione.

 

3. Definire dove inserire l’informativa sulla privacy


La normativa, nello specifico, stabilisce che il testo di privacy policy debba essere facilmente visibile e sempre consultabile nel nostro sito web o nella nostra App. Solitamente, il posizionamento più diffuso è nel footer, attraverso un link cliccabile.
Affinché vi sia la più totale aderenza alla legge sul trattamento dei dati, è consigliabile inserire il link alla policy anche in calce al form di iscrizione alla newsletter e nelle comunicazione e-mail stesse.

 

 

GDPR: E’ INDISPENSABILE LA CHIAREZZA 💡

Come gestire l’aggiunta di nuovi utenti alla mailing list


 

Secondo la normativa europea, considerando che i moduli di adesione al nostro servizio di newsletter sono a tutti gli effetti degli strumenti per la raccolta dei dati, nel rispetto della normativa GDPR è necessario ottenere un consenso esplicito e informato da parte dell’utente, prima di includerlo nelle nostre mailing list.

Ai sensi di tale legge, l’acquisizione del consenso può avvenire in due momenti: la prima in cui si informa l’utente e la seconda in cui si ottiene il suo ok, attraverso un’azione positiva.

Dunque, cosa bisogna fare per informare l’utente nel rispetto della normativa?

Sicuramente è indispensabile la chiarezza: bisogna comunicare precisamente la tipologia di e-mail alla quale l’utente si sta iscrivendo, senza alcuna ambiguità e specificando che l’azione richiesta è facoltativa.

Oltre a chiarire questo punto, è necessario che il consenso sia esplicito e verificabile. Per questo, è severamente vietato per la normativa europea l’utilizzo di caselle preselezionate.

L’utente, come abbiamo accennato sopra, deve poter revocare in qualunque momento il consenso all’utilizzo dei propri dati. Questo requisito può essere soddisfatto inserendo il link di cancellazione in ogni comunicazione inviata via e-mail.

Inoltre, il consenso viene espresso specificatamente su determinate tipologie di contenuto inviato, pertanto se un utente acconsente al trattamento dei propri dati unicamente per conoscere le nostre novità, sarà vietato inoltrare newsletter promozionali e – ancor più – offerte di terze parti. In sostanza, è indispensabile avere un consenso per ogni specifica finalità di trattamento. Questo è possibile utilizzando diverse checkbox in corrispondenza di ogni tipologia prevista.

Sulla tematica del consenso esplicito, esistono alcune eccezioni da menzionare. Una di queste si ha quando il destinatario ha inserito il proprio indirizzo di posta elettronica durante l’acquisto di un prodotto o di un servizio, in questo caso è possibile inviare e-mail promozionali dedicate a prodotti o servizi del tutto simili. È indispensabile però che sulla pagina dell’acquisto sia stato riportato un avviso che permetta di rifiutare questa eventualità. Inoltre, se il nostro sito prevede un pop-up per invitare gli utenti ad iscriversi alla nostra lista e utilizza termini diretti e chiari che lasciano inequivocabilmente capire che utilizzo si vuole fare del loro dati, un’azione positiva che egli compie, inserendo il proprio indirizzo e-mail, è considerata un consenso a norma di legge.

Infine, dato che l’autorizzazione al trattamento dei dati in base alla GDPR è indispensabile, è richiesta la presenza di un registro aggiornato e preciso dei consensi ottenuti. Tale documentazione deve poter fornire le seguenti informazioni:

✔️ identità dell’utente coinvolto;

✔️ ciò a cui ha prestato il consenso;

✔️ quando ha rilasciato il consenso;

✔️ quali informazioni sono state date all’utente nel momento in cui ha acconsentito;

✔️ quali metodi sono stati utilizzati per ottenere tale consenso, ad esempio un apposito form.

 

GDPR

Come gestire il contenuto di una newsletter per essere a norma di legge ⚖️


 

Secondo la normativa europea vi sono delle linee guida da seguire in ottica antispam.

✔️ La prima indispensabile è quella di fornire l’essenziale link di annullamento all’iscrizione. Questa opzione deve essere chiara e visibile, oltre che agilmente accessibile. Secondo la GDPR, una volta che l’utente richiede la cancellazione dal servizio, possono passare massimo 30 giorni affinché il cambiamento sia effettivo. Vien da sé, che gli utenti si aspettano un provvedimento immediato, pertanto è sempre meglio essere piuttosto reattivi in questo senso.

✔️ La seconda linea guida indica la necessità di palesare il mittente con l’aggiunta di un indirizzo postale fisico e valido.

✔️ Proseguendo, è necessario chiarire sempre la natura del messaggio: deve essere esplicito se si tratta di un’e-mail promozionale o meno, senza ingannare i destinatari.

Le legislazioni più severe, come quella tedesca ad esempio, richiedono che vengano inseriti i recapiti del mittente. Come accennato all’inizio, è meglio adattarsi alle richieste più stringenti per essere completamente a norma.

 

GDPR: Warning!

Cosa succede se non si è conformi: conseguenze legali 🚓


 

La non conformità comporta multe importanti che partono da alcune decine di migliaia di euro a diversi milioni, oltre a verifiche periodiche successive.

La GDPR mette gli utenti nelle condizioni di sporgere denuncia, se hanno il sentore che qualcuno abbia violato le norme sul trattamento dei suoi dati personali. Ricevuta la segnalazione, l’organo competente può svolgere una verifica e, qualora accertasse la violazione, potrebbe interdire l’utilizzo di tutta la mailing list, causando danni anche maggiori rispetto alle sanzioni monetarie.

Inoltre, chi viola tali norme può incorrere nella cessazione – anche permanente – dei servizi erogati da parti terze.

Infine, l’assenza di un adattamento alla legalità porta senza dubbio ad un danno di reputazione agli occhi degli utenti e dunque ad una pessima immagine pubblica condivisa dal target di riferimento, con danni immani a livello commerciale.

 

Come rendere la newsletter conforme alla GDPR


 

In definitiva, in questo articolo abbiamo visto tutte le azioni da mettere in atto, affinché la nostra newsletter sia conforme alla legislazione riguardante il trattamento dei dati.

Il primo passo è quello di definire – agli occhi degli utenti – in totale trasparenza di cosa ci occupiamo, quali dati abbiamo interesse a raccogliere e il perché. È bene avvisare i nostri contatti riguardo alla tipologia di newsletter che riceveranno, così come il metodo di consegna delle comunicazioni.

Il secondo passo è quello di informare gli utenti riguardo ad eventuali fornitori di terza parte con i quali collaboriamo per gestire il flusso e il monitoraggio delle e-mail. I loro link devono essere tassativamente documentati nella privacy policy.

Ottenere il consenso preventivo è il terzo passo e si basa sulla richiesta di un’azione positiva, dopo avere dato informazioni chiare e specifiche sulle nostre intenzioni.

Il quarto passo è la presenza di un link di revoca chiaramente visibile e comprensibile che sia disponibile sulla newsletter.

Infine, è necessario archiviare in un registro tutti i consensi ottenuti: senza questa documentazione i consensi non sono ritenuti validi dalla GDPR.

In sostanza, si tratta senza dubbio di una legge composita e molto articolata per la quale è naturale avere necessità di un supporto tecnico-legale, che fornisca la certezza di essere in piena regola.

Quel che è certo è che l’adeguamento alla GDPR è un passo indispensabile per svolgere qualunque operazione di e-mail marketing in totale sicurezza.

Perché fare email marketing? Ve lo spieghiamo in 5 punti

Ogni azienda ha a disposizione uno specifico budget per investimenti in attività di comunicazione ed è possibile che questo sia più o meno ampio a seconda delle finanze interne; quel che è certo è che va amministrato conoscendo esattamente le potenzialità di ogni canale, in modo da assicurarsi il massimo ritorno possibile.

Investire un budget basso per fare email marketing, privilegiando altri tipi di canali, può rivelarsi con grandissima probabilità una scelta penalizzante per il vostro business, dato il ROI elevato che fare email marketing riesce a generare.

Vediamo insieme i motivi per i quali, al di là dell’ammontare del budget totale, sia consigliabile investire prevalentemente su attività di email marketing.

Fare e-mail marketing funziona: vi spieghiamo perché in 5 punti 

Gli strumenti digital attualmente a disposizione del marketing sono in vertiginosa crescita ed esercitano sulle aziende un forte appeal, parliamo di SEO, di social media strategy o content marketing: aree innovative che incuriosiscono e aumentano costantemente di popolarità tra gli addetti ai lavori.

Erroneamente, invece, si considera fare email marketing come una prassi superata. Nei prossimi cinque punti vi mostreremo tutte le ragioni per sostenere che investire nella pratica dell’e-mail è una strategia più utile che mai, oltre che imprescindibile.

 

1. L’e-mail ha un ROI elevatissimo

Prima di addentrarci nelle caratteristiche specifiche di questo canale, osservando il suo inserimento nella quotidianità e l’attitudine crescente da parte degli utenti a prestare attenzione a determinati tipi di comunicazione personalizzata, è bene illustrare il primo punto fermo, che da solo traccia un panorama davvero favorevole alla pratica delle e-mail.

Partiamo dunque dal presupposto concreto che un ROI di 5:1 è considerato un buon risultato per una campagna di marketing. Pensiamo ora che nel 2018, il ritorno medio a fronte dell’investimento in e-mail è stato di 47 euro per ogni euro investito con un’incremento di più di 11 euro sull’anno precedente. Questi dati danno subito una chiara idea di quanto sia conveniente investire sulla comunicazione tramite email, senza alcun dubbio.

 

Perché fare email marketing

 

 

1. I tempi di coinvolgimento dell’email sono aumentati del 21% negli ultimi due anni

 

I dati appena condivisi sono così positivi da apparire quasi irreali, per questo è utile analizzare i motivi per cui le aziende ottengono una crescita così importante dei ricavi attraverso le e-mail.

Innanzitutto, è bene dire che le persone sono continuamente connesse ad internet attraverso i propri smartphone, i quali consentono la consultazione della posta elettronica in tempo reale e continuamente. I telefoni cellulari sono diventati un passatempo e un riempitivo nella quotidianità senza paragoni. Per questo, è stato stimato che i tempi di coinvolgimento degli utenti davanti alla posta elettronica siamo aumentati del 21% in soli due anni.

Come influisce questa crescita sulle campagne di e-mail marketing?

La tendenza della gente a controllare di tanto in tanto la propria posta elettronica, ha portato il tempo di visualizzazione di ogni singola e-mail ad una media di circa 8 secondi. Tale traguardo riguarda il 66% delle comunicazioni consultate attraverso il telefono mobile.

 

perché fare email marketing

 

 

2. Più di metà della popolazione mondiale utilizza la posta elettronica

 

Nel 2019 si stima che quasi 4 miliardi di utenti possiedano la posta elettronica, pertanto qualunque business abbiate impostato, è possibile stare certi che il target di riferimento possegga un account e lo consulti regolarmente. Questi dati non possono che far dedurre che tale fenomeno sia tutt’ora in ascesa e, dunque, che una strategia di comunicazione non possa in alcun modo prescindere dalla scelta di fare email marketing.

 

 

3. Gli utenti trascorrono circa due ore e mezza al giorno controllando le proprie e-mail

 

Che sia per lavoro o per svago, il tempo medio di coinvolgimento delle persone nelle e-mail, come abbiamo visto, è in costante aumento. Se parliamo di account personali, il tempo trascorso è aumentato del 17% nell’ultimo anno e si suddivide globalmente su tutto l’arco della giornata: le statistiche rilevano che la quasi totalità degli utenti controlla la propria email dal posto di lavoro, altrettanti la controllano ancora prima di iniziare a lavorare e una buona parte lo fa ancora prima di alzarsi dal letto.

Questo dà un’idea precisa dell’importanza che le e-mail rivestono attualmente nella vita degli utenti e dell’incidenza che esse hanno sulla quotidianità in termini di tempo dedicato.

 

 

5. Per impostare un business favorevole è buona norma osservare le azioni di chi possiede attività di successo già avviate

 

Chiunque si intenda di comunicazione promozionale e commerciale non può trascurare quanto abbiamo visto fino ad ora, deducendo che fare email marketing  non solo non vada considerato superato, ma al contrario stia registrando una vertiginosa crescita.

Per questo i marketer si mostrano sempre più disposti ad aumentare gli investimenti in attività di e-mail marketing, sia in termini economici che in termini di risorse dedicate.


 

In conclusione, dopo aver analizzato i precedenti punti, possiamo affermare senza alcun dubbio che fare email marketing sia una strategia vincente e sempre in auge. L’email è un canale in continua crescita e sviluppo e per questo non può mancare all’interno di una efficace strategia di comunicazione diretta al proprio target.

Va considerato inoltre che, grazie all’evoluzione tecnologica, questo segmento sta ulteriormente ampliando il proprio raggio d’azione, garantendo un approccio sempre più personalizzato e pertinente verso gli utenti: ciò assicura una più performante capacità di analisi dei dati raccolti e la possibilità di costruire un dialogo proficuo con i destinatari delle comunicazioni.

Lo scenario dell’e-mail marketing è dunque più moderno e attuale che mai e merita di essere preso in forte considerazione quando si parla di budget da destinare alle attività di comunicazione.

KPI dell'email marketing

I 6 KPI dell’email marketing da monitorare per campagne di successo

L’e-mail è un canale ricco di opportunità e opzioni, per questo è bene aver presente quali sono i KPI dell’email marketing da monitorare, al fine di individuare margini di miglioramento o conferme sul proprio operato.
Vediamo insieme i 6 KPI dell’email marketing principali ovvero le sei metriche utili al monitoraggio di una campagna efficace.

 

LA QUANTITA’ CONTA 📈

1. Numero di iscritti alla mailing list

 

Iniziamo da una metrica basilare: è necessario infatti valutare il numero di utenti ai quali è stata inviata l’e-mail, unitamente alla totalità delle persone di cui si compone la mailing list dopo l’ultimo invio.

Questo rilievo dà un’immediata idea dell’efficacia della nostra comunicazione. Una strategia positiva deve mostrare una crescita in entrambi i versanti.

Qualora il numero di iscritti non sia aumentato, è bene analizzare la situazione per capirne il motivo; una delle prime variabili da osservare consiste nelle modalità in cui viene promossa l’iscrizione alla newsletter. Probabilmente la Call to action non è adeguata al target, oppure è posta in una posizione poco favorevole in termini di visibilità.

 

 

KPI dell'email marketing - bounce rate

ECCO IL BOUNCE ⛹️‍♂️

2. Tasso di consegna

 

Il secondo KPI dell’email marketing, come il precedente, è basilare. Quando si parla di tasso di consegna, infatti, ci si riferisce al numero di destinatari che effettivamente ricevono le comunicazioni inviate. Molto semplicemente, se dopo aver inviato una comunicazione e-mail a 100 utenti, 95 la ricevono e 5 no (i 5 sono i bounce), il tasso è da considerarsi del 95%.


KPI dell'email marketing

In Infomail è possibile dedurre il dato relativo al tasso di consegna sottraendo al numero di email inviate il numero di bounce indicato nei Report.


Al di là della problematica più immediata, bisogna sapere che, se i tassi di consegna restano bassi per diverso tempo, c’è la possibilità di incorrere in problemi con il proprio ISP oppure di non poter più inviare e-mail a interi blocchi di indirizzi IP.

Per ovviare a questo problema è necessario seguire alcune indicazioni:

🛑 Evitare di inviare comunicazioni a e-mail non attive.

🛑 Verificare attentamente gli indirizzi al momento dell’iscrizione.

🛑 Utilizzare la conferma di attivazione al momento della sottoscrizione da parte dell’utente, così da avere la certezza di non immagazzinare indirizzi di posta elettronica errati.

🛑 Effettuare una pulizia del database almeno una volta ogni sei mesi.

🛑 Seguire questi consigli farà sì che si possieda una mailing list di utenti potenzialmente interessati, senza pericoli di trovarsi categorizzati come spam 😱 e contenendo i costi di gestione legati al numero di iscritti globali.

 

OPEN 📧

3. Tasso di apertura

 

Il terzo KPI dell’email marketing tratta della percentuale in cui i destinatari dell’e-mail hanno aperto il messaggio ricevuto almeno una volta. Mediamente, le percentuali di apertura si aggirano tra il 20% e il 30 %, ma il fine di ogni campagna di e-mail marketing deve essere quello di avvicinarsi quanto più possibile al 100%.

Vediamo come si può agire virtuosamente su questa percentuale:

✔️ È possibile effettuare dei test sui tempi di invio, intesi come orari specifici nei quali gli utenti ricevono le comunicazioni, al fine di cogliere i momenti più propizi.

✔️ È consigliabile modificare la frequenza degli invii per incidere favorevolmente sulla percentuale di apertura. Tuttavia, questa operazione va ponderata attentamente: un aumento troppo consistente delle comunicazioni potrebbe avere effetti negativi sul ritorno, così come un silenzio prolungato.

✔️ La personalizzazione è spesso la chiave di tutto nell’e-mail marketing: oggetto e testo dell’e-mail diretti personalmente all’utente creeranno un coinvolgimento fruttuoso e ad alto potenziale.

✔️ Infine, è essenziale porre attenzione in particolare alla stesura dell’oggetto dell’e-mail: questa stringa testuale deve essere esaustiva e coinvolgente, ciò consentirà alla comunicazione inviata di non essere categorizzata come spam 😱.

KPI dell'email marketing - metriche dell'email marketing - Click unici

CLICK 🖱️ 

4. Percentuale di click 

 

Un’altro KPI dell’email marketing vitale per il monitoraggio dell’attività è quello dei Click unici, ovvero il numero di utenti che una volta aperta la comunicazione hanno cliccato sul collegamento proposto.

Ecco qui di seguito dei consigli utili all’incremento della percentuale appena descritta:

Innanzitutto, è indispensabile la chiarezza: dichiarare testualmente dove si verrà diretti cliccando il bottone proposto è essenziale.
Rendere chiara la comunicazione, facendo capire semplicemente dove bisogna cliccare e dando quindi istruzioni sul tipo di azione richiesta. A questo proposito, l’ideale è che per ogni e-mail inviata sia prevista una sola azione, così da non confondere i lettori.

 

IF YOU LEAVE ME, CAN I COME TOO? 😎

5. Tasso di cancellazione

 

Ancora un KPI dell’email marketing estremamente indicativo. Si tratta del numero di utenti che ci lasciano e rinunciano a ricevere le nostre comunicazioni. È bene considerare positivamente questo dato: chi si cancella da una newsletter in quanto non interessato, ci aiuterà a tenere “pulita” la nostra mailing list, con un’ottimizzazione generale delle metriche e con il conseguente contenimento di costi inutili, generati da utenti non potenziali.

D’altra parte, questo dato deve sempre rappresentare anche l’occasione per fare un’analisi accurata della propria newsletter al fine di capire se ci sono margini di miglioramento e se chi annulla l’iscrizione davvero non sia da considerare un potenziale cliente.

KPI dell'email marketing - tasso di conversione

 

CONVERTITEVI! 🖖

6. Tasso di conversione 

 

L’ultimo KPI del’email marketing da valutare è il tasso di conversione, costituito dalle persone che hanno aperto l’e-mail ricevuta e hanno intrapreso un’azione specifica dopo aver fatto click su un link.

Per conversione, intendiamo, a seconda degli obiettivi aziendali, la registrazione di un account, un acquisto o il download di un contenuto per esempio. Per misurare questi dati, l’ideale è utilizzare uno strumento come Google Analytics.

Un’operazione davvero interessante ed essenziale, per aumentare il tasso di conversione, è la segmentazione del target in base agli interessi, ciò permette una maggiore personalizzazione che spesso si rivela fruttuosa: utilizzare un linguaggio coerente con le inclinazioni del ricevente, oppure proporre direttamente un’offerta o un prodotto particolare sulla base di precise abitudini d’acquisto rilevate, può innescare un circolo virtuoso importante per una campagna di e-mail marketing.

Una modalità di segmentazione molto efficace è quella per dispositivo: l’esperienza di navigazione e la predisposizione a compiere determinate azioni, varia drasticamente a seconda che si stia leggendo un’e-mail dal cellulare o da un computer.

Il grado di attenzione e la disponibilità a prestare attenzione ad una e-mail sono fattori ampiamente variabili. Un’analisi del comportamento degli utenti messo in atto da diversi dispositivi potrà dare rilevanti informazioni sul tipo di comunicazione che stiamo proponendo, facendoci per esempio mettere in discussione il design della nostra e-mail, qualora risultasse penalizzata da mobile: una grafica non responsive restituirà dati più deboli da dispositivi di dimensioni ridotte, mentre verrà accolta normalmente da desktop.

 


 

I 6 KPI dell’email marketing appena analizzate non sono certamente le uniche esistenti, possiamo tuttavia affermare che si tratti delle più significative nell’ottica di valutare l’andamento di una campagna, in quanto restituiscono una quantità di dati importante da analizzare e sulla quale basare le proprie attività.

Creare una pagina Unsubscribe che faccia cambiare idea

Creare una pagina Unsubscribe che faccia cambiare idea

Succede proprio a tutti, ed è un fenomeno non solo normale ma addirittura positivo: l’annullamento dell’iscrizione alla nostra newsletter da parte di un utente può crearci apprensione, ma è sempre bene tenere a mente quelli che sono i vantaggi di questa eventualità.

Certo, un utente può essersi iscritto per errore, senza capire realmente a quali contenuti avrebbe avuto accesso, oppure ci ha lasciato il suo contatto per ottenere una promozione particolarmente vantaggiosa, senza avere però intenzioni d’acquisto ulteriori. I casi sono i più vari, quel che è certo è che se un utente non è interessato alla nostra offerta, è bene che non faccia parte della nostra mailing list.

Una buona mailing list infatti non è necessariamente una lista lunghissima, bensì un insieme di persone realmente in target sulle quali – con un ottimo lavoro di strategia – lavorare per ottenere il più alto numero di conversioni.

Chi conosce l’importanza dell’analisi dei risultati quando si fa una campagna, sa quanto la presenza di contatti “non utili” tenda a falsare i dati. Dati non attendibili rendono inutile qualunque statistica e dunque ostacolano la messa a fuoco delle successive azioni di e-mail marketing.

Una mailing list pulita e formata da persone realmente in target deve essere il nostro obiettivo primario.

Tuttavia, possiamo anche non arrenderci immediatamente: spesso chi decide di annullare l’iscrizione lo fa perché ha dimenticato il nostro valore aggiunto e cosa noi possiamo fare per supportarlo nelle sue attività personali o professionali. Pertanto, organizzare al meglio la pagina “Unsubscribe è un passaggio fondamentale per mettere l’utente nelle condizioni di fare una scelta consapevole.

 

 

CREARE UNA PAGINA UNSUBSCRIBE CORRETTAMENTE

 

TI PREGO, RIMANI 🙏

Pagina Unsubscribe: come svilupparla correttamente 

La pagina Unsubscribe è in definitiva l’ultima pagina che gli utenti vedranno del nostro sito ed è il territorio in cui possiamo giocarci le ultime carte per persuaderli a rimanere – purchè siano in target naturalmente – oppure permettere loro di lasciarci definitivamente.

Prima di tutto, è indispensabile aver bene presente che questi utenti stanno attivamente cercando di annullare l’iscrizione, pertanto rendere la procedura più complessa per dissuaderli è l’azione più sbagliata che si possa compiere: li terremo legati a noi con una sorta di inganno e comunque peseranno negativamente sulle nostre statistiche. Non è una buona tattica 🙅

Ecco in definitiva cosa non bisogna fare se non vogliamo innescare circoli viziosi e controproducenti per le nostre analisi:

Non dobbiamo nascondere il pulsante di annullamento dell’iscrizione.

Non dobbiamo rendere la procedura troppo complessa.

Non dobbiamo richiedere il login e dunque l’inserimento di username e password.

In particolare, quest’ultima opzione è utilizzata da molti ed è assolutamente scorretta, in quanto un utente inattivo non si ricorderà certo la password usata durante l’iscrizione, per tanto rimarrà bloccato e non riuscirà con grande probabilità a cancellare la sua iscrizione, rimanendo inattivo e insoddisfatto.

Diciamolo: non sono queste le strategie per fidelizzare un cliente. Ci sono invece delle accortezze che possono rivelarsi molto utili e permettono con grandi probabilità di instaurare un dialogo costruttivo.

Uno dei modi più fruttuosi per fare questo è utilizzare l’emozionalità. L’umorismo, ad esempio, è una tattica che si rivela spesso vincente. Tuttavia, non è applicabile a qualunque business: la pagina Unsubscribe deve sempre e comunque essere in linea con il tone of voice aziendale. Entrare in empatia con il lettore, nel modo più coerente possibile, porta sempre risultati interessanti.

Al di là del modo in cui comunicheremo, il contenuto è un altro elemento importantissimo che può realmente fare la differenza: dare un motivo per rimanere è una strategia utile. È possibile infatti ricorrere ad un coupon sconto o una promozione allettante che permetta agli utenti ormai disinteressati di provare a testare nuovamente il nostro servizio.

Nelle prossime righe analizzeremo insieme le strategie utili per controllare il tasso di annullamento delle iscrizioni.

 

Pagina unsubscribe corretta

 

ALMENO DIMMI PERCHE’ 🙏

Le migliori tattiche da utilizzare nella pagina Unsubscribe 

 

Vediamo insieme dunque tutto ciò che può essere messo in atto per ricordare al cliente il motivo per il quale si era iscritto e spingerlo a ricostruire con noi un rapporto di fiducia.

1. Chiedere perché ha deciso di lasciarci e cosa avrebbe voluto vedere 

Informarsi sul pensiero di un utente che decide di lasciarci è molto importante e ci permette di avere un’opinione utile per le nostre scelte future, oltre che capire meglio le caratteristiche della platea alla quale ci rivolgiamo solitamente. Una semplice domanda, con un elenco di risposte multiple e un campo a compilazione libera sono la scelta ottimale in questo caso.

2. Offrire opzioni di iscrizione personalizzate

Tanti utenti scelgono di annullare l’iscrizione ma tutto sommato non sono così convinti di voler tagliare del tutto i ponti con noi. Far scegliere una frequenza inferiore di ricezione delle nostre comunicazioni potrebbe essere l’opzione ideale per loro e un ottimo compromesso per noi.

3. Dare una veste piacevole alla pagina Unsubscribe 🎀

Limitarsi ad offrire una pagina bianca con un bottone per annullare l’iscrizione non è il modo migliore per comunicare ai nostri contatti la loro importanza. Pertanto, torniamo qualche riga sopra dove abbiamo sottolineato quanto è utile suscitare emozione e fare leva sui sentimenti: emotività, autenticità ma anche semplicità sono tre fattori veramente importanti in questo ambito.

4. Personalizzare la pagina di annullamento dell’iscrizione

La personalizzazione dà sempre grandi risultati, anche nell’ambito dell’annullamento dell’iscrizione alla nostra mailing list. Esordire utilizzando il nome dell’utente, richiamando altre informazioni personali utili a stabilire una relazione. può spingerlo a soffermarsi maggiormente sulla pagina e rivalutare la scelta.


 

In conclusione, possiamo dire che la pagina Unsubscribe merita un’attenzione particolare e l’attuazione di attente strategie in grado di permettere al nostro utente di compiere una scelta consapevole e a noi di costruire un’immagine di correttezza.

Facendo questo, se l’utente confermerà la volontà di andarsene, otterremo una lista pulita e perfettamente in target, viceversa rinvigoriremo un rapporto che si era allentato, convincendo il nostro cliente a tornare sui suoi passi e a non annullare affatto la sua iscrizione.

Creare newsletter che convertono: i 10 errori da evitare

Creare newsletter efficaci che incontrino il favore dei lettori è tutt’altro che semplice. Le newsletter infatti vivono di un equilibrio delicato, in pochi istanti devono convincere chi le riceve a dedicare loro qualche minuto e possibilmente ad interagire con la call to action proposta, arrivando, nel migliore dei casi, ad una conversione. Questo è l’iter ottimale, quello agognato da ogni marketer.

Purtroppo, d’altra parte, commettere errori nella creazione della newsletter è molto semplice e per questo bisogna mantenere l’attenzione altissima su alcune tematiche chiave, in modo che tutti i nostri sforzi per far andare bene la campagna di e-mail marketing che abbiamo in programma non vadano incontro a risultati sotto le aspettative o, addirittura, ad un totale fallimento.

In questo articolo vedremo insieme le 10 cose da non fare quando si crea una newsletter.

I 10 errori da evitare quando si crea una newsletter

 

ERRORE NEWSLETTER 1️⃣

1. Usare nell’oggetto dell’e-mail un testo generico 🧱

Il caso più frequente e fallimentare di errore nella newsletter riguarda le classiche newsletter dal titolo generico, come quelle che fanno riferimento al mese di invio ad esempio, come fosse una rubrica: Newsletter di marzo 😒

È evidente come questo oggetto non trasmetta valore e non comunichi a chi sta consultando la posta elettronica di aver bisogno di leggere quel contenuto per ottenere un vantaggio o una soluzione ad un problema, ad esempio. A meno che il mittente non sia un brand molto popolare, è improbabile che un utente provi curiosità senza alcun appiglio o anticipazione rispetto ai contenuti inviati. Utilizzare l’oggetto dell’email per dare un input o citare un incentivo, invece, farà scattare un impulso all’apertura molto più facilmente.

 

ERRORE NEWSLETTER 2️⃣

2. Proporre argomenti multipli 💬💬💬

Ciò che spesso trae in inganno, mentre si crea una newsletter, è la possibilità di inserire molti contenuti e numerosi stimoli visivi, associati a diverse call to action nella stessa e-mail: diciamolo, è una tentazione fortissima.

Non c’è niente di più sbagliato, un’e-mail deve essere chiara e lineare e – soprattutto – deve trasmettere con estrema evidenza quale azione ci aspettiamo dal nostro interlocutore. Inoltrare un contenuto ricco di informazioni, stimoli e link creerà unicamente una dispersione dell’attenzione e fastidio da parte del lettore.

 

ERRORE NEWSLETTER 3️⃣

3. Porsi obiettivi multipli attraverso una stessa e-mail 🎯🎯🎯

Una domanda essenziale prima dell’ideazione di una campagna di email marketing è: che obbiettivo ho rispetto a questa newsletter? Questo punto deve essere chiaro prima di tutto a noi affinché risulti lampante, a colpo d’occhio, anche ai nostri lettori.

 

ERRORE NEWSLETTER 4️⃣

4. Rivolgersi ad un pubblico non segmentato 👽🤖😺

In uno scenario in cui l’e-mail marketing punta sempre più alla personalizzazione e alla segmentazione della propria mailing list, inviare la stessa newsletter ad un pubblico variegato e poco pertinente è un errore da non commettere.

Per intenderci, inoltrare la stessa e-mail a tutti i nostri contatti è decisamente una delle cose più importanti da evitare. Questo tipo di strategia è controproducente nell’immediato, perché porta senz’altro all’annullamento dell’iscrizione da parte di molti contatti, che percepiscono il contenuto ricevuto come poco pertinente rispetto ai propri interessi.

E’ bene invece conoscere bene il proprio target e raccogliere informazioni affinché le nostre campagne incontrino perfettamente i loro gusti e le loro necessità: solo così si creerà il giusto engagement.

 

ERRORE NEWSLETTER 5️⃣

5. Esagerare con le call to action e i link in una stessa newsletter ▶️🔗

Come abbiamo accennato sopra, è indispensabile che le newsletter siano lineari e chiare agli occhi di chi le legge, pertanto è bene evitare di riempire il contenuto di link e call to action.

Non è indispensabile che questi elementi ricorrano solo una volta, ma è bene razionalizzarli il più possibile, mettendosi nei panni di chi riceve la nostra newsletter. Se gli obiettivi della campagna di email marketing sono chiari prima di tutto a noi, certamente sarà più semplice individuare i giusti link e la call to action più pertinente al nostro business.

 

ERRORE NEWSLETTER 6️⃣

6. Esagerare nei contenuti promozionali 🉐

Proprio perché gli utenti sono alla ricerca di informazioni di valore o incentivi, il contenuto di una newsletter efficace dovrebbe essere per l’80-90% di tipo educativo e per la restante percentuale promozionale. Sbilanciare troppo i nostri contenuti verso una politica commerciale può danneggiare realmente l’esito globale della nostra campagna.

Riempire le nostre comunicazioni di input promozionali volti alla conversione – dunque – è un’altra delle forti tentazioni da tenere sotto controllo.

 

ERRORE NEWSLETTER 7️⃣

7. Offrire contenuti senza spessore ➖

Quando un contatto riceve la nostra newsletter deve percepire il valore aggiunto del contenuto trasmesso e, per far questo, il grado di rilevanza di ciò che offriamo o condividiamo attraverso la nostra campagna deve arrivare forte e chiaro al nostro target.

 

ERRORE NEWSLETTER 8️⃣

8. Utilizzare immagini anonime 🖼️

Le immagini nell’e-mail marketing possono dare una spinta considerevole all’esito della campagna, pertanto vanno valutate e ponderate attentamente sia nella quantità – che non deve mai essere eccessiva – che nella qualità.

È bene sapere che non tutti i dispositivi utilizzati dai nostri contatti visualizzano le immagini, pertanto è essenziale inserire l’Alt Text – test alternativo – affinché vi sia continuità di significato per chi sta leggendo.

Quando vengono visualizzate correttamente, le immagini possono dunque contribuire a fare la differenza, per questo meritano un’attenzione particolare. Naturalmente non sempre, o forse mai, abbiamo a disposizione immagini scattate ad hoc. Spesso ci troviamo irrimediabilmente a dover attingere da banche immagini online. L’essenziale, in questo caso, è valutare attentamente e scegliere scatti che non risultino troppo artificiosi e di scarsa empatia.

 

ERRORE NEWSLETTER 9️⃣

9. Sbagliare il cosiddetto tone of voice 🗣️

Ogni brand e ogni business ha il suo tono di voce, pertanto una newsletter deve essere coerente.

Non ci sono regole fisse, non è indispensabile essere seriosi per dimostrare la propria affidabilità 🤡, ciò che convince l’utente ad affidarsi a noi è la profonda logica e coerenza tra quello che proponiamo e il modo in cui lo stiamo facendo. Questo fatto sarà capace di rassicurarlo profondamente e portarlo alla conversione tanto sperata.

 

ERRORE NEWSLETTER 🔟

10. Essere eccessivamente prolissi 💤

Se da un lato, l’avvento degli smartphone ha rilanciato l’importanza dell’e-mail marketing e le statistiche confermano l’incremento di accessibilità alla posta elettronica da parte degli utenti in tempo reale più volte al giorno, dall’altro il tempo a disposizione per la consultazione delle e-mail è sempre minore, così come il grado di attenzione che si dedica a questo canale. Pertanto, è indispensabile essere brevi ed estremamente chiari.

Le newsletter migliori sono quelle in cui il testo è conciso e comprensibile senza necessità di interpretazione. L’obiettivo non deve essere infatti quello di far sostare a lungo il lettore sulla nostra e-mail, bensì quello di fargli cliccare la call to action e indirizzarlo sul nostro sito web o su contenuti atti alla conversione.

 


 

In questo articolo abbiamo visto insieme i 10 errori da non commettere quando si mette in atto una campagna di e-mail marketing. Un passo alla volta, sperimentando e facendo qualche utilissimo test, sarà chiaro come queste azioni errate possano risultare ampiamente controproducenti per i nostri obiettivi. Non ci resta dunque che tenerli bene a mente e ottimizzare la nostra campagna, raccogliere i primi risultati e migliorarla fino a ottenere il tasso di conversioni atteso.

Il form di iscrizione alla newsletter per far crescere la mailing list

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Come ottimizzare il form di iscrizione alla newsletter?

Una strategia di e-mail marketing si compone di innumerevoli elementi da tenere d’occhio e da impostare nel modo più corretto. Ancor prima però, ciò che merita grande attenzione è la nostra mailing list, da curare affinché sia ricca di nominativi in target con gli obiettivi del nostro business.

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A questo proposito, è necessario dedicare del tempo allo studio e all’ottimizzazione strategica del form di iscrizione alla newsletter, che rappresenta – in un certo senso – il nostro biglietto da visita virtuale e l’invito ufficiale ad entrare a far parte della nostra mailing list e della nostra community.

Gli interventi utili per massimizzare l’efficacia del form di iscrizione alla newsletter e far crescere la mailing list, possono essere ricondotti sotto due grandi macro-aree: la prima di forma e contenuto, la seconda più promozionale e strategica.

Vediamole insieme.

far crescere la mailing list

 

BEN PROGETTATO E DOTATO DI INCENTIVI 🏆

1. Ottimizzare il form di iscrizione alla newsletter per fare la differenza

L’impostazione del form di iscrizione alla newsletter e ancor più dei messaggi in esso contenuti, possono davvero influire sulla risposta degli utenti.

Spesso ci si trova al cospetto di form che invitano genericamente ad iscriversi ad una mailing list. Altre volte invece in corrispondenza della call to action troviamo un incentivo: ad esempio, uno sconto da utilizzare con il primo acquisto o la possibilità di avere la spedizione gratuita se si tratta di un e-commerce. Come possiamo immaginare questa seconda opzione è quella più promettente.

In sostanza, un form di iscrizione alla newsletter ben progettato e dotato di incentivi può davvero far crescere la mailing list e aumentare i lead e le vendite.

Vediamo insieme nel dettaglio i consigli utili da attuare.

Form di iscrizione alla newsletter

✔️Ottimizzare il contenuto del form di iscrizione alla newsletter

Il primo passo per fare in modo che il nostro modulo di iscrizione alla newsletter sia accattivante è quello di lavorare ai messaggi veicolati. Calarci nei panni del lettore e chiederci perché dovrebbe aderire è fondamentale.

Cosa c’è di rilevante nella nostra newsletter? 🤔

Una volta individuata la risposta, questa dovrà trasparire nel contenuto del form, cosicché gli utenti sappiano quale valore aggiunto hanno la possibilità di ottenere iscrivendosi.

Questo plus, chiaramente, dovrà essere in linea sia con il nostro business che con il target.

incentivi per far crescere la mailing list

Ad esempio, se ci occupiamo di abbigliamento di lusso, la leva principale non potrà essere uno sconto, dato che la nostra platea è certamente abbiente. L’incentivo più adatto potrebbe essere piuttosto la possibilità di essere i primi a conoscere le ultime esclusive novità relative ai brand che trattiamo.
Se invece la nostra attività è celebre per offrire delle occasioni introvabili a livello di posizionamento prezzo, degli ulteriori sconti saranno un incentivo più che apprezzato dai nostri lettori.

✔️Ottimizzare l’aspetto del form di iscrizione alla newsletter

Nell’ottica del miglior rendimento per il nostro form di iscrizione, il test A/B è una grandissima risorsa. Tenere infatti d’occhio le statistiche del modulo di iscrizione alla newsletter e ottimizzare la sua formulazione attraverso dei test è la strada migliore per incrementare i risultati.

Uno degli elementi più potenziali da testare, per esempio, è la formulazione della call to action: affiancare in un test una frase lineare come “Iscriviti alla nostra newsletter” ad una con un incentivo come “Iscriviti per ricevere sconti esclusivi” sarà un’ottima prova per capire quale formula funziona meglio. Con sicurezza, possiamo anticiparvi che l’alternativa B sarà quella vincente.

Anche il pulsante per l’iscrizione può essere testato, sia nella posizione, che nella grafica e nelle parole che propone.

Altri elementi da testare sono certamente i colori e lo stile globale del form di iscrizione alla newsletter. Chiaramente, è doveroso che il form sia allineato all’identità visiva del brand per assicurare riconoscibilità, tuttavia vi sono sempre margini per modificare alcune caratteristiche che rendano il form più accattivante.

form di iscrizione alla newsletter

✔️Ottimizzare la posizione del form di iscrizione alla newsletter 

Dopo aver visto come migliorare la proposizione dei contenuti e la loro forma, il punto in cui si inserisce il form di iscrizione alla newsletter è un tema cruciale per far crescere la mailing list. La sua visibilità è infatti un fattore da valutare attentamente. Le posizioni più comuni nelle quali viene proposto sono:

– il footer

– l’intestazione

– al termine di un articolo del blog

– nella sidebar

– su una landing page

– nella pagina contatti

Al di la di queste modalità classiche, un escamotage davvero utile se impostato con cura è il pop up.

Se decidiamo di adottare questa soluzione, è bene assicurarsi che non diventi un elemento di disturbo nel nostro sito.

Tuttavia, per esempio, farlo comparire dopo alcuni secondi di navigazione può dare risultati interessanti. Il consiglio è sempre quello di verificare la compatibilità con i dispositivi mobili, per evitare che il pop up sia troppo grande visto da cellulare e l’utente non riesca a chiudere la finestra facilmente. Influenzare negativamente l’esperienza di navigazione sul nostro sito avrebbe sicuramente ripercussioni negative sulle nostre strategie di lead generation ovvero per far crescere la mailing list.

Il form di iscrizione alla newsletter ideale per far crescere la mailing list

 

SEMINARE E COLTIVARE 🌱

2. Promuovere l’iscrizione alla mailing list e coltivare i lead generati

Il form di iscrizione alla newsletter, come abbiamo detto sopra, ha lo scopo principale di far crescere la mailing list generando contatti, meglio definiti con il termine di lead, ovvero potenziali acquirenti del nostro prodotto o servizio.

Generare lead in marketing significa attirare utenti in target con la nostra offerta, con l’obiettivo di raccogliere i loro dati di contatto e coinvolgerli nelle nostre campagne e-mail informative e commerciali.

I lead, naturalmente, possono essere raccolti in svariati modi. Ad esempio, è sempre consigliabile impostare un form di iscrizione alla newsletter sul sito aziendale oppure, inserire un modulo per la richiesta di informazioni o di preventivo: questi sono metodi utilissimi per far crescere la mailing list, tuttavia richiedono una cura strategica e soprattutto la giusta promozione.

Ci sono molti modi per massimizzare l’attenzione dei potenziali contatti sul nostro form, eccone alcuni:

– Inserire il link al form nella descrizione dei video, se abbiamo un canale YouTube.

– Inserire il link nei profili social o nelle note dei contenuti podcast.

– Inserire il form nell’area informazioni o nella pagina Contatti del nostro sito web.

– Menzionare la possibilità di iscriversi tramite form mentre stiamo tenendo un webinar.

– Pubblicizzare il form attraverso banner o tramite contenuti sponsorizzati sui social.

– Infine, sviluppare una landing page dedicata.

Una volta acquisito il lead, la fase successiva è sicuramente quella di favorire la creazione di una relazione di fiducia con il potenziale cliente. Per far questo è utile creare una sequenza di e-mail volte a coltivare il rapporto.
Vediamo insieme un esempio nel prossimo paragrafo.

➡️Lead generation ed e-mail marketing: esempio di strategia

Poniamo il caso che la nostra intenzione sia quella di promuovere un percorso formativo gratuito. In questo caso la procedura ha inizio nel momento in cui l’utente fa clic su un annuncio pubblicitario da noi sponsorizzato, mirato a promuovere il corso.

Una volta cliccato il banner, il potenziale cliente viene reindirizzato verso una landing page dedicata, sulla quale abbiamo inserito dei contenuti finalizzati a spiegare in cosa consiste il corso. Qui, l’utente interessato inserisce i propri dati e riceve un’e-mail per il consenso e per la conferma dell’iscrizione.

A questo punto l’utente è iscritto e riceve un’e-mail di benvenuto che dà l’appuntamento al giorno del corso.

Dopo 24 ore, il nostro nuovo contatto riceve una comunicazione contenente tutti i dettagli per iniziare il percorso formativo, unitamente al materiale utile e all’indicazione per iscriversi ad un gruppo Facebook dedicato.

Nei 10 giorni seguenti, ogni giorno, l’utente riceverà un’e-mail con una nuova lezione.

Il dodicesimo giorno, finito il corso, all’utente verrà chiesto, tramite posta elettronica, di compilare un sondaggio di gradimento su quanto appreso.

Successivamente, per finire, l’utente riceverà un’e-mail con l’invito ad iscriversi al nostro corso premium, a pagamento.

La familiarità con i nostri contenuti, la fiducia instaurata e l’abitudine a comunicare con noi renderà probabile l’acquisto del prodotto premium offerto.


In conclusione, è bene dare la massima attenzione alla formulazione dei messaggi contenuti nel form di iscrizione e anche al suo aspetto grafico, nonché alla sua posizione. Fare dei test A/B sperimentando diverse soluzioni e applicando poi le più promettenti darà via via risultati sempre crescenti e soddisfacenti.

Una mailing list ricca e in target sarà il punto di partenza per una strategia di e-mail marketing davvero virtuosa!

Newsletter efficace: 11 step per un email marketing vincente

Una newsletter efficace è una risorsa irrinunciabile per tutti i tipi di business. Tuttavia, affinché porti i grandi risultati che ci si attende è essenziale saperla strutturare in maniera corretta e performante.

Per far questo, è indispensabile inquadrare le dinamiche e la psicologia che risiedono dietro a questo strumento di comunicazione dell’email marketing.  Così facendo, i lettori delle nostre newsletter saranno coinvolti, interessati e disposti a fare clic sulla call to action che abbiamo predisposto.

Infomail Prova Subito

In questo articolo, vedremo 11 suggerimenti da implementare per creare una newsletter efficace e di sicuro successo.

 

INIZIA DA QUI 👇

Creare una newsletter efficace: 11 suggerimenti indispensabili

 

1. Creare una mailing list

Vien da sé, creare una mailing list è un passaggio fondamentale senza il quale non si potrebbe dare vita ad una strategia di e-mail marketing. Affinché il nostro potenziale target decida di unirsi alla nostra lista è indispensabile dargli un’ottima ragione per farlo.

Comunicare attraverso i nostri canali che, a fronte dell’iscrizione, chiunque possa accedere a sconti dedicati o a contenuti speciali è un ottimo incentivo.

Ma si può fare ancora di più, ovvero annunciare che anche dopo l’iscrizione, periodicamente, gli utenti accederanno ad altre offerte esclusive. Questo aiuterà ad aumentare esponenzialmente il valore percepito nei confronti della nostra offerta.

A seconda del tipo di business che l’azienda offre è possibile scegliere differenti tipologie di offerte, non necessariamente monetarie, bensì in termini di servizi e privilegi allettanti, piuttosto che contenuti formativi come e-book o webinar riservati, o – per finire – l’ingresso ad eventi con particolari benefit ad esso legati.

La creatività sarà fondamentale in questa fase: analizzare la propria offerta e strutturare delle offerte incentivanti sarà il primo passo verso l’ideazione di una campagna newsletter efficace.

newsletter efficace - individuare il target

2. Newsletter efficace: Bisogna avere chiari gli obiettivi

Qual è il fine ultimo della newsletter che stiamo sviluppando?

Questa è una domanda essenziale, da porsi necessariamente prima di iniziare a scrivere il contenuto dell’e-mail. Inviare una newsletter senza sapere qual è l’obiettivo disorienterà di rimando anche i lettori: nemmeno loro avranno ben chiara l’azione richiesta.

Solitamente, gli obiettivi più comuni riguardano l’incremento delle vendite, piuttosto che la promozione di un prodotto o di un servizio. Altri obiettivi interessanti spesso sono l’aumento della propria presenza sui social network o l’accesso ad un contenuto predisposto per i contatti acquisiti o ancora indirizzare più traffico verso una determinata pagina del sito web aziendale.

Le finalità di una newsletter efficace possono essere differenti, l’essenziale è che l’obiettivo scelto sia coerente con le nostre necessità e con il business aziendale.

Una volta chiarito questo aspetto, tutta la comunicazione verterà su di esso e sarà in grado di guidare il lettore all’interazione desiderata.

L’oggetto della newsletter, dunque, espliciterà l’obiettivo che verrà spiegato successivamente nel corpo della comunicazione e condurrà il lettore alla nostra call to action, chiara ed esortativa.

 

3. Creare un oggetto accattivante e coinvolgente per una newsletter efficace

Convincere i lettori ad aprire la nostra newsletter è il passo fondamentale per ottenere conversioni.

Per questo, l’oggetto – da solo – può determinare il fallimento di una campagna di email marketing, se non viene interpretato nel giusto modo.

Basti pensare che una ricerca Convince&Convert ha rilevato che il 35% di coloro che ricevono una e-mail la aprono unicamente in base all’oggetto e il 69%, sempre a partire dall’oggetto, decide di segnalarla come Spam 😱

Dunque, come si può creare un oggetto che renda la nostra newsletter efficace e ne incentivi l’apertura? 🤔

Certamente non potremo essere noiosi o troppo descrittivi. Bisognerà invece usare un tono accattivante e possibilmente personalizzato.

L’82% dei marketer afferma che l’oggetto dell’e-mail personalizzato, possibilmente con il nome del destinatario, sia in grado di assicurare tassi di apertura più elevati.

Un altro modo utile per sensibilizzare all’apertura della nostra comunicazione è trasmettere un senso di urgenza, anche conosciuto come FOMO (acronimo per l’espressione inglese Fear of missing out) ovvero informare già nell’oggetto che l’incentivo che stiamo offrendo sarà valido per un tempo limitato.

Un altro escamotage è quello di comunicare in poche parole che il contenuto della newsletter sarà in grado di risolvere un problema che sta a cuore al lettore, suscitando in questo modo la curiosità e lasciando un vuoto informativo che potrà essere colmato unicamente aprendo la nostra e-mail.

Uno stratagemma davvero significativo è quello di parlare in maniera diretta al lettore, nell’oggetto, chiedendo il suo aiuto. Questo approccio singolare è in grado di smuovere ampiamente la curiosità del lettore e spingerlo ad approfondire l’argomento aprendo l’e-mail.

Nella formulazione della frase per il nostro oggetto possiamo ricorrere a parole in grado di trasmettere l’appeal del contenuto. Termini come: sorprendente e strabiliante infonderanno entusiasmo nel lettore e lo porteranno a voler scoprire cosa si cela dentro l’e-mail.

Allo stesso modo, esistono termini utili quando si sceglie di voler trasmettere urgenza (FOMO): applicarli darà una spinta importante e potente alle nostre comunicazioni.

 

4. Iniziare il contenuto con una anteprima accattivante

La maggior parte dei browser di posta elettronica, sia da desktop che da mobile, visualizza, oltre all’oggetto, anche un’anteprima o, in mancanza di questa, la prima frase del corpo del testo.

Come si può sfruttare questa opportunità per rendere la nostra newsletter efficace?

Un approccio possibile suggerisce di esporre immediatamente l’eventuale offerta contenuta nel testo dell’e-mail. Ad esempio, se stiamo offrendo uno sconto, possiamo esordire direttamente parlandone “Ecco il tuo sconto!”, per poi proseguire argomentando e spiegando la dinamica dell’iniziativa.

Questo approccio è molto apprezzato dai lettori, in quanto dimostra la nostra intenzione di valorizzare il loro tempo.

 

5) Dedicarsi al contenuto in maniera breve e semplice

È bene strutturare il corpo della newsletter nella maniera più semplice e lineare possibile, illustrando al lettore il prodotto o il servizio che stiamo promuovendo e facendo leva su come esso possa migliorare le loro vite.

Attirare la loro attenzione, per poi costruire un rapporto di fiducia e condivisione è il vero must di una newsletter efficace.

La divisione del testo in paragrafi brevi e leggibili è indispensabile, così come l’impostazione della comunicazione in seconda persona, con l’utilizzo diretto del “tu” o del “voi”, in modo da impostare un discorso diretto di maggiore prossimità. Un tono colloquiale, fatto di domande incalzanti inoltre, stimola la condivisione e l’interazione con il lettore.

newsletter efficace - rispettare i tempi concordati

6) Informare rispettando i tempi promessi

Quando un utente si iscrive ad una newsletter acconsente a ricevere comunicazioni periodiche provenienti dalla nostra azienda, è bene dunque rispettare i tempi concordati: se i nostri contatti hanno effettuato l’iscrizione ad una newsletter settimanale, si aspetteranno di ricevere un’email ogni sette giorni circa, pertanto è bene rispettare i tempi e non eccedere oltre quanto stabilito inizialmente.

Questo ci eviterà di incorrere in annullamenti di iscrizione dalla mailing list o addirittura in segnalazioni come Spam 😱. Ridurre la frequenza delle e-mail, al contrario, sarà dannoso per la nostra reputazione.

 

7) Aggiungere elementi visivi per aumentare l’appeal dei contenuti e creare una newsletter efficace

La newsletter certamente non è un blog, tuttavia questo non ci impedisce di arricchirla di elementi visivi, in grado di veicolare con maggiore semplicità e velocità il contenuto.

Basti pensare che un lettore trascorre mediamente 51 secondi davanti ad una newsletter e in questo tempo legge unicamente il 20% del contenuto testuale. Pertanto, includere immagini fotografiche o ancor meglio infografiche agevolerà la scansione dei contenuti da parte dei nostri contatti, rendendo la nostra newsletter efficace.

Per concludere su questo tema, è bene specificare che l’utilizzo di un video, nel contenuto di una newsletter, porta la percentuale di clic sopra il 96%.

L’inserimento di contenuti visivi – dunque – fa sì che, nonostante il testo non sia stato letto nella sua interezza, il senso della comunicazione sia stato colto e compreso dal lettore.

 

8) Misurare i dati raccolti

Il modo più efficace per capire se la newsletter che abbiamo sviluppato sta convertendo nel modo corretto è raccogliere i dati e analizzare le prestazioni raggiunte.

Per far questo, possiamo affidarci alla piattaforma per la nostra strategia di e-mail marketing. In particolare, i dati utili per misurare la performance della nostra campagna sono i seguenti:

il tasso di apertura, ovvero il numero di coloro che hanno visualizzato l’intera comunicazione dopo aver letto l’oggetto dell’e-mail;
la percentuale di clic sulla call to action;
– il tasso di e-mail non consegnate per indirizzo errato;
il numero di utenti che hanno annullato la sottoscrizione.

Identificare le tipologie di newsletter che ottengono le migliori conversioni è essenziale per continuare ad applicare quel modello anche alle campagne successive. Allo stesso modo, analizzare quelle che hanno raccolto performance negative è interessante per cogliere gli errori commessi e ottimizzare gli aspetti migliorabili.

In un senso o nell’altro, monitorare costantemente la campagna in atto è un’operazione imprescindibile per ottimizzare le nostre strategie di email marketing e creare una newsletter efficace.

newsletter efficace - creare coinvolgimento

9) Coinvolgere il target attraverso uno storytelling

Creare coinvolgimento nel lettore è un aspetto decisivo per una newsletter efficace. Per fare questo in maniera strategica è possibile ricorrere all’espediente della narrazione: una storia accattivante saprà catturare l’attenzione del lettore e farà in modo che egli legga tutta la nostra newsletter.

Per elaborare un testo interessante e coinvolgente la creatività è una qualità imprescindibile. La narrazione può percorrere la storia della nostra azienda oppure un episodio singolare e avvincente.

Le ricerche dimostrano che la presenza di uno storytelling dia una spinta davvero importante alle conversioni, specialmente quando la strategia di e-mail marketing è diretta ai consumer, nel cosiddetto canale B2C. Nonostante vi siano marketer che abitualmente sfruttano la narrazione anche nelle attività di Business to Business – B2B.

Chiaramente, nell’ottica di inviare numerose newsletter, non è possibile proporre ogni volta una narrazione e tantomeno ripetere la storia aziendale. Dunque, questo espediente non può essere considerato una strategia continuativa, bensì dedicata a sporadiche campagne, che necessitano della creazione di un feeling più profondo con il lettore.

 

10) Creare urgenza nel lettore (FOMO)

Abbiamo già accennato a questo escamotage parlando dell’elaborazione dell’oggetto, eppure, se vogliamo creare una newsletter efficace, questo tema riguarda ampiamente anche la stesura del contenuto principale.

Spesso accade infatti che il lettore non sia disposto a compiere un’azione in un determinato momento, per diverse ragioni contingenti. Tuttavia, questa eventualità non è positiva in quanto la probabilità che non torni più sui suoi passi è altissima. Impostare invece la comunicazione trasmettendo la necessità di agire immediatamente è la soluzione a questa situazione controproducente.

Dare una scadenza all’offerta che proponiamo è un modo per trasmettere appunto urgenza ed è un escamotage in grado di ottenere un importante riscontro in termini di clic sulla nostra call to action.

newsletter efficace - chiusura strategica

11) Elaborare una chiusura strategica

Oltre a lavorare attentamente all’elaborazione di un oggetto ad alto tasso di apertura e di un’anteprima capace di catturare l’attenzione del lettore, un elemento altrettanto decisivo è la chiusura dell’e-mail.

Le ultime righe della nostra newsletter coincidono dal punto di vista temporale con il momento in cui l’utente deciderà se soddisfare la call to action o meno. Pertanto, è proprio questo il punto cruciale, quando si lavora alla parte finale di una newsletter efficace: l’esortazione all’azione.

Innanzitutto, è indispensabile aver chiaro come vogliamo che prosegua la navigazione del nostro utente: una volta cliccato il bottone della call to action verrà rimandato ad una landing page dedicata? Oppure direttamente al nostro e-commerce? O, ancora, ad una sezione dove scaricare dei contenuti informativi?

Qualunque sia l’azione che si richiede al lettore, la chiarezza – ancora una volta – è decisiva ed essenziale. È indispensabile che il lettore capisca cosa deve fare.

In tanti, erroneamente, pensano che sia meglio non dichiarare esplicitamente i propri obiettivi, nascondendoli nell’e-mail, tra le tante informazioni contenute nel testo e sperare che – in quale modo – il lettore compia ugualmente l’azione: non c’è niente di più sbagliato.

È giusto concepire la call to action come il mezzo per eccellenza deputato a convertire gli utenti in clienti, pertanto il testo deve essere forte, riconoscibile e assolutamente esplicito.

 


 

In questo articolo, abbiamo visto gli 11 suggerimenti utili per creare una newsletter efficace. Si tratta di consigli che, se applicati attentamente, consentiranno lo sviluppo di contenuti davvero coinvolgenti e capaci di convertire.

newsletter efficace - email marketing risorsa per ogni business

L’e-mail marketing è infatti una risorsa senza eguali per i vari tipi di business, in quanto rappresenta un modo efficace per comunicare con il proprio target e veicolare i prodotti o i servizi che vogliamo proporre. Pertanto, è bene fare attenzione alla corretta elaborazione di tutti i passaggi descritti, partendo da un’efficace creazione della mailing list, attraverso strategie multicanale capaci di incentivare l’iscrizione di utenti in target con il nostro business, dopodiché è indispensabile capire le loro caratteristiche in modo da offrire contenuti pertinenti e coerenti con le loro preferenze e attuare una personalizzazione proficua.

È necessario infatti ricordare come sia più semplice portare alla conversione un utente incentivandolo su argomenti o offerte ai quali è più sensibile.

Infine bisogna curare ogni elemento della newsletter, dall’oggetto, al contenuto, fino alla proposizione della call to action, la quale rappresenta il focus decisivo per condurre alla conversione ogni utente.

È essenziale essere sempre chiari con i propri utenti, sia in termini di contenuti e periodicità promesse, relativamente all’invio della newsletter, sia in termini di messaggi veicolati: la semplicità e la chiarezza pagheranno in termini statistici sulle conversioni ottenute.

newsletter efficace - a/b test

Per concludere, è indispensabile ricordarsi di fare dei test, sia prima dell’invio, per assicurarci che tutto funzioni a dovere e la nostra comunicazione sia compatibile con tutti i dispositivi, fissi e mobili, e soprattutto dopo il primo invio: raccogliere le statistiche, studiare i risultati, darà l’occasione di correggere eventuali errori, colmare lacune e migliorare il proprio output affinché le conversioni aumentino notevolmente.

Se è vero che la maggior parte dei marketer individua nella conversione l’ostacolo più importante di una strategia di e-mail marketing, è vero anche che applicando con attenzione tutti questi consigli ci saranno grandi possibilità di raccogliere risultati più che soddisfacenti e soprattutto ottimizzabili fino al raggiungimento del migliore ritorno di investimento possibile.

 

frequenza di invio di newsletter

Come gestire la frequenza di invio delle newsletter e gli utenti inattivi

Attuare una corretta strategia di e-mail marketing richiede un lavoro minuzioso, capace di tenere in considerazione differenti fattori e di farli interagire nel giusto modo. Per intenderci, l’obiettivo di una comunicazione commerciale via e-mail è innanzitutto quello di arrivare al destinatario e suscitare interesse.

Eppure, al giorno d’oggi, le caselle di posta elettronica sono piene di newsletter di ogni tipo: come possiamo, allora, essere certi che il nostro messaggio raggiunga l’obiettivo sperato?

Ovviamente, nessuno specialista di e-mail marketing potrà avere la certezza che una e-mail venga aperta e letta; quello che si può fare, però, è lavorare su differenti aspetti, affinché queste possibilità siano decisamente ragguardevoli.

Infomail Prova Subito

Un primo punto è sicuramente il fattore tempo, incrociato con la segmentazione della nostra mailing list: inviare le nostre comunicazioni al momento giusto e indirizzarle agli utenti realmente interessati è un passaggio imprescindibile.

Ma, come possiamo capire quali sono le migliori tempistiche e la migliore frequenza di invio delle newsletter? 🤔

La risposta non può essere univoca, tuttavia la migliore strategia deriva dalla segmentazione della nostra mailing list, con lo scopo di dare vita a una pianificazione funzionale, strettamente legata al coinvolgimento degli iscritti stessi.

 

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Segmentare la mailing list è il punto di partenza

 

Attuare una strategia frettolosa, inviando indistintamente una newsletter a tutta la lista di iscritti, unicamente per nostre necessità commerciali estemporanee, può rivelarsi una scelta totalmente controproducente.

Facendo in questo modo, incorreremo in un ritorno di dati negativo, causato da utenti non coinvolti.

Per inquadrare meglio questa eventualità, basta pensare a come un utente interessato abbia molte probabilità di distinguere la nostra e-mail tra le molteplici comunicazioni giunte nella propria casella, mentre un utente non interessato potrebbe semplicemente optare per l’annullamento dell’iscrizione o la categorizzazione della nostra comunicazione come spam.😱

Onde evitare questi spiacevoli inconvenienti, è possibile analizzare i dati di coinvolgimento restituiti dalle campagne precedenti e sviluppare un vero e proprio programma di invio.

 

 

utenti inattivi

HOW TO 🔧 

Come segmentare la propria mailing list?

Il primo step per fare questo è definire cosa intendiamo per utente “attivo”.

Se per esempio inviamo frequentemente delle comunicazioni tramite e-mail, un parametro utile potrebbe essere l’apertura di almeno un nostro messaggio negli ultimi 30 giorni. Questa variabile può andare a definire il target degli attivi.

Dopodiché dobbiamo individuare un’altra categoria, formata ad esempio, da coloro che hanno aperto una nostra e-mail durante il lasso di tempo che va dai 30 ai 90 giorni precedenti all’ultimo invio. Dovremo considerare questo gruppo “parzialmente attivo”.

Tutti i contatti rimasti in elenco costituiranno, infine, il gruppo degli “inattivi”.

 

 

PLANNING 📅 

Definizione di un programma di invio

 

Una volta stratificata la lista in diversi target, sulla base del loro coinvolgimento rispetto ai nostri contenuti, è bene definire il programma di invio, ovvero decidere la frequenza dei nostri invii specificatamente per ogni segmento.

Di base, un’indicazione intuibile è quella di inviare meno e-mail a coloro che risultano meno attivi e, invece, prevedere una frequenza maggiore verso gli iscritti interessati.

Un esempio semplicissimo è costituito dal seguente programma:

  • Segmento Attivi: due invii alla settimana
  • Segmento Parzialmente Attivi: una e-mail ogni due settimane
  • Segmento Inattivi: una e-mail ogni uno o due mesi con le promozioni più interessanti

Chiaramente, questa suddivisione è piuttosto basica. A seconda della strategia di e-mail marketing attuata fino a questo momento e soprattutto in considerazione dei dati raccolti, la segmentazione può essere ancora più minuziosa, con l’aggiunta – per esempio – degli utenti “Super attivi”, cioè quelli che hanno interagito con una nostra comunicazione nell’ultima settimana e che per questo possono, eventualmente, accogliere positivamente fino a tre comunicazioni ogni sette giorni.

Paradossalmente, il segmento degli inattivi è per noi estremamente importante e la nostra strategia deve mirare alla riattivazione del loro interesse, affinché possano essere riammessi alla lista principale.

Il recupero di utenti disinteressati è decisamente più conveniente se paragonato all’acquisizione di nuovi utenti e, di certo, sarà più facile ottenere delle conversioni da questo target, piuttosto che dai nuovi iscritti.

 

 

strategie di re-engagement

PLEASE COME BACK ! 🙏

Ottimizzare i segmenti della mailing list e la strategia di re-engagement

 

Una volta individuati i macro-segmenti, sarà necessario lavorare alle liste affinché più utenti possibili, come abbiamo accennato poco sopra, si spostino dalla categoria degli inattivi a quella degli attivi.

Per fare questo, è possibile attuare una strategia di re-engagement arrivando, eventualmente, alla cancellazione definitiva degli utenti che nell’ultimo anno non hanno mai aperto una nostra comunicazione.

Come possiamo intuire, tenere la propria lista pulita dagli utenti disinteressanti può unicamente portare dei vantaggi alle nostre statistiche e ci permette di analizzare meglio i risultati di ogni campagna di comunicazione, così da ottimizzare la nostra strategia di e-mail marketing.

Tutte queste attività di riattivazione dell’interesse e controllo della lista di iscritti incidono sulla frequenza di invio delle newsletter: mentre facciamo una campagna di re-engagement, gli utenti coinvolti saranno esclusi dalle newsletter promozionali inviate agli utenti attivi, per esempio.

Sempre relativamente alla frequenza di invio delle newsletter, un’opzione ulteriore è quella di far scegliere agli utenti stessi quante comunicazioni sono disposti a ricevere. Questo è possibile attraverso la pagina delle preferenze, un form molto intuitivo tramite il quale gli iscritti accederanno alle opzioni di frequenza, oppure decideranno definitivamente di abbandonare la nostra lista.

Tali opzioni, solitamente, sono disponibili proprio nella schermata di annullamento dell’iscrizione e sono molto utili per trattenere coloro che erano intenzionati ad abbandonarci.

Questi iscritti, trovando opzioni differenti, possono optare per una frequenza di invio inferiore oppure scegliere unicamente determinate tipologie di comunicazioni. Ad esempio, un utente può decidere di ricevere solo e-mail promozionali, con sconti e occasioni, mentre non è interessato alla lettura di news di settore.


 

In conclusione, come abbiamo visto, non è possibile dare una risposta univoca alle domande sulla ottimale frequenza di invio delle newsletter.

Ciò che è certo è che essa può variare, non solo in funzione del business e dei contenuti da comunicare, bensì anche della tipologia di target.

Una segmentazione accurata della propria lista sarà la base sulla quale sviluppare un corretto piano di invio delle nostre comunicazioni, capace di intercettare nel modo giusto e al momento giusto l’interesse del nostro iscritto, oppure arrivare ad una sua definitiva cancellazione dalla lista, qualora non fosse più interessato.

Grazie a mailing list aggiornate e attive, le nostre campagne di e-mail marketing saranno in grado, non solo di incrementare correttamente il nostro business, ma anche di restituirci dati statistici preziosi per l’affinamento delle nostre strategie.

6 regole per ottimizzare le email per i dispositivi mobili

Ottimizzare le email per i dispositivi mobili: le 6 regole

Negli ultimi anni, l’email marketing ha visto una crescita notevole, grazie all’incremento di riscontri positivi in termini di ROI, ritorno di investimento.

Questo risultato è da attribuirsi in gran parte alla diffusione esponenziale dei dispositivi mobili, che attualmente detengono il 45% in termini di apertura di e-mail sul totale della posta elettronica ricevuta: ovvero – per semplificare – quasi metà delle e-mail aperte vengono cliccate da mobile.

Infomail Prova Subito

La portata di questo fenomeno è ancora più evidente se si considera che, pochissimi anni fa, questo dato era fermo all’11%.

Naturalmente, a tale valore positivo corrisponde un decremento delle attività da desktop. Pertanto, l’importanza di ottimizzare le email per i dispositivi mobili nell’ottica di una strategia di e-mail marketing è davvero cruciale e ha portato – negli ultimi anni – gran parte delle aziende a chiedersi come procedere per uniformare il proprio mailing alle esigenze dei nuovi device tecnologici.

Prima di cogliere questo input e procedere speditamente all’ottimizzazione delle nostre comunicazioni e-mail, è bene riflettere e analizzare il business che trattiamo, unitamente al target individuato: a quale pubblico ci stiamo rivolgendo? Quali programmi e quali dispositivi usano i nostri utenti per consultare le e-mail?

Le risposte a queste domande ci consentiranno di avere un’idea più chiara su come procedere. Analizzare i dati per verificare quanti utenti – in percentuale – cliccano sulle nostre email da mobile è essenziale.

A seconda del target – infatti – può risultare ancora preponderante la consultazione da dispositivo fisso. Qualora invece il responso converga sul mobile, è indispensabile attuare un’ottimizzazione per fare in modo che tutti gli utenti siano in grado di visualizzare correttamente le nostre e-mail.

Come si può immaginare, sono numerosi i casi di aziende che, accortisi di avere un grande traffico da mobile, hanno ritenuto indispensabile ottimizzare le proprie comunicazioni, innescando un aumento notevole della percentuale di clic sulle proprie campagne.


 

INTELLIGENCE OPERATION 🕵️

Ottimizzare le email sulla base delle esigenze dei propri contatti

 

Rilevare le modalità di consultazione delle e-mail da parte del nostro target consente di progettare le nostre comunicazioni rispondendo alle sue esigenze, in modo da rendere l’esperienza di lettura più semplice e fluida possibile.

Questa personalizzazione è tutt’altro che superficiale, perché prevede la rilevazione dei client di posta utilizzati dalla nostra platea e prosegue con l’osservazione delle tecniche che essi supportano.

Ad esempio, se una grande percentuale dei nostri contatti utilizza Outlook per l’apertura delle e-mail è sconsigliabile ricorrere a immagini di sfondo, immagini animate gif o ombre sul testo, perché tale programma non supporta questi elementi, dunque non saranno visualizzati.

Se la maggior parte dei nostri iscritti invece sta aprendo la posta elettronica da iPhone, allora sarà meglio utilizzare un design responsive, più adatto a tale dispositivo.

 

UN DESIGN RESPONSIVE NON BASTA 📲

Ottimizzare le email per i dispositivi mobili

 

Partendo dal presupposto che oltre l’80% degli iscritti ad una newsletter dichiara di eliminare una e-mail se non si presenta bene sul proprio dispositivo mobile, è chiaro come sia diventato essenziale ottimizzare le nostre comunicazioni per non perdere una grande parte della platea di riferimento. I passaggi fondamentali devono riguardare necessariamente la leggibilità e la possibilità di interagire con il contenuto, sia da smartphone che da tablet.

Ecco alcuni suggerimenti per ottimizzare le email per i dispositivi mobili:

Le dimensioni del font contano

1. Utilizzare caratteri leggibili

Scegliere la giusta dimensione del testo per le proprie email e newsletter è essenziale: usare caratteri piccoli rende la lettura difficile già dal computer, immaginiamo quanto possa essere difficoltosa la fruizione da dispositivo mobile!

Per evitare di incorrere in questi problemi, è consigliabile optare per una grandezza di 14px minimo per il corpo dell’e-mail e 22px per i titoli. Fortunatamente, alcuni dispositivi ridimensionano automaticamente i testi inferiori ai 13px.

2. Creare un contenuto conciso

Il dono della sintesi è ancora più prezioso quando si tratta di ottimizzare le e-mail per mobile. Sviluppare delle comunicazioni brevi, comprensibili e accessibili, senza contenuti poco pertinenti, è la scelta migliore per facilitare la lettura della nostra e-mail da cellulari e tablet.

Ottimizzare per il mobile

3. Sviluppare un layout a colonna singola

Attualmente, molte newsletter sono ancora strutturate con una divisione in due colonne, questa scelta non è ottimale per i dispositivi mobili dove la visualizzazione prende in considerazione una sola colonna. Strutturare direttamente l’e-mail con un solo contenuto centrale fa sì che essa venga supportata in automatico anche dagli schermi più piccoli, assicurando un’efficace leggibilità.

4. Facilitare l’interazione con il pulsante della Call to action

L’obiettivo di una strategia di e-mail marketing è sempre e comunque la conversione, di qualunque tipo essa sia. Pertanto, fare in modo che la call to action risulti ben visibile anche da mobile e – soprattutto – accessibile facilmente in termini di “cliccabilità” è essenziale.

Per fare questo, deve essere visivamente in primo piano e – se è collegata ad un pulsante – esso deve rispettare una misura minima di 44px di altezza per 44px di larghezza.

Inserire più pulsanti cliccabili uno vicino all’altro è una scelta sconsigliata: da mobile questo potrebbe indurre erroneamente un utente a fare click sul link sbagliato.

5. Inserire il testo alternativo nelle immagini

Attualmente, sono molto diffuse le app che prevedono il blocco delle immagini come impostazione predefinita. Per ovviare a questo problema, se siamo soliti inserire delle immagini a supporto delle nostre comunicazioni, è essenziale ottimizzare le e-mail affinché siano visibili e comprensibili anche senza le immagini.

Una delle strategie migliori è l’introduzione dell’ALT text: quando l’immagine viene bloccata, compare il testo da noi inserito, in modo da fornire una continuità di significato al lettore.

In tutti i casi, indipendentemente dalla visibilità delle immagini, è bene assicurarsi che nelle nostre e-mail ci sia equilibrio tra parti scritte e parti visive. Questo è indispensabile per un impatto ottimale agli occhi del lettore.

6. Ottimizzare il contenuto nell’angolo in alto a sinistra dell’e-mail

Sembra un consiglio alquanto singolare ma è un aspetto davvero essenziale: molte app per mobile dedicate alle e-mail, tendono a visualizzare immediatamente il contenuto in alto a sinistra, senza fare un resize automatico dell’intera comunicazione. Pertanto, per leggere il contenuto verso destra è necessario fare scorrere l’inquadratura.

Partendo dunque dalla consapevolezza che la parte in alto a sinistra della nostra comunicazione risulterà sicuramente visibile, è bene concentrare in questo spazio le informazioni più importanti e – possibilmente – anche la call to action, affinché chi legge possa cogliere immediatamente gli aspetti salienti.


In conclusione, abbiamo visto come ottimizzare le email per i dispositivi mobili sia essenziale in una strategia di e-mail marketing, sia per l’incremento della percentuale di e-mail lette da tali dispositivi, sia perché gran parte degli utenti ammette di preferire comunicazioni facilmente consultabili e di non considerare affatto la posta che non si presenta con tale requisito.

Pertanto, seguendo i consigli esposti in questo articolo, si potrà dare vita ad attività di mailing efficaci e completamente a portata di mobile.