# Email bounce: come migliorare il bounce rate nell'email marketing

> In questo articolo vedremo cos'è l'email bounce, perché è importante e come migliorare il bounce rate in una campagna di email marketing.

Fonte: https://www.infomail.it/email-bounce-come-migliorare-il-bounce-rate-nellemail-marketing/ · Infomail, piattaforma italiana di email marketing di Hoplo S.r.l. · pubblicato il 7 ottobre 2020 (2020-10-07), aggiornato il 28 agosto 2026 (2026-08-28)

In questo articolo vedremo cos’è l’*email bounce*, perché è importante e come migliorare il *bounce rate* in una campagna di email marketing.

## Come migliorare il *bounce rate* nell’email marketing?

Uno dei fattori essenziali da monitorare nel corso di una campagna di email marketing è l’***email bounce.***Quando si parla di email bounce ci si riferisce più che altro alla frequenza di rimbalzo o “*bounce rate*” che indica **quanti messaggi non sono arrivati alle caselle email dei destinatari.**

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Il *bounce rate* è un indice particolarmente importante in quanto potenzialmente deleterio per la nostra reputazione e per quella del sender. Il rischio è che in presenza di molti *bounce*, le email vengano considerate dai provider come indesiderate e dirottate nella cartella Spam.

Avere un tasso di *email bounce*alto è quindi pericoloso per la *deliverability* e in grado di **danneggiare l’intera campagna di email marketing** che abbiamo pianificato.

Vediamo insieme quali sono le pratiche migliori per migliorare il bounce rate e dare vita a campagne virtuose per il nostro business basate su **invii a liste aggiornate di contatti consapevoli e realmente interessati**.

## ***Email bounce*: cos’è e perché è così importante?**

Come abbiamo accennato poco sopra, per *bounce rate* o tasso di *bounce* si intende la percentuale di email che non arrivano a destinazione, pertanto, migliorare questo dato significa ridurlo drasticamente.

Esistono due tipologie di email bounce: ***soft bounce* e *hard bounce***.

La prima, soft bounce, si riferisce ad errori di recapito temporanei, dovuti per esempio alla casella di posta del destinatario piena o alla dimensione/peso del messaggio. La seconda, hard bounce, è causata da un **errore di consegna permanente**, dovuto per esempio ad un indirizzo non più valido.

Per individuare le modalità di miglioramento del bounce rate è necessario **capire a fondo quali siano i motivi per i quali le email vengono letteralmente rimbalzate dai provider.**

Ecco alcuni esempi:

◾ La casella di posta del destinatario è piena

◾ L’indirizzo del destinatario non è più attivo

◾ Il destinatario ci ha segnalati come “posta indesiderata” 😱

◾ Il server di posta ha problemi tecnici

In realtà, per quanto sia necessario capire le motivazioni di ogni caso singolo, **l’attenzione maggiore deve essere diretta al monitoraggio degli *email bounce***, i quali potrebbero seriamente minare la nostra reputazione andando ad influire sulla consegna di tutti gli altri messaggi indirizzati a caselle esistenti o a provider perfettamente funzionanti, facendoli confluire indiscriminatamente [nelle cartelle “Spam”](https://www.infomail.it/email-marketing-come-evitare-la-black-list-e-lo-spam/) dei nostri contatti.

Il riscontro concreto che possiamo avere di questo fenomeno si traduce in livelli di coinvolgimento calanti da parte degli utenti, tassi di apertura e click inferiori alle aspettative e – ovviamente – un decremento tangibile delle vendite.

Dunque, se volessimo quantificare, **quale deve essere il nostro obiettivo in termini percentuali per il *bounce rate*?**

Possiamo dire con certezza che [un *bounce rate* ottimale di aggira tra il 2 e il 5%](https://www.smartinsights.com/email-marketing/email-communications-strategy/statistics-sources-for-email-marketing/), a seconda del segmento di mercato di appartenenza del nostro business. Qualora il dato superasse il limite del 5% è certamente consigliabile fare un’analisi per capire come ottimizzare il processo di pulizia delle liste.

Nel prossimo paragrafo, vedremo insieme le buone pratiche da mettere in atto per **correggere una tendenza errata del tasso di *bounce*.**

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## **Come migliorare il *bounce rate*: i 6 consigli pratici**

### **1. Segmentare la mailing list e inviare email con regolarità**

Per evitare di essere [categorizzati come Spam](https://www.infomail.it/email-marketing-come-evitare-la-black-list-e-lo-spam/) bisogna lavorare sul coinvolgimento degli utenti e per fare questo, la [segmentazione](https://www.infomail.it/come-segmentare-la-mailing-list-con-tag-e-segmenti-facile/) è un passaggio fondamentale.

**Conoscere le caratteristiche e le preferenze dei nostri contatti** ci permette di inoltrare loro comunicazioni mirate e altamente pertinenti.

Un buon metodo di segmentazione consiste nel **dividere i contatti a seconda del grado di engagement**. Puoi quindi riunire in un gruppo i contatti più attivi e inviare loro email con una frequenza maggiore rispetto a quella che userai con i contatti meno attivi.

Segmentare in base all’engagement ti permetterà anche di mettere in atto [campagne di riattivazione per i contatti dormienti nel tentativo di riconquistarli.](https://www.infomail.it/come-fare-una-campagna-di-riattivazione-per-utenti-inattivi/)

Inoltre, è bene considerare che una maggiore **regolarità nelle comunicazioni** produrrà una maggiore familiarità con il nostro brand, che verrà più facilmente individuato nella posta in arrivo, e produrrà un numero maggiore di clic: instaurare una relazione positiva e coltivarla generando fiducia nel lettore, produrrà un effetto virtuoso sulle performance della nostra campagna di email marketing.

Un ulteriore consiglio su come migliorare il *bounce rate* nell’email marketing è utilizzare domini di proprietà per l’invio delle email: utilizzare domini gratuiti come Google, Yahoo!, etc. – infatti – può risultare davvero *low profile* e generare sospetto nel destinatario.

### **2. Assicurarsi che le email non vengano categorizzate come Spam**

Essere considerati Spam dai provider di posta elettronica è una eventualità tutt’altro che rara.

Fortunatamente, ci sono dei **fattori che possono essere monitorati per assicurarci di non incorrere in questo problema** e riguardano principalmente la [formulazione dell’oggetto](https://www.infomail.it/6-consigli-strategici-per-un-oggetto-efficace-e-un-alto-tasso-di-apertura/) e dei [contenuti della nostra email.](https://www.infomail.it/16-idee-per-newsletter-che-piaceranno-ai-tuoi-lettori/) Nel caso dell’oggetto, questo non deve contenere troppi numeri, caratteri speciali o parole eccessivamente esplicite in termini di urgenza o promozionalità. Per quanto riguarda i contenuti, assicuriamoci che siano coerenti con l’oggetto e il più possibile di utilità. Un errore purtroppo frequente è promettere qualcosa nell’oggetto dell’email e non darne riscontro nel contenuto della comunicazione.

### **3. Effettuare regolarmente test di prova A/B**

Ottimizzare forma, contenuto e persino eseguire una segmentazione efficace è assolutamente possibile grazie all’utilizzo dei test A/B.

Dividere la propria lista di contatti in gruppi per proporre oggetti o [Call to Action](https://www.infomail.it/call-to-action-efficaci-le-5-regole-doro/) differenti ad esempio, e confrontare i dati rilevati ci darà modo di prendere atto della necessità di cambiamenti migliorativi, rispetto alla nostra strategia di email marketing di partenza.

In breve, i test di prova ci aiuteranno a determinare a quali fattori reagiscono meglio i nostri utenti.

### **4. Utilizzare le email di conferma aka il double opt-in**

Come abbiamo visto poco sopra, spesso il bounce rate delle nostre email è influenzato dalla **presenza di indirizzi email errati**. È possibile infatti che un utente abbia sbagliato a digitare il proprio indirizzo di posta, pertanto una buona prassi consiste nell’inviare, al momento dell’iscrizione alla mailing list, un’email di conferma all’indirizzo fornito: **questo ci permetterà di escludere in partenza account di posta errati o inattivi.**

L’utente, in sostanza, per confermare l’iscrizione dovrà collegarsi alla sua casella di posta e cliccare il link di controllo da noi inviato.

### **5. Pulire regolarmente la mailing list**

Oltre a controllare in partenza gli indirizzi email dei nuovi iscritti, un’ottima abitudine per migliorare il bounce rate nell’email marketing è quella di fare una **manutenzione costante delle nostre liste**.

Con il tempo, infatti, è possibile che indirizzi prima regolarmente attivi diventino obsoleti, pertanto è necessario monitorare le statistiche di apertura, **eliminando gli iscritti inattivi da troppo tempo** o dando vita a campagne di riattivazione al fine di individuare con certezza gli indirizzi ormai obsoleti e gli iscritti non più interessati al nostro servizio.

### **6. Chiedere agli iscritti di aggiornare i propri dati**

Per migliorare l’email bounce e migliorare il bounce rate nell’email marketing, periodicamente è bene chiedere un aggiornamento ai propri utenti, specialmente se si mostrano meno attivi. È possibile infatti che abbiano un nuovo account di posta e che quello in nostro possesso sia caduto in disuso.

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  <img src="https://www.infomail.it/media/app/analisi-abbandono.webp" alt="Analisi dell’abbandono con tasso giornaliero, previsione mensile e contatti persi" width="1824" height="990" loading="lazy" decoding="async">
  <figcaption>L’analisi dell’abbandono: tasso giornaliero, previsione sul mese e i contatti persi, con le azioni suggerite per chi è a rischio.</figcaption>
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### In conclusione

In conclusione, in questo articolo, abbiamo visto come il bounce rate, in una strategia di email marketing, influisca notevolmente sui risultati e soprattutto sulla nostra reputazione presso i provider di posta elettronica.

Tenere monitorato questo dato ci consentirà un ritorno importante sul nostro investimento e ottimi risultati in termini di business.
