# Quanto costa una campagna di email marketing?

> Quanto costa una campagna di email marketing: piattaforma, tempo, contenuti, raccolta dei contatti. Le voci di spesa una per una, e dove si risparmia.

Fonte: https://www.infomail.it/quanto-costa-una-campagna-di-email-marketing/ · Infomail, piattaforma italiana di email marketing di Hoplo S.r.l. · pubblicato il 17 giugno 2021 (2021-06-17), aggiornato il 21 ottobre 2026 (2026-10-21)

Quanto costa una campagna di email marketing? Il canone della piattaforma è la voce che si
vede per prima, ma di solito non è la più grande. Il prezzo
dell’email marketing, quello vero, è la somma di poche voci: lo strumento per inviare, il tempo
di chi scrive, i contenuti, e quello che spendi per far crescere la lista. Qui le trovi una per
una, con quello che puoi fare da solo e quello per cui conviene pagare qualcuno.

Per i prezzi di Infomail c’è la pagina dei [prezzi dell’email marketing](https://www.infomail.it/prezzi/); qui
parliamo dei costi in generale, per qualunque piattaforma tu scelga.

## Prima i passaggi, poi i costi

Per capire dove vanno i soldi, conviene guardare cosa serve per far partire una campagna.
Prendiamo un centro estetico di Rimini con 1.500 clienti che vuole mandare due newsletter al mese.

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### 1) La lista dei contatti

Senza una lista di persone che hanno chiesto di ricevere le tue email non c’è campagna. Il centro
ha già gli indirizzi di chi prenota online e può raccoglierne altri alla reception e con
un modulo sul sito, magari in cambio di uno sconto sul primo trattamento. Le liste comprate
non sono un risparmio: finiscono in spam e ti rovinano la reputazione del dominio.

Poi c’è da dividere i contatti con i tag: chi viene ogni mese per la manicure e chi prenota il
pacchetto viso una volta l’anno vogliono email diverse.

### 2) Le email

Un oggetto chiaro, un testo breve, una [call to action](https://www.infomail.it/call-to-action-efficaci-le-5-regole-doro/)
che si vede, una grafica coerente con il centro. E, quando ce l’hai, il nome del cliente nel
saluto. Questa è la parte che chiede più tempo, soprattutto le prime volte.

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### 3) L’invio e i numeri

Si programma l’invio, si guardano aperture e clic, si riprova chi non ha aperto con un oggetto
diverso. Se vuoi confrontare due versioni, c’è l’[A/B test](https://www.infomail.it/il-test-ab-nellemail-marketing/).

## Le voci di costo

Sono cinque, e pesano in modo diverso da un’azienda all’altra.

### La piattaforma

È la voce che tutti guardano per prima. Le formule più diffuse sono due:
l’abbonamento, con un canone che cresce con il numero di contatti, e i crediti a consumo, dove
paghi le email che invii. Chi manda con regolarità di solito spende meno con l’abbonamento; chi
scrive alla lista due volte l’anno, con i crediti. Controlla anche se ci sono costi di
attivazione e se l’assistenza è compresa o si paga a parte.

### Il tempo di chi ci lavora

Di solito è la voce più grande, anche se in pochi la mettono nel conto. Preparare una
newsletter, per chi comincia, può prendere mezza giornata; dopo qualche mese, con un template
pronto, molto meno. Se in azienda nessuno ha quel tempo, devi pagarlo fuori: un collaboratore o
un’agenzia.

### I contenuti

Le foto dei prodotti, un grafico per il template iniziale, qualcuno che rilegga i
testi. Molto si può fare da sé con uno smartphone decente e un po’ di pazienza; il template, se
vuoi che assomigli davvero al centro, conviene farlo fare una volta bene.

### La raccolta dei contatti

Se fai pubblicità per far iscrivere persone nuove, quella è una spesa.
Anche l’omaggio per chi si iscrive (lo sconto, il campione, il trattamento di prova) ha un costo, anche
se è un prodotto che hai già in magazzino. Ma la lista può crescere anche gratis: modulo sul
sito e reception.

### L’agenzia, se la scegli

Un’agenzia segue tutto, dall’idea creativa all’analisi dei risultati.
Costa di più, ovviamente, e conviene quando l’email è un canale importante e in casa non c’è
nessuno che possa seguirlo con continuità.

## Dove si può risparmiare

Si risparmia sul template (fatto una volta, riusato per anni), sulla frequenza (se il tempo è
poco, manda meno e cura di più ogni invio) e sugli strumenti, partendo con una
prova gratuita prima di scegliere.

Non si risparmia sulla lista. Gli indirizzi raccolti male costano due volte: prima per
mandargli le email, poi per rimediare alla reputazione del dominio quando finisci in spam.

Per capire se la spesa ha senso, la cosa giusta è misurare quanto ti torna indietro: trovi come
si fa nell’articolo su [come calcolare il ritorno
sull’investimento](https://www.infomail.it/il-roi-dellemail-marketing-come-si-calcola-e-legge/) dell’email marketing.
Le basi sono nella guida su [cos’è l’email marketing e come si
comincia](https://www.infomail.it/cose-lemail-marketing-e-perche-usare-una-piattaforma/), e il resto degli [articoli
del blog](https://www.infomail.it/blog/) per i singoli passaggi.

[Illustrazione Vettori di Vecteezy](https://it.vecteezy.com/vettori-gratis/illustrazione)
