Migliorare coinvolgimento e tasso di apertura nell'email marketing

Migliorare coinvolgimento e tasso di apertura nell’email marketing

Come possiamo stimolare e migliorare il coinvolgimento dei nostri contatti email?

Partiamo dall’inizio: nessun risultato verrà raggiunto senza porre il lettore e, più in generale, il cliente al centro degli sforzi e delle strategie di email marketing. E le newsletter sono uno strumento ideale ed efficace per costruire una reputazione buona e solida agli occhi del  pubblico.

Analizziamo perciò quali sono i dati utili a migliorare l’engagement, ovvero il coinvolgimento dei contatti mail, per raggiungere gli obiettivi di marketing e migliorare l’immagine del nostro brand.

Prima di studiare tali fattori, però, può essere utile capire perché il coinvolgimento dei propri lettori è così importante.

Il coinvolgimento dei contatti, nel linguaggio del marketing, sta ad indicare l’insieme delle interazioni originate dal brand e finalizzate a creare e rendere più solida la relazione con i propri clienti.

In effetti, la parola “engagement” può apparire fuorviante in questo contesto, ma non lo è affatto.
Significa infatti “fidanzamento” in inglese.
Nulla di più realistico (certo, con qualche adattamento!): far “innamorare” un cliente significa dar vita ad una serie di azioni che lo coinvolgono nel profondo, rendendo il brand unico e affidabile.

È un concetto davvero interessante e illuminante, perché aiuta a comprendere che il cliente si fidelizza non per bisogno di un prodotto, ma per passione e stima verso il brand.
Lo segue, lo cerca e ne è interessato.
Al di là di ciò, è importante capire che solo attraverso una serie di azioni mirate è possibile fare in modo che nuovi contatti si interessino e “innamorino” sempre di più del brand e che i vecchi vedano riaccendersi la loro curiosità.
Vediamo come fare attraverso dei dati utili.

 

1. Perché creare newsletter utili e interessanti fin dall’inizio?

Assicurarsi che le proprie comunicazioni email offrano un’esperienza di lettura unica fin dal primo invio è fondamentale.
Se già alla prima iscrizione l’utente non si sente coinvolto, le chance di riuscire a riaccendere la scintilla calano ad ogni invio successivo.
È pertanto consigliabile creare newsletter interessanti ed accattivanti fin da subito e, ad ogni invio, domandarsi sempre se i contenuti sono all’altezza delle aspettative dei destinatari.

Ma come verificare questo dato?
Semplice, con il tempo.
È il rendimento delle newsletter nel tempo che determina la capacità delle stesse di rimanere interessanti al pubblico.
Il consiglio, in questo caso, è quello di controllare sempre le statistiche relative agli invii sulla piattaforma di email marketing e verificare che non vi siano falle rilevanti che vanificano tutti gli sforzi del brand.

 

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2. Quale tipo di newsletter interessa ai nostri contatti?

Occorre capire quali sono i tipi di contenuti che hanno più probabilità di essere letti, realizzando una classifica dal primo (il più letto) all’ultimo (il meno letto).

In generale, le nostre ricerche hanno dimostrato che il maggior interesse è riservato a email personalizzate e di carattere più “personale”, offerte promozionali o sconti, nuovi prodotti in uscita e di brand amati.

In seconda posizione troviamo promozioni su prodotti di brand non ancora conosciuti al cliente, consigli e trucchi utili, email dal contenuto curioso e creativo.

In ultima posizione, invece, si trovano le email di tipo generico e dai contenuti standardizzati.

Da questa classifica emergono due considerazioni interessanti:

◼️ 1: la personalizzazione delle email di marketing è davvero efficace

◼️ 2: è importante evitare contenuti generici, noiosi e standardizzati, preferendo newsletter creative e uniche.

 

3. Quali sono i motivi della non lettura delle email?

Perché spesso i nostri contatti non aprono la newsletter?

È una domanda tanto importante quanto difficile da rispondere.
Stando alle nostre ricerche, le ragioni principali sono: il mancato riconoscimento del mittente, la non rilevanza della comunicazione email e l’eccesso di newsletter ricevute.

E qui, purtroppo non si può negare il gioco sporco di alcuni brand: acquisto di liste di contatti in maniera illecita, marketing aggressivo e poco studiato.
Ed ecco che il danno è presto fatto.

Certo, ci sono altri motivi per cui le email rischiano di restare ignorate: quando il contatto ha troppo da fare o quando, ad esempio, si iscrive per scopi diversi dal restare informato (ad esempio solo per ottenere uno sconto per il primo acquisto).

Nel complesso, quindi, i dati suggeriscono di evitare l’acquisizione di liste di contatti in maniera poco chiara o tramite mezzi fuorvianti, e concentrarsi sulla creazione di newsletter  non aggressive e dai contenuti utili per il  lettore.
Appare chiaro, quindi, che il destinatario tende a premiare ed affidarsi ad un marketing plan che opera con trasparenza e chiarezza.

 

4. Perché i contatti annullano l’iscrizione alle newsletter?

I motivi che spingono i contatti a cancellarsi da una newsletter possono essere molteplici.
Al primo posto c’è il disinteresse alla newsletter per via di un’iscrizione “opportunistica”.
Non è raro che un brand possa premiare un nuovo iscritto alla sua newsletter con uno sconto iniziale sul primo acquisto. Ecco che, in breve tempo, le iscrizioni si moltiplicano. Altrettanto velocemente, però, calano.
Perché?

Semplice: l’iscrizione era finalizzata a ricevere lo sconto e, una volta ottenuto, il contatto non sente più la necessità di rimanere iscritto.

Per ovviare al problema, la newsletter dovrà essere tanto efficace da scongiurare questo rischio e mantenere attiva la curiosità dei propri destinatari.

Un altro motivo già citato (e piuttosto ovvio) legato alla cancellazione degli utenti riguarda l’eccesso di email ricevute e il mancato riconoscimento del mittente.

Infine, l’eccesso di invii da un singolo mittente e il poco interesse verso i contenuti delle email sono reali motivi per annullare l’iscrizione.
Anche in questo caso, quindi, la predisposizione di una newsletter opportunamente organizzata, non aggressiva e dai contenuti creativi è determinante.


5. Quali caratteristiche sono più apprezzate nelle comunicazioni email e newsletter?

Capire quali sono gli aspetti preferiti dagli utenti per l’invio di comunicazioni email di marketing è fondamentale.
È infatti il punto di partenza per avere una chiara idea di quello che è ben percepito da parte dell’iscritto.
Anche in questo caso, i dati che abbiamo raccolto parlano chiaro: ai primi posti si posizionano codici sconto, vendite esclusive e lancio di nuovi prodotti.

Insomma, la comunicazione di novità e opportunità di risparmio sono delle caratteristiche che gli utenti ricercano in un brand attraverso la newsletter.

Ma non è tutto: anche i contenuti cuciti sulla base degli interessi dell’iscritto, informazioni utili e video interessanti sono ben accetti.

Infine, l’aspetto un po’ più professionale e legato ai trend odierni, ovvero una grafica accattivante, una bella fotografia e notizie flash.

In generale, i dati ci portano a concludere che quanto più una newsletter fornisce un vantaggio o uno stimolo visivo all’iscritto, tanto più questa verrà apprezzata.

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6. Se un utente iscritto acquista dal brand, tenderà a riacquistare in futuro?

In quest’ultimo caso, i dati della nostra ricerca hanno dato dei risultati piuttosto interessanti.
Quasi tre quarti degli intervistati si sono dichiarati aperti all’idea di un nuovo acquisto entro l’anno.
Ciò conferma quello che già immaginavamo, ovvero che risulta più semplice fidelizzare i clienti e invogliarli ad acquistare nuovamente piuttosto che guadagnarne di nuovi.

I motivi sono semplici: fiducia, affidabilità, qualità e servizio sono già stati testati dal cliente in passato.
Ecco perché è fondamentale che la newsletter sia pensata per i nuovi iscritti, ma sempre dedicata e curata anche per i vecchi contatti.
Mai dimenticare: i clienti si fidelizzano solo se si trovano bene nel lungo periodo!

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email di benvenuto

5 regole per l’email di benvenuto: la prima impressione conta!

Nella vita quotidiana, siamo abituati a sentirci dire che le prime impressioni contano. Spesso per esempio, l’idea che ci facciamo di una persona, ad un primo impatto, influenza il rapporto che instaureremo o meno con lei.

È pur vero, però, che le prime impressioni possono essere sovvertite nel corso del tempo, con fatica e risvolti per nulla scontati.

In questo articolo, affronteremo questa tematica dal punto di vista dell’email marketing, cercando di focalizzare l’importanza del primo approccio con i nostri potenziali clienti.

Le prime impressioni nell’email marketing: l’email di benvenuto

L’email di benvenuto è un escamotage comunicativo di importanza straordinaria, lo strumento ideale per fare la nostra prima buona impressione, al cospetto dei potenziali clienti che si iscrivono al nostro servizio di newsletter.

Instaurare fin da subito un rapporto positivo può senza dubbio essere una mossa virtuosa e decisiva per il nostro business. Al contrario, gestire male questa opportunità, generando un’impressione negativa nella nostra platea può dare vita a svariati problemi e obbligarci a prendere provvedimenti in un secondo momento, al fine di sovvertire la situazione, con un dispendio di tempo e denaro davvero controproducente.

Paradossalmente, al giorno d’oggi, le email di benvenuto sono spesso trascurate dai marketers.
A chi non è capitato di ricevere un’email di benvenuto piuttosto impersonale e standard, dopo essersi iscritto ad una newsletter?

Si tratta – nella maggior parte dei casi – di email senza alcuna personalità, prefabbricate sia nei contenuti che nella grafica: una sorta di formalità, alla quale non vale la pena prestare attenzione.

Interpretare in maniera così superficiale il ruolo dell’email di benvenuto è certamente una grave lacuna da parte di chi si occupa di strategie di marketing.
Quello che sfugge a chi incorre nell’errore di trascurare le potenzialità di una email di benvenuto è che viene a tutti gli effetti sprecata una preziosa opportunità di comunicazione verso un potenziale cliente che ha appena scelto il nostro servizio di newsletter e dunque è predisposto all’ascolto nei nostri confronti.

Gestire bene questo momento propizio vuol dire al contrario ponderare attentamente il contenuto di tali comunicazioni, attuando preferibilmente una personalizzazione accurata della frase di benvenuto e lavorando all’aspetto visivo in completa coerenza con l’architettura del brand, al fine di “educare” – in un certo senso – il lettore a riconoscere le linee, i colori, l’identità della marca oltre al suo tone of voice.

Permettere al target di familiarizzare con la nostra realtà è essenziale, dargli dei contenuti piacevoli ed empatici al momento del benvenuto imprime – nella nostra strategia – un primo input davvero virtuoso e promettente.

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I 5 punti da ricordare per le email di benvenuto

Vediamo insieme cinque punti fondamentali da tenere a mente per creare email di benvenuto che funzionino e ci aiutino ad affermare il nostro business agli occhi dei potenziali clienti.

1. Personalizzazione e chiarezza

Le email di benvenuto possono essere davvero potenti per il nostro business. Dare la sensazione ai nostri contatti di ricevere un’accoglienza personalizzata è un inizio davvero utile e funzionale, che saprà dare grandi risultati.

Creare uno scambio di questo tipo contribuisce alla costruzione di un rapporto di fiducia con i clienti: usare il loro nome, raccolto durante la fase di iscrizione, può sicuramente cambiare l’impatto della comunicazione inviata.

L’email di benvenuto è anche un’ottima occasione per raccontare ai nostri contatti cosa condivideremo con loro e con quale frequenza: la trasparenza e la possibilità di renderli partecipi delle nostre intenzioni faranno sì che si crei un dialogo certamente proficuo. Ai lettori, inoltre, sarà chiaro sin da subito il tipo di valore che verrà condiviso e cosa noi potremo fare per loro, attraverso il nostro servizio o i nostri prodotti: una spinta alla fidelizzazione davvero performante.

2. Cogli l’attimo

L’iscrizione ad un servizio di newsletter avviene certamente sotto la spinta emotiva del coinvolgimento: probabilmente il neoiscritto ha ricevuto uno stimolo forte dato dalla convinzione che il nostro servizio possieda una capacità risolutiva rispetto alle sue esigenze.

Ecco, è bene non far esaurire questa ondata di fiducia ed interesse e sfruttare tale opportunità per inviare un’email di benvenuto in grado di promuovere ulteriormente la fidelizzazione e la creazione di un rapporto proficuo per il nostro business. Ritardare l’invio dell’email di benvenuto, magari di 24 ore, ci fa incorrere nel rischio di perdere un potenziale cliente.

3. Non dilungarti e non andare fuori tema

Parliamo di statistiche: le email di benvenuto possiedono il più alto tasso di apertura rispetto a tutti gli altri messaggi di email marketing. Si parla addirittura del 50-60%. Alcuni marketers, di fronte a questi dati si lasciano convincere dalla tentazione di approfittarne, includendo molte informazioni ritenute rilevanti. Purtroppo, questa è una scelta da evitare: sovraccaricare di contenuto questa prima comunicazione può essere totalmente controproducente. È bene invece che il nostro benvenuto sia semplice, chiaro e conciso.

4. Coinvolgi anche i social

Le operazioni di benvenuto possono essere connesse proficuamente con i social, includendo collegamenti e incentivando gli utenti all’interazione, così da dare vita ad una sorta di community capace di stimolare le conversazioni online e diventare funzionale alla nostra attività.

Dare la possibilità ai potenziali clienti di comunicare in maniera diretta con il nostro brand e promuovere la nascita di conversazioni online che lo riguardano, scambiando pareri e informazioni con altri consumatori o utenti, può innescare un circolo virtuoso davvero interessante.

5. Ogni promessa è un debito

I migliori marketers hanno fatto propria una prassi comune e molto positiva, ovvero quella di promettere – a fronte di un’iscrizione – l’accesso a contenuti riservati, sconti o altri benefit. Naturalmente, le promesse vanno mantenute – questo vale anche nell’email marketing – quindi nella prima comunicazione di benvenuto è bene includere quanto anticipato: sia esso un coupon sconto, piuttosto che le indicazioni per ottenere quanto promesso. E’ controproducente non essere di parola o mettere il proprio contatto nelle condizioni di attendere un premio senza sapere se questo arriverà mai.

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Come abbiamo visto, i messaggi di benvenuto nelle strategie di email marketing rivestono un ruolo davvero essenziale, fare sì che questo primo scambio appaia pertinente e personalizzato, che mostri il proprio valore aggiunto attraverso la promessa di contenuti di valore e interesse per il nostro target innescherà un circolo virtuoso attorno al nostro business che si tradurrà certamente in performance di vendita o conversione davvero proficue.

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Come chiedere recensioni ai clienti - Con un'email, ovviamente!

Come chiedere recensioni ai clienti? Con un’email, ovviamente!

Il tema di questo articolo è tanto chiacchierato quanto complesso: come chiedere recensioni ai clienti con un’email?

Si tratta di un argomento spesso oggetto di dibattiti e discussioni, in quanto le teorie in merito sono davvero tante e contrastanti.

C’è chi sostiene che le recensioni siano poco utili ai fini delle vendite, chi pensa che l’email non possa collegare efficacemente i clienti con il brand e chi, in maniera più realistica, intuisce le potenzialità di questo valido strumento di comunicazione.

In realtà, email e newsletter hanno il potere di coinvolgere il lettore in maniera attiva e spingerlo a restituire una valida risposta al mittente.
Purché, certo, siano opportunamente pianificate e strutturate.

Vediamo quindi come usare le email per chiedere recensioni ai clienti in maniera semplice ma efficace, stimolando il nostro destinatario con la creatività e piccoli trucchi del mestiere.

Prima di addentrarci nell’argomento, però, vediamo se e perché l’opinione dei propri contatti è davvero utile ad un brand.

 

Perché ottenere feedback dai clienti è così importante?


Forse non tutti lo sanno, ma ricevere una recensione di tipo qualitativo da parte dei propri clienti è un’opportunità davvero eccezionale e l’email può essere lo strumento perfetto per raccogliere tali informazioni e valutazioni.

Non è raro che le aziende, solo dopo aver raccolto informazioni e feedback dai propri clienti, scoprano che i loro prodotti stavano perdendo terreno semplicemente per qualche piccolo dettaglio mancante e facilmente risolvibile.
Strano? Assolutamente no!

Chi se non l’abituale utilizzatore di un bene o servizio è in grado di suggerire come migliorare le performance di un prodotto?

È così che, in poche ore, un semplice giro di email può ribaltare il destino di un brand, permettendogli di migliorarsi ed applicare i correttivi necessari per diventare leader del suo mercato.

E non è finita qui.
Si possono presentare opportunità uniche grazie alle recensioni dei clienti: spesso le persone trovano il modo di utilizzare prodotti o servizi in maniera innovativa.
Se il brand è in grado di scoprirlo, può creare o adattare nuove versioni dei propri prodotti e spianare la strada a business completamente nuovi e mai pensati prima!

Ecco perché i feedback e le recensioni sono così importanti: sono espressi in maniera attiva, su misura e offrono suggerimenti al brand.

L’elemento fondamentale da tenere a mente è che l’email è uno strumento attivo, bidirezionale e dalle potenzialità infinite.
Non è un sistema di informazione, bensì un canale di interconnessione con lo scopo di creare stimoli e curiosità, così da spingere il lettore a restituire una valida risposta.

Veniamo quindi al tema centrale dell’articolo: come chiedere recensioni ai clienti con un’email usando pochi e semplici trucchi.

 

1. Utilizzare una grafica semplice e mirata

Scegliere un template con un design semplice è un ottimo metodo per ottenere le recensioni desiderate: questo perché le comunicazioni appaiono subito più chiare e meno confusionarie.

È sufficiente rimuovere le immagini di troppo e i titoli non necessari e il gioco è fatto: un formato lineare che invita ad agire cliccando un tasto sarà sufficiente per spingere all’azione.

In effetti, molte delle potenzialità di questo suggerimento sono date dal concetto di semplicità: lo stile basico aiuta a focalizzare l’attenzione del lettore sul messaggio e sulle principali azioni che vogliamo attivare.
Questo incoraggerà un maggior numero di destinatari a cliccare e partecipare ad un questionario di apprezzamento o a dare una valutazione al brand o al prodotto.

 

2. Personalizzare le email


Perché personalizzare il contenuto di un’email può fare la differenza e invogliare il lettore a fare una recensione?
Semplice, perché il destinatario non diventa “uno dei tanti”.

Al contrario, il brand desidera una risposta da quel singolo utente, chiamandolo per nome e ricordando anche le sue preferenze.
Ecco perché utilizzare i TAG di personalizzazione sarà una mossa vincente in questo caso: con un tocco di adattamento, il vostro messaggio non è più parte di un insieme di email tutte uguali inviate a centinaia di persone.
È un messaggio mirato e specifico, che richiede una risposta altrettanto unica.

Un testo lineare che cita il nome dell’utente ed altre eventuali informazioni (senza esagerare), come la zona dove risiede o le sue preferenze, è sufficiente per avere molte più possibilità di ricevere dei feedback.
Non solo: anche l’immagine del brand può trarne beneficio, perché il cliente si sentirà apprezzato e unico per l’azienda.

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3. Scegliere la struttura giusta

Andiamo dritti al sodo: è il contenuto del messaggio che il nostro cliente andrà a leggere e, in base a come questo viene creato, sceglierà se agire o meno.

Non a caso, se l’email è scritta nel modo e nello stile sbagliato, si perde l’opportunità di stimolare il lettore ad attivarsi e scrivere una recensione.

Ecco perché occorre scegliere bene la struttura dell’email: anche il miglior contenuto verrà cestinato se il testo e il modello della newsletter non sono ben studiati.

Un buon consiglio è quello di lasciarsi guidare dalla creatività mantenendo uno stile sobrio: meglio puntare su frasi concise ma interessanti, che invoglino il destinatario a scrivere una recensione e mettersi in contatto con il brand.
Meglio evitare lunghi papiri, frasi complesse e poco chiare per lasciare spazio a brevi testi, semplici e ben predisposti.

 

4. Spiegare i motivi per cui si richiede una recensione


Comunicare le ragioni per le quali il brand richiede una recensione da parte del cliente è un metodo ottimale per invogliare quest’ultimo ad agire.

Il cliente/lettore, infatti, apprezzerà l’importanza che il brand attribuisce alla sua opinione e sarà contento della volontà dell’azienda di migliorarsi.

Una spiegazione, infatti, fornisce non solo il “perché” di una richiesta, ma funge anche da incentivo per la risposta stessa.
Se la vostra email è in grado di portare il destinatario a capire perché è importante il suo feedback e come il brand vuole migliorarsi con esso, si aumentano anche le chance che la maggior parte dei contatti della vostra mailing list rispondano con interesse.

Per fare un esempio, si potrebbe spiegare all’utente che la compilazione di un breve questionario potrebbe aiutare il brand a migliorare la propria produzione e soddisfare le richieste dei suoi clienti.
Non solo, è importante sottolineare che l’opinione dei propri contatti è davvero importante per l’azienda.

 

5. Includere un invito all’azione

 

I modi per chiedere recensioni ai clienti sono davvero tantissimi: sondaggi, commenti, email libere, valutazioni, reindirizzamenti e così via.

Indipendentemente dal metodo scelto, è importante tenere a mente che tale strumento deve essere citato correttamente nel testo dell’email, invitando il lettore ad agire in maniera aperta e chiara.

È fondamentale che il destinatario conosca esattamente quale sarà il prossimo passo: oltre al perché, quindi, deve sapere anche come fare.

Per rendere più chiaro il concetto, facciamo un esempio pratico.
Se si desidera raccogliere un riscontro tramite un breve sondaggio, può essere una buona idea inserire all’interno del corpo dell’email anche un pulsante con un invito all’azione molto chiaro e che reindirizzi l’utente alla pagina del sondaggio.
Semplice ed immediato.
Solo in questo modo, infatti, il lettore sa cosa deve fare per soddisfare la richiesta del brand senza dover perdere troppo tempo e senza doversi sforzare per capire come comunicare il proprio pensiero.
A questo proposito, è meglio evitare metodi di raccolta dei feedback troppo lunghi o particolarmente complessi.

 

Un ultimo suggerimento: se si hanno difficoltà a ricevere risposte, può essere una buona idea offrire un incentivo: in altre parole, il brand può offrire sconti o promozioni speciali per gli utenti che forniranno il loro feedback o compileranno il questionario proposto: semplice, no?
In questo modo, le probabilità di ricevere commenti e riscontri aumenteranno considerevolmente.

Nel complesso, come si può facilmente intuire, sono davvero incredibili i benefici che le recensioni dei clienti possono conferire ad un brand: meglio non lasciarseli scappare.

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Cosa inserire in una newsletter?

Cosa inserire in una newsletter? 5 contenuti irrinunciabili

Parliamo della domanda più gettonata in assoluto quando si parla di email marketing: cosa inserire in una newsletter?
Si tratta di un quesito che, prima o poi, tutti i professionisti (e non) del marketing si devono porre per poter capire come meglio strutturare le proprie email ed evitare che vengano ignorate o che finiscano nel cestino.

Vediamo quindi quali sono gli elementi che ogni newsletter deve includere per tenersi in contatto con i propri clienti e i nuovi contatti  e inviare info sulle novità del brand, sulle offerte, gli aggiornamenti o semplici contenuti informativi.

Tuttavia, prima di addentrarci nel tema “cosa inserire in una newsletter”, è doveroso fare una premessa.
Un principio fondamentale che occorre tenere sempre a mente è che una buona newsletter non è l’equivalente di una rivista anonima, statica e scarna.
Al contrario, è un messaggio attivo, bidirezionale, interessante e dinamico!
Non si limita ad essere un sistema di informazione, è un vero e proprio canale di comunicazione in entrambe le direzioni.
Il destinatario non è un mero lettore, ma un interlocutore che deve essere stimolato, sorpreso e incuriosito.
Non bisogna mai dimenticare questo principio, poiché esso andrà ad influenzare il modo in cui si scrive, la creatività e lo stile di comunicazione.

Dopo questo preambolo importante, è possibile addentrarci nel tema centrale dell’articolo: cosa inserire in una newsletter ovvero i cinque elementi che una newsletter deve includere.

 

1. Il giusto oggetto


Si tratta del titolo: la prima cosa che il destinatario andrà a leggere per decidere se aprire l’email oppure no.
È un po’ come la chance delle chance: se l’oggetto è scritto nel modo e nello stile sbagliato, probabilmente l’intera email verrà scartata (e con essa il suo contenuto!).

Ecco perché non bisogna mai sottovalutare l’oggetto della newsletter: anche il miglior contenuto del mondo può essere cestinato se il titolo dell’email non gli rende giustizia.
In questo caso, il segreto sta nella creatività: il consiglio è quello di cercare parole e frasi brevi ma interessanti, che creino curiosità senza essere fuorvianti.
Meglio evitare titoli clickbait, che fungono esclusivamente da “esca” per il lettore, dando spazio a personalizzazioni con parole semplici e coerenti.

 

2: La grafica


Anche l’occhio vuole la sua parte.
Una newsletter dai toni smorti e senza immagini accattivanti non è la scelta giusta per catturare e tenere vivo l’interesse.
Meglio investire del tempo nella scelta della grafica, del layout e delle immagini della newsletter: è bene ricordare che gli elementi visivi sono le prime cose che il destinatario vede, ancora prima di iniziare a leggere la newsletter.
Una grafica perfetta non solo è bella da guardare, ma è anche coerente con i contenuti dell’email marketing e del brand, ne rispecchia lo stile e i valori.
Quando si valuta cosa inserire in una newsletter, occorre quindi assicurarsi sempre che le immagini contenute nel messaggio siano pertinenti con ciò di cui si sta parlando.

 

Email marketing: prova Infomail

 

3: Contenuti pertinenti e interessanti


Parlare di argomenti generici o di aria fritta è il miglior modo per smorzare entusiasmo e interesse e per finire nello spam.
È quindi importante concentrarsi su attività, promozioni, offerte, novità e aggiornamenti davvero interessanti per il lettore, dai contenuti utili e ben accetti.

Meglio ancora se la newsletter è personalizzata: solo così ci si assicura continuità nella lettura e fidelizzazione del destinatario!
Pensiamo ad esempio agli iscritti di una newsletter di un’azienda farmaceutica: siamo sicuri che ai mittenti di età media 20-30 anni possa interessare una promozione sulle dentiere?
Più probabilmente, la scelta sui destinatari dalla mailing list da includere nell’email può essere orientata verso una fascia di età superiore, dedicando a quelli di fascia 20-30 anni le offerte sulla cosmesi.

 

4: Invito ad agire: la Call to action


La newsletter, oltre che informare, deve anche spingere a fare qualcosa.
Come detto in precedenza, si tratta di un sistema che dovrebbe essere bidirezionale e che pertanto stimola il destinatario ad agire e a farsi sentire.
Sia che si tratti di un’iscrizione a qualche concorso, di uno sconto o di un like su una pagina social, è importante invitare il lettore a fare qualcosa.
Incoraggiare sempre le persone a mettersi in gioco le fa sentire in sintonia con il brand, con i suoi ideali e il suo stile.
Anche in questo caso, un esempio pratico può essere utile.
Si pensi ad un brand di cosmetici che, in occasione del carnevale, invita i destinatari attraverso la sua newsletter a mettersi in gioco proponendo un trucco a tema e pubblicarlo sui social con un hashtag predefinito.
Passaparola, pubblicità e stimolo all’azione vengono concretizzati in questo modo con una sola newsletter.

 

5: Contatti Social


A proposito di hashtag, quando si pensa a cosa inserire in una newsletter, è senz’altro importante non dimenticare i propri riferimenti e collegamenti agli account social per mantenersi in contatto con i propri clienti attuali e potenziali.
Questo perché occorre facilitare il più possibile il destinatario a collegarsi con il brand e con il suo mondo.
È impressionante l’aumento delle visite ai social che una semplice newsletter può portare: mai perdere l’occasione!

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Inviare-una-newsletter-3-mosse-per-andare-a-segno

Inviare una newsletter: 3 elementi per andare a segno

Inviare una newsletter è una potente strategia di comunicazione, ma sempre più spesso l’email arriva al destinatario insieme a diversi altri messaggi di posta elettronica e, se non riesce ad essere attraente, nelle migliori ipotesi viene aperta e guardata solo “di sfuggita”, nel peggiore dei casi viene spostata nel cestino o segnalata come spam 😱

La preparazione dei messaggi deve essere quindi particolarmente accurata creando innanzitutto un oggetto in grado di spingere all’apertura del messaggio, quindi un contenuto di valore che tenga alta l’attenzione del lettore.

1. Come scrivere l’oggetto di un’email

Questa sola riga gioca un ruolo fondamentale nella strategia comunicativa di email marketing e quindi nell’inviare una newsletter che si riveli efficace.
In base alle poche parole inserite in essa l’utente sceglierà se aprire, ignorare, cestinare o segnalare il messaggio come spam.

Corri un grosso rischio se utilizzi toni fastidiosi. Un oggetto con troppi caratteri speciali, con promesse chiaramente false verrà facilmente considerato “spazzatura”.

D’altra parte con uno stile sottotono, magari interessante, ma solo un po’, l’email finirà nella pila dei messaggi che l’utente si ripromette di leggere poi, ma che di fatto non aprirà mai.

Quindi, in poche parole, dovrai riuscire a creare un senso di urgenza rispetto alla scelta di sapere cosa contiene il resto del messaggio.

A questo scopo può essere utile utilizzare termini che richiamino fin da subito il concetto dell’agire prediligendo i verbi. Preferisci formulazioni che in maniera implicita o esplicita chiariscano fin da subito l’importanza di fare qualcosa entro un termine: “Prenota la tua cena per Ferragosto” è più forte del solo invito a prenotare, perché offre una motivazione, una scadenza e la speranza che il tuo messaggio aiuti chi lo riceve a risolvere una situazione che gli sta a cuore.

Ricorda infine che l’oggetto deve essere pertinente. Se hai generato delle aspettative non puoi permetterti di deluderle e dovrai quindi preparare un contenuto all’altezza del compito.

 

Email marketing: prova Infomail

 

2. Come strutturare il contenuto di una newsletter

In premessa si è specificato quanto nell’inviare una newsletter sia difficile catturare l’attenzione del lettore, ciò vuol dire che dopo gli sforzi fatti per averla, bisogna fare di tutto per non perderla e il contenuto serve proprio a questo.

Ecco alcuni suggerimenti per strutturarlo:

  • Parla all’utente. A questo scopo prediligi un linguaggio in seconda persona, l’ideale è dare del tu proprio come faresti in una conversazione con un amico. Ricorda inoltre di segmentare le categorie di utenti a cui invii i tuoi messaggi riservandoli a chi davvero può essere interessato alle informazioni che stai proponendo.

 

  • Evita di magnificare il tuo brand, con frasi vuote del tipo “noi siamo i migliori”. All’utente non importano le auto-celebrazioni, vuole capire invece quali sono i vantaggi che trae se legge il tuo messaggio e fa quanto gli suggerisci.

 

  • Concentrati sui vantaggi di eventuali prodotti, servizi o suggerimenti che proponi piuttosto che sulle funzionalità sui cui essi si basano. A nessuno importa che un’aspirapolvere abbia una o cento diverse velocità. É interessante però sapere che con una velocità bassa si possono trattare superfici delicate senza rovinarle, mentre con una più alta si ha maggior pulizia dove è necessario agire con più energia.

 

  • Usa una formattazione piacevole. La lettura online può risultare pesante se il testo si presenta come un’unico muro di parole. Inserisci righe bianche per dare espiro alla pagina e qualche grassetto per far sì che a colpo d’occhio l’utente riesca a capire l’essenza del messaggio.

 

3. Come gestire, tecnicamente, la newsletter

Inviare una newsletter è una strategia efficace nel tempo e importante, ma richiede una gestione che sia semplice per l’utente e tecnologicamente affidabile.

L’uso dei dati degli utenti deve rigorosamente rispettare le normative vigenti e d’altra parte deve consentire la creazione dei messaggi in maniera semplice e rapida, e garantire un risultato finale che risulti piacevole per il lettore.

Tutto questo puoi ottenerlo utilizzando la piattaforma di email marketing  Infomail.

Infomail, senza canoni di attivazione, consente di gestire invii verso numerosi indirizzi in maniera facile e nel pieno rispetto del GDPR. Pur essendo molto intuitiva offre anche un servizio di supporto telefonico in italiano e gratuito.

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costruire-una-mailing-list-da-zero

Costruire una mailing list da zero: 5 errori da evitare

Costruire una mailing list da zero non è facile: occorre tempo, strategia, pazienza, tanto impegno e soprattutto attenzione a non commettere scivoloni fatali.

Il rischio di commettere errori lungo il percorso di creazione di una mailing list è reale. Per evitare che ciò accada, è importante seguire 5 semplici regole. Eccole!

 

1. Evitare forzature

Se nel vostro sito web i link e i moduli di iscrizione spuntano da ogni dove, impedendo una tranquilla navigazione dell’utente, non ci siamo!

Consigliare l’iscrizione alla mailing list è importante, ma senza forzare la mano.

Se i visitatori del nostro sito web si sentono eccessivamente spinti all’iscrizione, infatti, le probabilità che non si iscrivano sono estremamente elevate.

Inoltre tenete presente che costruire una mailing list con pochi contatti ma buoni è decisamente più utile rispetto ad una mailing list lunga ma piena di contatti non veramente interessati al nostro brand.

Oltre a ciò, se si spingono gli utenti ad iscriversi alla mailing list con insistenza, anche la reputazione del brand ne risentirà!

È quindi importante utilizzare moduli di iscrizione discreti, con pop-up non invadenti e tanta creatività per proporsi in modo accattivante.

Utilizzare maniere soft è il segreto per catturare l’interesse degli utenti.

 

2. Occuparsi più dei nuovi che dei vecchi iscritti

Quando si inizia a costruire una mailing list, è fondamentale considerare che gli utenti potrebbero annullare la propria iscrizione in qualsiasi momento. O addirittura segnalare il mittente come spammer.

È quindi importante dare sempre grande importanza agli utenti già iscritti, perché la sola ricerca di nuovi contatti non è abbastanza per avere una mailing list ricca e consistente.

È un po’ come quando le compagnie telefoniche trascurano gli iscritti per riservare le offerte esclusive ai soli nuovi utenti: rischiano di perdere i contatti più longevi!

È quindi importante mantenere una buona reputazione nei rapporti con i clienti fidelizzati e iscritti da tempo alla mailing list.

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3. Chiedere troppe informazioni personali

Se si violano le leggi sulla privacy, il GDPR e gli accessi ai dati, non solo si rischiano enormi problemi legali, ma anche la richiesta di cancellazione degli utenti dalla lista, la cartella spam e la conseguente cattiva reputazione.

È quindi fondamentale rispettare le leggi sui dati personali ed evitare inutili raggiri o acquisti di liste di contatti in maniera poco chiara.

 

4. Non segmentare la mailing list

Come accennato, persone diverse hanno caratteristiche ed esigenze diverse.

Ecco quindi che vale la pena segmentare i propri contatti in maniera opportuna, in modo da inviare email personalizzate e davvero interessanti per i diversi destinatari.

Segmentando in modo corretto la nostra lista di contatti, ci si assicura che ogni contatto riceva messaggi di suo interesse che non finiranno nel dimenticatoio e, perché no, potranno dar vita a passaparola tra persone che condividono le stesse passioni.

 

5. Proporre contenuti scadenti o poco interessanti

Abbiamo finalmente una mailing list promettente ma fioccano le cancellazioni e le nostre email finiscono dirette nella cartella spam o nella lista nera.

È quello che accade quando, fin da subito, i contenuti proposti sono poco interessanti o strutturati in maniera tale da risultare superflui o indesiderati.

Una vero peccato!

Le email che vengono aperte regolarmente sono quelle che forniscono un valore aggiunto, che presentano un contenuto concreto e di reale utilità.

Vale quindi la pena creare una mailing list solo se si ha una buona strategia di email marketing se si hanno davvero cose interessanti da comunicare ai destinatari.

Pertanto fornire un contenuto interessante è la chiave del successo delle newsletter: meglio evitare qualunque invio se la comunicazione è superflua o fatta per il solo scopo di farsi vivi al pubblico! E’ sempre preferibile un invio in meno piuttosto che un’email inutile.

 


Per concludere, creare una mailing list da zero non è semplice: tuttavia, evitando di incappare in errori come quelli sopra, è possibile raggiungere risultati eccellenti fin dall’inizio!

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Email marketing - come evitare la black list e lo spam

Email marketing: come evitare la black list e lo spam

Come evitare la black list? Facile! E’ sufficiente adottare una strategia di email marketing corretta e poche semplici misure.

La black list è trappola delle trappole dell’email marketing, quel buco nero digitale che, una volta che ci si è finiti dentro, non è più possibile uscirne e impedisce di raggiungere i propri contatti email distruggendo pure la reputazione del mittente

Vediamo cos’è una black list, perché è pericolosa per l’email marketing e cosa fare (ma soprattutto cosa non fare!) per evitarla.

Come molti sapranno le parole black list, tradotte letteralmente lista nera, sono un termine inglese che indica un elenco di soggetti, utenze o indirizzi ai quali è impedito l’accesso ad un bene, servizio o risorsa. È quindi un concetto utilizzato in molteplici campi, dall’economia all’areonautica.

In particolare, nel campo informatico, la black list è un programma di difesa perimetrale attorno a una rete (firewall) che la protegge limitando l’accesso alle fonti incluse nella lista nera.

Per fare un esempio pratico molto semplice, se la black list per la navigazione include un determinato sito internet, sarà impossibile accedere a quel determinato indirizzo web, in quanto tale sito è considerato come pericoloso o non idoneo.

In generale, quindi, lo scopo della black list è quello di impedire l’accesso di determinati contatti inclusi nella lista e proteggere l’utente da attacchi esterni, fonti non idonee, indesiderate o ritenute pericolose.

Fatta questa premessa, addentriamoci nel mondo della black list nell’email marketing, per meglio capirne le dinamiche e le strategie da mettere in atto per evitare di finirci dentro.

 

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Email Marketing: cos’è una black list?

La black list nel campo dell’email marketing rappresenta una base dati analoga alle classiche liste nere di cui abbiamo parlato sopra, ma comprende indirizzi IP o domini di email che sono stati segnalati e che pertanto non sono più autorizzati alla comunicazione. Tale black list è ovviamente in costante aggiornamento e può essere modificata nel tempo.

Come facilmente intuibile, le black list si basano fondamentalmente su indirizzi IP e domini.
Ne consegue che la lista nera del primo tipo include liste di IP di singoli computer noti per l’invio di spam, di server dai quali viene inviato spam o di provider di posta elettronica dai cui domini viene inviato spam; la seconda fa riferimento a liste di domini dai quali si suppone vengano inviate email contenenti testo classificabile come spam.

Lo scopo, in entrambi i casi, è quello di proteggere il destinatario da comunicazioni di marketing aggressivo e indiscriminato, con messaggi ripetuti e ad alta frequenza, spesso monotematici e tali da essere sgraditi a chi li riceve.

Nel momento in cui un indirizzo IP viene incluso nella lista nera e segnalato come fonte di spam anche una sola volta, non potrà più raggiungere i suoi contatti in quanto le sue mail risulteranno sempre bloccate e subito archiviate nell’apposita cartella di spam.

 

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Come si finisce in black list

I modi per cadere nella trappola della black list sono fondamentalmente due: per volontà del destinatario oppure per via di una spam trap detta anche honeypot.

Vediamo entrambe le situazioni e chiariamo la differenza tra le due.

Nel primo caso il destinatario, pur essendo iscritto alla lista contatti del mittente, segnala l’indirizzo da cui proviene la comunicazione come spam. Questo accade quando, ad esempio, il destinatario riceve messaggi che ritiene indesiderati o non pertinenti. O ancora, riceve troppe email o non ricorda di essersi iscritto alla newsletter in questione.

Passiamo ora a descrivere il caso delle spam trap o honeypot.
Nella black list, infatti, ci si può finire anche per via di un honeypot (chiamato in gergo informatico spam trap), vale a dire un sistema che funge da trappola per proteggere da attacchi informatici. Uno spam trap è un indirizzo email che appare come assolutamente normale, ma in realtà è monitorato da aziende che si occupano dell’identificazione degli spammer e della creazione di liste anti-spam.
Sono tra gli strumenti maggiormente utilizzati dai grandi provider e possono essere distinti in spam trap incontaminate e spam trap riciclate.

Le spam trap incontaminate sono degli indirizzi email appositamente creati per agire come spam trap.
Non essendo appartenenti a nessun vero contatto, non sono iscritti ad alcuna mailing list o database: ne consegue che tutte le email che ricevono saranno solo e solamente a seguito di scraping o acquisti di database di indirizzi email.

Un indirizzo email che finisce nella lista nera a causa delle spam trap incontaminate avrà, oltre al danno concreto derivante dall’inibizione alla comunicazione da quell’utenza, anche un danno di immagine e reputazione qualora si tratti di indirizzi aziendali.
Questo perché finire in una spam trap di questo tipo significa aver raccolto indirizzi mail in maniera illecita e senza esplicito consenso.

Le spam trap riciclate, invece, sono indirizzi email in disuso da anni e pertanto classificate come inattive. Per questo motivo si parla di spam trap “riciclata”: si tratta di un indirizzo che è stato attivo in passato e non originariamente creato per essere una trappola per posta indesiderata.

 

Evitare di finire in black list: come?

Per non correre il rischio di essere inseriti in black list o segnalati come spammer, è fondamentale adottare 2 semplici ma importanti  misure:

In generale, comunque, è sempre bene porsi le domande giuste prima di procedere con l’invio di newsletter e email di marketing.
Il suggerimento principale è quello di domandarsi se il destinatario ha davvero bisogno di ricevere la comunicazione in questione o se, al contrario, questa potrebbe essere percepita come posta dai contenuti superflui o indesiderati.

Per evitare di finire in black list, inoltre, è necessario assicurarsi che sia presente, nella parte finale della mail, un apposito link di cancellazione per gli utenti che desiderano revocare il consenso all’invio di email.

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Come si crea una newsletter - i 2 punti chiave per non sbagliare

Come si crea una newsletter: i 2 punti chiave per iniziare

Se vi state chiedendo come si crea una newsletter, sappiate che il vero segreto di successo è il suo contenuto.
Se l’ email non è interessante, accattivante e utile verrà infatti accantonata, eliminata o segnalata come spam dal destinatario 😱

Il risultato? Uno spreco di tempo e di denaro e soprattutto un’ottima occasione di business persa.

Creare una newsletter che centri l’obiettivo non richiede certo le doti di un esperto letterato, ma è essenziale prestare molta attenzione a non commettere errori imperdonabili. Basta infatti una frase o un tono poco interessante per perdere un potenziale cliente.

Vediamo insieme quindi come si crea una newsletter di successo in due semplici passi e quali sono i segreti per non inciampare in goffi errori.

◼️ Come si crea una newsletter, punto 1: l’oggetto

L’oggetto è una delle parti più importanti dell’intera newsletter.
L’oggetto deve racchiudere in pochissime parole un concetto, un riassunto, uno spunto e un’ispirazione efficace.
Ma, prima di tutto, deve stimolare la curiosità per spingere il destinatario a continuare a leggere il resto dell’ email.
Non è esagerato pensare all’oggetto come l’elemento più rappresentativo dell’intera newsletter, un po’ come il titolo di un film o uno slogan pubblicitario.

Stando alle statistiche, le possibilità che il destinatario apra l’email e la legga dipendono in gran parte proprio dall’oggetto della stessa, vale a dire dal “titolo” che si decide di attribuirle.

Al contrario, un oggetto “sbagliato” è un biglietto sicuro di sola andata per la cartella di spam o quella del cestino.

Vediamo come creare l’oggetto perfetto.

Per prima cosa, è consigliabile utilizzare i verbi. È un po’ come spronare una persona ad agire, anziché farle subire passivamente un messaggio di informazione.
Un esempio potrebbe essere quello di invitare l’utente ad accrescere le proprie capacità in un determinato modo, sorprendere gli amici oppure provare la novità del momento. In questo modo, il cliente non è più vittima della comunicazione, ma protagonista attivo.

Dopodiché, è importante personalizzare il contenuto dell’oggetto sulle reali esigenze del cliente o del potenziale cliente. Questo permette di rendere la comunicazione mirata e non sprecare un’opportunità importante di contatto con un oggetto fuori luogo o troppo vago o generico.

Ad esempio, si pensi ad un brand che vende cibo per animali. Sarebbe un chiaro fallimento proporre al cliente le nuove crocchette per cani citandole nell’oggetto della newsletter quando, in realtà, egli possiede un gatto o un canarino. È un errore davvero fatale, perché fa sentire l’utente un numero, un mezzo di guadagno per il brand e non un cliente importante.

 


Potrebbe interessarti: Come segmentare la mailing list con TAG e Segmenti: facile!


 

Altrettanto importante è rendere chiaro il contenuto dell’email già nell’oggetto.
È utile e giusto catturare l’interesse, ma è necessario fin da subito chiarire anche l’argomento. Se l’utente che riceve la newsletter non comprende subito il motivo per cui ha ricevuto l’email, il rischio è che si senta confuso o poco coinvolto. Addirittura potrebbe non aprire nemmeno il messaggio!

È quindi opportuno puntare su una frase piuttosto breve, concisa ma schietta su ciò che si desidera comunicare, invitando il destinatario ad agire e catturando il suo interesse.

Infine, assicurarsi sempre che ci sia coerenza tra l’oggetto dell’email ed il suo corpo.

Se l’oggetto non corrisponde al contenuto dell’email o è un titolo cosiddetto clickbait (vale a dire orientato esclusivamente ad attirare l’utente ad aprire la mail), il destinatario si sentirà preso in giro e non aprirà più email provenienti dal mittente.
Non solo: anche l’immagine del brand ne risente e con ogni probabilità la newsletter finirà nella cartella delle spam.

 

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◼️ Come si crea una newsletter, punto 2: il corpo dell’email

Una volta trovato l’oggetto perfetto della newsletter, è arrivato il momento di crearne il contenuto. È importante ricordare che anche il titolo migliore del mondo diventa inutile se il testo che lo segue è privo di carattere, poco efficace o scritto nel modo sbagliato.

Prima di tutto, è bene riprendere il concetto di personalizzazione. Se l’oggetto si riferisce ad un segmento di destinatari in particolare, è necessario seguire tale linea logica anche per il contenuto della newsletter.

Il corpo dell’email dovrà pertanto mantenere la tematica originale del titolo: per fare ciò, è utile riprendere la stessa strategia nel primo paragrafo del testo. In questo modo, il lettore ne percepisce la continuazione e la personalizzazione.

È importante mantenere l’interesse dell’utente, inserendo ad esempio i punti fedeltà che possiede, gli ultimi oggetti visti o lo sconto su un determinato prodotto che ha messo in wishlist.

È poi fondamentale rivolgersi al destinatario in maniera corretta. Mai dare del voi o del lei, è un tono impersonale, freddo e asettico. Meglio optare per il classico “tu”, alla seconda persona singolare. Il motivo è presto detto: è un metodo diretto, schietto, confidenziale e trasparente per rivolgersi al cliente. Non solo, rende molto di più l’idea di personalizzazione del contenuto. Il brand non si sta rivolgendo a tutti, ma ad una persona in particolare: il destinatario.

È bene poi concentrarsi sui contenuti della newsletter. Limitarsi a comunicare la novità o lo sconto in questione non è un buon metodo per catturare l’attenzione.

Per fare un esempio, si pensi di essere un utente e di leggere una newsletter di un brand di vestiario che riporta in maniera chiara ma asettica il 20% di sconto su tutta la collezione primavera-estate. Nulla sui motivi per cui il brand ha deciso di realizzare questa campagna, nulla sui dettagli della promozione. Non funziona vero?

È bene spiegare il perché, magari approfittando per migliorare l’immagine del brand, ad esempio giustificando lo sconto con l’arrivo dell’estate e la voglia di andare al mare.

Infine, una nota importante su come si crea una newsletter riguarda la struttura. Il segreto in questo caso può essere riassunto in due semplici parole: garbato e conciso.

In primo luogo, è bene essere garbati e amichevoli, per far sentire l’utente non un mero destinatario, bensì una persona alla quale si vuole comunicare qualcosa interessante. In secondo luogo, è meglio non dilungarsi troppo con il testo.

La maggior parte delle persone riceve molte email e non ha molto tempo da dedicare alla lettura di queste. Un’email eccessivamente lunga rischierebbe di spingere l’utente a chiudere e dimenticare il messaggio. Meglio essere concisi e diretti, spiegando in modo efficace lo scopo della newsletter senza dilungarsi.

È un’idea eccellente, invece, inserire nel testo dell’email un link di collegamento per i lettori che desiderano maggiori informazioni o (ancora meglio) recarsi direttamente al sito per acquistare o valutare meglio i prodotti o i servizi del brand.
Semplice, veloce e di grande effetto!

 


 

Per concludere gli elementi base da prendere in considerazione per rispondere alla domanda come si crea una newsletter sono 2: oggetto e contenuto.

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Come fare una newsletter eccellente in 7 punti!

Come fare una newsletter perfetta in 7 punti!

L’email marketing, e in particolare fare una newsletter, è attualmente, uno dei metodi promozionali più potenti. Presenta infatti numerosi vantaggi e, tra questi, il più importante è la sua notevole efficacia, se ben progettato.

Ed è proprio sull’aspetto che riguarda la pianificazione che è importante soffermarsi. Non avrebbe senso mandare messaggi di posta estemporanei ottenendo il solo effetto di infastidire il lettore, ma occorre invece implementare una vera e propria strategia volta a conquistare i clienti che non hanno già acquistato e a fidelizzare quanti si sono già serviti dei prodotti proposti.

Per gli imprenditori e in particolar modo per quanti non amano dedicarsi alla scrittura fare una newsletter può sembrare difficile o noioso, ma, quando ci si rende consapevoli dei risultati a cui può portare, le motivazioni ad usarla aumentano notevolmente.

Dopo una fase preparatoria, grazie all’automazione degli invii e ai ritorni che offre, la newsletter diventa un mezzo per risparmiare tempo e investimenti e per incrementare notevolmente i guadagni.

Ma come possiamo fare una newsletter che funzioni veramente? Ecco sette tecniche per avere successo nell’email marketing.

1. Curare l’oggetto delle newsletter

L’oggetto della newsletter è la prima parte del messaggio che l’utente vede ed è quella in base a cui spesso decide se leggere o meno il resto del contenuto. Insomma si potrebbe paragonare alla copertina di un libro. Magari vi è scritto un testo di grande valore, ma se al primo impatto non cattura l’attenzione nessuno lo leggerà mai.
Per questo motivo la scelta delle poche parole che precedono tutto il prosieguo deve essere effettuata molto attentamente.

Un titolo che funziona, di solito, induce il lettore a porsi mentalmente una domanda di tipo aperto e, in poche parole, bisogna preannunciare ciò che si ha da dire senza dirlo.
Naturalmente non bisogna essere banali e in ogni caso è necessario che il contenuto della newsletter sia in linea con quanto anticipato nel titolo per non deludere le aspettative.

Prima di effettuare un invio massivo può essere utile testare un oggetto su un numero ristretto di contatti per verificare la percentuale di apertura del messaggio.

 

Potrebbe interessarti: 6 consigli strategici per un oggetto efficace ad alto tasso di apertura

2. Inserire tre link nel messaggio

Tipicamente, quando le persone aprono la loro casella di posta, prima scorrono rapidamente i contenuti, poi, solo se li trovano interessanti, li contrassegnano come ‘non letti’ per poterli rileggere in futuro o li spostano in una cartella in cui hanno depositato tutto ciò che vorrebbero esaminare con più calma. Ciò, in pratica, vuol dire che il messaggio non sarà mai più letto.

Bisogna invece prevenire tutto questo e far sì che l’utente visiti quelle pagine che si volevano proporre inviando la newsletter. A questo scopo bisognerà inserire il link al contenuto verso cui spingere il lead almeno 3 volte. Una buona prassi può essere quella di inserirlo a inizio testo, verso la metà e alla fine.

3. Inserire una call to action

É bene che ogni messaggio termini con un invito ad agire, ovvero una call to action. Limitarsi a illustrare i vantaggi di una scelta non spingerà le persone a decidere. Comunemente si tende alla procrastinazione e quindi, pur essendo consapevoli dei benefici di qualcosa, non è detto che si agisca per ottenerli subito.

Questo atteggiamento va contrastato con uno specifico richiamo all’azione. É però importante che si chieda all’utente di compiere una sola scelta alla volta per semplificare al massimo la decisione.

4. Inserire link a contenuti aggiuntivi

Nella strategia dell’email marketing non sempre i messaggi hanno lo scopo di spingere l’utente ad un acquisto immediato. Può capitare che si voglia fare una newsletter semplicemente per offrire un contenuto informativo al fine di restare in contatto con il cliente. In questo caso è comunque utile fornire link a risorse esterne alla newsletter come ad esempio un articolo sul blog aziendale. Sarà un modo per “allenare” i clienti ad utilizzare i collegamenti e così, quando arriverà un’offerta d’acquisto, il gesto di cliccare non sembrerà innaturale.

 

 

5. Intrattenere con le email

Il cliente non è obbligato a leggere i messaggi email, ciò vuol dire che, qualora fossero noiosi, tenderà a cestinarli rapidamente. Per evitarlo è fondamentale fare una newsletter che riesca a intrattenerlo. L’uso dello story telling è uno dei metodi migliori. In ogni caso è da evitare uno stile comunicativo troppo formale in favore di un linguaggio fresco e leggero.

6.  Mantenere contatti frequenti

La frequenza degli invii suscita sempre molti dubbi in chi si approccia all’email marketing. La convinzione comune è che troppe email possano portare alla cancellazione degli utenti dalla mailing list, d’altra parte, contatti troppo rari portano il cliente a dimenticare perché aveva aderito alla ricezione della newsletter.

Una frequenza ragionevole prevede uno o due messaggi a settimana e si lega ai contenuti che si hanno da offrire.
Se c’è un’offerta imperdibile e in scadenza si possono inviare anche più comunicazioni in un unico giorno.

7. Continuare a cercare nuove iscrizioni

Le abitudini e gli interessi degli iscritti ad una newsletter sono in continuo mutamento. Ciò vuol dire che sarà fisiologico ricevere un certo numero di cancellazioni. Per questo motivo, anche quando si è soddisfatti del proprio volume di affari e dei risultati generarti dall’email marketing, non bisogna smettere di cercare nuovi iscritti per avere una lista di indirizzi aggiornata di contatti pronti all’acquisto.

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Dove trovare illustrazioni gratis per la tua newsletter

I trend degli ultimi anni hanno registrato un aumentato gradimento per le illustrazioni rispetto alle immagini fotografiche.

Le illustrazioni in effetti stabiliscono una comunicazione molto speciale con  l’audience, una comunicazione che oltre a raccontare una storia, entra in contatto con l’emotività delle persone.

Le illustrazioni aggiungono un tocco di personalità e carattere ai tuoi progetti digitali, newsletter incluse.

Vediamo insieme dove scaricare illustrazioni gratis per la tua newsletter o per il tuo progetto digitale!

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1. unDraw

Una intera libreria di illustrazioni gratis adatte a ogni occasione e personalizzabili in grandezza e colore. Grazie al color image generator (in alto a destra), potete praticamente utilizzarle nei colori del vostro brand o in quelli che preferite.

 

 

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2. Freepik

Su Freepik troverete centinaia di illustrazioni, icone e sfondi gratis da usare in ogni occasione, offerte promozionali e festività incluse.

Noi ad esempio abbiamo scaricato da Freepik lo sfondo dell’immagine di apertura a cui abbiamo aggiunto il testo.

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3. Pixabay

Su Pixabay troverete oltre un milione di immagini fotografiche e illustrazioni da scaricare gratis. Il sito ha un menu di navigazione che vi permette di selezionare le immagini a seconda della dimensione, dei colori, del formato o del tema, semplificando significativamente la ricerca.

Insomma una vera e propria fonte inesauribile di ispirazione e creatività.


 

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4. Openclipart

Openclipart offre illustrazioni gratis molto interessanti e originali, da usare anche come icone per i siti web.

Purtroppo la ricerca dell’immagine non è semplice e questo penalizza notevolmente il sito. Se non avete fretta però, date una chance a questa collezione di illustrazioni sempre aggiornata: vi stupirà piacevolmente.

 

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5. VectorStock

VectorStock ha una collezione quasi infinita di illustrazioni vettoriali accattivanti con un motore di ricerca che rende le operazioni di ricerca semplicissime.

Se utilizzate queste illustrazioni con un abbonamento Free, ovvero gratuitamente, tenete presente che dovreste segnalarne la provenienza.

 

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6. Vecteezy

Anche Vecteezy offre una miriade di illustrazioni vettoriali e icone ordinate per categorie. Il sito ha anche un motore di ricerca per facilitare appunto la ricerca.

Durante la ricerca dell’immagine ricordate di mettere un flag nella casella Free License nel menu a sinistra dei risultati per visualizzare solo le immagini gratuite. E’ anche richiesto di pubblicare il credito dell’illustrazione sotto forma di link che vi verrà fornito al momento del download.

 

 

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