Email marketing software: le caratteristiche per una scelta di successo
Un email marketing software lo scegli una volta e poi ci lavori ogni settimana, per anni. Se l’editor è scomodo, se l’assistenza risponde dopo tre giorni o se le email finiscono in spam, cambiare a quel punto costa fatica: liste da esportare e template da rifare. Meglio guardare con calma le caratteristiche che contano prima di cominciare. (Cos’è l’email marketing e come funziona lo spieghiamo in un’altra guida: qui si parla di strumenti.)
Qui sotto trovi cosa valutare, con quello che facciamo noi in Infomail quando serve a capire meglio. Come banco di prova usiamo un’azienda di impianti elettrici con qualche migliaio di clienti, tra privati e imprese edili, e nessuno in ufficio che sappia scrivere codice.
Facile da usare, o non lo userai
Il miglior software per l’email marketing è quello che ha le funzioni che ti servono e che sai usare da solo, senza aprire il manuale a ogni passaggio. Un programma pieno di opzioni pensate per chi programma, per una piccola impresa, finisce quasi sempre usato al dieci per cento.
La prova più semplice: apri l’account di prova e prepara una newsletter vera, dall’inizio all’invio di test. Segnati ogni volta che ti fermi a cercare un comando. Se la lista si allunga già al mittente e all’oggetto, quel programma non fa per te.
L’editor
L’editor è la parte del software dove passerai più tempo. Quello che conviene cercare è il drag and drop: scegli un template, trascini i blocchi (testo, immagine, pulsante), li riempi, e l’email si adatta da sola allo schermo del telefono. Utile anche poter salvare i propri template e riusarli: la newsletter del mese prossimo parte da quella di questo mese.
Se invece hai un grafico che ti prepara le email in HTML, controlla che il software permetta di caricarle così come sono. In Infomail ci sono entrambe le strade: puoi vedere l’editor drag and drop e il caricamento dell’HTML nella pagina della piattaforma.
Dividere i contatti con i tag
Mandare a tutti la stessa email è il modo più rapido per annoiare metà della lista. L’azienda di impianti elettrici scrive a imprese edili che comprano materiale ogni mese e a privati che rifanno l’impianto di casa una volta nella vita: devono poter ricevere email diverse. Per farlo il software deve permetterti di dividere i contatti in gruppi, una pratica che si chiama segmentazione.
In Infomail lo fai con i tag: tag primari, che fanno da liste, e tag secondari per gli interessi o la provenienza. Una campagna può partire solo verso chi ha un certo tag, e il contenuto dell’email può cambiare in base ai tag di chi la riceve. Poi c’è la personalizzazione più semplice, che non va sottovalutata: chiamare il lettore per nome.
Prezzi e formule
Il prezzo è spesso il primo filtro. Guarda però come è fatto, oltre alla cifra. Le formule più comuni sono due:
- l’abbonamento, con un canone legato al numero di contatti: conviene a chi manda email con regolarità;
- i crediti a consumo, senza canone: paghi gli invii che fai, ed è comodo per chi scrive alla lista solo in certi periodi dell’anno.
Poi chiedi se ci sono costi di attivazione o vincoli di durata, e cosa succede se superi i contatti del piano. In Infomail ci sono tutte e due le formule: abbonamenti con invii illimitati e crediti che valgono un anno, un credito per ogni email inviata a un contatto. Non ci sono costi di attivazione. Le voci di spesa di una campagna, software a parte, le trovi nell’articolo su quanto costa una campagna di email marketing.
Il consiglio più utile resta quello della prova gratuita: provalo con i tuoi contatti e le tue email, non con quelle di esempio.
L’assistenza
Quando qualcosa si inceppa conta chi ti risponde, e in quanto tempo. Chiedi quali canali ci sono (email, telefono, videochiamata) e se l’assistenza è compresa nel prezzo o è un extra. In Infomail puoi scriverci, telefonarci o fissare un web meeting, e l’assistenza è compresa nel costo del servizio.
Privacy e consenso
Il software non ti mette in regola da solo: informativa e consenso restano responsabilità di chi manda le email. Però può renderti la vita molto più facile, o molto più difficile. Guarda se il modulo d’iscrizione raccoglie il consenso con una casella non spuntata e lo registra, come chiede l’articolo 7 del GDPR, se ogni email ha il link per disiscriversi e se i disiscritti vengono esclusi in automatico.
Dal 29 ottobre 2026 c’è un punto in più: per tracciare le aperture persona per persona serve il consenso, secondo le linee guida del Garante. Il software deve permetterti di chiederlo e di contare in forma anonima le aperture di chi non l’ha dato. Trovi tutto nella guida sulle regole del Garante.
Consegna in casella
Un’email perfetta che finisce nello spam non serve a niente. Dal febbraio 2024 Gmail chiede a chi invia di autenticare il dominio con SPF o DKIM e, da circa 5.000 messaggi al giorno in su, anche DMARC e la disiscrizione con un clic (linee guida di Google). Il software deve permetterti di configurare tutto questo senza impazzire.
Chiedi anche come vengono gestiti gli indirizzi che danno errore (i bounce) e chi si disiscrive: continuare a scrivergli pesa sulla tua reputazione di mittente. In Infomail il DKIM per i nuovi domini è gratuito, il supporto ti aiuta con SPF e DMARC, e bounce e disiscritti vengono esclusi in automatico dagli invii successivi.
Prima di firmare
Fai una lista corta: le tre cose che userai ogni settimana e le due che non possono andare storte. Poi metti alla prova ogni email marketing software su quelle, con un invio vero alla tua casella e a quella di un collega che usa un altro programma di posta.
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