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Come impostare il DMARC per l’email marketing

Perché occorre impostare il DMARC?

La sfida delle piattaforme di email marketing si gioca su tanti campi; nascono sempre nuove funzionalità aggiuntive, sempre più data-driven, ma…  molto spesso, ci si dimentica dell’obiettivo principale, che potremmo definire basico: la consegna corretta del messaggio.

I filtri antispam dei client di posta sono in evoluzione, quindi quello che andava bene fino al mese scorso potrebbe non andare più bene oggi.
Il team di Infomail da qualche mese sollecita i propri clienti all’aggiornamento della configurazione DKIM e antispoof per la propria casella di posta mittente.

Prima di tutto un aspetto fondamentale: è importante utilizzare una casella aziendale (xxx@tuosito.xx); se utilizzi una casella privata (xxx@gmail.com, xxx@libero.it, ecc) finirai in spam, o peggio, verrai bannato e la newsletter non arriverà neppure in spam.

Il protocollo DMARC è nato nel 2010, dalla collaborazione di diversi attori nel campo della posta elettronica (quali ad esempio AOL, GMail, Hotmail e Yahoo! Mail) per proteggere i propri utenti da spam e phishing.

dem marketing

Le specifiche, pubblicate nel 2012, si basano su 2 tecnologie:

  • Sender Policy Framework (SPF), che consente di verificare da quale dominio realmente parte una email. Per evitare che dei malintenzionati spediscano con il tuo indirizzo email è necessario inserire gli smtp di Infomail nei DNS del dominio del sender.
  • DomainKeys Identified Mail (DKIM): con questa chiave si aggiunge una firma digitale, tramite chiave privata, ai messaggi di posta elettronica.

Ancora non hai configurato gli SPF e il DKIM?

Se ancora non hai configurato gli SPF e il DKIM della tua casella aziendale, contattaci.

I passaggi da seguire sono questi:

1 – Infomail genera, per ogni sender, una chiave privata che ti verrà inviata;
2 – I vostri sistemisti aggiungeranno i parametri nei DNS del dominio del mittente che utilizzate con Infomail;
3 – Dopo averci comunicato l’inserimento dei parametri, Infomail concluderà le impostazioni.

Comunicateci tramite l’email assistenza@infomail.it, quali sono le caselle mittenti (sender) che utilizzate su Infomail su cui volete attivare il DKIM.

L’inserimento degli SPF e del DKIM ancora non è sufficiente, occorre configurare il DMARC.

Dopo gli SPF e il DKIM, occorre impostare il DMARC

Ed eccoci finalmente al DMARC.
Cos’è il DMARC?

Ecco la definizione di Wikipedia: “DMARC, acronimo di Domain-based Message Authentication, Reporting & Conformance, è un complesso sistema di validazione dei messaggi di posta elettronica. È stato sviluppato principalmente per contrastare l’email spoofing, una tecnica di attacco informatico ampiamente utilizzata nello spam e nel phishing.”

Una volta configurato gli SPF e il DKIM (l’inserimento deve avvenire successivamente) occorre inserire un’ultima stringa nei DNS: occorre impostare il DMARC.

Per impostare il DMARC occorre

  1. Nel campo Name (Nome), inserisci _dmarc.tuodominio.xx
  2. Sotto il campo Nome, inserisci TXT
  3. Nella sezione parametri, inserisci il valore DMARC

Il formato del valore DMARC è composto nel seguente modo:

Ci sono 2 tag obbligatori:

  • “v”, che deve avere il valore v=DMARC1;
  • “p”, che deve avere il valore p=”none”; oppure p=”quarantine”; oppure p=”reject”;

“none”, indica al server di posta di destinazione di non compiere nessuna azione nel caso in cui il DKIM e gli SPF non superino l’autenticazione.
“quarantine”, indica al server di posta di destinazione di mettere in quarantena i messaggi nel caso in cui il DKIM e gli SPF non superino l’autenticazione.
“reject”, indica al server di posta di destinazione di mettere rifiutare i messaggi nel caso in cui il DKIM e gli SPF non superino l’autenticazione.

Se scelgo reject, la stringa base sarà composta in questo modo:

v=DMARC1; p=quarantine;

Questi tag sono facoltativi:

  • pct
  • rua
  • ruf
  • sp
  • adkim
  • aspf

Rimandiamo a questo link per i dettagli su questi parametri.

Una stringa potrebbe essere questa:

v=DMARC1; p=none; sp=none; ruf=mailto:email@sito.xx,mailto:email@sito.xx; rua=email@sito.xx

 

Infine alcuni strumenti di verifica del DMARC

Con dmarcian.com potete verificare se il vostro dominio ha il DMARC impostato correttamente.
Qui con lo strumento MXTOOLBOX .

Immagine di copertina Marketing Vettori di Vecteezy

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Come scrivere una newsletter: la lettera di vendita

La newsletter rappresenta un incredibile strumento di comunicazione, qualunque sia il tuo business: attraverso l’email marketing, infatti, è possibile raggiungere un’ampia platea di riferimento, finemente targettizzata e – con grandissime probabilità – realmente interessata ai prodotti o servizi promossi.

Se stai cercando una breve guida per scoprire come scrivere una newsletter efficace, finalizzata alla vendita, non ti resta che proseguire nella lettura di questo articolo.

La lettera di vendita: come scrivere una newsletter efficace e persuasiva

Una lettera di vendita, veicolata attraverso una piattaforma di email marketing, è uno strumento ad altissimo potenziale, capace di produrre tassi di vendita sorprendenti a fronte di uno sforzo esiguo, sia dal punto di vista dell’investimento economico, sia sotto l’aspetto logistico e tecnico.

Scrivere una newsletter sotto forma di lettera di vendita, come immaginerai, deve essere necessariamente curata nei minimi dettagli, perché – attraverso questo strumento – potrai convincere il tuo target ad acquistare i servizi o i prodotti che stai promuovendo. 

La tua offerta potrebbe infatti essere la migliore all’interno del segmento di mercato al quale appartieni, tuttavia, se non riesci a comunicare il tuo valore aggiunto in maniera efficace, lascerai spazio ai tuoi competitor e il tuo business ne risentirà.

Qual è dunque il punto cruciale dal quale partire? Sicuramente non puoi prescindere dal tenere sempre a mente che è il cliente il focus della tua comunicazione, è a lui che ti rivolgi. Pertanto, se il tuo intento è quello di scrivere una newsletter efficace, è certamente superfluo esordire lodando la tua attività o cercando di suscitare forzatamente fiducia. 

Ciò che fa davvero la differenza, al contrario, è mettere in primo piano il lettore stesso, trasmettendo un’informazione semplicissima, ovvero che tutto ciò che offri è finalizzato a risolvere i suoi problemi e a rispondere alle sue esigenze. 

Rivolgersi, dunque, ai propri contatti con una comunicazione diretta, concreta e chiara, è il punto di partenza per instaurare una relazione positiva. Questo approccio sarà in grado di dare vita ad un circolo davvero virtuoso per il tuo business: persuasione e coinvolgimento saranno le condizioni imprescindibili per il raggiungimento dei tuoi obiettivi di vendita.

Per individuare le reali esigenze della tua platea di riferimento e inquadrare l’approccio verbale più pertinente, è indispensabile lavorare sulla targetizzazione della mailing list, questo consentirà di conoscere a fondo il lettore-tipo e capire come scrivere una newsletter adeguata ed efficace. 

Nel prossimo paragrafo, scopriremo insieme le principali tecniche di copywriting su come scrivere una newsletter, utili alla stesura della migliore lettera di vendita per il tuo business.

4 Tecniche di copywriting per scrivere una newsletter efficace

 Come abbiamo sottolineato nelle prime righe di questo articolo, l’email marketing è uno strumento ad altissimo potenziale, per questo motivo è indispensabile non sprecare le grandissime opportunità che offre e tenere sempre a mente le regole principali per la stesura di comunicazioni efficaci. Questo intento è ancor più valido se l’intenzione è quella di vendere prodotti o servizi. 

Vediamo insieme le 4 principali tecniche per scrivere una newsletter efficace.

1) Entrare in relazione con il lettore

Coinvolgere la propria platea di riferimento e instaurare un dialogo proficuo è un must quando si parla di email marketing e ancora di più se l’intenzione è quella di utilizzare questo prezioso strumento per la vendita. 

Un tone of voice cordiale e garbato, unitamente all’utilizzo del linguaggio diretto, sono condizioni necessarie per far sì che il lettore si trovi a suo agio, nello stato d’animo più adatto all’acquisto.

Lo storytelling è una pratica che può aiutare a raggiungere questo obiettivo: le decisioni degli utenti sono sempre guidate dalle emozioni e comunicare utilizzando i toni di un racconto va sicuramente in questa direzione.

Cercare, inoltre, di attivare il lettore mettendolo nelle condizioni di compiere un’azione è un escamotage davvero virtuoso: chiedere per esempio un feedback, rispetto ad una email di vendita, spinge il lettore ad attivarsi e – in caso di responso sfavorevole – a fornire un’informazione importante in merito al suo eventuale disinteresse. 

Questo tipo di input può aiutare a formulare email più pertinenti o semplicemente a escludere dalla mailing list utenti fuori target.

2) Personalizzare la comunicazione 

Durante la stesura di una newsletter di vendita, è indispensabile curare attentamente il copywriting, con l’obiettivo di personalizzare quanto più possibile il testo. Come abbiamo visto poco sopra, parlare con i lettori in maniera friendly e cortese è un ottimo punto di partenza. 

Tuttavia, una personalizzazione ancora più mirata prevede solitamente il nome del lettore nel corpo della comunicazione

Anche la firma, in chiusura della lettera di vendita, ha un grande potere in questo senso: dare personalità alla comunicazione, firmandola personalmente, relegando il nome dell’azienda ad un posto secondario, è la scelta migliore che si possa fare, per trasmettere autorevolezza e coinvolgimento.

3) Comunicare con chiarezza

È imprescindibile, se l’intenzione di una newsletter è quella di vendere, il testo elaborato deve risultare estremamente chiaro e semplice da comprendere

È inutile dilungarsi oltremodo o utilizzare un linguaggio eccessivamente complesso: poche parole ben spese saranno il migliore compromesso per il raggiungimento degli scopi prefissati.

A questo proposito, non è sufficiente lavorare unicamente sul copywriting, bensì è spesso utile aiutarsi con le immagini. L’aspetto visivo di una comunicazione ha, infatti, un altissimo potenziale in termini di coinvolgimento intellettivo ed emotivo. 

4) Comunicare il proprio valore aggiunto

Se fino ad ora abbiamo sostanzialmente sottolineato come la forma sia essenziale in una lettera di vendita, è bene affrontare anche l’importanza del contenuto: trasmettere i propri plus è indispensabile per attirare l’attenzione dei lettori. 

In particolare, porre l’accento sulla cosiddetta USP – proposta unica di vendita – significa comunicare efficacemente ciò che i concorrenti non sono ancora in grado di offrire.
Affrontare efficacemente questo aspetto può davvero fare la differenza in termini di performance della campagna di vendita, messa in atto attraverso l’email marketing.

Come abbiamo visto, il successo di una lettera di vendita è fortemente legato all’utilizzo del copywriting più adeguato: scrivere una newsletter efficace significa infatti padroneggiare abilmente tutti gli elementi di quella che comunemente può essere definita “scrittura persuasiva” per coinvolgere emotivamente i lettori, facendoli sentire importanti, trasmettendo la capacità di rispondere a tutte le loro esigenze. 

Non ti resta dunque che iniziare a stendere la tua lettera di vendita, mettendo in atto tutte le tecniche che abbiamo scoperto insieme, così da raccogliere i migliori risultati per il tuo business in termine di promozione e vendite!

Immagine presa da Writing Vettori di Vecteezy

Testi e tone of voice nell’email marketing- 6 regole d'oro

Testi e tone of voice nell’email marketing: 6 regole d’oro

Può sembrare scontato ma testi e tone of voice nell’email marketing sono fattori da considerare attentamente: ogni marketer alle prese con una campagna di email marketing necessita che le proprie comunicazioni vengano recepite dalla maggior parte degli iscritti alla mailing list.

Spesso, per raggiungere questo risultato, non è sufficiente assicurarsi di avere un buon design o di inviare le email il giorno giusto, all’orario migliore. Le modalità espositive dei contenuti e il tone of voice utilizzato hanno infatti un peso davvero importante sulle statistiche dei nostri invii.

In questo articolo vedremo insieme 6 regole d’oro per strutturare una campagna di email marketing performante anche da questo punto di vista.

 

Copy e tone of voice: due aspetti essenziali della nostra strategia di email marketing

Per capire quanto sia necessario differenziarsi ed emergere nella casella della posta in arrivo, è bene partire dal presupposto che ogni utente riceve mediamente oltre 100 nuove email al giorno e solo il 25% di queste vengono prese in considerazione. Quindi, la domanda sorge spontanea: come possiamo migliorare i nostri risultati attraverso il copy e il tone of voice?

Innanzitutto, creando dei contenuti che siano coinvolgenti e suscitino empatia nel lettore, questo farà si che il nostro target instauri un legame di fiducia verso il nostro brand, scegliendo di dedicarci la massima attenzione ogni volta che riceveranno una nostra comunicazione.

 

Email marketing: prova Infomail

 

6 regole d’oro per testi e tone of voice efficaci 🥇

Ecco nelle prossime righe i 6 suggerimenti concreti per creare email funzionali in termini di stile espositivo e tone of voice. Iniziamo subito!

 

1. Scrivi testi chiari e colloquiali

Scrivere testi chiari ed efficaci non può prescindere dall’avere delle idee altrettanto lucide sugli obiettivi e su ciò che desideriamo trasmettere ai nostri contatti.

Un consiglio operativo per scrivere il miglior testo possibile è fare prima il punto su ciò che abbiamo da comunicare e iniziare a creare una bozza, rivedendola più volte, per assicurarci che riesca a cogliere nel segno, con la giusta chiarezza e semplicità e il giusto grado di coinvolgimento.

 

2. Mostra la tua personalità e usa un tone of voice personale e riconoscibile

Cose come raccontare storie e aneddoti, meglio se utilizzando un tono colloquiale proprio come se si stesse scrivendo ad una persona amica, danno carattere alla nostra newsletter e contribuiscono in maniera decisiva alla creazione di una relazione virtuosa con i membri della propria audience.

Il tono di voce colloquiale renderà la campagna di email marketing più personale e saprà suscitare con maggiore facilità una risposta empatica da parte del lettore, andando a porre il primo tassello di una relazione di fiducia davvero preziosa per il nostro business.

 

3. Offri valore

Qual è il valore che offri con la tua newsletter?

Se non ti sei ancora posto questa domanda, prova a farlo subito. Le domande che possono aiutarti a comprendere il reale valore delle tue email, se c’è, sono le seguenti:

◾ Quali argomenti tratti?

◾ Cosa c’è di interessante o utile in questi argomenti?

◾ Saranno apprezzati dalla tua audience?

Eccolo! Se hai provato a rispondere a queste domandi, adesso conosci il valore che offri con la tua newsletter.

Entrando più nel merito del tono di voce, potrebbe essere utile interagire con il lettore usando la prima persona, spiegando con trasparenza perché sei convinto che ciò di cui lo stai rendendo partecipe sia davvero di suo interesse o utilità.

 

4. Suscita curiosità

Questa indicazione vale per tutti i contenuti che condividiamo con la nostra platea di riferimento e, in particolare, per l’oggetto della nostra email.

Il momento in cui la nostra comunicazione raggiunge la posta in arrivo del destinatario è infatti davvero cruciale, si tratta di un breve istante nel quale – leggendo il titolo che abbiamo formulato – il nostro contatto deciderà se aprire o meno l’email che gli abbiamo inoltrato.

È semplice intuire dunque come non serva a nulla lavorare finemente sul contenuto e sul design se l’oggetto ha uno scarso appeal.

Stimolare la curiosità, lasciando intuire quali vantaggi potrà avere aprendo la nostra email è al contrario un escamotage davvero funzionale per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati.
Iniziare ad interagire con il lettore sin dall’oggetto, ponendo una domanda o introducendo una promessa di beneficio, sono dei metodi davvero interessanti in termini di ritorno sulle statistiche, perché in grado di stimolare la curiosità e spingere l’utente all’azione.

 

5. Trasmetti autenticità 

Quando si preparano titolo e testi di una campagna di email marketing, è importante farlo in modo da imprimere autenticità nei contenuti, cercando di instaurare una comunicazione simile a quella che avrebbe luogo se parlassimo a voce con ciascuno dei nostri contatti.

 

6. Crea un’ esperienza positiva per il lettore

A completamento di tutti i consigli visti sopra, è necessario tenere presente come l’esperienza di lettura complessiva da parte dell’utente debba essere scorrevole e piacevole.

Autenticità, tono colloquiale, tocco personale, idee chiare e valore sono già elementi sufficienti a fornire un’esperienza di lettura positiva per la tua audience.

Un’ultimo accorgimento potrebbe rendere quest’esperienza assolutamente perfetta. Ci riferiamo all’organizzazione dei testi all’interno di un template che dovrebbe essere fatta in maniera da rendere la lettura della newsletter fluida e facile da processare. 

Si possono, ad esempio, creare sezioni dedicate a temi specifici che rimangono uguali nel tempo. In questo modo il lettore sa sempre cosa aspettarsi e dove trovarlo.

Vuoi mettere in pratica queste indicazioni?

Registrati subito a Infomail, per te 500 invii omaggio e il nostro supporto telefonico dedicato.

 

Conclusioni

In conclusione, in questo articolo abbiamo visto quali siano le pratiche fondamentali per dare vita a newsletter e email  performanti e coinvolgenti per le nostre campagne di email marketing. Un tone of voice colloquiale, denso di personalità e autenticità, nel quale la chiarezza è sempre imprescindibile, consentirà un’ottimale esperienza di lettura alla nostra platea di riferimento e ci permetterà di raggiungere più facilmente i risultati attesi.

 

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Email marketing- 6 dritte per migliorare la deliverability

Email marketing: 6 dritte per migliorare la deliverability

Sono molte e diverse le variabili che determinano il successo di una campagna di email marketing: migliorare la deliverability, come è intuibile, è una di quelle essenziali.

In questo, articolo parleremo di come migliorare la deliverability nell’email marketing, vedremo insieme quali sono i fattori che influiscono sulla consegna della posta elettronica e analizzeremo i passaggi necessari per assicurarci ottimi risultati.


Email deliverability: cos’è e perché è così importante?

La deliverability delle email è la capacità di una email di raggiungere il destinatario correttamente, senza incorrere nei filtri o blocchi anti-spam determinati dai provider.

I provider di posta elettronica sono i fornitori di servizi che permettono la gestione di una casella di posta elettronica (Google, Yahoo!, etc.)

Per chiarezza, è bene specificare che vi è una netta distinzione tra l’email deliverability e la più generica “email delivery”. L’email deliverability si riferisce alla cartella in cui l’email arriva, ovvero Inbox, Spam, Indesiderata; l’email delivery invece fa riferimento semplicemente alla ricezione di una comunicazione da parte del server del provider, ma non assicura affatto che questa arrivi alla casella di posta, come ognuno di noi auspica per le proprie campagne di email marketing.

L’importanza di migliorare la deliverability delle email è evidente: una campagna di email marketing che non arriva a destinazione e non viene letta, vanificherà qualunque investimento fatto a livello di tempo e risorse utilizzati. Inoltre, la categorizzazione come Spam porterà al nostro marchio, alla nostra reputazione e a quella del gestore della piattaforma di invio, danni a lungo termine difficili da recuperare.

 

In cosa consiste la reputazione del mittente per i provider?

Quando si parla di reputazione in ottica di email marketing, si intende la classificazione come mittente attendibile o – al contrario – come spammer, sulla base di criteri predefiniti dai provider stessi.

Ciò che fa spostare l’ago della bilancia sono fattori come il coinvolgimento suscitato nella platea di riferimento e la segnalazione dei contenuti come “posta indesiderata” per esempio.

 

I fattori che influenzano la nostra strategia di email marketing in termini di deliverability

Il tema è di così fondamentale importanza che anche qualora al momento fossimo soddisfatti dei risultati delle nostre campagne di email marketing, è sempre bene informarsi e tenere a mente le giuste pratiche da attuare per non incorrere in rischi inutili.

Migliorare la deliverability è una priorità sempre anche quando va tutto bene.

 

Dunque, cosa incide sulla capacità di recapito della posta elettronica?

Ecco i fattori da tenere costantemente monitorati per migliorare la deliverability:

 

◾La sender reputation o reputazione del dominio mittente

Questo fattore deriva principalmente dalla nostra condotta precedente e da quella del dominio o dell’indirizzo IP dal quale spediamo. I nostri clienti fanno quindi riferimento alla sender reputation di Infomail.

Comportamenti ritenuti dubbi o sospetti dai provider potrebbero portare le nostre email ad essere classificate come Spam, così come contenuti di scarsa qualità incapaci di coinvolgere sufficientemente i lettori.

 

◾ Il contenuto formale delle email

La campagna che stiamo per mettere in atto ha qualche caratteristica critica che potrebbe farle correre il pericolo di essere considerata Spam da chi la riceve? Ad esempio, l’utilizzo di caratteri speciali nell’oggetto o un contenuto povero o poco rilevante potrebbero realmente danneggiarci.

Email marketing: prova Infomail

Come testare la capacità di deliverability: dall’analisi dei dati alla “seed list”

Per migliorare la deliverability è fondamentale monitorare le statistiche di invio.

Assicurarsi che la posta venga recapitata correttamente ai nostri contatti 
è un passaggio irrinunciabile e il modo più semplice per farlo consiste nel monitorare le statistiche ottenute dalle campagne stesse.

I marketers più esperti spesso utilizzano la cosiddetta “seed list” per testare la deliverability, ovvero un elenco di indirizzi di posta elettronica di prova, appartenenti ai diversi provider come Gmail, Outlook o Yahoo! per esempio, con l’obiettivo di controllare che l’email arrivi nella Inbox e sia visualizzata correttamente.

Ma, cosa accade se durante i nostri controlli appuriamo che i risultati non sono quelli sperati?

Purtroppo, non c’è una soluzione immediata o rapida a questa circostanza. È necessario infatti partire dalla ricostruzione della nostra reputazione agli occhi dei provider di posta elettronica e questo – purtroppo – richiede analisi, pazienza e precisione.

 

Come ricostruire una buona reputazione presso i provider di posta elettronica

Vediamo insieme, nel dettaglio, quali sono i passaggi fondamentali per riaffermare la nostra credibilità e migliorare la deliverability:

1. Rimuovi gli indirizzi inesistenti e gli iscritti non interessati

Per iniziare è necessario rilevare gli errori commessi ed eliminarli dalle nostre pratiche.

Per esempio, accertandoci che la nostra lista sia formata da contatti attivi ed interessati. Più coinvolgimento susciteranno le nostre email, più aperture avremo e più in fretta la nostra reputazione migliorerà.

Il primo passo è quindi quello di rimuovere gli indirizzi di posta inesistenti, perché obsoleti o registrati in modo errato, e quelli non più attivi.

Impostare il doppio consenso o double opt-in prima di aggiungere un nuovo iscritto alla nostra mailing list è una pratica ottimale: all’utente arriverà un’email di conferma all’indirizzo indicato e l’iscrizione sarà effettiva solo dopo che avrà cliccato sul link ricevuto. In questo modo saremo sempre sicuri che chi si registra alla nostra mailing list, lo fa consapevolmente e con un indirizzo corretto.

Il fenomeno degli indirizzi caduti in disuso è molto delicato, perché il rischio che danneggino la nostra reputazione è davvero concreto: i provider possono rilevare che l’invio è stato inoltrato ad account abbandonati e dunque categorizzarci come Spam indiscriminatamente.

Come accennato sopra, anche gli inattivi sono da monitorare attentamente. Prima di inoltrare una campagna è sempre bene analizzare la lista e osservare la presenza di abbonati che non aprono da tempo le nostre comunicazioni. Se notiamo utenti che da mesi ignorano le nostre email possiamo dedurre che includerli ulteriormente nei nostri invii vada a danneggiare il tasso di deliverability e dunque la nostra reputazione e quella del sender presso i provider.

Che cosa si può fare dunque? È senza dubbio consigliabile inviare un’email di richiesta di conferma o fare una campagna di riattivazione per utenti inattivi (detti anche hard bounce) chiedendo ai contatti se vogliono ricevere ancora le nostre comunicazioni. Di fronte ad una risposta negativa o all’assenza di una risposta, potremo rimuovere questi indirizzi da ritenere nocivi per la nostra reputazione.


2. Invia comunicazioni solo ai contatti che hanno espresso il proprio consenso

L’utilizzo della posta elettronica ormai ha una diffusione incredibile e la maggior parte degli utenti controlla la propria casella di posta in arrivo riconoscendo perfettamente quali sono le comunicazioni attese e quali invece rappresentano una violazione della privacy. È essenziale, in questo senso, coinvolgere nelle nostre campagne di email marketing unicamente gli utenti che hanno esplicitamente dato il proprio consenso.


3. Rispetta la promessa fatta durante l’iscrizione

I nostri iscritti hanno aderito alla mailing list dopo aver valutato la nostra proposta di ricevere contenuti di un certo tipo e con una certa frequenza.

È importantissimo per migliorare la deliverability, rispettare questi accordi ed è indispensabile che vengano esposti con semplicità e immediatezza.

La coerenza è infatti un fattore imprescindibile per creare e far crescere un rapporto di fiducia con la nostra platea di riferimento.

Chiaramente, bisogna in primis individuare il tipo di contenuti, la frequenza e i tempi più consoni al nostro business e solo dopo aver fatto questa analisi proporre in maniera chiara l’iscrizione ai nostri clienti e potenziali clienti.

 

4. Fai attenzione al contenuto e alla forma

Evitare determinate parole recepite come un campanello d’allarme da parte dei provider di posta è un must assoluto in una corretta strategia di email marketing che mira a rimanere lontana dallo Spam e migliorare la deliverability.

I provider, infatti, controllano la riga dell’oggetto e poi il contenuto per verificare che non ci siano parole o frasi sospette. L’uso eccessivo di parole come “gratuito”, “affare” o “urgente” – per esempio – è concretamente rischioso. È buona norma, inoltre, evitare di scrivere in maiuscolo, eccedere con la punteggiatura, o lasciarsi sfuggire degli errori HTML.

 

5. Cura l’oggetto dell’email con particolare attenzione

L’oggetto di un’email influisce ampiamente sulle capacità di recapito delle nostre comunicazioni e dunque sulla nostra reputazione, pertanto va curato minuziosamente evitando di inserire false promesse per ottenere dei clic che produrranno inevitabilmente delusione nel destinatario.

L’oggetto dell’email dovrà essere interessante e avvincente in maniera trasparente così da catturare l’attenzione del lettore verso un contenuto coerente e pertinente e migliorare la deliverability.In caso contrario, sarà probabile che le nostre comunicazioni finiscano nella posta indesiderata.

 

6. Non nascondere o rendere complicato l’annullamento dell’iscrizione

Proprio in virtù del fatto che gli utenti non interessati sono deleteri per la nostra reputazione, è bene che in qualunque momento un contatto possa annullare l’iscrizione. Ciò vuol dire inserire un link di annullamento chiaramente visibile nel piè di pagina dell’email e rendere la procedura breve e intuitiva.

 

Vuoi mettere in pratica queste indicazioni?

Registrati subito a Infomail, per te 500 invii omaggio e il nostro supporto telefonico dedicato.

 

Conclusioni

In questo articolo, abbiamo visto come migliorare la deliverability delle nostre campagne di email marketing per mantenere una buona reputazione agli occhi dei provider di posta elettronica: eliminare i contatti superflui o inattivi, curare forma e contenuti per massimizzare il coinvolgimento e rispettare il consenso e le promesse fatte agli iscritti sono le basi per assicurarci delle ottime prestazioni da parte della nostra campagna di email marketing.

 

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email bounce - come migliorare il bounce rate nell'email marketing

Email bounce: come migliorare il bounce rate nell’email marketing

In questo articolo vedremo cos’è l’email bounce, perché è importante e come migliorare il bounce rate in una campagna di email marketing.

Come migliorare il bounce rate nell’email marketing?

Uno dei fattori essenziali da monitorare nel corso di una campagna di email marketing è l’email bounce. Quando si parla di email bounce ci si riferisce più che altro alla frequenza di rimbalzo o “bounce rate” che  indica quanti messaggi non sono arrivati alle caselle email dei destinatari.

Il bounce rate è un indice particolarmente importante in quanto potenzialmente deleterio per la nostra reputazione e per quella del sender. Il rischio è che in presenza di molti bounce, le email vengano considerate dai provider come indesiderate e dirottate nella cartella Spam.

Avere un tasso di email bounce alto è quindi pericoloso per la deliverability e in grado di danneggiare l’intera campagna di email marketing che abbiamo pianificato.

Vediamo insieme quali sono le pratiche migliori per migliorare il bounce rate e dare vita a campagne virtuose per il nostro business basate su invii a liste aggiornate di contatti consapevoli e realmente interessati.

 

Email bounce: cos’è e perché è così importante?

Come abbiamo accennato poco sopra, per bounce rate o tasso di bounce si intende la percentuale di email che non arrivano a destinazione, pertanto, migliorare questo dato significa ridurlo drasticamente.

Esistono due tipologie di email bounce: soft bounce e hard bounce.

La prima, soft bounce, si riferisce ad errori di recapito temporanei, dovuti per esempio alla casella di posta del destinatario piena o alla dimensione/peso del messaggio. La seconda, hard bounce, è causata da un errore di consegna permanente, dovuto per esempio ad un indirizzo non più valido.

Per individuare le modalità di miglioramento del bounce rate è necessario capire a fondo quali siano i motivi per i quali le email vengono letteralmente rimbalzate dai provider.

Ecco alcuni esempi:

◾ La casella di posta del destinatario è piena

◾ L’indirizzo del destinatario non è più attivo

◾ Il destinatario ci ha segnalati come “posta indesiderata” 😱

◾ Il server di posta ha problemi tecnici

 

In realtà, per quanto sia necessario capire le motivazioni di ogni caso singolo, l’attenzione maggiore deve essere diretta al monitoraggio degli email bounce, i quali potrebbero seriamente minare la nostra reputazione andando ad influire sulla consegna di tutti gli altri messaggi indirizzati a caselle esistenti o a provider perfettamente funzionanti, facendoli confluire indiscriminatamente nelle cartelle “Spam” dei nostri contatti.

Il riscontro concreto che possiamo avere di questo fenomeno si traduce in livelli di coinvolgimento calanti da parte degli utenti, tassi di apertura e click inferiori alle aspettative e – ovviamente – un decremento tangibile delle vendite.

Dunque, se volessimo quantificare, quale deve essere il nostro obiettivo in termini percentuali per il bounce rate?

Possiamo dire con certezza che un bounce rate ottimale di aggira tra il 2 e il 5%, a seconda del segmento di mercato di appartenenza del nostro business. Qualora il dato superasse il limite del 5% è certamente consigliabile fare un’analisi per capire come ottimizzare il processo di pulizia delle liste.

Nel prossimo paragrafo, vedremo insieme le buone pratiche da mettere in atto per correggere una tendenza errata del tasso di bounce.

 

Email marketing: prova Infomail

Come migliorare il bounce rate: i 6 consigli pratici

1. Segmentare la mailing list e inviare email con regolarità

Per evitare di essere categorizzati come Spam bisogna lavorare sul coinvolgimento degli utenti e per fare questo, la segmentazione è un passaggio fondamentale.

Conoscere le caratteristiche e le preferenze dei nostri contatti ci permette di inoltrare loro comunicazioni mirate e altamente pertinenti.

Un buon metodo di segmentazione consiste nel dividere i contatti a seconda del grado di engagement. Puoi quindi riunire in un gruppo i contatti più attivi e inviare loro email con una frequenza maggiore rispetto a quella che userai con i contatti meno attivi.

Segmentare in base all’engagement ti permetterà anche di mettere in atto campagne di riattivazione per i contatti dormienti nel tentativo di riconquistarli.

Inoltre, è bene considerare che una maggiore regolarità nelle comunicazioni produrrà una maggiore familiarità con il nostro brand, che verrà più facilmente individuato nella posta in arrivo, e produrrà un numero maggiore di clic: instaurare una relazione positiva e coltivarla generando fiducia nel lettore, produrrà un effetto virtuoso sulle performance della nostra campagna di email marketing.

Un ulteriore consiglio su come migliorare il bounce rate nell’email marketing è utilizzare domini di proprietà per l’invio delle email: utilizzare domini gratuiti come Google, Yahoo!, etc. – infatti – può risultare davvero low profile e generare sospetto nel destinatario.

 

2. Assicurarsi che le email non vengano categorizzate come Spam

Essere considerati Spam dai provider di posta elettronica è una eventualità tutt’altro che rara. 

Fortunatamente, ci sono dei fattori che possono essere monitorati per assicurarci di non incorrere in questo problema e riguardano principalmente la formulazione dell’oggetto e dei contenuti della nostra email.   Nel caso dell’oggetto, questo non deve contenere troppi numeri, caratteri speciali o parole eccessivamente esplicite in termini di urgenza o promozionalità. Per quanto riguarda i contenuti, assicuriamoci che siano coerenti con l’oggetto e il più possibile di utilità. Un errore purtroppo frequente è promettere qualcosa nell’oggetto dell’email e non darne riscontro nel contenuto della comunicazione.

 

3. Effettuare regolarmente test di prova A/B

Ottimizzare forma, contenuto e persino eseguire una segmentazione efficace è assolutamente possibile grazie all’utilizzo dei test A/B.

Dividere la propria lista di contatti in gruppi per proporre oggetti o Call to Action differenti ad esempio, e confrontare i dati rilevati ci darà modo di prendere atto della necessità di cambiamenti migliorativi, rispetto alla nostra strategia di email marketing di partenza.

In breve, i test di prova ci aiuteranno a determinare a quali fattori reagiscono meglio i nostri utenti.

 

4. Utilizzare le email di conferma aka il double opt-in

Come abbiamo visto poco sopra, spesso il bounce rate delle nostre email è influenzato dalla presenza di indirizzi email errati. È possibile infatti che un utente abbia sbagliato a digitare il proprio indirizzo di posta, pertanto una buona prassi consiste nell’inviare, al momento dell’iscrizione alla mailing list, un’email di conferma all’indirizzo fornito: questo ci permetterà di escludere in partenza account di posta errati o inattivi.

L’utente, in sostanza, per confermare l’iscrizione dovrà collegarsi alla sua casella di posta e cliccare il link di controllo da noi inviato.

5. Pulire regolarmente la mailing list

Oltre a controllare in partenza gli indirizzi email dei nuovi iscritti, un’ottima abitudine per migliorare il bounce rate nell’email marketing è quella di fare una manutenzione costante delle nostre liste.

Con il tempo, infatti, è possibile che indirizzi prima regolarmente attivi diventino obsoleti, pertanto è necessario monitorare le statistiche di apertura, eliminando gli iscritti inattivi da troppo tempo o dando vita a campagne di riattivazione al fine di individuare con certezza gli indirizzi ormai obsoleti e gli iscritti non più interessati al nostro servizio.

 

6. Chiedere agli iscritti di aggiornare i propri dati

Per migliorare l’email bounce e migliorare il bounce rate nell’email marketing, periodicamente è bene chiedere un aggiornamento ai propri utenti, specialmente se si mostrano meno attivi. È possibile infatti che abbiano un nuovo account di posta e che quello in nostro possesso sia caduto in disuso.

 

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In conclusione

In conclusione, in questo articolo, abbiamo visto come il bounce rate, in una strategia di email marketing, influisca notevolmente sui risultati e soprattutto sulla nostra reputazione presso i provider di posta elettronica.

Tenere monitorato questo dato ci consentirà un ritorno importante sul nostro investimento e ottimi risultati in termini di business.

 

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Come usare le immagini nelle newsletter

Come usare le immagini nelle newsletter

Come usare le immagini nelle newsletter? Quante volte avrete sentito la frase “una sola immagine vale più di mille parole”? Ed è così, visto che il cervello ha la capacità di elaborarle a una velocità 60.000 volte più veloce di quella che impiega nell’elaborazione di un testo. Lo stesso principio vale anche nella creazione della newsletter? Assolutamente sì!

 

Come usare le immagini nelle newsletter: sfruttane la forza

Le immagini sono un’arma potente, un veicolo immediato che comunica un concetto, un’idea, un messaggio in modo istantaneo. Non possono perciò mancare in uno strumento come la newsletter dove il coinvolgimento e le emozioni sono i primi tasti da toccare per spingere l’utente all’azione, aprendo l’ email e cliccando la call-to-action.

E sebbene questo sia un assunto inattaccabile, perché il metodo risulti veramente efficace è bene attenersi ad alcune regole precise.

La prima regola per usare le immagini nelle newsletter è quella di evitare che queste siano troppe e troppo grandi per non finire immediatamente nella casella dello Spam. Anche il loro peso incide non poco sulla fluidità del contenuto, poiché foto eccessivamente pesanti, hanno tempi di caricamento più lunghi e sappiamo tutti quanto agli utenti di internet non piaccia aspettare, oltre al fatto che alcune volte vengono bloccate in automatico.

Infine le immagini grandi ricordano, nella mente dei clienti, fotografie di stock ed etichettandole come non originali e poco rilevanti, potrebbero farti perdere preziosi iscritti. Non ci dedicheremo qui allora ai concetti che insegnano come progettare una newsletter, ma soltanto a quegli strumenti che incidono maggiormente sull’elemento visivo di un’email.

 

Quanto contano le immagini nelle newsletter?

La risposta è tantissimo. L’immagine giusta può farti ottenere una percentuale di clic (CTR) che arriva oltre il 40%. Non un numero a caso, ma il frutto di uno studio che ha analizzato tantissime campagne di email marketing che si distinguevano proprio per la presenza o meno di immagini.

E da tale studio è uscito fuori appunto il dato che le email che hanno fatto uso di immagini abbiano ricevuto il 42% di click in più rispetto alle email composte da solo testo. Dovevamo aspettarci un risultato simile. Instagram, il social network del momento, è per eccellenza la piattaforma che più di ogni altra fonda il suo successo proprio sul forte impatto che suscitano le immagini.

È nel momento in cui ti accorgi che le persone commentano più le immagini che i testi, che ti rendi conto del loro implicito potenziale.

 

Come usare le immagini nelle newsletter: tipologie e dimensioni

Prima di inserire una qualsiasi immagine in una newsletter è opportuno conoscere l’obiettivo che ci si prefigge, alcune informazioni di base e quali siano le giuste dimensioni.

Lo scopo di un’immagine può variare. Esse possono deliziare, emozionare, incuriosire, coinvolgere, spiegare, raccontare, ma a prescindere da tutto ciò le caratteristiche che non devono mancare in una foto sono la sua alta qualità e il fatto di rispondere a uno scopo. Perciò non inserite immagini per il solo gusto di farlo, o perché così è spiegato e consigliato, o le vostre newsletter saranno presto ignorate perché considerate Spam.

Ad ogni immagine aggiungete il testo ALT, la sua funzione è importante. Quando infatti per qualsiasi motivo le immagini non possono essere visualizzate dagli utenti, la loro descrizione, contenuta appunto nell’ALT, può essere esemplificativa e rende accessibile la fruizione dell’email anche a chi non può fisicamente vederle.

Allo stesso tempo però non siate eccessivi nell’uso delle immagini stesse. In vostro aiuto accorrono altri elementi separatori e spazi bianchi che rendono la newsletter molto più facile da visualizzare. Il tentativo di inserire quante più foto possibili in un’email può avere i suoi effetti controproducenti. Ricordate che le immagini hanno il compito di interrompere un blocco di testo per renderne più scorrevole la lettura, se quindi inserite più immagini in modo consecutivo, state rinunciando a questa funzione essenziale e a quella parte di messaggio che deve essere veicolata dal testo.

Sia il piccolo che il troppo grande hanno degli effetti dannosi, meglio orientarsi sul giusto equilibrio e destinare alle immagini uno spazio che va dal 20% al 30% del totale della newsletter.

Un elemento importante per capire come usare le immagini nelle newsletter sono le dimensioni. Sarebbe bene (ma non è una regola) che la larghezza non superi i 600 pixel. Il peso non dovrebbe superare 1 megabite, se invece si utilizzano immagini di sfondo o GIF il limite può salire a 3 megabite.


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Email marketing: prova Infomail

Come usare le immagini nelle newsletter: quante e quali?

Non esiste una risposta giusta alla domanda sulla quantità di immagini da inserire in una newsletter. Potrebbe bastare anche solo una foto o risultare più convincente inserirne addirittura fino a 10. Il vero presupposto è che la o le immagini siano di forte impatto e di qualità.

Anche definire la tipologia di immagine non prevede una risposta chiara e univoca. Non esistono regole precise e rigide, ma ancora una volta prevale l’impatto. E di sicuro ne avrà più un’immagine reale, vera, ben realizzata e autentica, piuttosto che una foto dozzinale di stock. Siamo tutti d’accordo.

Un aspetto però da non sottovalutare è il maggior riscontro che secondo alcune ricerche semiotiche hanno le immagini che raffigurano persone rispetto a quelle che ritraggono oggetti o paesaggi. Meglio ancora se gli stessi protagonisti delle immagini risultano in atteggiamenti positivi, rilassati, sorridenti.

Infine di grande effetto e ultimamente anche in grande tendenza sono le illustrazioni, spesso capaci di suscitare emozioni e sorrisi più di quanto non faccia una immagine fotografica.

 

 

 

 

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Conclusioni

Adesso che abbiamo approfondito il tema “come usare le immagini nelle newsletter”, abbiamo un ultimo ma fondamentale consiglio: costruite il vostro stile, uno stile e un marchio di fabbrica che siano riconoscibili anche al di fuori delle vostre newsletter. E questo include oltre all’utilizzo delle immagini, anche l’inserimento del proprio nome e del proprio logo, così che tutti potranno riconoscervi.

 

 

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Il ROI dell'email marketing

Il ROI dell’email marketing: come si calcola e legge

Quest’articolo si propone di spiegare le basi del ROI dell’email marketing, partendo dal suo calcolo e dalle componenti che bisogna considerare per una corretta analisi. 

Prima di pianificare una strategia di Marketing occorre sempre valutare il reale ROI delle singole azioni da intraprendere per non rimanere delusi dai risultati ottenuti.

Sulla base di una recente ricerca pubblicata da Salesforce, leader mondiale nel campo del Customer Relationship Management, l’email marketing è una delle attività di web marketing con il più alto tasso di Ritorno Sugli Investimenti (ROI) che si attesta attorno al 3200%.

Ciò significa che per ogni euro speso vi è un ritorno di circa 32 euro.

Niente male per un sistema di marketing che ha dei costi di gestione davvero irrisori se paragonato ad azioni meno redditizie con costi più alti!

Sulla base di tali dati, aziende di grandi dimensioni ritengono al momento questo strumento come uno tra i più validi. 

Bisogna tuttavia aggiungere che l’email marketing come lo conosciamo oggi, non ha più il carattere e l’approccio di quello utilizzato alcuni anni fa. Si è passati, infatti, da un metodo statico, gestibile da ogni professionista, a un’esperienza customizzata sulla base dei reali bisogni di ciascun iscritto, automatizzata da sistema, dinamica e sempre in grado di intercettare e recuperare delusi e nuovi possibili clienti.  

Prima di investire qualsiasi cifra in email marketing è bene valutare concretamente e in anticipo l’effettivo ritorno che ci si può ragionevolmente aspettare.

 

Come si calcola e come si legge correttamente il ROI dell’email marketing 

Se la formula classica del ROI è data dal rapporto tra il Profitto netto per il Capitale totale investito nel caso del ROI dell’email marketing basta trasporre tale rapporto al profitto e al capitale investiti in tale attività. Avremo pertanto profitti netti fratto capitale investito in e-mail marketing. 

Questo rapporto sulla base di quanto precedente detto, nell’email marketing risulta molto alto. Bisogna ricordare che parliamo di una media e che il ROI effettivo di ciascun business potrebbe discostarsi con valori dinamici.

È bene chiarire che nei singoli casi non tutti arriveranno al 3200%, ma sicuramente le soglie di scostamento difficilmente riusciranno a portare risultati insoddisfacenti o addirittura negativi.

Nulla toglie però che tale valore possa anche essere superato in positivo. Se ne volete essere certi è comunque bene affidarsi a un client di invio newsletter come Infomail con una tecnologia solida e scalabile per garantire la massima affidabilità.

Email marketing: prova Infomail

 

Come si imposta correttamente il ROI dell’email marketing 

Sulla base di quanto appena detto per calcolare correttamente il ROI dell’email marketing occorre disporre dell’ammontare delle spese totali e del profitto da esse generate. In quest’ultimo caso bisogna tener conto di una serie di variabili che rientrano nel valore da determinare. 

◼️Vendite Provenienti dall’email marketing

La prima voce da considerare è quella relativa alle vendite generate per via diretta dall’email marketing. Dividendo l’ammontare totale dei ricavi generati dopo l’invio delle email per il numero totale di email inviate si ottiene il profitto unitario per singola mail inviata.

Poi bisogna considerare che le email non hanno generato solo profitti, ma anche nuovi iscritti. A tal fine bisogna considerare il numero dei nuovi iscritti dopo l’inizio della campagna di email marketing e rapportarlo al numero degli iscritti nello stesso periodo del mese precedente la campagna. In questo modo valuterete anche il valido incremento di iscritti. 

◼️Percentuali di conversioni 

Una buona campagna di email marketing porta con sé anche un buon tasso di conversione. In questo caso è bene tenere a mente che la conversione rappresenta il raggiungimento degli obiettivi fissati ad inizio campagna e più aumenta questo valore tanto maggiore è la soddisfazione di chi la commissiona. Ciò rientra a pieno diritto nel calcolo del ROI dell’email marketing per valutare se l’investimento sia stato redditizio o meno. Per effettuare una corretta rilevazione di questo indicatore bisogna calcolare il rapporto tra la somma di tutte le conversioni ottenute dalle email inviate per il numero totale delle mail inviate. 

◼️Percentuale di Clic 

La percentuale di clic è un indicatore che mostra il numero di persone che hanno fatto clic sulla Call to Action ovvero il link presente nella mail. Si ottiene dividendo la somma dei clic totali per il numero complessivo delle email inviate. Più alto è questo valore, maggiore è il successo dell’azione di marketing intrapresa. 

Altri valori da considerare nel calcolo del ROI 

◼️Grado di coinvolgimento 

Migliore è la qualità dell’email nell’incoraggiare gli utenti a interagire con le vostre proposte, maggiori sono i margini di profitto. Il grado di coinvolgimento si misura sulla base del numero delle email aperte dai destinatari. 

Infine, comparate le entrate economiche pervenute dalla campagna di email marketing con quelle pervenute da altre fonti e verificate l’incremento di traffico sul vostro sito. 

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Conclusioni 

Fare le giuste valutazioni sul ROI della vostra campagna di email marketing richiede una buona esperienza e la necessità di tenere a mente una vasta gamma di parametri. Affidarsi a specialisti per l’invio di newsletter è sempre la scelta più giusta e più ripagata nel lungo tempo. Infomail ad esempio fornisce tutte le statistiche necessarie al monitoraggio e, conseguentemente agli aggiustamenti della campagna di email marketing. Inoltre garantisce un pratico supporto telefonico gratuito in italiano. 

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Perché è indispensabile avere una strategia di email marketing

7 idee per creare email e newsletter irresistibili

L’uso di email e newsletter integrato nella strategia di marketing può rivelarsi molto efficace, ma per ottenere risultati importanti è indispensabile creare contenuti di qualità, accattivanti e persuasivi.

Se infatti un messaggio email curato nei dettagli può rappresentare un potente strumento di conversione, un testo scritto in maniera poco professionale può infastidire il lettore e generare cancellazioni dalla mailing list o segnalazioni di spam.

Bisogna quindi prestare particolare attenzione alle parole e inviare contenuti che il destinatario possa ritenere di valore, ma come fare? Molte aziende affidano il lavoro di redazione a copywriter professionisti, ma per chi volesse cimentarsi nell’arte della scrittura ecco 7 preziosi suggerimenti per realizzare email e newsletter efficaci.

 

1. Usa un tono informale

Si può essere professionali senza per questo risultare troppo rigidi nel linguaggio. Un tono amichevole e informale aiuta il lettore ad affrontare il testo in maniera più rilassata e a sentirsi più vicino. Le esperienza professionali e le informazioni interessanti per il destinatario possono essere condivise con un linguaggio simile a quello che si utilizzerebbe per spiegare il proprio lavoro a un amico. Spesso alcuni scrittori di fama dicono che un testo ben scritto è quello ritenuto comprensibile anche da un bambino, evidenziando la necessità di un linguaggio semplice e di un tono conversazionale.

 

2. Promuovi notizie virali

Le notizie presentano lo svantaggio di avere una certa volatilità. Un argomento attuale adesso potrebbe essere superato nel giro di qualche giorno o addirittura di qualche ora. Per questo i contenuti che si fondano sulle news del momento vanno utilizzati con una certa parsimonia, ma non bisogna rinunciare ad essi. Cavalcare le notizie soprattutto quelle virali, e le onde emotive del momento servirà a comunicare ai lettori l’idea che ‘si è sul pezzo’ e si è in grado di fornire commenti, idee e soluzioni su un tema che è considerato di assoluta attualità.

 

3. Un po’ di poesia rende più piacevole la lettura

Ammettiamolo: un testo accattivante, divertente e arricchito di qualche virtuosismo è sempre più piacevole di un brano informativo e asettico. Non è necessario esagerare nella ricerca dei termini, nell’umorismo o nella produzione di rime, ma sarà sufficiente qualche gioco di parole e comunque utilizzare qualche trucco per attirare l’attenzione. Una frase in rima o l’uso di allitterazioni, sono, ad esempio, mezzi per rompere la monotonia della lettura.

Bisogna però dare a questo aspetto la giusta priorità. Se un’idea arriva spontaneamente e risulta appropriata al contesto sarà bene utilizzarla, ma se dovesse svilire il messaggio in favore della simpatia è meglio evitarne l’uso.

Email marketing: prova Infomail

4. Racconta storie

In termini tecnici si chiama storytelling e di fatto il suo uso è da sempre molto ampio nell’ambito delle comunicazioni. Che si voglia promuovere un prodotto, un servizio o un personaggio è sempre una buona idea quella di creare una storia che ne supporti il valore. Molte persone di fama mondiale sono accompagnate da una storia che caratterizza la loro vita e la loro ragione di essere ciò che rappresentano. Analogamente la sponsorizzazione di prodotti passa attraverso pubblicità volte a creare una storia intorno a quanto viene proposto. Anche le email possono essere arricchite da storie. Si può evidenziare come qualcuno sia riuscito a risolvere un problema grazie all’uso di un prodotto o di un servizio ma anche narrare esperienze professionali del proprio settore come aneddoti e storie.

 

5. Rendi il messaggio personale

Nell’email marketing è importante creare email e newsletter da persone reali per persone reali. Molto utile è  impostare il testo in modo informale e utilizzare il ‘tu’ per rivolgersi all’interlocutore. L’email è infatti qualcosa di personale e nella redazione del testo è utile tenere a mente che bisogna scrivere come se ci si rivolgesse ad un amico rendendo così il testo più accessibile e portando la comunicazione a un livello più ‘intimo’.

 

6. Sintesi e semplicità

La lettura di un’email o newsletter richiede tempo e spesso avviene in condizioni non ottimali. Oggi può capitare che le persone aprano la loro casella di posta elettronica mentre sono in autobus o perfino in bagno. Hanno pochi istanti per decidere se un contenuto è interessante e proseguire nella lettura o chiudere e passare oltre. Per questo è importante essere sintetici ed efficaci.

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7. Invita sempre all’azione

Lo scopo di un’email commerciale non è mai quello di restare lettera morta, ma deve produrre delle conseguenze. Il ricevente deve essere spinto a un passo successivo. Quale debba essere questo passo dipende dalla fase della relazione che si è stabilita con il destinatario. In principio può essere l’invito a visionare un nuovo contenuto o l’iscrizione a un servizio di prova, in un secondo momento si può proporre un codice sconto da utilizzare in tempi rapidi o di aderire a un’offerta dedicata. In ogni caso è importante che al termine dell’email il lettore sia chiamato ad agire con una Call to Action ben studiata, e, se lo farà, si potrà ritenere che il testo scritto è stato efficace.

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7 idee per creare email e newsletter irresistibili

Perché è indispensabile avere una strategia di email marketing

L’evoluzione del digitale ha fatto pensare che l’email fosse uno strumento di marketing in qualche modo superato. In realtà è senza dubbio tramontata l’illusione che il semplice invio di un’email priva di contenuti di valore possa portare ritorni significativi, mentre è chiaro che l’implementazione di una strategia che includa anche l’email marketing tra gli strumenti di vendita può rivelarsi molto efficace.

 

L’email marketing è uno strumento prezioso ma serve una strategia mirata

Per comprendere il valore di un messaggio email è utile riflettere sulle sue origini.
L’email ripropone in maniera virtuale l’antica consuetudine di inviare una lettera cartacea. Questa aveva la caratteristica di rivolgersi ad una persona specifica e si trattava quindi di qualcosa di “personale. La posta elettronica ha conservato la caratteristica di essere indirizzata a qualcuno in maniera diretta e, diversamente da una generica pubblicità che parla a tutti, l’email è pensata esattamente per chi la riceve. Oggi infatti, grazie alle piattaforme di email marketing come Infomail, i messaggi email possono  essere personalizzati grazie a tecniche avanzate di segmentazione e ciò rende li rende particolarmente efficaci.

Per sfruttare tutte le potenzialità dell’email marketing è però indispensabile studiare e mettere in atto una strategia senza la quale si rischia di vanificare tutti gli sforzi, anche quelli economici.

 

Che sia B2B o B2C, serve una strategia di personalizzazione

I messaggi email possono essere efficaci sia in ambito business che in ambito consumer. Bisogna eventualmente impostare strategie diverse per i due tipi di settori e in funzione del tipo di rapporto che si deve stabilire con il cliente o che si è già stabilito in passato.

In ogni caso bisogna distinguere i contatti che devono essere acquisiti per la prima volta da quelli che sono già parte di un funnel.

Spesso di un compratore nuovo si hanno poche informazioni e quindi è piuttosto difficile confezionare un’offerta commerciale in grado di soddisfarne i bisogni. Per questo può essere utile partire con un’interazione in cui si propongono materiali informativi, uno sconto per il primo acquisto ed eventualmente anche l’invito a compilare un semplice questionario di preferenze.

Per i clienti già acquisiti i messaggi possono essere maggiormente orientati all’offerta commerciale, ma non va mai commesso l’errore di tralasciare l’invio di contenuti di valore. Sia nel B2B che nel B2C, contenuti piacevoli, report di settore o promozioni che possono incontrare le specifiche esigenze del momento possono essere molto graditi.

 

La giusta strategia per raggiungere l’obiettivo

Le email sono fatte per raggiungere vari obbiettivi, ma string stringi l’obiettivo finale è quasi sempre guidare le leads attraverso un percorso che si conclude con una decisione di acquisto. Più facile a dirsi che a farsi. A meno che non si è studiata una attenta strategia per guidare i clienti verso l’obbiettivo finale. Quindi anziché procedere a tentoni, è opportuno pianificare una serie di messaggi che saranno spediti in successione e che con i giusti contenuti e le opportune Call to Action guideranno un passo alla volta i clienti verso la decisione di acquisto.

 

Email marketing e content marketing: sinergia vincente

Parliamoci chiaro: senza contenuti non si può fare l’email marketing. Una strategia di email marketing vincente è strettamente legata ad una strategia di content marketing. L’email marketing infatti ha lo scopo di portare i contenuti a destinazione possibilmente nel momento giusto.

Ogni contenuto deve essere creato pensando a chi lo leggerà. In particolare bisognerebbe pensare alle domande e alle curiosità che la nostra audience potrebbe avere e provare ad anticipare le risposte. Anche in questo caso la personalizzazione gioca un ruolo importante se pensiamo che un nuovo utente potrebbe non avere le stesse “necessità” di un cliente acquisito da tempo. Ritorna utile la possibilità di segmentare la propria mailing list anche in base alla storia del contatto.

 

Strategia, coerenza e pianificazione

Le campagne di email marketing ci aiutano a costruire un rapporto di fiducia con la nostra audience. Per far sì che ciò accada è indispensabile che ci sia coerenza tra i contenuti delle nostre email e il nostro approccio generale. Ed è proprio qui che servono strategia e pianificazione di tutti i contenuti da proporre inclusi quelli dei social network.

 

Strategie promozionali

Una buona strategia è indispensabile anche per lanciare promozioni e campagne sconti. Che si tratti di un contenuto extra o di uno sconto o di una prova gratuita a tempo, è sempre bene valutare il momento e il giusto target tra i nostri contatti. In questo modo saremo sicuri di fare centro e non inviare un invito alla prova a quei contatti che sono già clienti da tempo e gradirebbero maggiormente una promo fedeltà.

 

Email marketing: prova Infomail

 

Una strategia per assicurarsi il successo

I tuoi contatti vogliono ricevere email e newsletter. Altrimenti perché si sarebbero iscritti alla tua mailing list! Le ricerche ci dicono che più del 50% dei consumatori controlla la casella email almeno 10 volte al giorno e considera la posta elettronica lo strumento preferito per ricevere comunicazioni commerciali e novità dai brand seguiti. Come se ciò non bastasse, il 59% dei marketer sostiene che l’email sia la principale fonte di ROI. 

Visti i numeri ha senso decidere di mettere in atto una strategia di email marketing ben pensata e studiata per ottenere il massimo successo possibile. Praticare un email marketing casuale invece, potrebbe farci sprecare tempo e denaro e soprattutto perdere una grossa occasione.

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E se pensate di aver bisogno di suggerimenti e guide, continuate a fare riferimento al nostro blog. Siamo qui per supportarvi e ispirarvi. E abbiamo anche una piattaforma di email marketing molto conveniente e semplice da usare: si chiama Infomail.

 

 

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4 tecniche di vendita da usare nell'email marketing - infallibili!

4 tecniche di vendita da usare nell’email marketing: infallibili!

L’email marketing è un potente strumento per incrementare le vendite, ma deve essere utilizzato in maniera efficace per poter offrire i ritorni sperati. A questo scopo è utile conoscere le più efficaci tecniche di vendita, basate su sperimentazioni scientifiche e integrarle nella propria strategia di email marketing.

Ecco allora 4 infallibili tecniche di vendita sempre valide ai fini della persuasione e preziose anche quando utilizzate per l’email marketing.

 

1. L’ancoraggio dei prezzi

Questo trucco si basa sull’idea che la mente umana lavora principalmente per confronti. Un prezzo non è mai alto o basso in maniera assoluta, ma lo è sempre in relazione alle alternative.

In un esperimento sociale fatto con un campione di studenti e agenti immobiliari, ad un campione di persone furono offerti degli opuscoli in cui venivano proposte case a prezzi esorbitanti, quindi fu chiesto loro di stimare il valore di altri appartamenti nella stessa zona e le loro valutazioni risultarono molto alte.
La similitudine indusse infatti gli intervistati a operare una comparazione da cui hanno poi dedotto un importo influenzato da quanto avevano visto prima.

A partire da questa evidenza sul comportamento umano è possibile creare email in grado di spingere il destinatario a ragionare allo stesso modo. Se ad esempio si propongono orologi si potrà proporre per primo un modello ad un prezzo molto elevato, quindi la tipologia su cui si vuole effettivamente spingere all’acquisto a un prezzo adeguato.

In altre parole è utile presentare per primi i prodotti più costosi e su cui non si nutre un particolare interesse alla vendita e per secondi quelli con un prezzo più basso che apparirà istantaneamente più allettante.

 

2. Meno scelta, più scelta

Un errore comune di chi si occupa di vendite è quello di proporre contemporaneamente troppe scelte. Presi dall’ansia di mostrarsi assortiti e dalla voglia di accontentare a ogni costo il cliente si mostrano in pochi minuti tutti i prodotti disponibili ottenendo però il risultato opposto a quello desiderato: la persona va via più confusa di prima e probabilmente acquisterà altrove.

Nel libro “The Paradox of Choice – Why More Is Less” dello psicologo americano Barry Schwartz, sono riportati i risultati di alcuni studi secondo cui le persone dinanzi a più opportunità di scelta tendano quasi a paralizzarsi e infine a non scegliere.
Vanno quindi evitate quelle situazioni in cui si propongono troppe alternative.

A dimostrazione di questa tesi si può citare lo studio di Lepper e Iyengar che nel 2000 proposero ad un campione di persone dei barattoli di marmellata. Un primo gruppo poteva scegliere tra 6 tipi mentre un secondo gruppo aveva a disposizione ben 24 alternative.
Il secondo gruppo ha mostrato maggior interesse, ma al termine dell’esperimento il 30% di quanti potevano scegliere tra 6 possibilità ha di fatto acquistato, mentre solo un risicato 3% ha deciso di comprare una delle 24 marmellate.

In un messaggio di email marketing queste conclusioni ci riportano all’importanza di segmentare la mailing list e inviare messaggi personalizzati ai vari segmenti. 

Se non si segmenta la propria mailing list, tutti i contatti riceveranno le medesime offerte commerciali. Così ad esempio nella newsletter di un negozio che vende articoli per animali domestici, saranno proposti a tutti i contatti cibi per cani, gatti, uccelli, criceti, etc. con il rischio di risultare dispersivi e distrarre l’utente.

Con la segmentazione invece si può decidere di inviare ai proprietari dei gatti solo le comunicazioni relative agli amati felini, e a chi vive con un cane solo le offerte e le novità per cani.

Inoltre è sempre consigliabile definire a priori quale prodotto si vuole spingere con ogni email commerciale e limitarsi a proporre questo insieme ad altri 2 o 3 prodotti di supporto. In questo modo l’email risulterà chiara e non dispersiva, e le conversioni ne beneficeranno.

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3. La scarsità crea valore

Una potente leva ad agire per approvvigionarsi di un bene è l’idea che lo stesso possa mancare.
Il principio conosciuto come FOMO (acronimo di Fear of Missing Out) è in insomma la paura di perdere un’opportunità.
Può accedere con i prodotti, ma anche con l’idea di perdere un’occasione irripetibile.

Basti pensare a quei grandi eventi a data unica o e al fatto che i biglietti per parteciparvi vanno via alla velocità della luce appena vengono messi in vendita.
Nessuno si affretta ad acquistare il biglietto per uno spettacolo che si ripete ogni giorno, ma tutti accorreranno per assistere ad uno spettacolo unico.

Anche in questo caso gli studi scientifici offrono delle evidenze. Il sociologo e psicologo Worchel, insieme ai colleghi Lee e Adewole mostrò a degli studenti due barattoli di biscotti simili che furono valutati in egual maniera.
In un momento diverso, da uno dei barattoli, furono tolti alcuni biscotti e allora la valutazione degli studenti diventava superiore per i biscotti presenti in minor quantità.

Questo principio psicologico può essere ampiamente utilizzato nell’email marketing. La fretta ad agire può essere stimolata sia rendendo limitato il numero di pezzi disponibili sia restringendo i tempi in cui è possibile prendere una decisione.
Un’offerta mirata per un prodotto disponibile in quantità limitata e per un tempo breve sarà senza dubbio una valida spinta a scegliere immediatamente.

 

4. Il piede nella porta

La gradualità può essere un ottimo strumento per creare un rapporto sempre più “intenso” con i clienti. La persona che da un momento all’altro deve finalizzare un acquisto importante sarà assalita da mille paure e tenderà a ricercare molte rassicurazioni.
D’altra parte lo stesso acquisto sarà effettuato in maniera molto più rilassata se il venditore è già conosciuto e si è già effettuata con lui qualche transazione minore.

Per conquistare la fiducia delle persone e aggirare le loro diffidenze il modo migliore è quello di instaurare un rapporto per gradi.

La conoscenza di questo principio si rivela preziosa anche nell’email marketing. Bombardare infatti un utente che si è appena iscritto alla newsletter di inviti all’acquisto può rivelarsi fatale.
Iniziare invece da messaggi soft in cui si offrono informazioni interessanti, in cui si invita l’utente a compilare un sondaggio o a scaricare un ebook, è utile per tenere alta l’attenzione del cliente sui prodotti e servizi offerti e per invitarlo, quando i tempi saranno più maturi, a finalizzare un acquisto.


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Le tecniche di vendita esposte possono essere usate singolarmente ma anche in forma integrata. Un approccio integrato si rivela molto efficace sia nel marketing tradizionale sia in quello digitale e via email.

In ogni caso è sempre fondamentale eseguire dei test per comprendere cosa funziona meglio con i propri contatti e nel proprio ambito di business. Testare ogni approccio e verificarne i risultati sul campo porterà sicuramente i risultati sperati.

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