Testi e tone of voice nell’email marketing- 6 regole d'oro

Testi e tone of voice nell’email marketing: 6 regole d’oro

Può sembrare scontato ma testi e tone of voice nell’email marketing sono fattori da considerare attentamente: ogni marketer alle prese con una campagna di email marketing necessita che le proprie comunicazioni vengano recepite dalla maggior parte degli iscritti alla mailing list.

Spesso, per raggiungere questo risultato, non è sufficiente assicurarsi di avere un buon design o di inviare le email il giorno giusto, all’orario migliore. Le modalità espositive dei contenuti e il tone of voice utilizzato hanno infatti un peso davvero importante sulle statistiche dei nostri invii.

In questo articolo vedremo insieme 6 regole d’oro per strutturare una campagna di email marketing performante anche da questo punto di vista.

 

Copy e tone of voice: due aspetti essenziali della nostra strategia di email marketing

Per capire quanto sia necessario differenziarsi ed emergere nella casella della posta in arrivo, è bene partire dal presupposto che ogni utente riceve mediamente oltre 100 nuove email al giorno e solo il 25% di queste vengono prese in considerazione. Quindi, la domanda sorge spontanea: come possiamo migliorare i nostri risultati attraverso il copy e il tone of voice?

Innanzitutto, creando dei contenuti che siano coinvolgenti e suscitino empatia nel lettore, questo farà si che il nostro target instauri un legame di fiducia verso il nostro brand, scegliendo di dedicarci la massima attenzione ogni volta che riceveranno una nostra comunicazione.

 

Email marketing: prova Infomail

 

6 regole d’oro per testi e tone of voice efficaci 🥇

Ecco nelle prossime righe i 6 suggerimenti concreti per creare email funzionali in termini di stile espositivo e tone of voice. Iniziamo subito!

 

1. Scrivi testi chiari e colloquiali

Scrivere testi chiari ed efficaci non può prescindere dall’avere delle idee altrettanto lucide sugli obiettivi e su ciò che desideriamo trasmettere ai nostri contatti.

Un consiglio operativo per scrivere il miglior testo possibile è fare prima il punto su ciò che abbiamo da comunicare e iniziare a creare una bozza, rivedendola più volte, per assicurarci che riesca a cogliere nel segno, con la giusta chiarezza e semplicità e il giusto grado di coinvolgimento.

 

2. Mostra la tua personalità e usa un tone of voice personale e riconoscibile

Cose come raccontare storie e aneddoti, meglio se utilizzando un tono colloquiale proprio come se si stesse scrivendo ad una persona amica, danno carattere alla nostra newsletter e contribuiscono in maniera decisiva alla creazione di una relazione virtuosa con i membri della propria audience.

Il tono di voce colloquiale renderà la campagna di email marketing più personale e saprà suscitare con maggiore facilità una risposta empatica da parte del lettore, andando a porre il primo tassello di una relazione di fiducia davvero preziosa per il nostro business.

 

3. Offri valore

Qual è il valore che offri con la tua newsletter?

Se non ti sei ancora posto questa domanda, prova a farlo subito. Le domande che possono aiutarti a comprendere il reale valore delle tue email, se c’è, sono le seguenti:

◾ Quali argomenti tratti?

◾ Cosa c’è di interessante o utile in questi argomenti?

◾ Saranno apprezzati dalla tua audience?

Eccolo! Se hai provato a rispondere a queste domandi, adesso conosci il valore che offri con la tua newsletter.

Entrando più nel merito del tono di voce, potrebbe essere utile interagire con il lettore usando la prima persona, spiegando con trasparenza perché sei convinto che ciò di cui lo stai rendendo partecipe sia davvero di suo interesse o utilità.

 

4. Suscita curiosità

Questa indicazione vale per tutti i contenuti che condividiamo con la nostra platea di riferimento e, in particolare, per l’oggetto della nostra email.

Il momento in cui la nostra comunicazione raggiunge la posta in arrivo del destinatario è infatti davvero cruciale, si tratta di un breve istante nel quale – leggendo il titolo che abbiamo formulato – il nostro contatto deciderà se aprire o meno l’email che gli abbiamo inoltrato.

È semplice intuire dunque come non serva a nulla lavorare finemente sul contenuto e sul design se l’oggetto ha uno scarso appeal.

Stimolare la curiosità, lasciando intuire quali vantaggi potrà avere aprendo la nostra email è al contrario un escamotage davvero funzionale per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati.
Iniziare ad interagire con il lettore sin dall’oggetto, ponendo una domanda o introducendo una promessa di beneficio, sono dei metodi davvero interessanti in termini di ritorno sulle statistiche, perché in grado di stimolare la curiosità e spingere l’utente all’azione.

 

5. Trasmetti autenticità 

Quando si preparano titolo e testi di una campagna di email marketing, è importante farlo in modo da imprimere autenticità nei contenuti, cercando di instaurare una comunicazione simile a quella che avrebbe luogo se parlassimo a voce con ciascuno dei nostri contatti.

 

6. Crea un’ esperienza positiva per il lettore

A completamento di tutti i consigli visti sopra, è necessario tenere presente come l’esperienza di lettura complessiva da parte dell’utente debba essere scorrevole e piacevole.

Autenticità, tono colloquiale, tocco personale, idee chiare e valore sono già elementi sufficienti a fornire un’esperienza di lettura positiva per la tua audience.

Un’ultimo accorgimento potrebbe rendere quest’esperienza assolutamente perfetta. Ci riferiamo all’organizzazione dei testi all’interno di un template che dovrebbe essere fatta in maniera da rendere la lettura della newsletter fluida e facile da processare. 

Si possono, ad esempio, creare sezioni dedicate a temi specifici che rimangono uguali nel tempo. In questo modo il lettore sa sempre cosa aspettarsi e dove trovarlo.

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Conclusioni

In conclusione, in questo articolo abbiamo visto quali siano le pratiche fondamentali per dare vita a newsletter e email  performanti e coinvolgenti per le nostre campagne di email marketing. Un tone of voice colloquiale, denso di personalità e autenticità, nel quale la chiarezza è sempre imprescindibile, consentirà un’ottimale esperienza di lettura alla nostra platea di riferimento e ci permetterà di raggiungere più facilmente i risultati attesi.

 

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Email marketing- 6 dritte per migliorare la deliverability

Email marketing: 6 dritte per migliorare la deliverability

Sono molte e diverse le variabili che determinano il successo di una campagna di email marketing: migliorare la deliverability, come è intuibile, è una di quelle essenziali.

In questo, articolo parleremo di come migliorare la deliverability nell’email marketing, vedremo insieme quali sono i fattori che influiscono sulla consegna della posta elettronica e analizzeremo i passaggi necessari per assicurarci ottimi risultati.


Email deliverability: cos’è e perché è così importante?

La deliverability delle email è la capacità di una email di raggiungere il destinatario correttamente, senza incorrere nei filtri o blocchi anti-spam determinati dai provider.

I provider di posta elettronica sono i fornitori di servizi che permettono la gestione di una casella di posta elettronica (Google, Yahoo!, etc.)

Per chiarezza, è bene specificare che vi è una netta distinzione tra l’email deliverability e la più generica “email delivery”. L’email deliverability si riferisce alla cartella in cui l’email arriva, ovvero Inbox, Spam, Indesiderata; l’email delivery invece fa riferimento semplicemente alla ricezione di una comunicazione da parte del server del provider, ma non assicura affatto che questa arrivi alla casella di posta, come ognuno di noi auspica per le proprie campagne di email marketing.

L’importanza di migliorare la deliverability delle email è evidente: una campagna di email marketing che non arriva a destinazione e non viene letta, vanificherà qualunque investimento fatto a livello di tempo e risorse utilizzati. Inoltre, la categorizzazione come Spam porterà al nostro marchio, alla nostra reputazione e a quella del gestore della piattaforma di invio, danni a lungo termine difficili da recuperare.

 

In cosa consiste la reputazione del mittente per i provider?

Quando si parla di reputazione in ottica di email marketing, si intende la classificazione come mittente attendibile o – al contrario – come spammer, sulla base di criteri predefiniti dai provider stessi.

Ciò che fa spostare l’ago della bilancia sono fattori come il coinvolgimento suscitato nella platea di riferimento e la segnalazione dei contenuti come “posta indesiderata” per esempio.

 

I fattori che influenzano la nostra strategia di email marketing in termini di deliverability

Il tema è di così fondamentale importanza che anche qualora al momento fossimo soddisfatti dei risultati delle nostre campagne di email marketing, è sempre bene informarsi e tenere a mente le giuste pratiche da attuare per non incorrere in rischi inutili.

Migliorare la deliverability è una priorità sempre anche quando va tutto bene.

 

Dunque, cosa incide sulla capacità di recapito della posta elettronica?

Ecco i fattori da tenere costantemente monitorati per migliorare la deliverability:

 

◾La sender reputation o reputazione del dominio mittente

Questo fattore deriva principalmente dalla nostra condotta precedente e da quella del dominio o dell’indirizzo IP dal quale spediamo. I nostri clienti fanno quindi riferimento alla sender reputation di Infomail.

Comportamenti ritenuti dubbi o sospetti dai provider potrebbero portare le nostre email ad essere classificate come Spam, così come contenuti di scarsa qualità incapaci di coinvolgere sufficientemente i lettori.

 

◾ Il contenuto formale delle email

La campagna che stiamo per mettere in atto ha qualche caratteristica critica che potrebbe farle correre il pericolo di essere considerata Spam da chi la riceve? Ad esempio, l’utilizzo di caratteri speciali nell’oggetto o un contenuto povero o poco rilevante potrebbero realmente danneggiarci.

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Come testare la capacità di deliverability: dall’analisi dei dati alla “seed list”

Per migliorare la deliverability è fondamentale monitorare le statistiche di invio.

Assicurarsi che la posta venga recapitata correttamente ai nostri contatti 
è un passaggio irrinunciabile e il modo più semplice per farlo consiste nel monitorare le statistiche ottenute dalle campagne stesse.

I marketers più esperti spesso utilizzano la cosiddetta “seed list” per testare la deliverability, ovvero un elenco di indirizzi di posta elettronica di prova, appartenenti ai diversi provider come Gmail, Outlook o Yahoo! per esempio, con l’obiettivo di controllare che l’email arrivi nella Inbox e sia visualizzata correttamente.

Ma, cosa accade se durante i nostri controlli appuriamo che i risultati non sono quelli sperati?

Purtroppo, non c’è una soluzione immediata o rapida a questa circostanza. È necessario infatti partire dalla ricostruzione della nostra reputazione agli occhi dei provider di posta elettronica e questo – purtroppo – richiede analisi, pazienza e precisione.

 

Come ricostruire una buona reputazione presso i provider di posta elettronica

Vediamo insieme, nel dettaglio, quali sono i passaggi fondamentali per riaffermare la nostra credibilità e migliorare la deliverability:

1. Rimuovi gli indirizzi inesistenti e gli iscritti non interessati

Per iniziare è necessario rilevare gli errori commessi ed eliminarli dalle nostre pratiche.

Per esempio, accertandoci che la nostra lista sia formata da contatti attivi ed interessati. Più coinvolgimento susciteranno le nostre email, più aperture avremo e più in fretta la nostra reputazione migliorerà.

Il primo passo è quindi quello di rimuovere gli indirizzi di posta inesistenti, perché obsoleti o registrati in modo errato, e quelli non più attivi.

Impostare il doppio consenso o double opt-in prima di aggiungere un nuovo iscritto alla nostra mailing list è una pratica ottimale: all’utente arriverà un’email di conferma all’indirizzo indicato e l’iscrizione sarà effettiva solo dopo che avrà cliccato sul link ricevuto. In questo modo saremo sempre sicuri che chi si registra alla nostra mailing list, lo fa consapevolmente e con un indirizzo corretto.

Il fenomeno degli indirizzi caduti in disuso è molto delicato, perché il rischio che danneggino la nostra reputazione è davvero concreto: i provider possono rilevare che l’invio è stato inoltrato ad account abbandonati e dunque categorizzarci come Spam indiscriminatamente.

Come accennato sopra, anche gli inattivi sono da monitorare attentamente. Prima di inoltrare una campagna è sempre bene analizzare la lista e osservare la presenza di abbonati che non aprono da tempo le nostre comunicazioni. Se notiamo utenti che da mesi ignorano le nostre email possiamo dedurre che includerli ulteriormente nei nostri invii vada a danneggiare il tasso di deliverability e dunque la nostra reputazione e quella del sender presso i provider.

Che cosa si può fare dunque? È senza dubbio consigliabile inviare un’email di richiesta di conferma o fare una campagna di riattivazione per utenti inattivi (detti anche hard bounce) chiedendo ai contatti se vogliono ricevere ancora le nostre comunicazioni. Di fronte ad una risposta negativa o all’assenza di una risposta, potremo rimuovere questi indirizzi da ritenere nocivi per la nostra reputazione.


2. Invia comunicazioni solo ai contatti che hanno espresso il proprio consenso

L’utilizzo della posta elettronica ormai ha una diffusione incredibile e la maggior parte degli utenti controlla la propria casella di posta in arrivo riconoscendo perfettamente quali sono le comunicazioni attese e quali invece rappresentano una violazione della privacy. È essenziale, in questo senso, coinvolgere nelle nostre campagne di email marketing unicamente gli utenti che hanno esplicitamente dato il proprio consenso.


3. Rispetta la promessa fatta durante l’iscrizione

I nostri iscritti hanno aderito alla mailing list dopo aver valutato la nostra proposta di ricevere contenuti di un certo tipo e con una certa frequenza.

È importantissimo per migliorare la deliverability, rispettare questi accordi ed è indispensabile che vengano esposti con semplicità e immediatezza.

La coerenza è infatti un fattore imprescindibile per creare e far crescere un rapporto di fiducia con la nostra platea di riferimento.

Chiaramente, bisogna in primis individuare il tipo di contenuti, la frequenza e i tempi più consoni al nostro business e solo dopo aver fatto questa analisi proporre in maniera chiara l’iscrizione ai nostri clienti e potenziali clienti.

 

4. Fai attenzione al contenuto e alla forma

Evitare determinate parole recepite come un campanello d’allarme da parte dei provider di posta è un must assoluto in una corretta strategia di email marketing che mira a rimanere lontana dallo Spam e migliorare la deliverability.

I provider, infatti, controllano la riga dell’oggetto e poi il contenuto per verificare che non ci siano parole o frasi sospette. L’uso eccessivo di parole come “gratuito”, “affare” o “urgente” – per esempio – è concretamente rischioso. È buona norma, inoltre, evitare di scrivere in maiuscolo, eccedere con la punteggiatura, o lasciarsi sfuggire degli errori HTML.

 

5. Cura l’oggetto dell’email con particolare attenzione

L’oggetto di un’email influisce ampiamente sulle capacità di recapito delle nostre comunicazioni e dunque sulla nostra reputazione, pertanto va curato minuziosamente evitando di inserire false promesse per ottenere dei clic che produrranno inevitabilmente delusione nel destinatario.

L’oggetto dell’email dovrà essere interessante e avvincente in maniera trasparente così da catturare l’attenzione del lettore verso un contenuto coerente e pertinente e migliorare la deliverability.In caso contrario, sarà probabile che le nostre comunicazioni finiscano nella posta indesiderata.

 

6. Non nascondere o rendere complicato l’annullamento dell’iscrizione

Proprio in virtù del fatto che gli utenti non interessati sono deleteri per la nostra reputazione, è bene che in qualunque momento un contatto possa annullare l’iscrizione. Ciò vuol dire inserire un link di annullamento chiaramente visibile nel piè di pagina dell’email e rendere la procedura breve e intuitiva.

 

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Conclusioni

In questo articolo, abbiamo visto come migliorare la deliverability delle nostre campagne di email marketing per mantenere una buona reputazione agli occhi dei provider di posta elettronica: eliminare i contatti superflui o inattivi, curare forma e contenuti per massimizzare il coinvolgimento e rispettare il consenso e le promesse fatte agli iscritti sono le basi per assicurarci delle ottime prestazioni da parte della nostra campagna di email marketing.

 

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email bounce - come migliorare il bounce rate nell'email marketing

Email bounce: come migliorare il bounce rate nell’email marketing

In questo articolo vedremo cos’è l’email bounce, perché è importante e come migliorare il bounce rate in una campagna di email marketing.

Come migliorare il bounce rate nell’email marketing?

Uno dei fattori essenziali da monitorare nel corso di una campagna di email marketing è l’email bounce. Quando si parla di email bounce ci si riferisce più che altro alla frequenza di rimbalzo o “bounce rate” che  indica quanti messaggi non sono arrivati alle caselle email dei destinatari.

Il bounce rate è un indice particolarmente importante in quanto potenzialmente deleterio per la nostra reputazione e per quella del sender. Il rischio è che in presenza di molti bounce, le email vengano considerate dai provider come indesiderate e dirottate nella cartella Spam.

Avere un tasso di email bounce alto è quindi pericoloso per la deliverability e in grado di danneggiare l’intera campagna di email marketing che abbiamo pianificato.

Vediamo insieme quali sono le pratiche migliori per migliorare il bounce rate e dare vita a campagne virtuose per il nostro business basate su invii a liste aggiornate di contatti consapevoli e realmente interessati.

 

Email bounce: cos’è e perché è così importante?

Come abbiamo accennato poco sopra, per bounce rate o tasso di bounce si intende la percentuale di email che non arrivano a destinazione, pertanto, migliorare questo dato significa ridurlo drasticamente.

Esistono due tipologie di email bounce: soft bounce e hard bounce.

La prima, soft bounce, si riferisce ad errori di recapito temporanei, dovuti per esempio alla casella di posta del destinatario piena o alla dimensione/peso del messaggio. La seconda, hard bounce, è causata da un errore di consegna permanente, dovuto per esempio ad un indirizzo non più valido.

Per individuare le modalità di miglioramento del bounce rate è necessario capire a fondo quali siano i motivi per i quali le email vengono letteralmente rimbalzate dai provider.

Ecco alcuni esempi:

◾ La casella di posta del destinatario è piena

◾ L’indirizzo del destinatario non è più attivo

◾ Il destinatario ci ha segnalati come “posta indesiderata” 😱

◾ Il server di posta ha problemi tecnici

 

In realtà, per quanto sia necessario capire le motivazioni di ogni caso singolo, l’attenzione maggiore deve essere diretta al monitoraggio degli email bounce, i quali potrebbero seriamente minare la nostra reputazione andando ad influire sulla consegna di tutti gli altri messaggi indirizzati a caselle esistenti o a provider perfettamente funzionanti, facendoli confluire indiscriminatamente nelle cartelle “Spam” dei nostri contatti.

Il riscontro concreto che possiamo avere di questo fenomeno si traduce in livelli di coinvolgimento calanti da parte degli utenti, tassi di apertura e click inferiori alle aspettative e – ovviamente – un decremento tangibile delle vendite.

Dunque, se volessimo quantificare, quale deve essere il nostro obiettivo in termini percentuali per il bounce rate?

Possiamo dire con certezza che un bounce rate ottimale di aggira tra il 2 e il 5%, a seconda del segmento di mercato di appartenenza del nostro business. Qualora il dato superasse il limite del 5% è certamente consigliabile fare un’analisi per capire come ottimizzare il processo di pulizia delle liste.

Nel prossimo paragrafo, vedremo insieme le buone pratiche da mettere in atto per correggere una tendenza errata del tasso di bounce.

 

Email marketing: prova Infomail

Come migliorare il bounce rate: i 6 consigli pratici

1. Segmentare la mailing list e inviare email con regolarità

Per evitare di essere categorizzati come Spam bisogna lavorare sul coinvolgimento degli utenti e per fare questo, la segmentazione è un passaggio fondamentale.

Conoscere le caratteristiche e le preferenze dei nostri contatti ci permette di inoltrare loro comunicazioni mirate e altamente pertinenti.

Un buon metodo di segmentazione consiste nel dividere i contatti a seconda del grado di engagement. Puoi quindi riunire in un gruppo i contatti più attivi e inviare loro email con una frequenza maggiore rispetto a quella che userai con i contatti meno attivi.

Segmentare in base all’engagement ti permetterà anche di mettere in atto campagne di riattivazione per i contatti dormienti nel tentativo di riconquistarli.

Inoltre, è bene considerare che una maggiore regolarità nelle comunicazioni produrrà una maggiore familiarità con il nostro brand, che verrà più facilmente individuato nella posta in arrivo, e produrrà un numero maggiore di clic: instaurare una relazione positiva e coltivarla generando fiducia nel lettore, produrrà un effetto virtuoso sulle performance della nostra campagna di email marketing.

Un ulteriore consiglio su come migliorare il bounce rate nell’email marketing è utilizzare domini di proprietà per l’invio delle email: utilizzare domini gratuiti come Google, Yahoo!, etc. – infatti – può risultare davvero low profile e generare sospetto nel destinatario.

 

2. Assicurarsi che le email non vengano categorizzate come Spam

Essere considerati Spam dai provider di posta elettronica è una eventualità tutt’altro che rara. 

Fortunatamente, ci sono dei fattori che possono essere monitorati per assicurarci di non incorrere in questo problema e riguardano principalmente la formulazione dell’oggetto e dei contenuti della nostra email.   Nel caso dell’oggetto, questo non deve contenere troppi numeri, caratteri speciali o parole eccessivamente esplicite in termini di urgenza o promozionalità. Per quanto riguarda i contenuti, assicuriamoci che siano coerenti con l’oggetto e il più possibile di utilità. Un errore purtroppo frequente è promettere qualcosa nell’oggetto dell’email e non darne riscontro nel contenuto della comunicazione.

 

3. Effettuare regolarmente test di prova A/B

Ottimizzare forma, contenuto e persino eseguire una segmentazione efficace è assolutamente possibile grazie all’utilizzo dei test A/B.

Dividere la propria lista di contatti in gruppi per proporre oggetti o Call to Action differenti ad esempio, e confrontare i dati rilevati ci darà modo di prendere atto della necessità di cambiamenti migliorativi, rispetto alla nostra strategia di email marketing di partenza.

In breve, i test di prova ci aiuteranno a determinare a quali fattori reagiscono meglio i nostri utenti.

 

4. Utilizzare le email di conferma aka il double opt-in

Come abbiamo visto poco sopra, spesso il bounce rate delle nostre email è influenzato dalla presenza di indirizzi email errati. È possibile infatti che un utente abbia sbagliato a digitare il proprio indirizzo di posta, pertanto una buona prassi consiste nell’inviare, al momento dell’iscrizione alla mailing list, un’email di conferma all’indirizzo fornito: questo ci permetterà di escludere in partenza account di posta errati o inattivi.

L’utente, in sostanza, per confermare l’iscrizione dovrà collegarsi alla sua casella di posta e cliccare il link di controllo da noi inviato.

5. Pulire regolarmente la mailing list

Oltre a controllare in partenza gli indirizzi email dei nuovi iscritti, un’ottima abitudine per migliorare il bounce rate nell’email marketing è quella di fare una manutenzione costante delle nostre liste.

Con il tempo, infatti, è possibile che indirizzi prima regolarmente attivi diventino obsoleti, pertanto è necessario monitorare le statistiche di apertura, eliminando gli iscritti inattivi da troppo tempo o dando vita a campagne di riattivazione al fine di individuare con certezza gli indirizzi ormai obsoleti e gli iscritti non più interessati al nostro servizio.

 

6. Chiedere agli iscritti di aggiornare i propri dati

Per migliorare l’email bounce e migliorare il bounce rate nell’email marketing, periodicamente è bene chiedere un aggiornamento ai propri utenti, specialmente se si mostrano meno attivi. È possibile infatti che abbiano un nuovo account di posta e che quello in nostro possesso sia caduto in disuso.

 

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In conclusione

In conclusione, in questo articolo, abbiamo visto come il bounce rate, in una strategia di email marketing, influisca notevolmente sui risultati e soprattutto sulla nostra reputazione presso i provider di posta elettronica.

Tenere monitorato questo dato ci consentirà un ritorno importante sul nostro investimento e ottimi risultati in termini di business.

 

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Come usare le immagini nelle newsletter

Come usare le immagini nelle newsletter

Come usare le immagini nelle newsletter? Quante volte avrete sentito la frase “una sola immagine vale più di mille parole”? Ed è così, visto che il cervello ha la capacità di elaborarle a una velocità 60.000 volte più veloce di quella che impiega nell’elaborazione di un testo. Lo stesso principio vale anche nella creazione della newsletter? Assolutamente sì!

 

Come usare le immagini nelle newsletter: sfruttane la forza

Le immagini sono un’arma potente, un veicolo immediato che comunica un concetto, un’idea, un messaggio in modo istantaneo. Non possono perciò mancare in uno strumento come la newsletter dove il coinvolgimento e le emozioni sono i primi tasti da toccare per spingere l’utente all’azione, aprendo l’ email e cliccando la call-to-action.

E sebbene questo sia un assunto inattaccabile, perché il metodo risulti veramente efficace è bene attenersi ad alcune regole precise.

La prima regola per usare le immagini nelle newsletter è quella di evitare che queste siano troppe e troppo grandi per non finire immediatamente nella casella dello Spam. Anche il loro peso incide non poco sulla fluidità del contenuto, poiché foto eccessivamente pesanti, hanno tempi di caricamento più lunghi e sappiamo tutti quanto agli utenti di internet non piaccia aspettare, oltre al fatto che alcune volte vengono bloccate in automatico.

Infine le immagini grandi ricordano, nella mente dei clienti, fotografie di stock ed etichettandole come non originali e poco rilevanti, potrebbero farti perdere preziosi iscritti. Non ci dedicheremo qui allora ai concetti che insegnano come progettare una newsletter, ma soltanto a quegli strumenti che incidono maggiormente sull’elemento visivo di un’email.

 

Quanto contano le immagini nelle newsletter?

La risposta è tantissimo. L’immagine giusta può farti ottenere una percentuale di clic (CTR) che arriva oltre il 40%. Non un numero a caso, ma il frutto di uno studio che ha analizzato tantissime campagne di email marketing che si distinguevano proprio per la presenza o meno di immagini.

E da tale studio è uscito fuori appunto il dato che le email che hanno fatto uso di immagini abbiano ricevuto il 42% di click in più rispetto alle email composte da solo testo. Dovevamo aspettarci un risultato simile. Instagram, il social network del momento, è per eccellenza la piattaforma che più di ogni altra fonda il suo successo proprio sul forte impatto che suscitano le immagini.

È nel momento in cui ti accorgi che le persone commentano più le immagini che i testi, che ti rendi conto del loro implicito potenziale.

 

Come usare le immagini nelle newsletter: tipologie e dimensioni

Prima di inserire una qualsiasi immagine in una newsletter è opportuno conoscere l’obiettivo che ci si prefigge, alcune informazioni di base e quali siano le giuste dimensioni.

Lo scopo di un’immagine può variare. Esse possono deliziare, emozionare, incuriosire, coinvolgere, spiegare, raccontare, ma a prescindere da tutto ciò le caratteristiche che non devono mancare in una foto sono la sua alta qualità e il fatto di rispondere a uno scopo. Perciò non inserite immagini per il solo gusto di farlo, o perché così è spiegato e consigliato, o le vostre newsletter saranno presto ignorate perché considerate Spam.

Ad ogni immagine aggiungete il testo ALT, la sua funzione è importante. Quando infatti per qualsiasi motivo le immagini non possono essere visualizzate dagli utenti, la loro descrizione, contenuta appunto nell’ALT, può essere esemplificativa e rende accessibile la fruizione dell’email anche a chi non può fisicamente vederle.

Allo stesso tempo però non siate eccessivi nell’uso delle immagini stesse. In vostro aiuto accorrono altri elementi separatori e spazi bianchi che rendono la newsletter molto più facile da visualizzare. Il tentativo di inserire quante più foto possibili in un’email può avere i suoi effetti controproducenti. Ricordate che le immagini hanno il compito di interrompere un blocco di testo per renderne più scorrevole la lettura, se quindi inserite più immagini in modo consecutivo, state rinunciando a questa funzione essenziale e a quella parte di messaggio che deve essere veicolata dal testo.

Sia il piccolo che il troppo grande hanno degli effetti dannosi, meglio orientarsi sul giusto equilibrio e destinare alle immagini uno spazio che va dal 20% al 30% del totale della newsletter.

Un elemento importante per capire come usare le immagini nelle newsletter sono le dimensioni. Sarebbe bene (ma non è una regola) che la larghezza non superi i 600 pixel. Il peso non dovrebbe superare 1 megabite, se invece si utilizzano immagini di sfondo o GIF il limite può salire a 3 megabite.


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Come usare le immagini nelle newsletter: quante e quali?

Non esiste una risposta giusta alla domanda sulla quantità di immagini da inserire in una newsletter. Potrebbe bastare anche solo una foto o risultare più convincente inserirne addirittura fino a 10. Il vero presupposto è che la o le immagini siano di forte impatto e di qualità.

Anche definire la tipologia di immagine non prevede una risposta chiara e univoca. Non esistono regole precise e rigide, ma ancora una volta prevale l’impatto. E di sicuro ne avrà più un’immagine reale, vera, ben realizzata e autentica, piuttosto che una foto dozzinale di stock. Siamo tutti d’accordo.

Un aspetto però da non sottovalutare è il maggior riscontro che secondo alcune ricerche semiotiche hanno le immagini che raffigurano persone rispetto a quelle che ritraggono oggetti o paesaggi. Meglio ancora se gli stessi protagonisti delle immagini risultano in atteggiamenti positivi, rilassati, sorridenti.

Infine di grande effetto e ultimamente anche in grande tendenza sono le illustrazioni, spesso capaci di suscitare emozioni e sorrisi più di quanto non faccia una immagine fotografica.

 

 

 

 

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Conclusioni

Adesso che abbiamo approfondito il tema “come usare le immagini nelle newsletter”, abbiamo un ultimo ma fondamentale consiglio: costruite il vostro stile, uno stile e un marchio di fabbrica che siano riconoscibili anche al di fuori delle vostre newsletter. E questo include oltre all’utilizzo delle immagini, anche l’inserimento del proprio nome e del proprio logo, così che tutti potranno riconoscervi.

 

 

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Il ROI dell'email marketing

Il ROI dell’email marketing: come si calcola e legge

Quest’articolo si propone di spiegare le basi del ROI dell’email marketing, partendo dal suo calcolo e dalle componenti che bisogna considerare per una corretta analisi. 

Prima di pianificare una strategia di Marketing occorre sempre valutare il reale ROI delle singole azioni da intraprendere per non rimanere delusi dai risultati ottenuti.

Sulla base di una recente ricerca pubblicata da Salesforce, leader mondiale nel campo del Customer Relationship Management, l’email marketing è una delle attività di web marketing con il più alto tasso di Ritorno Sugli Investimenti (ROI) che si attesta attorno al 3200%.

Ciò significa che per ogni euro speso vi è un ritorno di circa 32 euro.

Niente male per un sistema di marketing che ha dei costi di gestione davvero irrisori se paragonato ad azioni meno redditizie con costi più alti!

Sulla base di tali dati, aziende di grandi dimensioni ritengono al momento questo strumento come uno tra i più validi. 

Bisogna tuttavia aggiungere che l’email marketing come lo conosciamo oggi, non ha più il carattere e l’approccio di quello utilizzato alcuni anni fa. Si è passati, infatti, da un metodo statico, gestibile da ogni professionista, a un’esperienza customizzata sulla base dei reali bisogni di ciascun iscritto, automatizzata da sistema, dinamica e sempre in grado di intercettare e recuperare delusi e nuovi possibili clienti.  

Prima di investire qualsiasi cifra in email marketing è bene valutare concretamente e in anticipo l’effettivo ritorno che ci si può ragionevolmente aspettare.

 

Come si calcola e come si legge correttamente il ROI dell’email marketing 

Se la formula classica del ROI è data dal rapporto tra il Profitto netto per il Capitale totale investito nel caso del ROI dell’email marketing basta trasporre tale rapporto al profitto e al capitale investiti in tale attività. Avremo pertanto profitti netti fratto capitale investito in e-mail marketing. 

Questo rapporto sulla base di quanto precedente detto, nell’email marketing risulta molto alto. Bisogna ricordare che parliamo di una media e che il ROI effettivo di ciascun business potrebbe discostarsi con valori dinamici.

È bene chiarire che nei singoli casi non tutti arriveranno al 3200%, ma sicuramente le soglie di scostamento difficilmente riusciranno a portare risultati insoddisfacenti o addirittura negativi.

Nulla toglie però che tale valore possa anche essere superato in positivo. Se ne volete essere certi è comunque bene affidarsi a un client di invio newsletter come Infomail con una tecnologia solida e scalabile per garantire la massima affidabilità.

Email marketing: prova Infomail

 

Come si imposta correttamente il ROI dell’email marketing 

Sulla base di quanto appena detto per calcolare correttamente il ROI dell’email marketing occorre disporre dell’ammontare delle spese totali e del profitto da esse generate. In quest’ultimo caso bisogna tener conto di una serie di variabili che rientrano nel valore da determinare. 

◼️Vendite Provenienti dall’email marketing

La prima voce da considerare è quella relativa alle vendite generate per via diretta dall’email marketing. Dividendo l’ammontare totale dei ricavi generati dopo l’invio delle email per il numero totale di email inviate si ottiene il profitto unitario per singola mail inviata.

Poi bisogna considerare che le email non hanno generato solo profitti, ma anche nuovi iscritti. A tal fine bisogna considerare il numero dei nuovi iscritti dopo l’inizio della campagna di email marketing e rapportarlo al numero degli iscritti nello stesso periodo del mese precedente la campagna. In questo modo valuterete anche il valido incremento di iscritti. 

◼️Percentuali di conversioni 

Una buona campagna di email marketing porta con sé anche un buon tasso di conversione. In questo caso è bene tenere a mente che la conversione rappresenta il raggiungimento degli obiettivi fissati ad inizio campagna e più aumenta questo valore tanto maggiore è la soddisfazione di chi la commissiona. Ciò rientra a pieno diritto nel calcolo del ROI dell’email marketing per valutare se l’investimento sia stato redditizio o meno. Per effettuare una corretta rilevazione di questo indicatore bisogna calcolare il rapporto tra la somma di tutte le conversioni ottenute dalle email inviate per il numero totale delle mail inviate. 

◼️Percentuale di Clic 

La percentuale di clic è un indicatore che mostra il numero di persone che hanno fatto clic sulla Call to Action ovvero il link presente nella mail. Si ottiene dividendo la somma dei clic totali per il numero complessivo delle email inviate. Più alto è questo valore, maggiore è il successo dell’azione di marketing intrapresa. 

Altri valori da considerare nel calcolo del ROI 

◼️Grado di coinvolgimento 

Migliore è la qualità dell’email nell’incoraggiare gli utenti a interagire con le vostre proposte, maggiori sono i margini di profitto. Il grado di coinvolgimento si misura sulla base del numero delle email aperte dai destinatari. 

Infine, comparate le entrate economiche pervenute dalla campagna di email marketing con quelle pervenute da altre fonti e verificate l’incremento di traffico sul vostro sito. 

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Conclusioni 

Fare le giuste valutazioni sul ROI della vostra campagna di email marketing richiede una buona esperienza e la necessità di tenere a mente una vasta gamma di parametri. Affidarsi a specialisti per l’invio di newsletter è sempre la scelta più giusta e più ripagata nel lungo tempo. Infomail ad esempio fornisce tutte le statistiche necessarie al monitoraggio e, conseguentemente agli aggiustamenti della campagna di email marketing. Inoltre garantisce un pratico supporto telefonico gratuito in italiano. 

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Perché è indispensabile avere una strategia di email marketing

7 idee per creare email e newsletter irresistibili

L’uso di email e newsletter integrato nella strategia di marketing può rivelarsi molto efficace, ma per ottenere risultati importanti è indispensabile creare contenuti di qualità, accattivanti e persuasivi.

Se infatti un messaggio email curato nei dettagli può rappresentare un potente strumento di conversione, un testo scritto in maniera poco professionale può infastidire il lettore e generare cancellazioni dalla mailing list o segnalazioni di spam.

Bisogna quindi prestare particolare attenzione alle parole e inviare contenuti che il destinatario possa ritenere di valore, ma come fare? Molte aziende affidano il lavoro di redazione a copywriter professionisti, ma per chi volesse cimentarsi nell’arte della scrittura ecco 7 preziosi suggerimenti per realizzare email e newsletter efficaci.

 

1. Usa un tono informale

Si può essere professionali senza per questo risultare troppo rigidi nel linguaggio. Un tono amichevole e informale aiuta il lettore ad affrontare il testo in maniera più rilassata e a sentirsi più vicino. Le esperienza professionali e le informazioni interessanti per il destinatario possono essere condivise con un linguaggio simile a quello che si utilizzerebbe per spiegare il proprio lavoro a un amico. Spesso alcuni scrittori di fama dicono che un testo ben scritto è quello ritenuto comprensibile anche da un bambino, evidenziando la necessità di un linguaggio semplice e di un tono conversazionale.

 

2. Promuovi notizie virali

Le notizie presentano lo svantaggio di avere una certa volatilità. Un argomento attuale adesso potrebbe essere superato nel giro di qualche giorno o addirittura di qualche ora. Per questo i contenuti che si fondano sulle news del momento vanno utilizzati con una certa parsimonia, ma non bisogna rinunciare ad essi. Cavalcare le notizie soprattutto quelle virali, e le onde emotive del momento servirà a comunicare ai lettori l’idea che ‘si è sul pezzo’ e si è in grado di fornire commenti, idee e soluzioni su un tema che è considerato di assoluta attualità.

 

3. Un po’ di poesia rende più piacevole la lettura

Ammettiamolo: un testo accattivante, divertente e arricchito di qualche virtuosismo è sempre più piacevole di un brano informativo e asettico. Non è necessario esagerare nella ricerca dei termini, nell’umorismo o nella produzione di rime, ma sarà sufficiente qualche gioco di parole e comunque utilizzare qualche trucco per attirare l’attenzione. Una frase in rima o l’uso di allitterazioni, sono, ad esempio, mezzi per rompere la monotonia della lettura.

Bisogna però dare a questo aspetto la giusta priorità. Se un’idea arriva spontaneamente e risulta appropriata al contesto sarà bene utilizzarla, ma se dovesse svilire il messaggio in favore della simpatia è meglio evitarne l’uso.

Email marketing: prova Infomail

4. Racconta storie

In termini tecnici si chiama storytelling e di fatto il suo uso è da sempre molto ampio nell’ambito delle comunicazioni. Che si voglia promuovere un prodotto, un servizio o un personaggio è sempre una buona idea quella di creare una storia che ne supporti il valore. Molte persone di fama mondiale sono accompagnate da una storia che caratterizza la loro vita e la loro ragione di essere ciò che rappresentano. Analogamente la sponsorizzazione di prodotti passa attraverso pubblicità volte a creare una storia intorno a quanto viene proposto. Anche le email possono essere arricchite da storie. Si può evidenziare come qualcuno sia riuscito a risolvere un problema grazie all’uso di un prodotto o di un servizio ma anche narrare esperienze professionali del proprio settore come aneddoti e storie.

 

5. Rendi il messaggio personale

Nell’email marketing è importante creare email e newsletter da persone reali per persone reali. Molto utile è  impostare il testo in modo informale e utilizzare il ‘tu’ per rivolgersi all’interlocutore. L’email è infatti qualcosa di personale e nella redazione del testo è utile tenere a mente che bisogna scrivere come se ci si rivolgesse ad un amico rendendo così il testo più accessibile e portando la comunicazione a un livello più ‘intimo’.

 

6. Sintesi e semplicità

La lettura di un’email o newsletter richiede tempo e spesso avviene in condizioni non ottimali. Oggi può capitare che le persone aprano la loro casella di posta elettronica mentre sono in autobus o perfino in bagno. Hanno pochi istanti per decidere se un contenuto è interessante e proseguire nella lettura o chiudere e passare oltre. Per questo è importante essere sintetici ed efficaci.

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7. Invita sempre all’azione

Lo scopo di un’email commerciale non è mai quello di restare lettera morta, ma deve produrre delle conseguenze. Il ricevente deve essere spinto a un passo successivo. Quale debba essere questo passo dipende dalla fase della relazione che si è stabilita con il destinatario. In principio può essere l’invito a visionare un nuovo contenuto o l’iscrizione a un servizio di prova, in un secondo momento si può proporre un codice sconto da utilizzare in tempi rapidi o di aderire a un’offerta dedicata. In ogni caso è importante che al termine dell’email il lettore sia chiamato ad agire con una Call to Action ben studiata, e, se lo farà, si potrà ritenere che il testo scritto è stato efficace.

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7 idee per creare email e newsletter irresistibili

Perché è indispensabile avere una strategia di email marketing

L’evoluzione del digitale ha fatto pensare che l’email fosse uno strumento di marketing in qualche modo superato. In realtà è senza dubbio tramontata l’illusione che il semplice invio di un’email priva di contenuti di valore possa portare ritorni significativi, mentre è chiaro che l’implementazione di una strategia che includa anche l’email marketing tra gli strumenti di vendita può rivelarsi molto efficace.

 

L’email marketing è uno strumento prezioso ma serve una strategia mirata

Per comprendere il valore di un messaggio email è utile riflettere sulle sue origini.
L’email ripropone in maniera virtuale l’antica consuetudine di inviare una lettera cartacea. Questa aveva la caratteristica di rivolgersi ad una persona specifica e si trattava quindi di qualcosa di “personale. La posta elettronica ha conservato la caratteristica di essere indirizzata a qualcuno in maniera diretta e, diversamente da una generica pubblicità che parla a tutti, l’email è pensata esattamente per chi la riceve. Oggi infatti, grazie alle piattaforme di email marketing come Infomail, i messaggi email possono  essere personalizzati grazie a tecniche avanzate di segmentazione e ciò rende li rende particolarmente efficaci.

Per sfruttare tutte le potenzialità dell’email marketing è però indispensabile studiare e mettere in atto una strategia senza la quale si rischia di vanificare tutti gli sforzi, anche quelli economici.

 

Che sia B2B o B2C, serve una strategia di personalizzazione

I messaggi email possono essere efficaci sia in ambito business che in ambito consumer. Bisogna eventualmente impostare strategie diverse per i due tipi di settori e in funzione del tipo di rapporto che si deve stabilire con il cliente o che si è già stabilito in passato.

In ogni caso bisogna distinguere i contatti che devono essere acquisiti per la prima volta da quelli che sono già parte di un funnel.

Spesso di un compratore nuovo si hanno poche informazioni e quindi è piuttosto difficile confezionare un’offerta commerciale in grado di soddisfarne i bisogni. Per questo può essere utile partire con un’interazione in cui si propongono materiali informativi, uno sconto per il primo acquisto ed eventualmente anche l’invito a compilare un semplice questionario di preferenze.

Per i clienti già acquisiti i messaggi possono essere maggiormente orientati all’offerta commerciale, ma non va mai commesso l’errore di tralasciare l’invio di contenuti di valore. Sia nel B2B che nel B2C, contenuti piacevoli, report di settore o promozioni che possono incontrare le specifiche esigenze del momento possono essere molto graditi.

 

La giusta strategia per raggiungere l’obiettivo

Le email sono fatte per raggiungere vari obbiettivi, ma string stringi l’obiettivo finale è quasi sempre guidare le leads attraverso un percorso che si conclude con una decisione di acquisto. Più facile a dirsi che a farsi. A meno che non si è studiata una attenta strategia per guidare i clienti verso l’obbiettivo finale. Quindi anziché procedere a tentoni, è opportuno pianificare una serie di messaggi che saranno spediti in successione e che con i giusti contenuti e le opportune Call to Action guideranno un passo alla volta i clienti verso la decisione di acquisto.

 

Email marketing e content marketing: sinergia vincente

Parliamoci chiaro: senza contenuti non si può fare l’email marketing. Una strategia di email marketing vincente è strettamente legata ad una strategia di content marketing. L’email marketing infatti ha lo scopo di portare i contenuti a destinazione possibilmente nel momento giusto.

Ogni contenuto deve essere creato pensando a chi lo leggerà. In particolare bisognerebbe pensare alle domande e alle curiosità che la nostra audience potrebbe avere e provare ad anticipare le risposte. Anche in questo caso la personalizzazione gioca un ruolo importante se pensiamo che un nuovo utente potrebbe non avere le stesse “necessità” di un cliente acquisito da tempo. Ritorna utile la possibilità di segmentare la propria mailing list anche in base alla storia del contatto.

 

Strategia, coerenza e pianificazione

Le campagne di email marketing ci aiutano a costruire un rapporto di fiducia con la nostra audience. Per far sì che ciò accada è indispensabile che ci sia coerenza tra i contenuti delle nostre email e il nostro approccio generale. Ed è proprio qui che servono strategia e pianificazione di tutti i contenuti da proporre inclusi quelli dei social network.

 

Strategie promozionali

Una buona strategia è indispensabile anche per lanciare promozioni e campagne sconti. Che si tratti di un contenuto extra o di uno sconto o di una prova gratuita a tempo, è sempre bene valutare il momento e il giusto target tra i nostri contatti. In questo modo saremo sicuri di fare centro e non inviare un invito alla prova a quei contatti che sono già clienti da tempo e gradirebbero maggiormente una promo fedeltà.

 

Email marketing: prova Infomail

 

Una strategia per assicurarsi il successo

I tuoi contatti vogliono ricevere email e newsletter. Altrimenti perché si sarebbero iscritti alla tua mailing list! Le ricerche ci dicono che più del 50% dei consumatori controlla la casella email almeno 10 volte al giorno e considera la posta elettronica lo strumento preferito per ricevere comunicazioni commerciali e novità dai brand seguiti. Come se ciò non bastasse, il 59% dei marketer sostiene che l’email sia la principale fonte di ROI. 

Visti i numeri ha senso decidere di mettere in atto una strategia di email marketing ben pensata e studiata per ottenere il massimo successo possibile. Praticare un email marketing casuale invece, potrebbe farci sprecare tempo e denaro e soprattutto perdere una grossa occasione.

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E se pensate di aver bisogno di suggerimenti e guide, continuate a fare riferimento al nostro blog. Siamo qui per supportarvi e ispirarvi. E abbiamo anche una piattaforma di email marketing molto conveniente e semplice da usare: si chiama Infomail.

 

 

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4 tecniche di vendita da usare nell'email marketing - infallibili!

4 tecniche di vendita da usare nell’email marketing: infallibili!

L’email marketing è un potente strumento per incrementare le vendite, ma deve essere utilizzato in maniera efficace per poter offrire i ritorni sperati. A questo scopo è utile conoscere le più efficaci tecniche di vendita, basate su sperimentazioni scientifiche e integrarle nella propria strategia di email marketing.

Ecco allora 4 infallibili tecniche di vendita sempre valide ai fini della persuasione e preziose anche quando utilizzate per l’email marketing.

 

1. L’ancoraggio dei prezzi

Questo trucco si basa sull’idea che la mente umana lavora principalmente per confronti. Un prezzo non è mai alto o basso in maniera assoluta, ma lo è sempre in relazione alle alternative.

In un esperimento sociale fatto con un campione di studenti e agenti immobiliari, ad un campione di persone furono offerti degli opuscoli in cui venivano proposte case a prezzi esorbitanti, quindi fu chiesto loro di stimare il valore di altri appartamenti nella stessa zona e le loro valutazioni risultarono molto alte.
La similitudine indusse infatti gli intervistati a operare una comparazione da cui hanno poi dedotto un importo influenzato da quanto avevano visto prima.

A partire da questa evidenza sul comportamento umano è possibile creare email in grado di spingere il destinatario a ragionare allo stesso modo. Se ad esempio si propongono orologi si potrà proporre per primo un modello ad un prezzo molto elevato, quindi la tipologia su cui si vuole effettivamente spingere all’acquisto a un prezzo adeguato.

In altre parole è utile presentare per primi i prodotti più costosi e su cui non si nutre un particolare interesse alla vendita e per secondi quelli con un prezzo più basso che apparirà istantaneamente più allettante.

 

2. Meno scelta, più scelta

Un errore comune di chi si occupa di vendite è quello di proporre contemporaneamente troppe scelte. Presi dall’ansia di mostrarsi assortiti e dalla voglia di accontentare a ogni costo il cliente si mostrano in pochi minuti tutti i prodotti disponibili ottenendo però il risultato opposto a quello desiderato: la persona va via più confusa di prima e probabilmente acquisterà altrove.

Nel libro “The Paradox of Choice – Why More Is Less” dello psicologo americano Barry Schwartz, sono riportati i risultati di alcuni studi secondo cui le persone dinanzi a più opportunità di scelta tendano quasi a paralizzarsi e infine a non scegliere.
Vanno quindi evitate quelle situazioni in cui si propongono troppe alternative.

A dimostrazione di questa tesi si può citare lo studio di Lepper e Iyengar che nel 2000 proposero ad un campione di persone dei barattoli di marmellata. Un primo gruppo poteva scegliere tra 6 tipi mentre un secondo gruppo aveva a disposizione ben 24 alternative.
Il secondo gruppo ha mostrato maggior interesse, ma al termine dell’esperimento il 30% di quanti potevano scegliere tra 6 possibilità ha di fatto acquistato, mentre solo un risicato 3% ha deciso di comprare una delle 24 marmellate.

In un messaggio di email marketing queste conclusioni ci riportano all’importanza di segmentare la mailing list e inviare messaggi personalizzati ai vari segmenti. 

Se non si segmenta la propria mailing list, tutti i contatti riceveranno le medesime offerte commerciali. Così ad esempio nella newsletter di un negozio che vende articoli per animali domestici, saranno proposti a tutti i contatti cibi per cani, gatti, uccelli, criceti, etc. con il rischio di risultare dispersivi e distrarre l’utente.

Con la segmentazione invece si può decidere di inviare ai proprietari dei gatti solo le comunicazioni relative agli amati felini, e a chi vive con un cane solo le offerte e le novità per cani.

Inoltre è sempre consigliabile definire a priori quale prodotto si vuole spingere con ogni email commerciale e limitarsi a proporre questo insieme ad altri 2 o 3 prodotti di supporto. In questo modo l’email risulterà chiara e non dispersiva, e le conversioni ne beneficeranno.

Email marketing: prova Infomail

3. La scarsità crea valore

Una potente leva ad agire per approvvigionarsi di un bene è l’idea che lo stesso possa mancare.
Il principio conosciuto come FOMO (acronimo di Fear of Missing Out) è in insomma la paura di perdere un’opportunità.
Può accedere con i prodotti, ma anche con l’idea di perdere un’occasione irripetibile.

Basti pensare a quei grandi eventi a data unica o e al fatto che i biglietti per parteciparvi vanno via alla velocità della luce appena vengono messi in vendita.
Nessuno si affretta ad acquistare il biglietto per uno spettacolo che si ripete ogni giorno, ma tutti accorreranno per assistere ad uno spettacolo unico.

Anche in questo caso gli studi scientifici offrono delle evidenze. Il sociologo e psicologo Worchel, insieme ai colleghi Lee e Adewole mostrò a degli studenti due barattoli di biscotti simili che furono valutati in egual maniera.
In un momento diverso, da uno dei barattoli, furono tolti alcuni biscotti e allora la valutazione degli studenti diventava superiore per i biscotti presenti in minor quantità.

Questo principio psicologico può essere ampiamente utilizzato nell’email marketing. La fretta ad agire può essere stimolata sia rendendo limitato il numero di pezzi disponibili sia restringendo i tempi in cui è possibile prendere una decisione.
Un’offerta mirata per un prodotto disponibile in quantità limitata e per un tempo breve sarà senza dubbio una valida spinta a scegliere immediatamente.

 

4. Il piede nella porta

La gradualità può essere un ottimo strumento per creare un rapporto sempre più “intenso” con i clienti. La persona che da un momento all’altro deve finalizzare un acquisto importante sarà assalita da mille paure e tenderà a ricercare molte rassicurazioni.
D’altra parte lo stesso acquisto sarà effettuato in maniera molto più rilassata se il venditore è già conosciuto e si è già effettuata con lui qualche transazione minore.

Per conquistare la fiducia delle persone e aggirare le loro diffidenze il modo migliore è quello di instaurare un rapporto per gradi.

La conoscenza di questo principio si rivela preziosa anche nell’email marketing. Bombardare infatti un utente che si è appena iscritto alla newsletter di inviti all’acquisto può rivelarsi fatale.
Iniziare invece da messaggi soft in cui si offrono informazioni interessanti, in cui si invita l’utente a compilare un sondaggio o a scaricare un ebook, è utile per tenere alta l’attenzione del cliente sui prodotti e servizi offerti e per invitarlo, quando i tempi saranno più maturi, a finalizzare un acquisto.


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Le tecniche di vendita esposte possono essere usate singolarmente ma anche in forma integrata. Un approccio integrato si rivela molto efficace sia nel marketing tradizionale sia in quello digitale e via email.

In ogni caso è sempre fondamentale eseguire dei test per comprendere cosa funziona meglio con i propri contatti e nel proprio ambito di business. Testare ogni approccio e verificarne i risultati sul campo porterà sicuramente i risultati sperati.

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Migliorare coinvolgimento e tasso di apertura nell'email marketing

Migliorare coinvolgimento e tasso di apertura nell’email marketing

Come possiamo stimolare e migliorare il coinvolgimento dei nostri contatti email?

Partiamo dall’inizio: nessun risultato verrà raggiunto senza porre il lettore e, più in generale, il cliente al centro degli sforzi e delle strategie di email marketing. E le newsletter sono uno strumento ideale ed efficace per costruire una reputazione buona e solida agli occhi del  pubblico.

Analizziamo perciò quali sono i dati utili a migliorare l’engagement, ovvero il coinvolgimento dei contatti mail, per raggiungere gli obiettivi di marketing e migliorare l’immagine del nostro brand.

Prima di studiare tali fattori, però, può essere utile capire perché il coinvolgimento dei propri lettori è così importante.

Il coinvolgimento dei contatti, nel linguaggio del marketing, sta ad indicare l’insieme delle interazioni originate dal brand e finalizzate a creare e rendere più solida la relazione con i propri clienti.

In effetti, la parola “engagement” può apparire fuorviante in questo contesto, ma non lo è affatto.
Significa infatti “fidanzamento” in inglese.
Nulla di più realistico (certo, con qualche adattamento!): far “innamorare” un cliente significa dar vita ad una serie di azioni che lo coinvolgono nel profondo, rendendo il brand unico e affidabile.

È un concetto davvero interessante e illuminante, perché aiuta a comprendere che il cliente si fidelizza non per bisogno di un prodotto, ma per passione e stima verso il brand.
Lo segue, lo cerca e ne è interessato.
Al di là di ciò, è importante capire che solo attraverso una serie di azioni mirate è possibile fare in modo che nuovi contatti si interessino e “innamorino” sempre di più del brand e che i vecchi vedano riaccendersi la loro curiosità.
Vediamo come fare attraverso dei dati utili.

 

1. Perché creare newsletter utili e interessanti fin dall’inizio?

Assicurarsi che le proprie comunicazioni email offrano un’esperienza di lettura unica fin dal primo invio è fondamentale.
Se già alla prima iscrizione l’utente non si sente coinvolto, le chance di riuscire a riaccendere la scintilla calano ad ogni invio successivo.
È pertanto consigliabile creare newsletter interessanti ed accattivanti fin da subito e, ad ogni invio, domandarsi sempre se i contenuti sono all’altezza delle aspettative dei destinatari.

Ma come verificare questo dato?
Semplice, con il tempo.
È il rendimento delle newsletter nel tempo che determina la capacità delle stesse di rimanere interessanti al pubblico.
Il consiglio, in questo caso, è quello di controllare sempre le statistiche relative agli invii sulla piattaforma di email marketing e verificare che non vi siano falle rilevanti che vanificano tutti gli sforzi del brand.

 

Email marketing: prova Infomail

 

2. Quale tipo di newsletter interessa ai nostri contatti?

Occorre capire quali sono i tipi di contenuti che hanno più probabilità di essere letti, realizzando una classifica dal primo (il più letto) all’ultimo (il meno letto).

In generale, le nostre ricerche hanno dimostrato che il maggior interesse è riservato a email personalizzate e di carattere più “personale”, offerte promozionali o sconti, nuovi prodotti in uscita e di brand amati.

In seconda posizione troviamo promozioni su prodotti di brand non ancora conosciuti al cliente, consigli e trucchi utili, email dal contenuto curioso e creativo.

In ultima posizione, invece, si trovano le email di tipo generico e dai contenuti standardizzati.

Da questa classifica emergono due considerazioni interessanti:

◼️ 1: la personalizzazione delle email di marketing è davvero efficace

◼️ 2: è importante evitare contenuti generici, noiosi e standardizzati, preferendo newsletter creative e uniche.

 

3. Quali sono i motivi della non lettura delle email?

Perché spesso i nostri contatti non aprono la newsletter?

È una domanda tanto importante quanto difficile da rispondere.
Stando alle nostre ricerche, le ragioni principali sono: il mancato riconoscimento del mittente, la non rilevanza della comunicazione email e l’eccesso di newsletter ricevute.

E qui, purtroppo non si può negare il gioco sporco di alcuni brand: acquisto di liste di contatti in maniera illecita, marketing aggressivo e poco studiato.
Ed ecco che il danno è presto fatto.

Certo, ci sono altri motivi per cui le email rischiano di restare ignorate: quando il contatto ha troppo da fare o quando, ad esempio, si iscrive per scopi diversi dal restare informato (ad esempio solo per ottenere uno sconto per il primo acquisto).

Nel complesso, quindi, i dati suggeriscono di evitare l’acquisizione di liste di contatti in maniera poco chiara o tramite mezzi fuorvianti, e concentrarsi sulla creazione di newsletter  non aggressive e dai contenuti utili per il  lettore.
Appare chiaro, quindi, che il destinatario tende a premiare ed affidarsi ad un marketing plan che opera con trasparenza e chiarezza.

 

4. Perché i contatti annullano l’iscrizione alle newsletter?

I motivi che spingono i contatti a cancellarsi da una newsletter possono essere molteplici.
Al primo posto c’è il disinteresse alla newsletter per via di un’iscrizione “opportunistica”.
Non è raro che un brand possa premiare un nuovo iscritto alla sua newsletter con uno sconto iniziale sul primo acquisto. Ecco che, in breve tempo, le iscrizioni si moltiplicano. Altrettanto velocemente, però, calano.
Perché?

Semplice: l’iscrizione era finalizzata a ricevere lo sconto e, una volta ottenuto, il contatto non sente più la necessità di rimanere iscritto.

Per ovviare al problema, la newsletter dovrà essere tanto efficace da scongiurare questo rischio e mantenere attiva la curiosità dei propri destinatari.

Un altro motivo già citato (e piuttosto ovvio) legato alla cancellazione degli utenti riguarda l’eccesso di email ricevute e il mancato riconoscimento del mittente.

Infine, l’eccesso di invii da un singolo mittente e il poco interesse verso i contenuti delle email sono reali motivi per annullare l’iscrizione.
Anche in questo caso, quindi, la predisposizione di una newsletter opportunamente organizzata, non aggressiva e dai contenuti creativi è determinante.


5. Quali caratteristiche sono più apprezzate nelle comunicazioni email e newsletter?

Capire quali sono gli aspetti preferiti dagli utenti per l’invio di comunicazioni email di marketing è fondamentale.
È infatti il punto di partenza per avere una chiara idea di quello che è ben percepito da parte dell’iscritto.
Anche in questo caso, i dati che abbiamo raccolto parlano chiaro: ai primi posti si posizionano codici sconto, vendite esclusive e lancio di nuovi prodotti.

Insomma, la comunicazione di novità e opportunità di risparmio sono delle caratteristiche che gli utenti ricercano in un brand attraverso la newsletter.

Ma non è tutto: anche i contenuti cuciti sulla base degli interessi dell’iscritto, informazioni utili e video interessanti sono ben accetti.

Infine, l’aspetto un po’ più professionale e legato ai trend odierni, ovvero una grafica accattivante, una bella fotografia e notizie flash.

In generale, i dati ci portano a concludere che quanto più una newsletter fornisce un vantaggio o uno stimolo visivo all’iscritto, tanto più questa verrà apprezzata.

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6. Se un utente iscritto acquista dal brand, tenderà a riacquistare in futuro?

In quest’ultimo caso, i dati della nostra ricerca hanno dato dei risultati piuttosto interessanti.
Quasi tre quarti degli intervistati si sono dichiarati aperti all’idea di un nuovo acquisto entro l’anno.
Ciò conferma quello che già immaginavamo, ovvero che risulta più semplice fidelizzare i clienti e invogliarli ad acquistare nuovamente piuttosto che guadagnarne di nuovi.

I motivi sono semplici: fiducia, affidabilità, qualità e servizio sono già stati testati dal cliente in passato.
Ecco perché è fondamentale che la newsletter sia pensata per i nuovi iscritti, ma sempre dedicata e curata anche per i vecchi contatti.
Mai dimenticare: i clienti si fidelizzano solo se si trovano bene nel lungo periodo!

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email di benvenuto

5 regole per l’email di benvenuto: la prima impressione conta!

Nella vita quotidiana, siamo abituati a sentirci dire che le prime impressioni contano. Spesso per esempio, l’idea che ci facciamo di una persona, ad un primo impatto, influenza il rapporto che instaureremo o meno con lei.

È pur vero, però, che le prime impressioni possono essere sovvertite nel corso del tempo, con fatica e risvolti per nulla scontati.

In questo articolo, affronteremo questa tematica dal punto di vista dell’email marketing, cercando di focalizzare l’importanza del primo approccio con i nostri potenziali clienti.

Le prime impressioni nell’email marketing: l’email di benvenuto

L’email di benvenuto è un escamotage comunicativo di importanza straordinaria, lo strumento ideale per fare la nostra prima buona impressione, al cospetto dei potenziali clienti che si iscrivono al nostro servizio di newsletter.

Instaurare fin da subito un rapporto positivo può senza dubbio essere una mossa virtuosa e decisiva per il nostro business. Al contrario, gestire male questa opportunità, generando un’impressione negativa nella nostra platea può dare vita a svariati problemi e obbligarci a prendere provvedimenti in un secondo momento, al fine di sovvertire la situazione, con un dispendio di tempo e denaro davvero controproducente.

Paradossalmente, al giorno d’oggi, le email di benvenuto sono spesso trascurate dai marketers.
A chi non è capitato di ricevere un’email di benvenuto piuttosto impersonale e standard, dopo essersi iscritto ad una newsletter?

Si tratta – nella maggior parte dei casi – di email senza alcuna personalità, prefabbricate sia nei contenuti che nella grafica: una sorta di formalità, alla quale non vale la pena prestare attenzione.

Interpretare in maniera così superficiale il ruolo dell’email di benvenuto è certamente una grave lacuna da parte di chi si occupa di strategie di marketing.
Quello che sfugge a chi incorre nell’errore di trascurare le potenzialità di una email di benvenuto è che viene a tutti gli effetti sprecata una preziosa opportunità di comunicazione verso un potenziale cliente che ha appena scelto il nostro servizio di newsletter e dunque è predisposto all’ascolto nei nostri confronti.

Gestire bene questo momento propizio vuol dire al contrario ponderare attentamente il contenuto di tali comunicazioni, attuando preferibilmente una personalizzazione accurata della frase di benvenuto e lavorando all’aspetto visivo in completa coerenza con l’architettura del brand, al fine di “educare” – in un certo senso – il lettore a riconoscere le linee, i colori, l’identità della marca oltre al suo tone of voice.

Permettere al target di familiarizzare con la nostra realtà è essenziale, dargli dei contenuti piacevoli ed empatici al momento del benvenuto imprime – nella nostra strategia – un primo input davvero virtuoso e promettente.

Email marketing: prova Infomail

 

I 5 punti da ricordare per le email di benvenuto

Vediamo insieme cinque punti fondamentali da tenere a mente per creare email di benvenuto che funzionino e ci aiutino ad affermare il nostro business agli occhi dei potenziali clienti.

1. Personalizzazione e chiarezza

Le email di benvenuto possono essere davvero potenti per il nostro business. Dare la sensazione ai nostri contatti di ricevere un’accoglienza personalizzata è un inizio davvero utile e funzionale, che saprà dare grandi risultati.

Creare uno scambio di questo tipo contribuisce alla costruzione di un rapporto di fiducia con i clienti: usare il loro nome, raccolto durante la fase di iscrizione, può sicuramente cambiare l’impatto della comunicazione inviata.

L’email di benvenuto è anche un’ottima occasione per raccontare ai nostri contatti cosa condivideremo con loro e con quale frequenza: la trasparenza e la possibilità di renderli partecipi delle nostre intenzioni faranno sì che si crei un dialogo certamente proficuo. Ai lettori, inoltre, sarà chiaro sin da subito il tipo di valore che verrà condiviso e cosa noi potremo fare per loro, attraverso il nostro servizio o i nostri prodotti: una spinta alla fidelizzazione davvero performante.

2. Cogli l’attimo

L’iscrizione ad un servizio di newsletter avviene certamente sotto la spinta emotiva del coinvolgimento: probabilmente il neoiscritto ha ricevuto uno stimolo forte dato dalla convinzione che il nostro servizio possieda una capacità risolutiva rispetto alle sue esigenze.

Ecco, è bene non far esaurire questa ondata di fiducia ed interesse e sfruttare tale opportunità per inviare un’email di benvenuto in grado di promuovere ulteriormente la fidelizzazione e la creazione di un rapporto proficuo per il nostro business. Ritardare l’invio dell’email di benvenuto, magari di 24 ore, ci fa incorrere nel rischio di perdere un potenziale cliente.

3. Non dilungarti e non andare fuori tema

Parliamo di statistiche: le email di benvenuto possiedono il più alto tasso di apertura rispetto a tutti gli altri messaggi di email marketing. Si parla addirittura del 50-60%. Alcuni marketers, di fronte a questi dati si lasciano convincere dalla tentazione di approfittarne, includendo molte informazioni ritenute rilevanti. Purtroppo, questa è una scelta da evitare: sovraccaricare di contenuto questa prima comunicazione può essere totalmente controproducente. È bene invece che il nostro benvenuto sia semplice, chiaro e conciso.

4. Coinvolgi anche i social

Le operazioni di benvenuto possono essere connesse proficuamente con i social, includendo collegamenti e incentivando gli utenti all’interazione, così da dare vita ad una sorta di community capace di stimolare le conversazioni online e diventare funzionale alla nostra attività.

Dare la possibilità ai potenziali clienti di comunicare in maniera diretta con il nostro brand e promuovere la nascita di conversazioni online che lo riguardano, scambiando pareri e informazioni con altri consumatori o utenti, può innescare un circolo virtuoso davvero interessante.

5. Ogni promessa è un debito

I migliori marketers hanno fatto propria una prassi comune e molto positiva, ovvero quella di promettere – a fronte di un’iscrizione – l’accesso a contenuti riservati, sconti o altri benefit. Naturalmente, le promesse vanno mantenute – questo vale anche nell’email marketing – quindi nella prima comunicazione di benvenuto è bene includere quanto anticipato: sia esso un coupon sconto, piuttosto che le indicazioni per ottenere quanto promesso. E’ controproducente non essere di parola o mettere il proprio contatto nelle condizioni di attendere un premio senza sapere se questo arriverà mai.

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Come abbiamo visto, i messaggi di benvenuto nelle strategie di email marketing rivestono un ruolo davvero essenziale, fare sì che questo primo scambio appaia pertinente e personalizzato, che mostri il proprio valore aggiunto attraverso la promessa di contenuti di valore e interesse per il nostro target innescherà un circolo virtuoso attorno al nostro business che si tradurrà certamente in performance di vendita o conversione davvero proficue.

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