Testo di anteprima o preheader dell’email: può aumentare il tasso di apertura

In molti erroneamente pensano che in pochi secondi non possa accadere nulla di importante, invece è spesso il contrario, specialmente quando si parla di marketing e ancor di più quando si parla di email marketing.

Per avere un’idea più concreta, è sufficiente pensare che un utente intento a controllare la propria email dedica circa tre secondi al processo decisionale che lo porterà a cliccare su un messaggio piuttosto che a passare oltre.

Si tratta effettivamente di un lasso di tempo minimo, eppure in tre secondi l’utente medio è in grado di valutare a colpo d’occhio tutto ciò che un’email o una newsletter ancora chiuse offrono, ovvero:

– il nome del mittente

– il titolo, cioè l’oggetto del messaggio

– il breve testo di anteprima o preheader che segue l’oggetto dell’email

In questo articolo, vogliamo approfondire proprio l’ultimo punto, il testo di anteprima, spesso trascurato, che invece se ben sviluppato è davvero in grado di migliorare i tassi di apertura delle nostre campagne di email marketing.

 


 

DI COSA SI TRATTA? 🤔

Testo di anteprima dell’email o preheader: di cosa si tratta? 

 

Lo abbiamo accennato sopra, ma è sicuramente bene approfondire come premessa alle tecniche di ottimizzazione che vedremo in seguito: il testo di anteprima o preheader è esattamente il testo visibile nell’elenco della Posta in arrivo, subito dopo l’oggetto dell’email.

Chiaramente, la sua lunghezza è limitata e vincolata alla visualizzazione disponibile a seconda dei dispositivi utilizzati dagli utenti per consultare la casella email.

Mediamente, il numero di caratteri indicativo è di circa 100 unità. Bisogna sempre tener conto però che il 75% delle persone utilizza i dispositivi mobili al posto del computer, per accedere alla propria posta e l’anteprima visibile può essere inferiore a seconda dei modelli utilizzati, oltre che del client stesso. E’ quindi preferibile inserire nei primi 35 caratteri (34 su iPhone, che diventano 60 in visualizzazione portrait) i concetti, dati e parole che vuoi mettere in evidenza.

 


 

BEST PRACTICE 💣

Le Best practice per impostare un preheader efficace

 

Il testo di anteprima o preheader, rappresenta un’opportunità unica per convincere il lettore ad aprire la nostra email o newsletter, esso svolge infatti una funzione riassuntiva del messaggio, ovvero – introducendolo – ha lo scopo di far intuire velocemente il contenuto all’utente e di convincerlo che sia di suo interesse.

Per fare questo, è indispensabile che contenga informazioni cruciali che verranno poi esplicate meglio nel contenuto. In sostanza, se l’oggetto di un’ email è incaricato di attirare l’attenzione del lettore, il preheader può essere vissuto da un lato come un’espansione dell’oggetto stesso e dall’altro come breve anticipazione saliente del contenuto.

Per avere un’idea ancora più concreta della potenzialità del testo di anteprima, bisogna considerare che il 24% dei destinatari delle nostre email legge proprio l’anteprima per capire se vuole aprire un messaggio o meno. Nel complesso, le email con il testo di anteprima ottimizzato hanno tassi di apertura più alti del 18% rispetto alle comunicazioni nelle quali questo aspetto è stato del tutto trascurato.

Queste argomentazioni e i dati appena visti sono senza dubbio ottimi motivi per apprendere le principali buone pratiche di realizzazione del testo di anteprima o preheader, nel contesto di una strategia di email marketing ben sviluppata.

Vediamole insieme!

1. Il testo di anteprima o preheader deve supportare il titolo dell’email

Come abbiamo appena accennato, il preheader è indispensabile per approfondire l’oggetto dell’email. Spesso i marketers più creativi utilizzano titoli che incuriosiscono il lettore ma allo stesso tempo non lasciano trasparire molte informazioni. Attraverso una corretta impostazione dell’anteprima è possibile risultare engaging e allo stesso tempo entrare maggiormente nel merito del contenuto, anticipando alcune parole chiave e portando con più facilità l’utente a cliccare sul nostro messaggio.

2. Sfruttare le call to action

Creare un senso di urgenza nel lettore attraverso l’inserimento di una call to action ovvero un invito a compiere un’azione, è un escamotage utile e funzionale nell’email marketing.

Nel caso di una promozione, per esempio, è possibile usare l’oggetto dell’email per anticiparne le caratteristiche sinteticamente e inserire una call to action nell’anteprima, così da rafforzare il messaggio e risultare più coinvolgenti nei confronti del lettore.

3. Utilizzare la personalizzazione

Usare la personalizzazione è una regola generale dell’email marketing che risulta valida più che mai nello sviluppo di un testo di anteprima efficace. Per iniziare, includere il nome del lettore è un ottimo primo passo per entrare in relazione con lui ed instaurare una comunicazione virtuosa.

4. Includere i numeri

Essere precisi e puntuali nelle comunicazioni, fornendo numeri e ordini di grandezza ai lettori rispetto agli argomenti trattati, infonde un senso di fiducia nei nostri confronti: una comunicazione chiara è sempre in grado di mettere a proprio agio il lettore.

5. Creare un’interazione con i lettori attraverso domande dirette

Includere una domanda diretta ai destinatari nel testo di anteprima può rivelarsi una scelta davvero vincente in quanto riesce ad attirare l’attenzione del lettore e a suscitare curiosità ed emozione. Naturalmente, il contenuto deve essere pertinente e trovare una giustificazione nel testo dell’email, una volta aperta.

6. Utilizzare un tono da teaser

Entrare in sintonia con il nostro target, utilizzando un tono capace di incuriosire e creare aspettativa nel lettore motivandolo ad aprire l’email è senza dubbio un’indicazione da tenere a mente: si tratta in un certo senso di strizzare l’occhio al destinatario, entrando in sintonia con lui e instaurando una comunicazione più seducente ed efficace.

7. Curare sempre i dettagli

Come abbiamo accennato sopra, la chiarezza nella comunicazione tranquillizza e mette a proprio agio il lettore, pertanto è bene accertarsi che nulla nel contenuto del preheader possa in qualche modo destabilizzare chi lo legge. Ecco alcuni consigli da tenere a mente:

◼️ Fare attenzione all’ordine delle parole e alla lunghezza del testo di anteprima, per evitare che le informazioni salienti vengano tagliate nella preview.

◼️ Assicurarsi che il testo del preheader sia coerente con il contenuto dell’email e che dunque, una volta aperto il messaggio, il lettore ritrovi le medesime argomentazioni più approfondite.

◼️ Utilizzare dubbi stratagemmi per spingere i lettori a fare clic è un escamotage controproducente, in quanto rischia di minare qualunque tipo di fiducia e senso di affidabilità instaurata.

 


 

testo di anteprima o preheader - gli errori da evitare

 

DANGER ⚠️

Testo di anteprima: quali sono gli errori da evitare?

 

Fino ad ora abbiamo visto insieme quali sono le migliori pratiche da mettere in atto per sviluppare un ottimo preheader; qui di seguito vogliamo invece analizzare quelli che sono gli errori da evitare attentamente, al fine di non sprecare una preziosa opportunità con i destinatari.

1. Lasciare vuoto lo spazio destinato al testo di anteprima dando spazio a messaggi di default. Questo è davvero un errore da non commettere, in quanto significa non sfruttare dello spazio prezioso per comunicare con i nostri utenti.

Quando non inseriamo un testo di anteprima nell’apposito form, verrano mostrate le prime frasi contenute nella newsletter o nell’email che mandiamo.

2. Non equilibrare bene oggetto e preheader, creando testi incomprensibili o inutilmente ripetitivi.

3. Utilizzare un testo banale che potrebbe andare bene per qualunque email, senza alcun legame con il reale contenuto del messaggio.

4. Ripetere esattamente lo stesso testo proposto nell’oggetto dell’email o rielaborare con altre parole lo stesso contenuto.

5. Proporre nel preheader la possibilità di annullare l’iscrizione alla mailing list. Questo elemento solitamente va inserito nel footer del nostro messaggio e deve essere visibile solo una volta aperta l’email.

 


Infomail Prova Subito


 

Per concludere, in questo articolo abbiamo visto insieme come il preheader, ovvero il testo di anteprima visibile subito dopo l’oggetto dell’email, se sviluppato accuratamente sia in grado di incrementare efficacemente la percentuale di apertura del messaggio. Le regole principali per ottimizzare questa preziosa opportunità sono principalmente tre: essere concisi affinché tutti gli utenti riescano a visualizzare per intero il messaggio, personalizzare il testo per stimolare il coinvolgimento del lettore e – infine – sperimentare tecniche e contenuti usando tanta creatività!

Buon lavoro!

GDPR: Ecco come gestire newsletter, email e form di iscrizione

La newsletter fa parte a pieno titolo dei migliori strumenti di e-mail marketing attualmente a disposizione. È un mezzo decisamente performante e adeguato per coltivare le relazioni con il proprio target ed è soprattutto a basso impatto sul budget a disposizione.

Tuttavia, affinché i riscontri di questa attività strategica siano unicamente positivi, è bene assicurarsi di osservare gli obblighi di legge, onde evitare gravi multe o altre dannose ripercussioni sulla nostra reputazione.

Se pratichiamo l’invio di e-mail o di newsletter, dobbiamo necessariamente dotarci di una privacy policy esaustiva, che segua i dettami della normativa.

GDPR ed email marketing

GDPR: PRIVACY POLICY 🔐

GDPR e E-mail marketing: i requisiti di legge 

 

Partiamo dal presupposto base che, nella maggior parte dei paesi, se trattiamo dati personali, abbiamo l’obbligo automatico di informare gli utenti in merito alle attività svolte con le loro informazioni private. Questo può avvenire tramite un testo usualmente indicato come Privacy Policy.

Alcune legislazioni, in maniera ancora più precisa, richiedono che l’utente sia anche attentamente informato sulla metodologia di revoca dal consenso.

Considerando che non sempre ci rivolgiamo ad utenti residenti nel nostro paese e che – qualora comprassimo delle liste di e-mail – non potremmo sapere con precisione la provenienza dei contatti, è sempre bene allinearsi con le normative più severe in circolazione, così da tutelarsi ad ampio spettro.

Vediamo uno ad uno i passaggi da compiere per conformarci alla legge.

 

1. Informare gli utenti su come verranno utilizzati i loro dati


 

È indispensabile elaborare una privacy policy semplice e facilmente comprensibile dagli utenti, questo è un requisito tassativo della normativa: nel testo non devono esserci ambiguità.

La policy, per essere fedele alle richieste, dovrà specificare tutti i punti elencati qui di seguito.

✔️ i dati trattati;

✔️ le modalità di trattamento di tali dati;

✔️ le finalità dell’utilizzo, ovvero se l’intenzione è di trattarli per l’invio di newsletter o per altri scopi commerciali;

✔️ i servizi utilizzati di proprietà di terze parti;

✔️ i diritti degli utenti in relazione alla concessione del consenso sull’utilizzo dei dati personali;

✔️ le modalità di gestione delle richieste ricevute da parte degli utenti sull’esercizio dei loro diritti;

✔️ gli strumenti di comunicazione che vengono utilizzati, come le e-mail o la posta ordinaria per esempio;

✔️ le misure di sicurezza adottate.

 

2. Dichiarare i requisiti delle terze parti


Esplicitare i requisiti di applicazioni o piattaforme coinvolte nel trattamento dei dati è essenziale.

Proprio perché anche le applicazioni e i servizi affini – cosiddetti di terza parte – sono tenuti a rispettare la normativa, è consuetudine che siano essi stessi per primi a richiedere ai propri clienti e partner la dotazione di una privacy policy esaustiva in merito al loro coinvolgimento, così da rendere il rapporto di collaborazione conforme alla legge, senza alcun rischio di contestazione.

 

3. Definire dove inserire l’informativa sulla privacy


La normativa, nello specifico, stabilisce che il testo di privacy policy debba essere facilmente visibile e sempre consultabile nel nostro sito web o nella nostra App. Solitamente, il posizionamento più diffuso è nel footer, attraverso un link cliccabile.
Affinché vi sia la più totale aderenza alla legge sul trattamento dei dati, è consigliabile inserire il link alla policy anche in calce al form di iscrizione alla newsletter e nelle comunicazione e-mail stesse.

 

 

GDPR: E’ INDISPENSABILE LA CHIAREZZA 💡

Come gestire l’aggiunta di nuovi utenti alla mailing list


 

Secondo la normativa europea, considerando che i moduli di adesione al nostro servizio di newsletter sono a tutti gli effetti degli strumenti per la raccolta dei dati, nel rispetto della normativa GDPR è necessario ottenere un consenso esplicito e informato da parte dell’utente, prima di includerlo nelle nostre mailing list.

Ai sensi di tale legge, l’acquisizione del consenso può avvenire in due momenti: la prima in cui si informa l’utente e la seconda in cui si ottiene il suo ok, attraverso un’azione positiva.

Dunque, cosa bisogna fare per informare l’utente nel rispetto della normativa?

Sicuramente è indispensabile la chiarezza: bisogna comunicare precisamente la tipologia di e-mail alla quale l’utente si sta iscrivendo, senza alcuna ambiguità e specificando che l’azione richiesta è facoltativa.

Oltre a chiarire questo punto, è necessario che il consenso sia esplicito e verificabile. Per questo, è severamente vietato per la normativa europea l’utilizzo di caselle preselezionate.

L’utente, come abbiamo accennato sopra, deve poter revocare in qualunque momento il consenso all’utilizzo dei propri dati. Questo requisito può essere soddisfatto inserendo il link di cancellazione in ogni comunicazione inviata via e-mail.

Inoltre, il consenso viene espresso specificatamente su determinate tipologie di contenuto inviato, pertanto se un utente acconsente al trattamento dei propri dati unicamente per conoscere le nostre novità, sarà vietato inoltrare newsletter promozionali e – ancor più – offerte di terze parti. In sostanza, è indispensabile avere un consenso per ogni specifica finalità di trattamento. Questo è possibile utilizzando diverse checkbox in corrispondenza di ogni tipologia prevista.

Sulla tematica del consenso esplicito, esistono alcune eccezioni da menzionare. Una di queste si ha quando il destinatario ha inserito il proprio indirizzo di posta elettronica durante l’acquisto di un prodotto o di un servizio, in questo caso è possibile inviare e-mail promozionali dedicate a prodotti o servizi del tutto simili. È indispensabile però che sulla pagina dell’acquisto sia stato riportato un avviso che permetta di rifiutare questa eventualità. Inoltre, se il nostro sito prevede un pop-up per invitare gli utenti ad iscriversi alla nostra lista e utilizza termini diretti e chiari che lasciano inequivocabilmente capire che utilizzo si vuole fare del loro dati, un’azione positiva che egli compie, inserendo il proprio indirizzo e-mail, è considerata un consenso a norma di legge.

Infine, dato che l’autorizzazione al trattamento dei dati in base alla GDPR è indispensabile, è richiesta la presenza di un registro aggiornato e preciso dei consensi ottenuti. Tale documentazione deve poter fornire le seguenti informazioni:

✔️ identità dell’utente coinvolto;

✔️ ciò a cui ha prestato il consenso;

✔️ quando ha rilasciato il consenso;

✔️ quali informazioni sono state date all’utente nel momento in cui ha acconsentito;

✔️ quali metodi sono stati utilizzati per ottenere tale consenso, ad esempio un apposito form.

 

GDPR

Come gestire il contenuto di una newsletter per essere a norma di legge ⚖️


 

Secondo la normativa europea vi sono delle linee guida da seguire in ottica antispam.

✔️ La prima indispensabile è quella di fornire l’essenziale link di annullamento all’iscrizione. Questa opzione deve essere chiara e visibile, oltre che agilmente accessibile. Secondo la GDPR, una volta che l’utente richiede la cancellazione dal servizio, possono passare massimo 30 giorni affinché il cambiamento sia effettivo. Vien da sé, che gli utenti si aspettano un provvedimento immediato, pertanto è sempre meglio essere piuttosto reattivi in questo senso.

✔️ La seconda linea guida indica la necessità di palesare il mittente con l’aggiunta di un indirizzo postale fisico e valido.

✔️ Proseguendo, è necessario chiarire sempre la natura del messaggio: deve essere esplicito se si tratta di un’e-mail promozionale o meno, senza ingannare i destinatari.

Le legislazioni più severe, come quella tedesca ad esempio, richiedono che vengano inseriti i recapiti del mittente. Come accennato all’inizio, è meglio adattarsi alle richieste più stringenti per essere completamente a norma.

 

GDPR: Warning!

Cosa succede se non si è conformi: conseguenze legali 🚓


 

La non conformità comporta multe importanti che partono da alcune decine di migliaia di euro a diversi milioni, oltre a verifiche periodiche successive.

La GDPR mette gli utenti nelle condizioni di sporgere denuncia, se hanno il sentore che qualcuno abbia violato le norme sul trattamento dei suoi dati personali. Ricevuta la segnalazione, l’organo competente può svolgere una verifica e, qualora accertasse la violazione, potrebbe interdire l’utilizzo di tutta la mailing list, causando danni anche maggiori rispetto alle sanzioni monetarie.

Inoltre, chi viola tali norme può incorrere nella cessazione – anche permanente – dei servizi erogati da parti terze.

Infine, l’assenza di un adattamento alla legalità porta senza dubbio ad un danno di reputazione agli occhi degli utenti e dunque ad una pessima immagine pubblica condivisa dal target di riferimento, con danni immani a livello commerciale.

 

Come rendere la newsletter conforme alla GDPR


 

In definitiva, in questo articolo abbiamo visto tutte le azioni da mettere in atto, affinché la nostra newsletter sia conforme alla legislazione riguardante il trattamento dei dati.

Il primo passo è quello di definire – agli occhi degli utenti – in totale trasparenza di cosa ci occupiamo, quali dati abbiamo interesse a raccogliere e il perché. È bene avvisare i nostri contatti riguardo alla tipologia di newsletter che riceveranno, così come il metodo di consegna delle comunicazioni.

Il secondo passo è quello di informare gli utenti riguardo ad eventuali fornitori di terza parte con i quali collaboriamo per gestire il flusso e il monitoraggio delle e-mail. I loro link devono essere tassativamente documentati nella privacy policy.

Ottenere il consenso preventivo è il terzo passo e si basa sulla richiesta di un’azione positiva, dopo avere dato informazioni chiare e specifiche sulle nostre intenzioni.

Il quarto passo è la presenza di un link di revoca chiaramente visibile e comprensibile che sia disponibile sulla newsletter.

Infine, è necessario archiviare in un registro tutti i consensi ottenuti: senza questa documentazione i consensi non sono ritenuti validi dalla GDPR.

In sostanza, si tratta senza dubbio di una legge composita e molto articolata per la quale è naturale avere necessità di un supporto tecnico-legale, che fornisca la certezza di essere in piena regola.

Quel che è certo è che l’adeguamento alla GDPR è un passo indispensabile per svolgere qualunque operazione di e-mail marketing in totale sicurezza.

segmentazione mailing list

Segmentazione: 3 modi per personalizzare un’email

Scrivere un’ottima email, con il miglior testo e il più funzionale approccio visivo è senza dubbio un passo fondamentale per porre le basi di una campagna di email marketing performante. Tuttavia, la segmentazione e la conseguente personalizzazione nelle strategie di marketing, sono ritenute da tutti i marketer assolutamente imprescindibili.

L’obiettivo comune a tutti gli esperti del settore è quello di sviluppare delle attività di comunicazione pertinenti e ampiamente efficaci, instaurando una comunicazione diretta, personale e coinvolgente con il proprio target.

personalizzazione

A tutti piace sentirsi speciali e al centro dell’attenzione, pertanto non è complesso capire perché un’attenta segmentazione vada nella stessa direzione dell’ottenimento di risultati performanti e di una più alta possibilità di assistere a tassi di conversione maggiori.

Per dirla in numeri: si stima che chi utilizza tecniche di personalizzazione registri un ROI maggiore del 22% rispetto a chi si serve di e-mail standard. Niente male!

Teoria a parte, come si mette in pratica la personalizzazione di un’email? In questo articolo abbiamo raccolto le tre principali indicazioni operative per attuare questa vincente strategia.

 

TECNICHE E STRATEGIE 

Come personalizzare un’email

Prima di analizzare una per una le più funzionali tecniche di personalizzazione email, è bene specificare che non è necessario adottarle singolarmente, una alla volta; esse infatti possono essere incrociate o utilizzate in maniera alternata nelle diverse campagne di email marketing che abbiamo intenzione di mettere in atto.

Alcune, come vedremo, sono più basiche – come l’utilizzo del nome personale del destinatario – altre invece sono più complesse tecnicamente – come il ricorso alla geolocalizzazione o a informazioni più approfondite appartenenti al profilo del cliente.

  • 1. L’uso del nome del destinatario

Abbiamo appena citato questa tecnica e bisogna ammettere che si tratta della più diffusa: quasi il 90% dei marketer non ne fa a meno, inserendo nelle proprie e-mail il nome personale del contatto a cui si sta indirizzando la comunicazione oppure il riferimento preciso della società, nel caso in cui la propria platea non sia composta da persone fisiche.

Ma, come mai questa tecnica è così ricorrente?

La risposta è semplice: per la facilità di attuazione.

Raccogliere e sistematizzare questi dati non è un’operazione complessa e durante l’iscrizione – solitamente – ogni utente inserisce il proprio nome. Dunque, si tratta di una strategia di personalizzazione molto diffusa e pertanto non sufficiente: se tutte le aziende iniziano le proprie e-mail citando il nome proprio del destinatario, ai suoi occhi questa sarà poco più che la prassi, dunque sarà necessario incrociare tale tecnica con altri elementi di segmentazione, per aumentare l’efficacia della nostra comunicazione e ottenere una buona percentuale di conversioni.

  • 2. La personalizzazione sulla base del comportamento

Come abbiamo precisato sopra, personalizzare un’e-mail con il nome del destinatario è utile ma allo stato attuale non è sufficiente. Un ottimo modo per andare oltre – efficacemente – è segmentare il nostro target in relazione al comportamento manifestato in passato, per esempio sulla base delle interazioni già registrate: questa strategia è utilizzata del 34% circa dei marketer.

Per concretizzare meglio questo tema, possiamo fare l’esempio della segmentazione derivante dagli acquisti effettuati per opera degli utenti stessi fino a quel momento: sapere con certezza ciò che interessa ad un cliente e quindi suggerire nuovi acquisti coerenti con i precedenti è una leva notevole, verso nuove conversioni.

Altri marketer prediligono personalizzare le proprie comunicazioni sulla base delle interazioni degli utenti con il sito web aziendale, riferendosi a contatti che – per esempio – hanno già visitato la pagina prezzi della nostra offerta almeno una volta, oppure hanno inserito un prodotto del catalogo nel carrello, senza finalizzare l’acquisto. Questa strategia è ottima per recuperare e gestire tutti gli utenti potenzialmente interessati che per un motivo o un altro, non hanno concluso la procedura d’acquisto.

  • 3. L’utilizzo di informazioni personali 

Utilizzare le informazioni a disposizione, relativamente ai propri utenti, rappresenta una risorsa davvero preziosa.

Le informazioni alle quali facciamo riferimento vanno oltre quelle viste nel punto precedente, riferite appunto ad acquisti passati o a comportamenti specifici tracciati sul sito web; in questo caso, si parla di informazioni personali legate ad esempio alla geolocalizzazione, alle abitudini di acquisto in termini di frequenza, per arrivare alle preferenze espresse nel proprio profilo.

In ottica di segmentazione e personalizzazione email è possibile anche chiedere direttamente agli utenti di esprimere le proprie preferenze, presentando domande e opzioni mirate affinché emergano dati utili alla nostra strategia di email marketing personalizzato. E’ possibile attuare questo sistema con un sondaggio a risposta multipla, che sia breve, semplice e comprensibile e che eventualmente proponga un omaggio per il tempo dedicato alla compilazione.

 


 

Per concludere, abbiamo visto come alla base di un’ottima strategia di email marketing non possano mancare i concetti di personalizzazione e segmentazione, ovvero la messa in atto di tecniche finalizzate all’invio di email pertinenti, sulla base di caratteristiche legate al destinatario: siano esse basilari come l’utilizzo del nome proprio nell’incipit, oppure siano informazioni sui comportamenti e le interazioni passate sul nostro sito, oppure infine siano ancora informazioni di carattere personale, come la provenienza o il proprio genere.

Un’opzione davvero consigliata è quella di individuare le caratteristiche sensibili per il nostro business e la nostra strategia invitando i nostri contatti alla compilazione di un questionario a risposta chiusa. Questo consentirà una profilazione ancora più mirata e definita e soprattutto avremo la certezza della veridicità e dell’attualità dei dati raccolti.

Non ci resta che attuare i consigli dei migliori marketer presenti sul mercato e lanciare la nostra campagna ad alto tasso di segmentazione.

Call to action efficaci

Call to action: le 5 regole che faranno la differenza

Il focus dell’e-mail, in una strategia di email marketing, è senza dubbio la cosiddetta call to action, ovvero l’invito all’azione, posto a seguito delle informazioni e degli incentivi utilizzati per creare engagement nel lettore.

Una call to action efficace è fondamentale per il successo della nostra campagna, proprio perché ha la funzione di input, finalizzato alle conversioni. Per questo, bisogna studiare attentamente le sue meccaniche di sviluppo e rimanere aggiornati sulle ultime tendenze di marketing, affinché la sua formulazione sia corretta e inneschi il circolo virtuoso che ci attendiamo.

In questo articolo, vedremo insieme i cinque consigli utili per dare vita a call to action efficaci.

 

Call to action efficaci

 

CHI BEN COMINCIA..

1. Iniziare lo sviluppo dei testi dalla Call to action

Dare il via al lavoro di stesura della newsletter partendo dalla formulazione della Call to action è essenziale per due motivi: innanzitutto perché così sarà subito chiaro a noi in primis l’obiettivo della campagna e, in secondo luogo, perché una volta creata la call to action tutti gli altri contenuti nasceranno di conseguenza, con maggiore logica e naturalezza.

Il flusso dell’e-mail, infatti, deve essere concepito come un percorso che parte dall’oggetto, ovvero il titolo dell’e-mail, in qualità di gancio per convincere la platea ad aprire la nostra comunicazione. Poi si prosegue con il contenuto principale arricchito da immagini ed attraverso il quale si crea engagement e si instaura un rapporto di fiducia con il lettore. Infine, si termina con la call to action vera e propria: arrivati a questo punto, i nostri contatti, dovranno essere pronti e interessati ad agire.

Chiaramente, non è detto che la fiducia utile all’avvio di conversioni si sviluppi attraverso una sola e-mail. Anzi, la strategia di e-mail marketing migliore prevede diversi step:

il primo step solitamente ha lo scopo di informare il lettore relativamente alla nostra attività, pertanto una call to action efficace potrebbe proprio invitarlo a chiedere ulteriori informazioni;

il secondo step ha lo scopo di trasmettere autorevolezza e rimandare tramite la call to action a delle testimonianze e recensioni esterne;

– infine, il terzo step – a conclusione del percorso – può proporre attraverso la call to action un incentivo all’acquisto, in modo da convertire e raggiungere l’obiettivo finale della nostra campagna strategica.

Lavorare gradualmente sul lettore per infondergli fiducia e portarlo attraverso call to action mirate alla conversione è una strategia di e-mail marketing davvero vincente. Nonostante il nostro obiettivo sia quello di “vendere”, non bisogna avere fretta, bensì educare i nostri contatti alla comprensione del prodotto o del servizio che gli stiamo offrendo e creare in lui una necessità colmabile unicamente con una conversione.

meglio una o più call to action

DILEMMI 

2. Impostare una call to action singola o multipla

Questo punto rappresenta un dilemma per molti. La gran parte dei marketers sostiene che per creare una newsletter in grado di generare conversioni sia indispensabile rimandare ad una sola call to action.

Tendenzialmente in effetti è così, la semplicità e la linearità nel contenuto è una caratteristica vincente, tuttavia è bene mantenere una certa flessibilità di impostazione a seconda del business che stiamo trattando, a discapito di chi dice che inserire più call to action è dispersivo e genera confusione.

Prendiamo l’esempio di un’attività diretta a più target, come un e-commerce di abbigliamento per donne, uomini e bambini. Qualora la mailing list fosse perfettamente segmentata sarebbe ideale mandare e-mail con una Call to action diretta e personalizzata, eppure è veramente raro che si abbiano informazioni complete sui nostri contatti. Il più delle volte, dobbiamo lavorare con newsletter più generiche ed è in questo caso che una formula multipla può fare al caso nostro: dovremo dunque introdurre diversi pulsanti, con call to action personalizzate per i tre diversi target sopra citati.

Chiaramente, la scelta di proporre diverse Call to action deve essere accuratamente valutata e sviluppata considerando l’impatto visivo, la funzionalità e tanti altri aspetti che dovranno essere analizzati e ottimizzati attraverso dei test, via via che la campagna verrà messa in atto.

A/B test call to action

IN CASO DI DUBBIO: TEST 

3. Fare test A/B per ottimizzare l’impatto e i risultati della Call to action

Come abbiamo appena accennato fare test è un’opportunità unica per ottimizzare le nostre newsletter basandoci sui dati che otterremo.

Si possono testare differenti elementi relativamente ad un’e-mail e chiaramente anche miratamente alla call to action.

I test solitamente sono di tipo A/B, dunque prevedono la divisione del target in due gruppi ai quali sottoporre soluzioni differenti a livello di formulazione della call to action o di layout grafico del bottone.

Per esempio, si può sperimentare una frase piuttosto che un’altra, per capire meglio quale soluzione funziona di più. Oppure si possono testare posizioni differenti, colori o grandezze alternative per il bottone della call to action.
La procedura migliore per avere un insieme di dati analizzabili è quella di inserirli in una matrice, in modo che sia subito evidente la direzione da intraprendere per l’ottimizzazione delle pratiche messe in atto.

Mi piace

MI PIACE!

4. Sviluppare una call to action in prima persona

Solitamente, le formule più diffuse di call to action sono esortative e in seconda persona, come ad esempio: Iscriviti ora! Oppure: Acquista ora!

Tuttavia, gli studi più recenti dimostrano che utilizzare la prima persona stimola un coinvolgimento superiore da parte dell’utente, migliorando la performance del 90%. Questo escamotage trasmette l’impressione di avere il controllo su ciò che sta accadendo, al contrario della seconda persona che può dare l’impressione di subire una richiesta.

Degli esempi utili sono i seguenti: Iscrivimi! Oppure: Lo voglio!

Usare parole forti

USARE LA FORZA!

5. Usa parole efficaci e potenti

La scelta delle parole in una call to action, devono necessariamente essere coerenti sia con l’intera newsletter sia – a maggior ragione – con l’intero tone of voice del nostro business.

Fatta questa premessa, come abbiamo detto sopra, bisogna pensare alla newsletter come ad un viaggio che inizia con l’oggetto, passa per il contenuto principale e si conclude con l’invito all’azione: il linguaggio in questo flusso è essenziale per suscitare interesse, emozione e coinvolgimento. Le parole utilizzate in particolare nella call to action devono essere potenti e stimolanti, affinché il lettore non abbia dubbi e interagisca con il bottone predisposto.

La matrice di test A/B, come abbiamo accennato, è uno strumento importantissimo per testare diversi tipi di parole e formule. Il risultato potrebbe stupirci, suggerendoci – per esempio – che un po’ di ironia è la chiave di svolta per il nostro tasso di conversione!


Come abbiamo visto in questo articolo, la call to action della newsletter è un elemento fondamentale e su di esso dobbiamo porre la massima attenzione con l’obiettivo di formulare la frase più accattivante ed efficace possibile, supportata da una grafica e da colori vincenti. L’importanza di sviluppare dei test, per arrivare alla call to action ottimale, rappresenta un’opportunità vincente per questo è bene periodicamente mettere alla prova differenti opzioni e rimanere sempre aggiornato sulle ultime tendenze dell’e-mail marketing.

emoji nell'oggetto delle email

Emoji nelle email: sì, no, dove, come, quando, perché? 🤓

Ne sentiamo parlare spesso e tutti, quotidianamente, li usiamo nelle più svariate maniere, principalmente attraverso i nostri smartphone.

Ma, esattamente, cosa sono gli emoji e cos’è l’emoji marketing?

Si tratta, nel dettaglio, di un’enorme serie di simboli pittografici raffiguranti ogni genere di oggetto (da treni, a aerei, a animali, a faccine, a cuoricini) creati per esprimere concetti, relazioni ed emozioni.

Nati intorno al 1997 e diventati famosi a partire dal Giappone, ricoprono attualmente un ruolo di rilievo anche nell’ambito dell’email marketing.

Esploriamo insieme come gli emoji, o emoticon, si prestano alla comunicazione digitale e alle newsletter.

 

EMOJI POWER

Una marcia in più nel canale email 💪

In poco più di dieci anni dalla loro creazione, questi piccoli pittogrammi sono divenuti famosissimi e completamente sdoganati. Il significato di ognuno di essi è stato talmente interiorizzato da chi utilizza internet, che si può parlare di un vero e proprio linguaggio simbolico.

Tuttavia, come abbiamo accennato, nonostante l’apparenza smart, questi simboli non sono entrati a far parte unicamente del tempo libero o della sfera più ludica del web, bensì rappresentano da tempo dei veri e propri strumenti di marketing.

Se da un lato, a molti sorge il dubbio legittimo che un utilizzo fuori luogo di questi strumenti possa far perdere professionalità alle proprie comunicazioni, dall’altro, la loro estrema diffusione, si può dire, abbia ridimensionato drasticamente questo problema, grazie alla completa integrazione degli emoji nel nostro quotidiano.

Ma come è meglio utilizzare questi pittogrammi, se l’obiettivo è quello di massimizzare il coinvolgimento degli utenti? Come è possibile condurli ad aprire le e-mail ricevute, senza sfociare nella leggerezza e nella scarsa professionalità?

In questo articolo tratteremo proprio questo aspetto, iniziando dai plus assoluti riscontrati nel loro utilizzo.


Secondo i dati Unicode (ottobre 2019) gli emoji più utilizzati in tutti i canali sono:

  1. 😂
  2. ❤️
  3. 😍
  4. 🤣
  5. 😊
  6. 🙏 
  7. 💕
  8. 😭
  9. 😘
  10. 👍

 

INIZIAMO CON I PRO

Emoji ed email marketing: i vantaggi 🉐

Vediamo insieme i principali motivi per i quali integrare gli emoji nell’email marketing è una scelta vincente.

1. Aiutano le tue mail ad emergere nella casella di posta elettronica del target prescelto

Ebbene sì, i simboli colorati invitano certamente gli occhi del lettore a soffermarsi per un istante sulla tua comunicazione: quel brevissimo lasso di tempo può rivelarsi decisivo per generare curiosità e coinvolgimento. Le statistiche rivelano che utilizzare un emoji pertinente nell’oggetto di una newsletter aumenta il tasso di apertura di circa il 25%.

2. Consentono di utilizzare meno parole nell’oggetto

Certamente, la presenza di un simbolo esplicativo permette di comunicare in maniera migliore e più diretta un messaggio, rendendo a volte superfluo l’utilizzo di troppi termini testuali. Il risparmio di spazio nella riga dell’oggetto è un plus davvero prezioso, se consideriamo che la grande maggioranza dei dispositivi mobili, con i quali quotidianamente controlliamo l’email, consente la visualizzazione di circa trenta caratteri.


Cher regina degli emoji

La cantante Cher, tra le altre cose, è nota per il suo speciale e quasi ossessivo utilizzo degli emoji su Twitter. Tra le caratteristiche della sua scrittura c’è l’utilizzo dei segni di punteggiatura sotto forma di emoji ❗❓, quello del 💋 nel finale, e quello del 🚽 per riferirsi a Donald Trump.

Uno stile decisamente bold!


 

HOW TO

Emoji nelle email: suggerimenti pratici 🔦

Come abbiamo visto, l’utilizzo di Emoji nell’email marketing ha dei vantaggi. Tuttavia, bisogna tenere presente alcuni fattori, affinché la strategia messa in atto sia realmente produttiva.

🔶 Generalmente è poco consigliabile un utilizzo eccessivo di emoji. Usare frequentemente gli emoji nelle e-mail può infastidire i lettori e spingerli a cancellare i messaggi senza nemmeno averli aperti, scambiandoli per spam. Il simbolo scelto deve essere estremamente pertinente all’iniziativa o al tuo brand e dosato con parsimonia. Il nostro consiglio è che l’emoji scelto sia strettamente connesso all’oggetto stesso.

🔶 È sempre meglio fare un test prima di estendere l’utilizzo di emoji a tutta la lista di iscritti: per esempio, è possibile proporre lo stesso messaggio differenziando l’oggetto dell’e-mail, per estrarre le relative statistiche e determinare in quale modo la presenza dell’emoji ha influenzato il raggiungimento dei tuoi obiettivi.

🔶 È essenziale sapere con certezza come gli emoji verranno visualizzati dai vari dispositivi. Può accadere infatti che non vengano supportati o vengano visualizzati in modi diversi, in questo caso includerli può rappresentare un errore. Il nostro consiglio è quello di dare vita ad una lista da testare, che includa account di diversi client e dispositivi mobili.

🔶 Per assicurarvi una corretta visualizzazione è bene includere l’emoji nei primi 30 caratteri della frase dell’ oggetto dell’email. Questa accortezza farà sì che vengano inclusi anche gli smartphone.

🔶 È bene ricercare gli emoji più adatti a comunicare il tuo business e creare un piccolo archivio al quale accedere all’occorrenza. Per distinguerti dai tuoi competitor, sii creativo e cerca di andare oltre i soliti schemi, tuttavia assicurati che i pittogrammi scelti siano comprensibili e facilmente decodificabili dal tuo target.


emojitracker

Per gli appassionati di emoji il sito emojitracker.com rivela in tempo reale quali emoji vengono usati su Twitter. Lo so, noi siamo più interessati alle email, ma è comunque interessante e ipnotico seguire in tempo reale la crescita e il declino di un emoji. Provare per credere!


 

 

emoji più usati nell'oggetto delle email

A OGNUNO IL SUO

Come utilizzare al meglio gli Emoji nell’oggetto di una email 📣

Abbiamo appena spiegato come l’utilizzo degli emoji può essere vantaggioso a livello di marketing e come ci siano tanti fattori ai quali prestare attenzione, specialmente se l’intenzione è quella di intervenire sull’oggetto della nostra e-mail.

L’aspetto della pertinenza nella scelta merita un discorso a parte e approfondito.

Quando si sceglie di inserire un emoji nell’oggetto di una email è infatti necessario prestare particolare attenzione al contesto e soprattutto al target al quale ci rivolgiamo.

Gli emoji, infatti, non sono adatti a tutti i segmenti di mercato e al relativo pubblico. Un utilizzo inappropriato dei pittogrammi sopracitati può rivelarsi assolutamente controproducente, danneggiando notevolmente i tassi di apertura medi di una newsletter.

Un esempio esaustivo è rappresentato da e-mail provenienti da banche e istituti di credito, strettamente connessi a tematiche delicate e legate imprescindibilmente alla necessità di apparire seri, affidabili e professionali. In questo caso, la presenza di un emoji nell’oggetto del messaggio può rivelarsi altamente deleteria.

È bene considerare, comunque, che esistono emoji trendy e smart ma anche versioni più serie e professionali: il simbolo del copyright per esempio ©, è disponibile come emoji e certamente non farà perdere di professionalità la vostra newsletter. La puntina da disegno 📌è un altro ottimo esempio di emoji adatto ad utilizzi professionali, può infatti indicare un appuntamento, un evento o qualcos’altro di importante da annotarsi.

Oltre alla pertinenza, l’efficacia di un emoji nell’oggetto di una email è massima se è in grado di trasmettere un’emozione: ciò renderà evidente il tone of voice della vostra comunicazione e creerà empatia con il destinatario. Enfatizzare un’idea, trasmettere entusiasmo, darà una marcia in più alla vostra e-mail e convincerà il lettore dell’importanza di quanto state annunciando.


In conclusione, come abbiamo visto, gli emoji oltre a dare colore e mettere in evidenza le e-mail, sono in grado di creare coinvolgimento presso il pubblico, ottimizzando il messaggio che intendi veicolare. L’essenziale è usare questo sistema con parsimonia e in maniera pertinente.

È giusto sperimentare e usare un po’ di creatività per emergere rispetto ai competitor, la parola chiave in questo caso è sempre “testare” e raccogliere evidenze, per poi aggiustare il tiro e allargare a tutto il target la tua strategia di email marketing.


 

Le 6 regole per un oggetto efficace

6 consigli strategici per un oggetto efficace ad alto tasso di apertura

Ogni giorno, nella nostra casella email riceviamo una quantità considerevole di messaggi, molti dei quali con finalità commerciali o promozionali. Naturalmente, non tutti catturano la nostra attenzione e il numero di quelli che decidiamo di leggere è veramente esiguo rispetto al totale ricevuto.

Ma qual è l’elemento che ci convince a cliccare su un’e-mail piuttosto che un’altra?

La risposta è semplice: l’elemento in grado di aumentare il nostro coinvolgimento nei confronti di un’e-mail è senza dubbio la frase contenuta nell’oggetto della comunicazione, ovvero la linea di testo immediatamente visibile nell’elenco della posta elettronica.

L’oggetto è un elemento cruciale nell’elaborazione di un’e-mail, pertanto è consigliabile dedicare alla sua stesura il giusto tempo e mettere in pratica i consigli strategici che vi proponiamo qui di seguito.

spam

OCCHIO ALLO SPAM!

1. Strutturare il titolo nell’oggetto in modo che non rischi di essere considerato Spam dal provider internet o dal lettore stesso

I filtri anti Spam sono dei veri segugi e si attivano in caso di termini ritenuti sensibili, come esortazioni all’azione troppo esplicite o l’uso improprio di simboli speciali e segni di punteggiatura ripetuti, come tre punti esclamativi uno dopo l’altro, per esempio.

Questi elementi porteranno i filtri o l’utente stesso a relegare la comunicazione ricevuta irrimediabilmente nella cartella Spam, con notevoli effetti negativi per la strategia di e-mail marketing che si intende sviluppare.

Elaborare l’oggetto affinché sia immediatamente chiara l’azione da compiere

CALL TO ACTION

2. Elaborare l’oggetto affinché sia immediatamente chiara l’azione da compiere

Anticipare l’azione che il lettore è chiamato a svolgere e trasmettere un certo senso di urgenza e di esaltazione è una delle chiavi di successo per una strategia di e-mail marketing. Questo è possibile attraverso l’uso di verbi esortativi, legati ad una brevissima argomentazione capace di contestualizzare l’azione richiesta.

 

SEGMENTARE

3. Personalizzare è una delle migliori strategie per valorizzare i destinatari

La modalità migliore per personalizzare è segmentare la mailing list, in modo da inviare loro unicamente comunicazioni pertinenti.

Nell’oggetto dell’e-mail è bene far emergere che il messaggio è diretto e dedicato, in questo modo si creerà maggiore coinvolgimento e il lettore sarà predisposto ad aprire l’email più facilmente, dando vita – con grande probabilità – ad una conversione.


Dai un’occhiata all’immagine qui sotto. 

Quali email attirano maggiormente la tua attenzione?

Subject Lines email subject lines

La maggioranza delle persone ha risposto che le email con un oggetto che contiene uno o più emoji hanno un impatto migliore rispetto a quelle il cui oggetto contiene solo testo. E’ un fatto che inserire gli emoji nell’oggetto dell’email assicura in molti casi un tasso d’apertura migliore.

Attenzione però:  l’emoji scelto deve essere coerente con il messaggio. 


 

LESS IS MORE

4. Un titolo chiaro e diretto è sicuramente un titolo efficace

Spesso si cede erroneamente alla tentazione di essere troppo prolissi ed esplicativi nell’oggetto dell’e-mail, pensando di sfruttare al massimo il testo visibile nella schermata principale della posta in arrivo. Si cerca cioè di includere nel titolo le informazioni salienti, per accertarsi che gli utenti possano capire meglio il contenuto dell’e-mail ed aprirla.

Questa pratica è sconveniente, perché rischia di non trasmettere un messaggio chiaro al lettore.

Scegliere poche parole chiare, ponderare attentamente quale parte del messaggio veicolare è invece il migliore consiglio da tenere presente.

Un oggetto troppo elaborato può infatti essere chiaro ai nostri occhi, dato che conosciamo perfettamente il contenuto dell’e-mail, ma un estraneo come lo interpreterà? Saprà decodificarlo correttamente?

Un oggetto prolisso non sarà mai memorabile e persuasivo come dovrebbe. Allo stesso tempo, essere troppo esortativi e concisi a discapito della chiarezza sarà altrettanto penalizzante.

Per uscire da questo dilemma la soluzione è quella di scegliere alcune parole chiave, capaci di trasmettere, con un esercizio di sintesi, il motivo della comunicazione, dando la precedenza alle parole più importanti, in quanto saranno le prime ad essere lette, da sinistra verso destra.

 

SHORT IS MORE

5. Scrivere l’oggetto senza eccedere nel numero dei caratteri: 50 è il numero limite

Come abbiamo visto al punto precedente, l’oggetto deve essere diretto, chiaro, conciso e breve.

Il motivo non è unicamente legato al grado di attenzione di coloro che consultano la posta elettronica  mentre svolgono le più varie attività quotidiane, bensì c’è anche una ragione pratica: l’oggetto deve essere visibile nella sua interezza quando l’e-mail è ancora chiusa e si sta visualizzando l’elenco delle email da leggere.

La diffusione su larga scala dei dispositivi mobili rende questa necessità ancora più stringente. In sostanza, è bene considerare che più breve sarà il titolo dell’e-mail e più sarà semplice stimolare un’azione nel lettore.

 

WHAT YOU SEE IS WHAT YOU GET

6. Garantire una forte coerenza tra l’oggetto e il contenuto

Il titolo di un’e-mail deve corrispondere assolutamente all’argomentazione proposta al suo interno.

In passato si attuava un sistema alquanto scorretto, in cui l’oggetto prometteva offerte vantaggiose o contenuti molto allettanti, mentre una volta aperta l’e-mail il lettore scopriva che vi erano delle restrizioni notevoli per accedere a quanto promesso.

Questa tecnica fallimentare conduceva spesso gli utenti ad annullare l’iscrizione alla mailing list. Fortunatamente, questa pratica è stata superata e la tendenza attuale è quella di ricorrere alla chiarezza e soprattutto alla coerenza tra i contenuti proposti.

 

Seguendo questi sei consigli, è certamente possibile elaborare un oggetto in grado di coinvolgere il lettore e, con grande probabilità, spingerlo a cliccare sull’e-mail per leggerla. Un buono sviluppo dei contenuti e della call to action finale, sapranno condurre l’utente alla conversione.

Affinché l’oggetto sia davvero efficace, tuttavia, è bene effettuare molti test. In primis per verificare la leggibilità del titolo, per assicurarsi che esso appaia nella sua interezza all’interno della schermata principale della posta in arrivo, sia da desktop che da dispositivo mobile; in secondo luogo è bene – una volta inoltrata la campagna – raccoglierne le statistiche per ottimizzare il rendimento. Con i dati ottenuti si potrà andare a migliorare l’approccio strategico utilizzato nella riga del titolo e fare differenti prove, fino a raggiungere risultati più che soddisfacenti in termini di apertura della comunicazione.

L’oggetto dell’e-mail dunque può essere decisivo per la buona riuscita di una campagna di newsletter, per questo non bisogna avere fretta: cura, sintesi e strategia saranno le parole vincenti!

 

Per concludere, l’e-mail marketing è un universo complesso e davvero fruttuoso, adatto ad ogni tipo di business, pertanto è bene dedicare allo studio e all’individuazione della strategia più proficua il giusto tempo e la corretta attenzione, affinché la campagna messa in atto dia i giusti frutti e consenta di costruire con i propri contatti una relazione di fiducia, mirata ad aumentare le conversioni e ad incrementare il risultato globale.

orario migliore per mandare email

A che ora è meglio inviare un’email? Dipende!

Quando si parla di strategie di e-mail marketing, spesso ci si concentra sulla messa in opera di tutte le istruzioni per il confezionamento della migliore email o newsletter in termini di contenuto, di resa grafica e di funzionalità, nell’ottica di garantire al nostro target un’efficace esperienza di lettura e condurlo, senza troppe esitazioni, a soddisfare la call to action proposta.

È tutto estremamente corretto, si tratta di passaggi inevitabili che meritano il giusto tempo e una grande dose di attenzione e strategia.

Tuttavia, una volta preparata la nostra e-mail, il lavoro di studio e riflessione non è ancora terminato. Un punto cruciale per l’ottenimento di risultati soddisfacenti è la valutazione dell’orario migliore per inoltrare alla mailing list la nostra campagna.

Basta dare uno sguardo alla posta elettronica in arrivo, per notare che l’orario delle newsletter commerciali che riceviamo non è affatto casuale. La maggior parte di esse viene infatti inoltrata tra le 9 e le 10 di mattina, oppure tra le 17 e le 18 di pomeriggio. Non si tratta ovviamente di una coincidenza, anzi.

È bene specificare che non vi sono dati scientifici che possono assicurare quale sia l’esatto momento per un invio più proficuo, eppure seguendo le indicazioni che proponiamo qui di seguito si potrà senza dubbio attuare una strategia che abbia delle basi solide e sicuramente potenziali in termini di timing.

 

IL TEMPISMO È TUTTO

L’importanza del tempo nell’email marketing

Si sa, non tutti coloro che ricevono una comunicazione tramite email hanno la possibilità di aprirla istantaneamente, eppure più passa il tempo dalla ricezione e meno probabilità avremo che l’utente prenda visione della nostra email. D’altra parte, inquadrare il nostro target e aver chiaro lo scopo della nostra email – come vedremo nelle prossime righe – potrà notevolmente avvicinarci all’obbiettivo, contando – tra le altre cose – sul supporto dei dispositivi mobili che sempre più tengono gli utenti connessi alla propria casella email.

Innanzitutto, proprio per l’importanza che una strategia di e-mail marketing possiede per qualunque business aziendale è indispensabile predisporre uno strumento di invio automatizzato, in grado – secondo quanto rilevano le statistiche – di migliorare le conversioni.

È semplice intuire come un sistema automatico di invio necessiti a maggior ragione di orari preimpostati, pertanto, vale davvero la pena riflettere sull’elemento “tempo”, affinché la campagna che vogliamo mettere in atto sia ottimizzata e possieda maggiori potenzialità.


 

engagement email nei giorni della settimana

 

In termini di clic, martedì e mercoledì sono i giorni che vedono un engagement maggiore. Questi stessi giorni generalmente hanno anche un più alto numero di aperture. 


A CHE ORA ESATTAMENTE?

Inviare un’e-mail ai propri contatti: qual è il momento migliore?

Iniziamo immediatamente citando i dati pubblicati da GetResponse sulla base di un’analisi effettuata su 4 miliardi di e-mail, inviate da circa 1.000 mittenti. Se ci stiamo chiedendo qual è l’orario migliore per inviare una comunicazione di e-mail marketing la risposta è che le percentuali più elevate di clic sulla posta in arrivo si riscontrano alle 10 di mattina, con un tasso del 21%, e proseguono in crescita alle ore 13 con il 22,5%.

Un altro picco positivo attorno al 21% si presenta alle 18 di pomeriggio. È semplice dedurre come queste percentuali siano coerenti con i momenti della giornata in cui gli utenti sono mediamente più liberi e disposti a controllare le proprie e-mail.

Come abbiamo accennato sopra, per trovare il momento migliore relativamente all’invio della nostra campagna di e-mail marketing è bene analizzare in particolare il nostro target, cercando di dedurre come si componga la giornata tipo e quali siano i momenti in cui – con maggiori probabilità – i nostri utenti avranno del tempo libero per dedicarsi alla consultazione delle e-mail ricevute, senza distrazioni di sorta.

migliore orario per email per settori

Dunque, per avere una visione più precisa in questo frangente, è essenziale valutare le abitudini del target al quale ci rivolgiamo: se, per esempio, la nostra mailing list è composta da professionisti che svolgono una mansione d’ufficio diurna, dobbiamo considerare che con grande probabilità avranno a disposizione diversi device dai quali accedere alla propria casella e-mail e che durante gli orari di picco lavorativo difficilmente saranno disposti a dedicarci la loro attenzione.

Oltre al target, nella valutazione dell’orario di invio, è utile considerare il tipo di comunicazione che vogliamo inoltrare. Ad esempio, se la nostra strategia prevede l’invio di una promozione o l’invito all’acquisto, il momento più funzionale è presumibilmente la pausa pranzo, un momento in cui si è disposti a staccare ed evadere dai pensieri lavorativi e in cui si ha a disposizione più tempo, in condizioni di tranquillità, per finalizzare un’azione di acquisto.

Vediamo insieme in maniera più analitica quali comunicazioni hanno più possibilità di ottenere successo in virtù dell’orario di invio, secondo uno studio effettuato da Kissmetrics:

– tra le 6 e le 10 di mattina si delinea l’orario migliore per l’invio di offerte a tema culinario e di ristorazione, ma anche per e-mail riguardanti l’abbigliamento e altri generi di consumo. Sempre nella stessa fascia oraria risultano promettenti le e-mail dedicate agli eventi.

– tra le 10 di mattina e le 15 di pomeriggio, emerge una minore reattività da parte dei lettori, in quanto impegnati sul fronte lavorativo e maggiormente propensi a dedicarsi alle news. Tuttavia, la fascia della pausa pranzo rappresenta un orario davvero fruttuoso nel quale vale la pena di testare la propria campagna di e-mail marketing.

– nella seconda parte del pomeriggio, gli utenti sono predisposti a comunicazioni più complesse, dedicate cioè a servizi meno generalisti e di largo consumo. Come ad esempio offerte di servizi immobiliari o finanziari.

– di sera, fino alle 22 circa, offerte promozionali e newsletter commerciali possono trovare terreno fertile, pertanto questo può certamente essere un momento davvero promettente per la nostra strategia di e-mail marketing.

Inutile dire che di notte sia da evitare qualunque tipo di invio.

 

A TESTONI

L’orario migliore per inviare un’e-mail: l’importanza dei test

L’essenzialità di svolgere dei test per affinare la propria strategia di email marketing non riguarda unicamente lo sviluppo dei contenuti, la stesura del titolo dell’e-mail o l’impatto visivo che abbiamo voluto conferire alla nostra comunicazione, bensì anche l’aspetto del timing di invio.

Pertanto, una volta preso atto delle indicazioni che abbiamo voluto raccogliere in questo articolo, un passaggio fondamentale sarà proprio quello di effettuare delle prove e, attraverso i risultati raccolti, affinare i tempi individuati affinché siano sempre più coerenti con le esigenze della nostra platea.

 


In conclusione, la scelta dell’orario di invio emerge come elemento fondamentale per la nostra strategia di e-mail marketing; pertanto, dopo un attento studio dedicato ai contenuti e alla struttura, il timing rappresenta una questione da curare con particolare attenzione.

Email Lifespan

Non bisogna infatti trascurare che circa il 24% delle e-mail vengono lette entro un’ora dalla ricezione e che con il trascorrere del tempo diminuisca la probabilità che vengano aperte, fino ad arrivare all’1% dopo 24 ore.

 

HAPPY SENDING!  

 

I 5 punti per costruire una campagna di successo

Come usare le email per il marketing e farlo bene!

Oggi l’e-mail marketing è una risorsa indispensabile per tutti i tipi di business. Si tratta infatti di un veicolo di comunicazione esemplare e di larghissima diffusione.

email marketing ROI

Oltre all’enorme platea alla quale si può accedere attraverso le strategie di e-mailing, un fattore altrettanto importante è il ROI, decisamente in vetta alle classifiche rispetto a quello di altri canali di marketing abitualmente usati dalle aziende.


Circa il 60% dei marketers sono concordi nell’affermare che la migliore fonte di ritorno dell’investimento per un determinato business è proprio l’e-mail (fonte Chief Marketer | Emma).


ROI su differenti canali di marketing

Di fronte ad uno scenario così promettente, chiunque abbia un’attività imprenditoriale sa perfettamente di non potersi sottrarre all’elaborazione di un’attenta strategia marketing che passi attraverso l’email.

abitudini di lettura email

BY THE DIGITS!

E-mail marketing: uno strumento al passo con i tempi

Negli ultimi anni, la tecnologia ha fatto passi da gigante, portando un veloce cambiamento nel mondo digitale. Quel che è certo è che questo vento di innovazione anziché spostare il focus dalle e-mail ha, al contrario, dimostrato quanto l’attività di e-mail marketing sia necessaria e benefica per qualunque tipo di business.

Le abitudini degli utenti si sono focalizzate sul digitale, grazie ai dispositivi mobili sempre più accessibili e performanti.


Si stima che un individuo che lavora al computer controlli circa 30 volte al giorno la propria posta elettronica e che quasi il 60% la consulti come prima cosa dopo il risveglio (fonti: Marketing Insider Group | Customer Intelligence). Oltre il 90% delle persone, inoltre, controlla la propria casella email almeno una volta al giorno dal proprio smartphone (fonte: ExactTarget).


I numeri, dunque, confermano come l’e-mail marketing sia uno strumento assolutamente attuale e irrinunciabile, basti pensare che sono 3,7 milioni gli utenti che utilizzano account email nel mondo e che questo numero si stima in crescita entro i prossimi due anni, per un totale di 350 milioni di dollari spesi in e-mail advertising solo negli Stati Uniti.

Per approfondire ancora meglio il valore di questo segmento di comunicazione, è bene considerare che il 70% dei marketers afferma la necessità di sviluppare al meglio la propria mailing list, questa attività è in grado infatti di portare ad un incremento di business e ad un migliore raggiungimento dei propri obiettivi (fonte: Delivra) mentre il 90% di loro afferma che la posta elettronica è il canale principale per generare lead (fonte: Mailgen).

La personalizzazione rispetto al target è un fattore di incremento importante per il coinvolgimento della propria platea, lo afferma il 74% dei marketers, il 41% afferma – infine – che l’engagement è ancora più saldo se la personalizzazione riguarda la riga dell’oggetto (fonte: MarketingSherpa)


Ma da dove è bene iniziare per dare vita a campagne performanti? In questo articolo vedremo quali sono tutti i passaggi per sviluppare una strategia di e-mail marketing di successo.

I 5 punti per costruire una campagna di successo

ANDIAMO AL SODO!

I 5 passaggi per sviluppare una campagna di successo 

1) Per iniziare, è bene individuare i propri obiettivi

Chiedersi quale sia il traguardo che si vuole raggiungere attraverso una strategia di e-mail marketing è fondamentale, perché da questa considerazione vengono determinate le tipologie di campagne email da attivare, il tipo di target al quale si rivolgono, i contenuti da includere e le modalità di misurazione del loro successo.

In generale, un ottimo obiettivo da raggiungere attraverso una campagna di e-mail marketing è creare coinvolgimento nel lettore, per convertire dei semplici contatti in clienti, dunque per creare conversioni.

Ancor prima però, proprio perché il canale e-mail è uno dei più importanti in una strategia di comunicazione aziendale, è bene che gli obiettivi della campagna corrispondano agli obiettivi finali e più elevati dell’azienda stessa.

Per fare un esempio, basti pensare ad UNICEF, una delle organizzazioni non profit più famose a livello mondiale, che si occupa di raccolta fondi per fornire aiuti umanitari alle popolazioni più disagiate del pianeta. L’obiettivo finale di UNICEF è di raccogliere più donazioni possibili, pertanto è corretto che anche la strategia di e-mail marketing punti ad informare gli utenti e sensibilizzarli sull’importanza di partecipare economicamente a questa attività di supporto verso i più deboli.

Tornando al nostro primo punto, con questo esempio è ancora più evidente quanto sia consigliabile avere ben chiari i propri obiettivi prima di iniziare ad applicare una strategia di e-mail marketing: fare questo permette infatti di identificare il target e la comunicazione più adatta a raggiungere il risultato desiderato.

creare una mailing list

2) Creare una mailing list

Il secondo passaggio per dare vita ad un’attività di email marketing è costruire una mailing list partendo dai contatti già in essere. Si tratta, a tutti gli effetti, di un’importazione di contatti già assodati all’interno del programma utilizzato per gestire la campagna.

Alla luce della normativa GDPR, è essenziale avere la certezza che gli utenti inclusi in questo elenco abbiano acconsentito al trattamento dei loro dati e all’utilizzo per campagne informative e promozionali.

Qualora invece ci fosse l’esigenza di partire da zero e dunque creare una lista ex novo, è possibile ricorrere a differenti metodi. Quello più utilizzato dai marketer è composto da due fasi; si tratta di una vera e propria formula di engagement e si sviluppa mettendo in atto attività di comunicazione che offrano un incentivo accattivante, accanto alla possibilità di iscriversi alla mailing list in maniera estremamente semplice.

Ma, nel dettaglio, quale potrebbe essere l’incentivo straordinario ed irrinunciabile capace di attirare un certo target?

– innanzitutto, sicuramente dei contenuti validi nel caso in cui si possieda un blog: comunicare la possibilità di accedere a informazioni o tutorial ad alto valore informativo rappresenta per molti utenti un incentivo più che valido per l’iscrizione ad una mailing list.

– Un altro incentivo valido è uno sconto applicabile al primo ordine, a fronte dell’iscrizione alla lista. Questa strada è perfetta naturalmente per chi possiede un e-commerce.

– In caso di e-commerce di prodotto, offrire la spedizione veloce e gratuita rappresenta un grande valore aggiunto, in quanto permette all’utente di ricevere l’oggetto desiderato in brevissimo tempo e gratuitamente.

Oltre all’applicazione di incentivi diretti, volti ad incrementare la mailing list, è possibile sfruttare il sito web aziendale, inserendo delle call to action ben visibili, che invitino i visitatori ad iscriversi.

Per fare questo, esistono impostazioni e plugin mirati che permettono di inserire pop up o barre in posizioni sensibili della schermata, per aumentarne la visibilità. Nel caso di pop up, se è vero che molti utenti riscontrano un certo fastidio nel veder apparire una comunicazione improvvisa durante la consultazione di un sito, è altrettanto vero che impostare attentamente i tempi di comparsa, per esempio alla fine della lettura di un articolo o dopo che è stata visualizzata la landing page per i suoi 3/4, aumenta la probabilità di conversione e dunque l’iscrizione alla lista di contatti utili.
La comparsa di un pop up su ogni pagina durante la navigazione o appena l’utente ha fatto il suo ingresso sul portale, invece, è da considerarsi controproducente.

Qualora l’attività preveda l’invio di altre tipologie di e-mail operative, è consigliabile inserire al piede della comunicazione l’invito ad iscriversi alla mailing list, veicolando la possibilità di rimanere sempre informati, accedere a promozioni o essere tra i primi a conoscere novità e offerte.

newsletter

3) Decidere il tipo di campagna da inviare

Il terzo passaggio è chiaramente fondamentale, in quanto esistono differenti tipologie di attività di comunicazione da sviluppare tramite email, in relazione agli obiettivi determinati nel passaggio 1.

Vediamo insieme i diversi tipi di campagna che possono essere messi in atto.

Newsletter. Si tratta di comunicazioni tramite posta elettronica volte ad aggiornare ed informare i propri contatti sulle ultime novità. Ha una periodicità regolare ed è efficace per coltivare l’interesse degli utenti, aumentando la brand awareness.

Offerte. Una campagna di e-mail marketing può avere come oggetto principale un’offerta, con l’obiettivo di generare un’azione di acquisto attraverso una call to action “cliccabile” e cogliere velocemente l’impulso all’acquisto del lettore.

Annuncio. In questo caso, si tratta di lanci veri e propri di prodotto, servizi o nuove funzionalità rispetto all’offerta classica.

Invito. Una campagna di inviti è l’ideale quando si deve promuovere un evento o un’occasione speciale alla quale i contatti della mailing list sono chiamati a partecipare.

4) Creare la campagna e-mail

Una volta individuati gli obbiettivi, definita la mailing list da contattare e la tipologia di campagna da attuare è il momento di lavorare allo sviluppo dell’e-mail.

È provato che l’attenzione media di una persona adulta al cospetto di una comunicazione è di otto secondi. Si tratta di un intervallo davvero breve, per questo, è indispensabile che l’impatto globale dell’e-mail sia chiaro, di facile comprensione e intuitivo.

La struttura del testo, per entrare nel dettaglio, deve essere visivamente semplice da decodificare, in modo che – in pochi passaggi – l’utente sia guidato verso l’azione da compiere. Vi è un metodo preciso da applicare, che è in grado di semplificare ampiamente la costruzione di una comunicazione di e-mail marketing. Esso si basa sul modello piramidale invertito, che prevede un titolo sintetico, capace di veicolare il focus di tutta la comunicazione, seguito dalle informazioni visive e testuali utili al lettore per contestualizzare il messaggio e – scendendo – prevede la call to action, corredata da un pulsante interattivo. Questo modello è in grado di garantire una quantità di clic superiore rispetto ad e-mail strutturate in maniera più dispersiva.

Quanto ai contenuti, si consiglia di applicare il Principio di Pareto, secondo il quale l’80% dell’e-mail deve proporre informazioni utili, mentre il 20% deve veicolare promozioni o comunicazioni mirate alla vendita di prodotti o servizi. Questa visione si concilia perfettamente con la tendenza a dare più peso ai contenuti di valore in termini informativi.

Tornando più precisamente alla composizione dell’e-mail, oltre ad un’attenzione particolare alla scelta delle parole da usare nell’oggetto – che sarà decisivo per convincere l’utente ad aprire la comunicazione – è necessario valutare attentamente quali contenuti inserire nella parte informativa.

Le immagini, si sa, sono in grado di creare un grande coinvolgimento nel lettore, oltre ad essere velocemente decodificabili, per questo è bene intervallare il testo con contenuti visivi ed evitare blocchi indiscriminati di parole poco memorabili.

personalizzazione email marketing

Un’altra caratteristica utile per il successo di una campagna e-mail è la personalizzazione, questo è possibile operando una segmentazione della mailing list, affinché le comunicazioni inviate ai diversi contatti siano realmente pertinenti ai loro interessi. Ecco alcuni segmenti possibili, in grado di far aumentare il tasso di clic delle campagne di e-mail marketing:

Segmentazione geografica. Questa suddivisione è perfetta quando l’oggetto della campagna è di interesse circoscritto ad alcune zone, piuttosto che ad altre. Per esempio, nel caso di un negozio, sarebbe fuori luogo mandare una promozione da utilizzare a Palermo ad utenti di Milano.

Segmentazione su base demografica. Questa personalizzazione fa leva sul target specifico, siano essi uomini o donne o persone di un’età determinata.

Segmentazione di mercato. Tale suddivisione permette di suddividere gli utenti sulla base dell’interesse che il mercato ha rispetto a loro.

Segmentazione sul comportamento. Questa personalizzazione si basa sulle reazioni rilevate da parte degli utenti in occasione di comunicazioni precedenti. Tale segmentazione è molto interessante per determinare la tipologia di contenuto più stimolante per certi target, con l’obiettivo di generare conversioni.

Segmentazione su base dati. Si tratta di un escamotage utile specialmente agli e-commerce, desiderosi di comunicare ai propri migliori clienti, per sollecitare nuovi acquisti. Questa azione, dunque, parte dallo studio dei propri contatti e dal coinvolgimento di coloro che in passato, più volte, si sono dimostrati disposti ad acquistare.

Vi sono due modi principali per operare una segmentazione, nel concreto. La prima richiede un’azione e prevede una prima suddivisione dei contatti sulla base dei dati che essi hanno rilasciato inizialmente. Il secondo modo deriva dalla possibilità data a chi si iscrive alla lista di auto segmentarsi, segnalando i propri interessi.

segmentazione

Proseguendo nella creazione della campagna, è indispensabile che essa sia focalizzata sul marchio, garantendo una coerenza visiva con gli altri canali aziendali ai quali i contatti hanno accesso, e si dimostri capace di generare fiducia nel lettore.

Caratteri, colori, linee grafiche: tutto deve essere armonico e rispondente all’immagine istituzionale del marchio. Questo consentirà agli utenti di provare familiarità e genererà coinvolgimento e fiducia.

Proseguendo sugli aspetti visivi, è indispensabile che i lettori siano guidati all’azione attraverso una disposizione degli elementi semplice e di facile consultazione. È necessario considerare che il 61,9% degli utenti legge la posta elettronica da dispositivi mobili, pertanto la campagna dovrà essere tassativamente ottimizzata in questo senso.


Secondo Google il 75% degli utilizzatori di Gmail accede al proprio account da un dispositivo mobile. (fonte Techcrunch )

Nel 2019 il 34,8% delle email è stato letto su un iPhone; l’ 8.2% su un dispositivo Android. (fonte Adestra)

Nel 2019, il 62% delle campagne email è stato aperto su un dispositivo mobile; il 10% su desktop. (fonte Adestra)


Infine, non possiamo non parlare di pianificazione e programmazione. Quando si creano delle campagne, è decisivo adottare un calendario strategico affinché la cadenza prevista sia sensata e non risulti né dispersiva, né troppo pressante.

frequenza email

Nel dubbio, si può ricorrere ai risultati della tabella sopra realizzata da MarketingSherpa sulla base di un sondaggio proposto a oltre 2.000 utenti adulti, per individuare la cadenza migliore di ricezione di comunicazione commerciali. Il 60% degli intervistati si è mostrato interessato a ricevere almeno una comunicazione alla settimana, molti meno invece a ricevere e-mail con periodicità più dilazionate nel tempo.

Applicando i passaggi visti fino ad ora, durante l’elaborazione della campagna di e-mail marketing, si darà vita ad un’attività ad alta conversione, in grado di attirare l’attenzione dei lettori e consolidare una relazione di reciproca utilità.

Ma veniamo all’ultimo passaggio.

5) Misurare i risultati

Una volta lanciata una campagna è indispensabile monitorarne i risultati. Per fare questo, sono disponibili differenti strumenti, tra i quali l’indispensabile Google Analytics in abbinamento allo strumento prescelto per la gestione delle campagne e-mail.

I dati di interesse per capire l’andamento della campagna attivata sono principalmente:

– il numero di utenti che ha aperto l’e-mail;

– la percentuale di utenti che, a fronte della call to action, ha cliccato il link proposto;

– la percentuale di utenti che ha convertito;

– il numero di indirizzi al quale l’e-mail non è stata recapitata;

– il tasso di annullamento dell’iscrizione al servizio e-mail.

Raccogliere e analizzare questi dati permette di capire cosa è stato apprezzato nella campagna e cosa invece è da sistemare. Per migliorare l’output è sempre consigliabile fare dei test e sperimentare soluzioni diverse nei diversi punti della comunicazione: ad esempio, è utile testare formule alternative nell’oggetto della e-mail e vedere come rispondono gli utenti. Questa pratica è funzionale per incrementare il tasso di apertura.

Possono essere sperimentate parole differenti, così come lunghezze diverse o l’aggiunta di emoji. Secondo uno studio di YesWare, per esempio, l’inclusione di numeri nella riga dell’oggetto incrementa la percentuale di apertura.

Se invece si punta a migliorare il tasso di conversione, è necessario lavorare e sperimentare soluzioni alternative nel contenuto. Un accorgimento in questo senso è il miglioramento del layout, affinché il lettore sia accompagnato alla call to action e di conseguenza recepisca efficacemente l’invito a cliccare.

Oltre a lavorare sul testo e sul layout globale dell’e-mail, bisogna considerare che le campagne con immagini coinvolgenti portano il tasso di clic a +42%, dunque anche testare contributi visivi differenti può essere una scelta vincente.


Per concludere, abbiamo visto quali sono i passaggi fondamentali per dare vita ad una campagna di e-mail marketing vincente: è infatti indispensabile aver chiari i propri obiettivi, facendo questo emergerà con evidenza il target da coinvolgere e, di conseguenza, saranno definiti i contenuti più adatti da veicolare.

Creare un contenuto coinvolgente, capace di guidare il lettore all’azione è un aspetto fondamentale per la buona riuscita di una campagna di e-mail marketing, così come analizzare i risultati restituiti dall’attività e migliorarne le performance testando soluzioni differenti.

Seguendo tutti questi accorgimenti, siamo certi, si darà vita ad una campagna di gran successo!

 

 

Il glossario dell’email marketing

Come ogni realtà verticale, anche il mondo dell’email marketing è ricco di termini specifici in cui è importante districarsi per non incorrere in brutte figure… Che cos’è un A/B test? E che cosa si intende con Open Rate?
Abbiamo realizzato un glossario dell’email marketing che sia uno strumento efficace e rapido per orientarsi tra acronimi e tecnicismi.

A

A/B Testing: come indica il nome, vuole essere un processo di test attraverso cui si vanno “confrontare” due possibili soluzioni, una denominata “A” ed una denominata “B”. L’A/B testing nell’email marketing viene usato per determinare quale sia la scelta più efficace (dove per efficacia si intende la probabilità che chi riceve l’email clicchi sul componente) per la definizione dell’oggetto, delle immagini, dei testi, dei pulsanti ed in generale di tutto il layout. Si inizia a testare due possibili soluzioni, A e B, ad esempio un messaggio che inizia con un banner orizzontale linkabile ed uno che ha lo stesso banner posizionato a destra come colonna. Si inviano le due possibili soluzioni, in contemporanea, a due sottoinsiemi diversi di destinatari e si misurano le performance in termini di click, tempi di risposta e conversioni sulla landing page. Si procede così anche per le altre componenti del messaggio di cui si vuole testare l’efficacia finché si hanno ognuno degli elementi per definire il contenuto definitivo da inviare a tutto il database della newsletter, e si da così il via alla campagna di marketing vera e propria.

Ad-click: azione dell’utente che clicca su un banner o su un annuncio per collegarsi al sito o alla pagina dell’inserzionista.

Address list: lista di indirizzi di cui ci si serve per fare direct marketing.

Ad space: spazio di una pagina web riservato ai banner o ad altri annunci pubblicitari.

Aida: Attenzione, Interesse, Desiderio, Azione. È un modello che serve per spiegare le influenze delle pubblicità sul consumatore e il suo possibile successo.

Annuncio: advertisement-ad. Immagine cliccabile, bottone, banner nella pagina di un sito web. Spesso è un collegamento ipertestuale al sito dell’azienda inserzionista o ad un’altra pagina contenente maggiori informazioni sul prodotto o servizio offerto.

API: acronimo di Application Program Interface, indica ogni insieme di procedure disponibili al programmatore, di solito raggruppate a formare un set di strumenti specifici per un determinato compito

ASP: Application Service Provider. Modalità di distribuzione di applicazioni multi-utente. Il cliente può usufruire del servizio acquistandolo secondo varie modalità.


B

B2B: Business to Business. Soluzioni per l’interazione economica tra aziende.

B2C: Business to Consumer. Soluzioni economiche volte a raggiungere il cliente finale dei beni o dei servizi venduti.

Banner: banner advertisement. Forma famosa di inserzione pubblicitaria su Internet che crea curiosità. L’utente è spinto a cliccare per avere maggiori informazioni sul servizio offerto o sul prodotto. Si possono trovare molti formati. Di solito è rettangolare, lungo, stretto, in alto o in basso nella pagina web e riporta nome, logo o immagine dell’azienda inserzionista.

Brand: la marca.

Branding: tutte le attività che una società svolge per promuovere il proprio marchio.

Brand loyalty: fedeltà alla marca.

Brochure: materiale informativo di alta qualità.


C

Click: modalità con cui l’utente entra in contatto con le pagine web per poterne fruire il contenuto.

Click through: nel caso dell’email marketing si riferisce al rapporto tra le persone che hanno ricevuto le email e quelle che hanno cliccato sui link ivi presenti.

Click stream: il percorso compiuto da un utente all’interno di un singolo sito. Si può tracciare il click stream dell’utente evidenziando diversi profili comportamentali utili per capire le preferenze temporali dei contenuti del sito visitato.

Cobranding: sul web si intende l’affiancamento di loghi appartenenti a diversi partners nella stessa pagina.

Confirmed Opt-In: Il destinatario dell’email dopo essersi iscritto volontariamente ad una newsletter riceve un messaggio via posta elettronica di conferma di avvenuta iscrizione.

CRM: Customer Relationschip Management. Insieme delle attività volte ad ottimizzare tutte le fasi di gestione dei clienti.

Customer profiling: sistema che permette di individuare i comportamenti di ogni singolo utente sul sito e quindi di scoprire i suoi interessi, le sue preferenze.


D

Database: archivio elettronico in cui sono raccolti dati modificabili e consultabili in base alle proprie richieste.

Database di marketing: archivio con i dati dei clienti potenziali o effettivi di un’azienda.

Direct email marketing: veicolare messaggi personalizzati ad un gruppo di utenti iscritti ad una mailing list.

Direct mail: invio di materiale al potenziale cliente.

Direct marketing: tecnica con la quale l’impresa comunica direttamente con i propri clienti o prospect.

Double Opt-In: l’utente che si iscrive ad una newsletter riceve un messaggio di posta elettronica al quale deve obbligatoriamente rispondere. Con questa modalità è garantita la privacy.


E

Email: Electronic Mail. È un tipo di comunicazione introdotto da Internet che ha come base lo scambio di messaggi in differita tramite computer.
Le email possono avere diversi formati: solo testo (txt) o html.
Le email in formato html sono supportate da ogni client di posta. L’uso di codice html permette la creazione di email graficamente molto belle, con testi formattati in molti modi, con animazioni, link al proprio interno, grafici ed altri elementi.

Email marketing: strategia di marketing che si basa sull’uso della posta elettronica come canale di comunicazione veloce e pervasivo.


F

FAQ: Frequently Asked Questions. Ovvero domande ricorrenti. Serie di possibili domande che un utente potrebbe formulare con le relative risposte.

Feed back: risposte, ritorno informativo. Si può avere un feed back dalle risposte degli utenti che hanno risposto ad un web form.

Fidelizzazione: tecnica di marketing con la quale si mira a mantenere un legame stretto e duraturo con la propria clientela.

Form: modulo da compilare on line, è una fonte importante per reperire i dati degli utenti.

Forum: gruppo di discussione on line su un tema specifico.


L

Landing page: nel web marketing, è una pagina web specificamente strutturata che il visitatore raggiunge dopo aver cliccato un link o una pubblicità, proprio come nelle tue DEM o newsletter. Questa pagina è appositamente sviluppata per trattare specifici argomenti: mostra contenuti che sono un’estensione del link o della pubblicità ed è ottimizzata per una specifica parola chiave, o frase, per “attrarre” i motori di ricerca.

Loyalty: vedi fidelizzazione.

Lead: contatto qualificato, interesse dimostrato da un cliente in seguito ad un’iniziativa promozionale, come una DEM o una email pubblicitaria, che si può poi concretizzare nell’avvio di una trattativa commerciale.


M

Mailing: l’atto dell’inviare la posta, sul web si intende la pubblicità mandata via posta elettronica ai clienti.

Mailing list: lista delle persone iscritte ad un servizio di distribuzione di email su determinati argomenti.

Marketing automation: sistema per ottimizzare i processi di acquisizione clienti, allineando maggiormente le funzioni di Marketing e Vendite per aumentare l’efficienza di entrambe e migliorare la redditività delle campagne di lead generation. Puoi utilizzare le API di Infomail per raggiungere questi obiettivi.


N

Nicchia di mercato: gruppo di acquirenti che presentano caratteristiche comuni.

Netiquette: Network Etiquette. Insieme di regole, di linee guida da seguire nell’utilizzo corretto di Internet. Non rientra nell’ordinamento giuridico italiano. L’utente deve rispettare i suoi principi previsti dal contratto che stipula con gli Internet provider con cui ha accesso ad Internet.

Newsgroup: area di discussione pubblica per dialogare su particolari tematiche.

Newsletter: messaggio di posta elettronica che viene inviato a destinatari che abbiano dato il loro consenso. Contiene informazioni aggiornate su alcuni argomenti preferenziali.


O

One-to-one marketing: termine nato negli anni ‘80 in Giappone con cui si intendeva il marketing dei beni industriali fatto a misura del consumatore. Oggi, su Internet, si definiscono azioni di one-to-one marketing quelle di comunicazione mirate al singolo utente; chiaramente, perché siano efficaci, si deve avere una buona conoscenza del mercato, del target di riferimento.

Opt-in: modalità di iscrizione alla newsletter. Il destinatario dà il proprio consenso per ricevere futuri messaggi di posta elettronica.

Opt-out: il destinatario viene iscritto a sua insaputa ad una newsletter. Quando riceve il messaggio di posta può avere la possibilità di cancellarsi dal servizio. Questa modalità, in base ai principi della Netiquette, è da considerare spamming.


P

Permission marketing: è una tecnica di marketing con cui viene richiesto in anticipo ai consumatori il permesso di poter inviare loro informazioni sui prodotti, servizi…

Prospect: clienti potenziali.


R

Redemption: il numero di risposte che si ottengono da un’operazione promozionale o di vendita.

Remarketing: azioni nuove di marketing per rivitalizzare una domanda calante.

Report: tutti i dati che sintetizzano l’andamento di una campagna pubblicitaria.

Rich mail: email arricchita di contenuti multimediali.Trasforma la posta da medium statico a mezzo interattivo e dinamico.


S

Spam: posta elettronica massiva non sollecitata. Viola la Netiquette e la legge 675/96 sulla tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali.

Spamming: l’invio di comunicazioni elettroniche non richieste dagli utenti ad un lungo elenco di destinatari.

Statistiche: strumento fondamentale dell’email marketing per poter avere un controllo su tutte le operazioni compiute dall’utente sul sito.


T

Target: gruppo di clienti a cui un’azienda rivolge la propria attenzione commerciale.
Identificare un target significa acquisire informazioni quali l’età, il sesso, la professione…

Target market: la parte di mercato a cui l’azienda si rivolge.


U

Up market: mercato di prodotti di lusso.

Up to date: attuale, moderno.


V

Viral marketing: tipo di comunicazione che spinge chi la riceve a trasmetterla a sua volta come un virus. È il classico “passaparola” adattato al web.

Virus: è un programma in grado di riprodursi all’interno di programmi. Ha un effetto che si può manifestare sia in presenza di condizioni temporali che comportamentali.


W

Web form: modulo di richiesta di informazione o iscrizione ad una newsletter.

WYSIWYG: What You See Is What You Get. Quello che che vedi è quello che ottieni.

Come ottenere una palette di colori da un’immagine

Scegliere i colori giusti per una campagna di Email Marketing è un’operazione che richiede attenzione e cura.

Possiamo utilizzare la gamma cromatica del sito web, del logo o, perché no, quella che si avvicini di più all’immagine inserita nel modello grafico della nostra newsletter.
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