Il ROI dell'email marketing

Il ROI dell’email marketing: come si calcola e legge

Quest’articolo si propone di spiegare le basi del ROI dell’email marketing, partendo dal suo calcolo e dalle componenti che bisogna considerare per una corretta analisi. 

Prima di pianificare una strategia di Marketing occorre sempre valutare il reale ROI delle singole azioni da intraprendere per non rimanere delusi dai risultati ottenuti.

Sulla base di una recente ricerca pubblicata da Salesforce, leader mondiale nel campo del Customer Relationship Management, l’email marketing è una delle attività di web marketing con il più alto tasso di Ritorno Sugli Investimenti (ROI) che si attesta attorno al 3200%.

Ciò significa che per ogni euro speso vi è un ritorno di circa 32 euro.

Niente male per un sistema di marketing che ha dei costi di gestione davvero irrisori se paragonato ad azioni meno redditizie con costi più alti!

Sulla base di tali dati, aziende di grandi dimensioni ritengono al momento questo strumento come uno tra i più validi. 

Bisogna tuttavia aggiungere che l’email marketing come lo conosciamo oggi, non ha più il carattere e l’approccio di quello utilizzato alcuni anni fa. Si è passati, infatti, da un metodo statico, gestibile da ogni professionista, a un’esperienza customizzata sulla base dei reali bisogni di ciascun iscritto, automatizzata da sistema, dinamica e sempre in grado di intercettare e recuperare delusi e nuovi possibili clienti.  

Prima di investire qualsiasi cifra in email marketing è bene valutare concretamente e in anticipo l’effettivo ritorno che ci si può ragionevolmente aspettare.

 

Come si calcola e come si legge correttamente il ROI dell’email marketing 

Se la formula classica del ROI è data dal rapporto tra il Profitto netto per il Capitale totale investito nel caso del ROI dell’email marketing basta trasporre tale rapporto al profitto e al capitale investiti in tale attività. Avremo pertanto profitti netti fratto capitale investito in e-mail marketing. 

Questo rapporto sulla base di quanto precedente detto, nell’email marketing risulta molto alto. Bisogna ricordare che parliamo di una media e che il ROI effettivo di ciascun business potrebbe discostarsi con valori dinamici.

È bene chiarire che nei singoli casi non tutti arriveranno al 3200%, ma sicuramente le soglie di scostamento difficilmente riusciranno a portare risultati insoddisfacenti o addirittura negativi.

Nulla toglie però che tale valore possa anche essere superato in positivo. Se ne volete essere certi è comunque bene affidarsi a un client di invio newsletter come Infomail con una tecnologia solida e scalabile per garantire la massima affidabilità.

Email marketing: prova Infomail

 

Come si imposta correttamente il ROI dell’email marketing 

Sulla base di quanto appena detto per calcolare correttamente il ROI dell’email marketing occorre disporre dell’ammontare delle spese totali e del profitto da esse generate. In quest’ultimo caso bisogna tener conto di una serie di variabili che rientrano nel valore da determinare. 

◼️Vendite Provenienti dall’email marketing

La prima voce da considerare è quella relativa alle vendite generate per via diretta dall’email marketing. Dividendo l’ammontare totale dei ricavi generati dopo l’invio delle email per il numero totale di email inviate si ottiene il profitto unitario per singola mail inviata.

Poi bisogna considerare che le email non hanno generato solo profitti, ma anche nuovi iscritti. A tal fine bisogna considerare il numero dei nuovi iscritti dopo l’inizio della campagna di email marketing e rapportarlo al numero degli iscritti nello stesso periodo del mese precedente la campagna. In questo modo valuterete anche il valido incremento di iscritti. 

◼️Percentuali di conversioni 

Una buona campagna di email marketing porta con sé anche un buon tasso di conversione. In questo caso è bene tenere a mente che la conversione rappresenta il raggiungimento degli obiettivi fissati ad inizio campagna e più aumenta questo valore tanto maggiore è la soddisfazione di chi la commissiona. Ciò rientra a pieno diritto nel calcolo del ROI dell’email marketing per valutare se l’investimento sia stato redditizio o meno. Per effettuare una corretta rilevazione di questo indicatore bisogna calcolare il rapporto tra la somma di tutte le conversioni ottenute dalle email inviate per il numero totale delle mail inviate. 

◼️Percentuale di Clic 

La percentuale di clic è un indicatore che mostra il numero di persone che hanno fatto clic sulla Call to Action ovvero il link presente nella mail. Si ottiene dividendo la somma dei clic totali per il numero complessivo delle email inviate. Più alto è questo valore, maggiore è il successo dell’azione di marketing intrapresa. 

Altri valori da considerare nel calcolo del ROI 

◼️Grado di coinvolgimento 

Migliore è la qualità dell’email nell’incoraggiare gli utenti a interagire con le vostre proposte, maggiori sono i margini di profitto. Il grado di coinvolgimento si misura sulla base del numero delle email aperte dai destinatari. 

Infine, comparate le entrate economiche pervenute dalla campagna di email marketing con quelle pervenute da altre fonti e verificate l’incremento di traffico sul vostro sito. 

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Conclusioni 

Fare le giuste valutazioni sul ROI della vostra campagna di email marketing richiede una buona esperienza e la necessità di tenere a mente una vasta gamma di parametri. Affidarsi a specialisti per l’invio di newsletter è sempre la scelta più giusta e più ripagata nel lungo tempo. Infomail ad esempio fornisce tutte le statistiche necessarie al monitoraggio e, conseguentemente agli aggiustamenti della campagna di email marketing. Inoltre garantisce un pratico supporto telefonico gratuito in italiano. 

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Perché è indispensabile avere una strategia di email marketing

7 idee per creare email e newsletter irresistibili

L’uso di email e newsletter integrato nella strategia di marketing può rivelarsi molto efficace, ma per ottenere risultati importanti è indispensabile creare contenuti di qualità, accattivanti e persuasivi.

Se infatti un messaggio email curato nei dettagli può rappresentare un potente strumento di conversione, un testo scritto in maniera poco professionale può infastidire il lettore e generare cancellazioni dalla mailing list o segnalazioni di spam.

Bisogna quindi prestare particolare attenzione alle parole e inviare contenuti che il destinatario possa ritenere di valore, ma come fare? Molte aziende affidano il lavoro di redazione a copywriter professionisti, ma per chi volesse cimentarsi nell’arte della scrittura ecco 7 preziosi suggerimenti per realizzare email e newsletter efficaci.

 

1. Usa un tono informale

Si può essere professionali senza per questo risultare troppo rigidi nel linguaggio. Un tono amichevole e informale aiuta il lettore ad affrontare il testo in maniera più rilassata e a sentirsi più vicino. Le esperienza professionali e le informazioni interessanti per il destinatario possono essere condivise con un linguaggio simile a quello che si utilizzerebbe per spiegare il proprio lavoro a un amico. Spesso alcuni scrittori di fama dicono che un testo ben scritto è quello ritenuto comprensibile anche da un bambino, evidenziando la necessità di un linguaggio semplice e di un tono conversazionale.

 

2. Promuovi notizie virali

Le notizie presentano lo svantaggio di avere una certa volatilità. Un argomento attuale adesso potrebbe essere superato nel giro di qualche giorno o addirittura di qualche ora. Per questo i contenuti che si fondano sulle news del momento vanno utilizzati con una certa parsimonia, ma non bisogna rinunciare ad essi. Cavalcare le notizie soprattutto quelle virali, e le onde emotive del momento servirà a comunicare ai lettori l’idea che ‘si è sul pezzo’ e si è in grado di fornire commenti, idee e soluzioni su un tema che è considerato di assoluta attualità.

 

3. Un po’ di poesia rende più piacevole la lettura

Ammettiamolo: un testo accattivante, divertente e arricchito di qualche virtuosismo è sempre più piacevole di un brano informativo e asettico. Non è necessario esagerare nella ricerca dei termini, nell’umorismo o nella produzione di rime, ma sarà sufficiente qualche gioco di parole e comunque utilizzare qualche trucco per attirare l’attenzione. Una frase in rima o l’uso di allitterazioni, sono, ad esempio, mezzi per rompere la monotonia della lettura.

Bisogna però dare a questo aspetto la giusta priorità. Se un’idea arriva spontaneamente e risulta appropriata al contesto sarà bene utilizzarla, ma se dovesse svilire il messaggio in favore della simpatia è meglio evitarne l’uso.

Email marketing: prova Infomail

4. Racconta storie

In termini tecnici si chiama storytelling e di fatto il suo uso è da sempre molto ampio nell’ambito delle comunicazioni. Che si voglia promuovere un prodotto, un servizio o un personaggio è sempre una buona idea quella di creare una storia che ne supporti il valore. Molte persone di fama mondiale sono accompagnate da una storia che caratterizza la loro vita e la loro ragione di essere ciò che rappresentano. Analogamente la sponsorizzazione di prodotti passa attraverso pubblicità volte a creare una storia intorno a quanto viene proposto. Anche le email possono essere arricchite da storie. Si può evidenziare come qualcuno sia riuscito a risolvere un problema grazie all’uso di un prodotto o di un servizio ma anche narrare esperienze professionali del proprio settore come aneddoti e storie.

 

5. Rendi il messaggio personale

Nell’email marketing è importante creare email e newsletter da persone reali per persone reali. Molto utile è  impostare il testo in modo informale e utilizzare il ‘tu’ per rivolgersi all’interlocutore. L’email è infatti qualcosa di personale e nella redazione del testo è utile tenere a mente che bisogna scrivere come se ci si rivolgesse ad un amico rendendo così il testo più accessibile e portando la comunicazione a un livello più ‘intimo’.

 

6. Sintesi e semplicità

La lettura di un’email o newsletter richiede tempo e spesso avviene in condizioni non ottimali. Oggi può capitare che le persone aprano la loro casella di posta elettronica mentre sono in autobus o perfino in bagno. Hanno pochi istanti per decidere se un contenuto è interessante e proseguire nella lettura o chiudere e passare oltre. Per questo è importante essere sintetici ed efficaci.

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7. Invita sempre all’azione

Lo scopo di un’email commerciale non è mai quello di restare lettera morta, ma deve produrre delle conseguenze. Il ricevente deve essere spinto a un passo successivo. Quale debba essere questo passo dipende dalla fase della relazione che si è stabilita con il destinatario. In principio può essere l’invito a visionare un nuovo contenuto o l’iscrizione a un servizio di prova, in un secondo momento si può proporre un codice sconto da utilizzare in tempi rapidi o di aderire a un’offerta dedicata. In ogni caso è importante che al termine dell’email il lettore sia chiamato ad agire con una Call to Action ben studiata, e, se lo farà, si potrà ritenere che il testo scritto è stato efficace.

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7 idee per creare email e newsletter irresistibili

Perché è indispensabile avere una strategia di email marketing

L’evoluzione del digitale ha fatto pensare che l’email fosse uno strumento di marketing in qualche modo superato. In realtà è senza dubbio tramontata l’illusione che il semplice invio di un’email priva di contenuti di valore possa portare ritorni significativi, mentre è chiaro che l’implementazione di una strategia che includa anche l’email marketing tra gli strumenti di vendita può rivelarsi molto efficace.

 

L’email marketing è uno strumento prezioso ma serve una strategia mirata

Per comprendere il valore di un messaggio email è utile riflettere sulle sue origini.
L’email ripropone in maniera virtuale l’antica consuetudine di inviare una lettera cartacea. Questa aveva la caratteristica di rivolgersi ad una persona specifica e si trattava quindi di qualcosa di “personale. La posta elettronica ha conservato la caratteristica di essere indirizzata a qualcuno in maniera diretta e, diversamente da una generica pubblicità che parla a tutti, l’email è pensata esattamente per chi la riceve. Oggi infatti, grazie alle piattaforme di email marketing come Infomail, i messaggi email possono  essere personalizzati grazie a tecniche avanzate di segmentazione e ciò rende li rende particolarmente efficaci.

Per sfruttare tutte le potenzialità dell’email marketing è però indispensabile studiare e mettere in atto una strategia senza la quale si rischia di vanificare tutti gli sforzi, anche quelli economici.

 

Che sia B2B o B2C, serve una strategia di personalizzazione

I messaggi email possono essere efficaci sia in ambito business che in ambito consumer. Bisogna eventualmente impostare strategie diverse per i due tipi di settori e in funzione del tipo di rapporto che si deve stabilire con il cliente o che si è già stabilito in passato.

In ogni caso bisogna distinguere i contatti che devono essere acquisiti per la prima volta da quelli che sono già parte di un funnel.

Spesso di un compratore nuovo si hanno poche informazioni e quindi è piuttosto difficile confezionare un’offerta commerciale in grado di soddisfarne i bisogni. Per questo può essere utile partire con un’interazione in cui si propongono materiali informativi, uno sconto per il primo acquisto ed eventualmente anche l’invito a compilare un semplice questionario di preferenze.

Per i clienti già acquisiti i messaggi possono essere maggiormente orientati all’offerta commerciale, ma non va mai commesso l’errore di tralasciare l’invio di contenuti di valore. Sia nel B2B che nel B2C, contenuti piacevoli, report di settore o promozioni che possono incontrare le specifiche esigenze del momento possono essere molto graditi.

 

La giusta strategia per raggiungere l’obiettivo

Le email sono fatte per raggiungere vari obbiettivi, ma string stringi l’obiettivo finale è quasi sempre guidare le leads attraverso un percorso che si conclude con una decisione di acquisto. Più facile a dirsi che a farsi. A meno che non si è studiata una attenta strategia per guidare i clienti verso l’obbiettivo finale. Quindi anziché procedere a tentoni, è opportuno pianificare una serie di messaggi che saranno spediti in successione e che con i giusti contenuti e le opportune Call to Action guideranno un passo alla volta i clienti verso la decisione di acquisto.

 

Email marketing e content marketing: sinergia vincente

Parliamoci chiaro: senza contenuti non si può fare l’email marketing. Una strategia di email marketing vincente è strettamente legata ad una strategia di content marketing. L’email marketing infatti ha lo scopo di portare i contenuti a destinazione possibilmente nel momento giusto.

Ogni contenuto deve essere creato pensando a chi lo leggerà. In particolare bisognerebbe pensare alle domande e alle curiosità che la nostra audience potrebbe avere e provare ad anticipare le risposte. Anche in questo caso la personalizzazione gioca un ruolo importante se pensiamo che un nuovo utente potrebbe non avere le stesse “necessità” di un cliente acquisito da tempo. Ritorna utile la possibilità di segmentare la propria mailing list anche in base alla storia del contatto.

 

Strategia, coerenza e pianificazione

Le campagne di email marketing ci aiutano a costruire un rapporto di fiducia con la nostra audience. Per far sì che ciò accada è indispensabile che ci sia coerenza tra i contenuti delle nostre email e il nostro approccio generale. Ed è proprio qui che servono strategia e pianificazione di tutti i contenuti da proporre inclusi quelli dei social network.

 

Strategie promozionali

Una buona strategia è indispensabile anche per lanciare promozioni e campagne sconti. Che si tratti di un contenuto extra o di uno sconto o di una prova gratuita a tempo, è sempre bene valutare il momento e il giusto target tra i nostri contatti. In questo modo saremo sicuri di fare centro e non inviare un invito alla prova a quei contatti che sono già clienti da tempo e gradirebbero maggiormente una promo fedeltà.

 

Email marketing: prova Infomail

 

Una strategia per assicurarsi il successo

I tuoi contatti vogliono ricevere email e newsletter. Altrimenti perché si sarebbero iscritti alla tua mailing list! Le ricerche ci dicono che più del 50% dei consumatori controlla la casella email almeno 10 volte al giorno e considera la posta elettronica lo strumento preferito per ricevere comunicazioni commerciali e novità dai brand seguiti. Come se ciò non bastasse, il 59% dei marketer sostiene che l’email sia la principale fonte di ROI. 

Visti i numeri ha senso decidere di mettere in atto una strategia di email marketing ben pensata e studiata per ottenere il massimo successo possibile. Praticare un email marketing casuale invece, potrebbe farci sprecare tempo e denaro e soprattutto perdere una grossa occasione.

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E se pensate di aver bisogno di suggerimenti e guide, continuate a fare riferimento al nostro blog. Siamo qui per supportarvi e ispirarvi. E abbiamo anche una piattaforma di email marketing molto conveniente e semplice da usare: si chiama Infomail.

 

 

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4 tecniche di vendita da usare nell'email marketing - infallibili!

4 tecniche di vendita da usare nell’email marketing: infallibili!

L’email marketing è un potente strumento per incrementare le vendite, ma deve essere utilizzato in maniera efficace per poter offrire i ritorni sperati. A questo scopo è utile conoscere le più efficaci tecniche di vendita, basate su sperimentazioni scientifiche e integrarle nella propria strategia di email marketing.

Ecco allora 4 infallibili tecniche di vendita sempre valide ai fini della persuasione e preziose anche quando utilizzate per l’email marketing.

 

1. L’ancoraggio dei prezzi

Questo trucco si basa sull’idea che la mente umana lavora principalmente per confronti. Un prezzo non è mai alto o basso in maniera assoluta, ma lo è sempre in relazione alle alternative.

In un esperimento sociale fatto con un campione di studenti e agenti immobiliari, ad un campione di persone furono offerti degli opuscoli in cui venivano proposte case a prezzi esorbitanti, quindi fu chiesto loro di stimare il valore di altri appartamenti nella stessa zona e le loro valutazioni risultarono molto alte.
La similitudine indusse infatti gli intervistati a operare una comparazione da cui hanno poi dedotto un importo influenzato da quanto avevano visto prima.

A partire da questa evidenza sul comportamento umano è possibile creare email in grado di spingere il destinatario a ragionare allo stesso modo. Se ad esempio si propongono orologi si potrà proporre per primo un modello ad un prezzo molto elevato, quindi la tipologia su cui si vuole effettivamente spingere all’acquisto a un prezzo adeguato.

In altre parole è utile presentare per primi i prodotti più costosi e su cui non si nutre un particolare interesse alla vendita e per secondi quelli con un prezzo più basso che apparirà istantaneamente più allettante.

 

2. Meno scelta, più scelta

Un errore comune di chi si occupa di vendite è quello di proporre contemporaneamente troppe scelte. Presi dall’ansia di mostrarsi assortiti e dalla voglia di accontentare a ogni costo il cliente si mostrano in pochi minuti tutti i prodotti disponibili ottenendo però il risultato opposto a quello desiderato: la persona va via più confusa di prima e probabilmente acquisterà altrove.

Nel libro “The Paradox of Choice – Why More Is Less” dello psicologo americano Barry Schwartz, sono riportati i risultati di alcuni studi secondo cui le persone dinanzi a più opportunità di scelta tendano quasi a paralizzarsi e infine a non scegliere.
Vanno quindi evitate quelle situazioni in cui si propongono troppe alternative.

A dimostrazione di questa tesi si può citare lo studio di Lepper e Iyengar che nel 2000 proposero ad un campione di persone dei barattoli di marmellata. Un primo gruppo poteva scegliere tra 6 tipi mentre un secondo gruppo aveva a disposizione ben 24 alternative.
Il secondo gruppo ha mostrato maggior interesse, ma al termine dell’esperimento il 30% di quanti potevano scegliere tra 6 possibilità ha di fatto acquistato, mentre solo un risicato 3% ha deciso di comprare una delle 24 marmellate.

In un messaggio di email marketing queste conclusioni ci riportano all’importanza di segmentare la mailing list e inviare messaggi personalizzati ai vari segmenti. 

Se non si segmenta la propria mailing list, tutti i contatti riceveranno le medesime offerte commerciali. Così ad esempio nella newsletter di un negozio che vende articoli per animali domestici, saranno proposti a tutti i contatti cibi per cani, gatti, uccelli, criceti, etc. con il rischio di risultare dispersivi e distrarre l’utente.

Con la segmentazione invece si può decidere di inviare ai proprietari dei gatti solo le comunicazioni relative agli amati felini, e a chi vive con un cane solo le offerte e le novità per cani.

Inoltre è sempre consigliabile definire a priori quale prodotto si vuole spingere con ogni email commerciale e limitarsi a proporre questo insieme ad altri 2 o 3 prodotti di supporto. In questo modo l’email risulterà chiara e non dispersiva, e le conversioni ne beneficeranno.

Email marketing: prova Infomail

3. La scarsità crea valore

Una potente leva ad agire per approvvigionarsi di un bene è l’idea che lo stesso possa mancare.
Il principio conosciuto come FOMO (acronimo di Fear of Missing Out) è in insomma la paura di perdere un’opportunità.
Può accedere con i prodotti, ma anche con l’idea di perdere un’occasione irripetibile.

Basti pensare a quei grandi eventi a data unica o e al fatto che i biglietti per parteciparvi vanno via alla velocità della luce appena vengono messi in vendita.
Nessuno si affretta ad acquistare il biglietto per uno spettacolo che si ripete ogni giorno, ma tutti accorreranno per assistere ad uno spettacolo unico.

Anche in questo caso gli studi scientifici offrono delle evidenze. Il sociologo e psicologo Worchel, insieme ai colleghi Lee e Adewole mostrò a degli studenti due barattoli di biscotti simili che furono valutati in egual maniera.
In un momento diverso, da uno dei barattoli, furono tolti alcuni biscotti e allora la valutazione degli studenti diventava superiore per i biscotti presenti in minor quantità.

Questo principio psicologico può essere ampiamente utilizzato nell’email marketing. La fretta ad agire può essere stimolata sia rendendo limitato il numero di pezzi disponibili sia restringendo i tempi in cui è possibile prendere una decisione.
Un’offerta mirata per un prodotto disponibile in quantità limitata e per un tempo breve sarà senza dubbio una valida spinta a scegliere immediatamente.

 

4. Il piede nella porta

La gradualità può essere un ottimo strumento per creare un rapporto sempre più “intenso” con i clienti. La persona che da un momento all’altro deve finalizzare un acquisto importante sarà assalita da mille paure e tenderà a ricercare molte rassicurazioni.
D’altra parte lo stesso acquisto sarà effettuato in maniera molto più rilassata se il venditore è già conosciuto e si è già effettuata con lui qualche transazione minore.

Per conquistare la fiducia delle persone e aggirare le loro diffidenze il modo migliore è quello di instaurare un rapporto per gradi.

La conoscenza di questo principio si rivela preziosa anche nell’email marketing. Bombardare infatti un utente che si è appena iscritto alla newsletter di inviti all’acquisto può rivelarsi fatale.
Iniziare invece da messaggi soft in cui si offrono informazioni interessanti, in cui si invita l’utente a compilare un sondaggio o a scaricare un ebook, è utile per tenere alta l’attenzione del cliente sui prodotti e servizi offerti e per invitarlo, quando i tempi saranno più maturi, a finalizzare un acquisto.


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Le tecniche di vendita esposte possono essere usate singolarmente ma anche in forma integrata. Un approccio integrato si rivela molto efficace sia nel marketing tradizionale sia in quello digitale e via email.

In ogni caso è sempre fondamentale eseguire dei test per comprendere cosa funziona meglio con i propri contatti e nel proprio ambito di business. Testare ogni approccio e verificarne i risultati sul campo porterà sicuramente i risultati sperati.

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Migliorare coinvolgimento e tasso di apertura nell'email marketing

Migliorare coinvolgimento e tasso di apertura nell’email marketing

Come possiamo stimolare e migliorare il coinvolgimento dei nostri contatti email?

Partiamo dall’inizio: nessun risultato verrà raggiunto senza porre il lettore e, più in generale, il cliente al centro degli sforzi e delle strategie di email marketing. E le newsletter sono uno strumento ideale ed efficace per costruire una reputazione buona e solida agli occhi del  pubblico.

Analizziamo perciò quali sono i dati utili a migliorare l’engagement, ovvero il coinvolgimento dei contatti mail, per raggiungere gli obiettivi di marketing e migliorare l’immagine del nostro brand.

Prima di studiare tali fattori, però, può essere utile capire perché il coinvolgimento dei propri lettori è così importante.

Il coinvolgimento dei contatti, nel linguaggio del marketing, sta ad indicare l’insieme delle interazioni originate dal brand e finalizzate a creare e rendere più solida la relazione con i propri clienti.

In effetti, la parola “engagement” può apparire fuorviante in questo contesto, ma non lo è affatto.
Significa infatti “fidanzamento” in inglese.
Nulla di più realistico (certo, con qualche adattamento!): far “innamorare” un cliente significa dar vita ad una serie di azioni che lo coinvolgono nel profondo, rendendo il brand unico e affidabile.

È un concetto davvero interessante e illuminante, perché aiuta a comprendere che il cliente si fidelizza non per bisogno di un prodotto, ma per passione e stima verso il brand.
Lo segue, lo cerca e ne è interessato.
Al di là di ciò, è importante capire che solo attraverso una serie di azioni mirate è possibile fare in modo che nuovi contatti si interessino e “innamorino” sempre di più del brand e che i vecchi vedano riaccendersi la loro curiosità.
Vediamo come fare attraverso dei dati utili.

 

1. Perché creare newsletter utili e interessanti fin dall’inizio?

Assicurarsi che le proprie comunicazioni email offrano un’esperienza di lettura unica fin dal primo invio è fondamentale.
Se già alla prima iscrizione l’utente non si sente coinvolto, le chance di riuscire a riaccendere la scintilla calano ad ogni invio successivo.
È pertanto consigliabile creare newsletter interessanti ed accattivanti fin da subito e, ad ogni invio, domandarsi sempre se i contenuti sono all’altezza delle aspettative dei destinatari.

Ma come verificare questo dato?
Semplice, con il tempo.
È il rendimento delle newsletter nel tempo che determina la capacità delle stesse di rimanere interessanti al pubblico.
Il consiglio, in questo caso, è quello di controllare sempre le statistiche relative agli invii sulla piattaforma di email marketing e verificare che non vi siano falle rilevanti che vanificano tutti gli sforzi del brand.

 

Email marketing: prova Infomail

 

2. Quale tipo di newsletter interessa ai nostri contatti?

Occorre capire quali sono i tipi di contenuti che hanno più probabilità di essere letti, realizzando una classifica dal primo (il più letto) all’ultimo (il meno letto).

In generale, le nostre ricerche hanno dimostrato che il maggior interesse è riservato a email personalizzate e di carattere più “personale”, offerte promozionali o sconti, nuovi prodotti in uscita e di brand amati.

In seconda posizione troviamo promozioni su prodotti di brand non ancora conosciuti al cliente, consigli e trucchi utili, email dal contenuto curioso e creativo.

In ultima posizione, invece, si trovano le email di tipo generico e dai contenuti standardizzati.

Da questa classifica emergono due considerazioni interessanti:

◼️ 1: la personalizzazione delle email di marketing è davvero efficace

◼️ 2: è importante evitare contenuti generici, noiosi e standardizzati, preferendo newsletter creative e uniche.

 

3. Quali sono i motivi della non lettura delle email?

Perché spesso i nostri contatti non aprono la newsletter?

È una domanda tanto importante quanto difficile da rispondere.
Stando alle nostre ricerche, le ragioni principali sono: il mancato riconoscimento del mittente, la non rilevanza della comunicazione email e l’eccesso di newsletter ricevute.

E qui, purtroppo non si può negare il gioco sporco di alcuni brand: acquisto di liste di contatti in maniera illecita, marketing aggressivo e poco studiato.
Ed ecco che il danno è presto fatto.

Certo, ci sono altri motivi per cui le email rischiano di restare ignorate: quando il contatto ha troppo da fare o quando, ad esempio, si iscrive per scopi diversi dal restare informato (ad esempio solo per ottenere uno sconto per il primo acquisto).

Nel complesso, quindi, i dati suggeriscono di evitare l’acquisizione di liste di contatti in maniera poco chiara o tramite mezzi fuorvianti, e concentrarsi sulla creazione di newsletter  non aggressive e dai contenuti utili per il  lettore.
Appare chiaro, quindi, che il destinatario tende a premiare ed affidarsi ad un marketing plan che opera con trasparenza e chiarezza.

 

4. Perché i contatti annullano l’iscrizione alle newsletter?

I motivi che spingono i contatti a cancellarsi da una newsletter possono essere molteplici.
Al primo posto c’è il disinteresse alla newsletter per via di un’iscrizione “opportunistica”.
Non è raro che un brand possa premiare un nuovo iscritto alla sua newsletter con uno sconto iniziale sul primo acquisto. Ecco che, in breve tempo, le iscrizioni si moltiplicano. Altrettanto velocemente, però, calano.
Perché?

Semplice: l’iscrizione era finalizzata a ricevere lo sconto e, una volta ottenuto, il contatto non sente più la necessità di rimanere iscritto.

Per ovviare al problema, la newsletter dovrà essere tanto efficace da scongiurare questo rischio e mantenere attiva la curiosità dei propri destinatari.

Un altro motivo già citato (e piuttosto ovvio) legato alla cancellazione degli utenti riguarda l’eccesso di email ricevute e il mancato riconoscimento del mittente.

Infine, l’eccesso di invii da un singolo mittente e il poco interesse verso i contenuti delle email sono reali motivi per annullare l’iscrizione.
Anche in questo caso, quindi, la predisposizione di una newsletter opportunamente organizzata, non aggressiva e dai contenuti creativi è determinante.


5. Quali caratteristiche sono più apprezzate nelle comunicazioni email e newsletter?

Capire quali sono gli aspetti preferiti dagli utenti per l’invio di comunicazioni email di marketing è fondamentale.
È infatti il punto di partenza per avere una chiara idea di quello che è ben percepito da parte dell’iscritto.
Anche in questo caso, i dati che abbiamo raccolto parlano chiaro: ai primi posti si posizionano codici sconto, vendite esclusive e lancio di nuovi prodotti.

Insomma, la comunicazione di novità e opportunità di risparmio sono delle caratteristiche che gli utenti ricercano in un brand attraverso la newsletter.

Ma non è tutto: anche i contenuti cuciti sulla base degli interessi dell’iscritto, informazioni utili e video interessanti sono ben accetti.

Infine, l’aspetto un po’ più professionale e legato ai trend odierni, ovvero una grafica accattivante, una bella fotografia e notizie flash.

In generale, i dati ci portano a concludere che quanto più una newsletter fornisce un vantaggio o uno stimolo visivo all’iscritto, tanto più questa verrà apprezzata.

 

6. Se un utente iscritto acquista dal brand, tenderà a riacquistare in futuro?

In quest’ultimo caso, i dati della nostra ricerca hanno dato dei risultati piuttosto interessanti.
Quasi tre quarti degli intervistati si sono dichiarati aperti all’idea di un nuovo acquisto entro l’anno.
Ciò conferma quello che già immaginavamo, ovvero che risulta più semplice fidelizzare i clienti e invogliarli ad acquistare nuovamente piuttosto che guadagnarne di nuovi.

I motivi sono semplici: fiducia, affidabilità, qualità e servizio sono già stati testati dal cliente in passato.
Ecco perché è fondamentale che la newsletter sia pensata per i nuovi iscritti, ma sempre dedicata e curata anche per i vecchi contatti.
Mai dimenticare: i clienti si fidelizzano solo se si trovano bene nel lungo periodo!

email di benvenuto

5 regole per l’email di benvenuto: la prima impressione conta!

Nella vita quotidiana, siamo abituati a sentirci dire che le prime impressioni contano. Spesso per esempio, l’idea che ci facciamo di una persona, ad un primo impatto, influenza il rapporto che instaureremo o meno con lei.

È pur vero, però, che le prime impressioni possono essere sovvertite nel corso del tempo, con fatica e risvolti per nulla scontati.

In questo articolo, affronteremo questa tematica dal punto di vista dell’email marketing, cercando di focalizzare l’importanza del primo approccio con i nostri potenziali clienti.

Le prime impressioni nell’email marketing: l’email di benvenuto

L’email di benvenuto è un escamotage comunicativo di importanza straordinaria, lo strumento ideale per fare la nostra prima buona impressione, al cospetto dei potenziali clienti che si iscrivono al nostro servizio di newsletter.

Instaurare fin da subito un rapporto positivo può senza dubbio essere una mossa virtuosa e decisiva per il nostro business. Al contrario, gestire male questa opportunità, generando un’impressione negativa nella nostra platea può dare vita a svariati problemi e obbligarci a prendere provvedimenti in un secondo momento, al fine di sovvertire la situazione, con un dispendio di tempo e denaro davvero controproducente.

Paradossalmente, al giorno d’oggi, le email di benvenuto sono spesso trascurate dai marketers.
A chi non è capitato di ricevere un’email di benvenuto piuttosto impersonale e standard, dopo essersi iscritto ad una newsletter?

Si tratta – nella maggior parte dei casi – di email senza alcuna personalità, prefabbricate sia nei contenuti che nella grafica: una sorta di formalità, alla quale non vale la pena prestare attenzione.

Interpretare in maniera così superficiale il ruolo dell’email di benvenuto è certamente una grave lacuna da parte di chi si occupa di strategie di marketing.
Quello che sfugge a chi incorre nell’errore di trascurare le potenzialità di una email di benvenuto è che viene a tutti gli effetti sprecata una preziosa opportunità di comunicazione verso un potenziale cliente che ha appena scelto il nostro servizio di newsletter e dunque è predisposto all’ascolto nei nostri confronti.

Gestire bene questo momento propizio vuol dire al contrario ponderare attentamente il contenuto di tali comunicazioni, attuando preferibilmente una personalizzazione accurata della frase di benvenuto e lavorando all’aspetto visivo in completa coerenza con l’architettura del brand, al fine di “educare” – in un certo senso – il lettore a riconoscere le linee, i colori, l’identità della marca oltre al suo tone of voice.

Permettere al target di familiarizzare con la nostra realtà è essenziale, dargli dei contenuti piacevoli ed empatici al momento del benvenuto imprime – nella nostra strategia – un primo input davvero virtuoso e promettente.

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I 5 punti da ricordare per le email di benvenuto

Vediamo insieme cinque punti fondamentali da tenere a mente per creare email di benvenuto che funzionino e ci aiutino ad affermare il nostro business agli occhi dei potenziali clienti.

1. Personalizzazione e chiarezza

Le email di benvenuto possono essere davvero potenti per il nostro business. Dare la sensazione ai nostri contatti di ricevere un’accoglienza personalizzata è un inizio davvero utile e funzionale, che saprà dare grandi risultati.

Creare uno scambio di questo tipo contribuisce alla costruzione di un rapporto di fiducia con i clienti: usare il loro nome, raccolto durante la fase di iscrizione, può sicuramente cambiare l’impatto della comunicazione inviata.

L’email di benvenuto è anche un’ottima occasione per raccontare ai nostri contatti cosa condivideremo con loro e con quale frequenza: la trasparenza e la possibilità di renderli partecipi delle nostre intenzioni faranno sì che si crei un dialogo certamente proficuo. Ai lettori, inoltre, sarà chiaro sin da subito il tipo di valore che verrà condiviso e cosa noi potremo fare per loro, attraverso il nostro servizio o i nostri prodotti: una spinta alla fidelizzazione davvero performante.

2. Cogli l’attimo

L’iscrizione ad un servizio di newsletter avviene certamente sotto la spinta emotiva del coinvolgimento: probabilmente il neoiscritto ha ricevuto uno stimolo forte dato dalla convinzione che il nostro servizio possieda una capacità risolutiva rispetto alle sue esigenze.

Ecco, è bene non far esaurire questa ondata di fiducia ed interesse e sfruttare tale opportunità per inviare un’email di benvenuto in grado di promuovere ulteriormente la fidelizzazione e la creazione di un rapporto proficuo per il nostro business. Ritardare l’invio dell’email di benvenuto, magari di 24 ore, ci fa incorrere nel rischio di perdere un potenziale cliente.

3. Non dilungarti e non andare fuori tema

Parliamo di statistiche: le email di benvenuto possiedono il più alto tasso di apertura rispetto a tutti gli altri messaggi di email marketing. Si parla addirittura del 50-60%. Alcuni marketers, di fronte a questi dati si lasciano convincere dalla tentazione di approfittarne, includendo molte informazioni ritenute rilevanti. Purtroppo, questa è una scelta da evitare: sovraccaricare di contenuto questa prima comunicazione può essere totalmente controproducente. È bene invece che il nostro benvenuto sia semplice, chiaro e conciso.

4. Coinvolgi anche i social

Le operazioni di benvenuto possono essere connesse proficuamente con i social, includendo collegamenti e incentivando gli utenti all’interazione, così da dare vita ad una sorta di community capace di stimolare le conversazioni online e diventare funzionale alla nostra attività.

Dare la possibilità ai potenziali clienti di comunicare in maniera diretta con il nostro brand e promuovere la nascita di conversazioni online che lo riguardano, scambiando pareri e informazioni con altri consumatori o utenti, può innescare un circolo virtuoso davvero interessante.

5. Ogni promessa è un debito

I migliori marketers hanno fatto propria una prassi comune e molto positiva, ovvero quella di promettere – a fronte di un’iscrizione – l’accesso a contenuti riservati, sconti o altri benefit. Naturalmente, le promesse vanno mantenute – questo vale anche nell’email marketing – quindi nella prima comunicazione di benvenuto è bene includere quanto anticipato: sia esso un coupon sconto, piuttosto che le indicazioni per ottenere quanto promesso. E’ controproducente non essere di parola o mettere il proprio contatto nelle condizioni di attendere un premio senza sapere se questo arriverà mai.

 

Come abbiamo visto, i messaggi di benvenuto nelle strategie di email marketing rivestono un ruolo davvero essenziale, fare sì che questo primo scambio appaia pertinente e personalizzato, che mostri il proprio valore aggiunto attraverso la promessa di contenuti di valore e interesse per il nostro target innescherà un circolo virtuoso attorno al nostro business che si tradurrà certamente in performance di vendita o conversione davvero proficue.

Come chiedere recensioni ai clienti - Con un'email, ovviamente!

Come chiedere recensioni ai clienti? Con un’email, ovviamente!

Il tema di questo articolo è tanto chiacchierato quanto complesso: come chiedere recensioni ai clienti con un’email?

Si tratta di un argomento spesso oggetto di dibattiti e discussioni, in quanto le teorie in merito sono davvero tante e contrastanti.

C’è chi sostiene che le recensioni siano poco utili ai fini delle vendite, chi pensa che l’email non possa collegare efficacemente i clienti con il brand e chi, in maniera più realistica, intuisce le potenzialità di questo valido strumento di comunicazione.

In realtà, email e newsletter hanno il potere di coinvolgere il lettore in maniera attiva e spingerlo a restituire una valida risposta al mittente.
Purché, certo, siano opportunamente pianificate e strutturate.

Vediamo quindi come usare le email per chiedere recensioni ai clienti in maniera semplice ma efficace, stimolando il nostro destinatario con la creatività e piccoli trucchi del mestiere.

Prima di addentrarci nell’argomento, però, vediamo se e perché l’opinione dei propri contatti è davvero utile ad un brand.

 

Perché ottenere feedback dai clienti è così importante?


Forse non tutti lo sanno, ma ricevere una recensione di tipo qualitativo da parte dei propri clienti è un’opportunità davvero eccezionale e l’email può essere lo strumento perfetto per raccogliere tali informazioni e valutazioni.

Non è raro che le aziende, solo dopo aver raccolto informazioni e feedback dai propri clienti, scoprano che i loro prodotti stavano perdendo terreno semplicemente per qualche piccolo dettaglio mancante e facilmente risolvibile.
Strano? Assolutamente no!

Chi se non l’abituale utilizzatore di un bene o servizio è in grado di suggerire come migliorare le performance di un prodotto?

È così che, in poche ore, un semplice giro di email può ribaltare il destino di un brand, permettendogli di migliorarsi ed applicare i correttivi necessari per diventare leader del suo mercato.

E non è finita qui.
Si possono presentare opportunità uniche grazie alle recensioni dei clienti: spesso le persone trovano il modo di utilizzare prodotti o servizi in maniera innovativa.
Se il brand è in grado di scoprirlo, può creare o adattare nuove versioni dei propri prodotti e spianare la strada a business completamente nuovi e mai pensati prima!

Ecco perché i feedback e le recensioni sono così importanti: sono espressi in maniera attiva, su misura e offrono suggerimenti al brand.

L’elemento fondamentale da tenere a mente è che l’email è uno strumento attivo, bidirezionale e dalle potenzialità infinite.
Non è un sistema di informazione, bensì un canale di interconnessione con lo scopo di creare stimoli e curiosità, così da spingere il lettore a restituire una valida risposta.

Veniamo quindi al tema centrale dell’articolo: come chiedere recensioni ai clienti con un’email usando pochi e semplici trucchi.

 

1. Utilizzare una grafica semplice e mirata

Scegliere un template con un design semplice è un ottimo metodo per ottenere le recensioni desiderate: questo perché le comunicazioni appaiono subito più chiare e meno confusionarie.

È sufficiente rimuovere le immagini di troppo e i titoli non necessari e il gioco è fatto: un formato lineare che invita ad agire cliccando un tasto sarà sufficiente per spingere all’azione.

In effetti, molte delle potenzialità di questo suggerimento sono date dal concetto di semplicità: lo stile basico aiuta a focalizzare l’attenzione del lettore sul messaggio e sulle principali azioni che vogliamo attivare.
Questo incoraggerà un maggior numero di destinatari a cliccare e partecipare ad un questionario di apprezzamento o a dare una valutazione al brand o al prodotto.

 

2. Personalizzare le email


Perché personalizzare il contenuto di un’email può fare la differenza e invogliare il lettore a fare una recensione?
Semplice, perché il destinatario non diventa “uno dei tanti”.

Al contrario, il brand desidera una risposta da quel singolo utente, chiamandolo per nome e ricordando anche le sue preferenze.
Ecco perché utilizzare i TAG di personalizzazione sarà una mossa vincente in questo caso: con un tocco di adattamento, il vostro messaggio non è più parte di un insieme di email tutte uguali inviate a centinaia di persone.
È un messaggio mirato e specifico, che richiede una risposta altrettanto unica.

Un testo lineare che cita il nome dell’utente ed altre eventuali informazioni (senza esagerare), come la zona dove risiede o le sue preferenze, è sufficiente per avere molte più possibilità di ricevere dei feedback.
Non solo: anche l’immagine del brand può trarne beneficio, perché il cliente si sentirà apprezzato e unico per l’azienda.

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3. Scegliere la struttura giusta

Andiamo dritti al sodo: è il contenuto del messaggio che il nostro cliente andrà a leggere e, in base a come questo viene creato, sceglierà se agire o meno.

Non a caso, se l’email è scritta nel modo e nello stile sbagliato, si perde l’opportunità di stimolare il lettore ad attivarsi e scrivere una recensione.

Ecco perché occorre scegliere bene la struttura dell’email: anche il miglior contenuto verrà cestinato se il testo e il modello della newsletter non sono ben studiati.

Un buon consiglio è quello di lasciarsi guidare dalla creatività mantenendo uno stile sobrio: meglio puntare su frasi concise ma interessanti, che invoglino il destinatario a scrivere una recensione e mettersi in contatto con il brand.
Meglio evitare lunghi papiri, frasi complesse e poco chiare per lasciare spazio a brevi testi, semplici e ben predisposti.

 

4. Spiegare i motivi per cui si richiede una recensione


Comunicare le ragioni per le quali il brand richiede una recensione da parte del cliente è un metodo ottimale per invogliare quest’ultimo ad agire.

Il cliente/lettore, infatti, apprezzerà l’importanza che il brand attribuisce alla sua opinione e sarà contento della volontà dell’azienda di migliorarsi.

Una spiegazione, infatti, fornisce non solo il “perché” di una richiesta, ma funge anche da incentivo per la risposta stessa.
Se la vostra email è in grado di portare il destinatario a capire perché è importante il suo feedback e come il brand vuole migliorarsi con esso, si aumentano anche le chance che la maggior parte dei contatti della vostra mailing list rispondano con interesse.

Per fare un esempio, si potrebbe spiegare all’utente che la compilazione di un breve questionario potrebbe aiutare il brand a migliorare la propria produzione e soddisfare le richieste dei suoi clienti.
Non solo, è importante sottolineare che l’opinione dei propri contatti è davvero importante per l’azienda.

 

5. Includere un invito all’azione

 

I modi per chiedere recensioni ai clienti sono davvero tantissimi: sondaggi, commenti, email libere, valutazioni, reindirizzamenti e così via.

Indipendentemente dal metodo scelto, è importante tenere a mente che tale strumento deve essere citato correttamente nel testo dell’email, invitando il lettore ad agire in maniera aperta e chiara.

È fondamentale che il destinatario conosca esattamente quale sarà il prossimo passo: oltre al perché, quindi, deve sapere anche come fare.

Per rendere più chiaro il concetto, facciamo un esempio pratico.
Se si desidera raccogliere un riscontro tramite un breve sondaggio, può essere una buona idea inserire all’interno del corpo dell’email anche un pulsante con un invito all’azione molto chiaro e che reindirizzi l’utente alla pagina del sondaggio.
Semplice ed immediato.
Solo in questo modo, infatti, il lettore sa cosa deve fare per soddisfare la richiesta del brand senza dover perdere troppo tempo e senza doversi sforzare per capire come comunicare il proprio pensiero.
A questo proposito, è meglio evitare metodi di raccolta dei feedback troppo lunghi o particolarmente complessi.

 

Un ultimo suggerimento: se si hanno difficoltà a ricevere risposte, può essere una buona idea offrire un incentivo: in altre parole, il brand può offrire sconti o promozioni speciali per gli utenti che forniranno il loro feedback o compileranno il questionario proposto: semplice, no?
In questo modo, le probabilità di ricevere commenti e riscontri aumenteranno considerevolmente.

Nel complesso, come si può facilmente intuire, sono davvero incredibili i benefici che le recensioni dei clienti possono conferire ad un brand: meglio non lasciarseli scappare.

Cosa inserire in una newsletter?

Cosa inserire in una newsletter? 5 contenuti irrinunciabili

Parliamo della domanda più gettonata in assoluto quando si parla di email marketing: cosa inserire in una newsletter?
Si tratta di un quesito che, prima o poi, tutti i professionisti (e non) del marketing si devono porre per poter capire come meglio strutturare le proprie email ed evitare che vengano ignorate o che finiscano nel cestino.

Vediamo quindi quali sono gli elementi che ogni newsletter deve includere per tenersi in contatto con i propri clienti e i nuovi contatti  e inviare info sulle novità del brand, sulle offerte, gli aggiornamenti o semplici contenuti informativi.

Tuttavia, prima di addentrarci nel tema “cosa inserire in una newsletter”, è doveroso fare una premessa.
Un principio fondamentale che occorre tenere sempre a mente è che una buona newsletter non è l’equivalente di una rivista anonima, statica e scarna.
Al contrario, è un messaggio attivo, bidirezionale, interessante e dinamico!
Non si limita ad essere un sistema di informazione, è un vero e proprio canale di comunicazione in entrambe le direzioni.
Il destinatario non è un mero lettore, ma un interlocutore che deve essere stimolato, sorpreso e incuriosito.
Non bisogna mai dimenticare questo principio, poiché esso andrà ad influenzare il modo in cui si scrive, la creatività e lo stile di comunicazione.

Dopo questo preambolo importante, è possibile addentrarci nel tema centrale dell’articolo: cosa inserire in una newsletter ovvero i cinque elementi che una newsletter deve includere.

 

1. Il giusto oggetto


Si tratta del titolo: la prima cosa che il destinatario andrà a leggere per decidere se aprire l’email oppure no.
È un po’ come la chance delle chance: se l’oggetto è scritto nel modo e nello stile sbagliato, probabilmente l’intera email verrà scartata (e con essa il suo contenuto!).

Ecco perché non bisogna mai sottovalutare l’oggetto della newsletter: anche il miglior contenuto del mondo può essere cestinato se il titolo dell’email non gli rende giustizia.
In questo caso, il segreto sta nella creatività: il consiglio è quello di cercare parole e frasi brevi ma interessanti, che creino curiosità senza essere fuorvianti.
Meglio evitare titoli clickbait, che fungono esclusivamente da “esca” per il lettore, dando spazio a personalizzazioni con parole semplici e coerenti.

 

2: La grafica


Anche l’occhio vuole la sua parte.
Una newsletter dai toni smorti e senza immagini accattivanti non è la scelta giusta per catturare e tenere vivo l’interesse.
Meglio investire del tempo nella scelta della grafica, del layout e delle immagini della newsletter: è bene ricordare che gli elementi visivi sono le prime cose che il destinatario vede, ancora prima di iniziare a leggere la newsletter.
Una grafica perfetta non solo è bella da guardare, ma è anche coerente con i contenuti dell’email marketing e del brand, ne rispecchia lo stile e i valori.
Quando si valuta cosa inserire in una newsletter, occorre quindi assicurarsi sempre che le immagini contenute nel messaggio siano pertinenti con ciò di cui si sta parlando.

 

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3: Contenuti pertinenti e interessanti


Parlare di argomenti generici o di aria fritta è il miglior modo per smorzare entusiasmo e interesse e per finire nello spam.
È quindi importante concentrarsi su attività, promozioni, offerte, novità e aggiornamenti davvero interessanti per il lettore, dai contenuti utili e ben accetti.

Meglio ancora se la newsletter è personalizzata: solo così ci si assicura continuità nella lettura e fidelizzazione del destinatario!
Pensiamo ad esempio agli iscritti di una newsletter di un’azienda farmaceutica: siamo sicuri che ai mittenti di età media 20-30 anni possa interessare una promozione sulle dentiere?
Più probabilmente, la scelta sui destinatari dalla mailing list da includere nell’email può essere orientata verso una fascia di età superiore, dedicando a quelli di fascia 20-30 anni le offerte sulla cosmesi.

 

4: Invito ad agire: la Call to action


La newsletter, oltre che informare, deve anche spingere a fare qualcosa.
Come detto in precedenza, si tratta di un sistema che dovrebbe essere bidirezionale e che pertanto stimola il destinatario ad agire e a farsi sentire.
Sia che si tratti di un’iscrizione a qualche concorso, di uno sconto o di un like su una pagina social, è importante invitare il lettore a fare qualcosa.
Incoraggiare sempre le persone a mettersi in gioco le fa sentire in sintonia con il brand, con i suoi ideali e il suo stile.
Anche in questo caso, un esempio pratico può essere utile.
Si pensi ad un brand di cosmetici che, in occasione del carnevale, invita i destinatari attraverso la sua newsletter a mettersi in gioco proponendo un trucco a tema e pubblicarlo sui social con un hashtag predefinito.
Passaparola, pubblicità e stimolo all’azione vengono concretizzati in questo modo con una sola newsletter.

 

5: Contatti Social


A proposito di hashtag, quando si pensa a cosa inserire in una newsletter, è senz’altro importante non dimenticare i propri riferimenti e collegamenti agli account social per mantenersi in contatto con i propri clienti attuali e potenziali.
Questo perché occorre facilitare il più possibile il destinatario a collegarsi con il brand e con il suo mondo.
È impressionante l’aumento delle visite ai social che una semplice newsletter può portare: mai perdere l’occasione!

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Inviare una newsletter: 3 elementi per andare a segno

Inviare una newsletter è una potente strategia di comunicazione, ma sempre più spesso l’email arriva al destinatario insieme a diversi altri messaggi di posta elettronica e, se non riesce ad essere attraente, nelle migliori ipotesi viene aperta e guardata solo “di sfuggita”, nel peggiore dei casi viene spostata nel cestino o segnalata come spam 😱

La preparazione dei messaggi deve essere quindi particolarmente accurata creando innanzitutto un oggetto in grado di spingere all’apertura del messaggio, quindi un contenuto di valore che tenga alta l’attenzione del lettore.

1. Come scrivere l’oggetto di un’email

Questa sola riga gioca un ruolo fondamentale nella strategia comunicativa di email marketing e quindi nell’inviare una newsletter che si riveli efficace.
In base alle poche parole inserite in essa l’utente sceglierà se aprire, ignorare, cestinare o segnalare il messaggio come spam.

Corri un grosso rischio se utilizzi toni fastidiosi. Un oggetto con troppi caratteri speciali, con promesse chiaramente false verrà facilmente considerato “spazzatura”.

D’altra parte con uno stile sottotono, magari interessante, ma solo un po’, l’email finirà nella pila dei messaggi che l’utente si ripromette di leggere poi, ma che di fatto non aprirà mai.

Quindi, in poche parole, dovrai riuscire a creare un senso di urgenza rispetto alla scelta di sapere cosa contiene il resto del messaggio.

A questo scopo può essere utile utilizzare termini che richiamino fin da subito il concetto dell’agire prediligendo i verbi. Preferisci formulazioni che in maniera implicita o esplicita chiariscano fin da subito l’importanza di fare qualcosa entro un termine: “Prenota la tua cena per Ferragosto” è più forte del solo invito a prenotare, perché offre una motivazione, una scadenza e la speranza che il tuo messaggio aiuti chi lo riceve a risolvere una situazione che gli sta a cuore.

Ricorda infine che l’oggetto deve essere pertinente. Se hai generato delle aspettative non puoi permetterti di deluderle e dovrai quindi preparare un contenuto all’altezza del compito.

 

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2. Come strutturare il contenuto di una newsletter

In premessa si è specificato quanto nell’inviare una newsletter sia difficile catturare l’attenzione del lettore, ciò vuol dire che dopo gli sforzi fatti per averla, bisogna fare di tutto per non perderla e il contenuto serve proprio a questo.

Ecco alcuni suggerimenti per strutturarlo:

  • Parla all’utente. A questo scopo prediligi un linguaggio in seconda persona, l’ideale è dare del tu proprio come faresti in una conversazione con un amico. Ricorda inoltre di segmentare le categorie di utenti a cui invii i tuoi messaggi riservandoli a chi davvero può essere interessato alle informazioni che stai proponendo.

 

  • Evita di magnificare il tuo brand, con frasi vuote del tipo “noi siamo i migliori”. All’utente non importano le auto-celebrazioni, vuole capire invece quali sono i vantaggi che trae se legge il tuo messaggio e fa quanto gli suggerisci.

 

  • Concentrati sui vantaggi di eventuali prodotti, servizi o suggerimenti che proponi piuttosto che sulle funzionalità sui cui essi si basano. A nessuno importa che un’aspirapolvere abbia una o cento diverse velocità. É interessante però sapere che con una velocità bassa si possono trattare superfici delicate senza rovinarle, mentre con una più alta si ha maggior pulizia dove è necessario agire con più energia.

 

  • Usa una formattazione piacevole. La lettura online può risultare pesante se il testo si presenta come un’unico muro di parole. Inserisci righe bianche per dare espiro alla pagina e qualche grassetto per far sì che a colpo d’occhio l’utente riesca a capire l’essenza del messaggio.

 

3. Come gestire, tecnicamente, la newsletter

Inviare una newsletter è una strategia efficace nel tempo e importante, ma richiede una gestione che sia semplice per l’utente e tecnologicamente affidabile.

L’uso dei dati degli utenti deve rigorosamente rispettare le normative vigenti e d’altra parte deve consentire la creazione dei messaggi in maniera semplice e rapida, e garantire un risultato finale che risulti piacevole per il lettore.

Tutto questo puoi ottenerlo utilizzando la piattaforma di email marketing  Infomail.

Infomail, senza canoni di attivazione, consente di gestire invii verso numerosi indirizzi in maniera facile e nel pieno rispetto del GDPR. Pur essendo molto intuitiva offre anche un servizio di supporto telefonico in italiano e gratuito.

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Costruire una mailing list da zero: 5 errori da evitare

Costruire una mailing list da zero non è facile: occorre tempo, strategia, pazienza, tanto impegno e soprattutto attenzione a non commettere scivoloni fatali.

Il rischio di commettere errori lungo il percorso di creazione di una mailing list è reale. Per evitare che ciò accada, è importante seguire 5 semplici regole. Eccole!

 

1. Evitare forzature

Se nel vostro sito web i link e i moduli di iscrizione spuntano da ogni dove, impedendo una tranquilla navigazione dell’utente, non ci siamo!

Consigliare l’iscrizione alla mailing list è importante, ma senza forzare la mano.

Se i visitatori del nostro sito web si sentono eccessivamente spinti all’iscrizione, infatti, le probabilità che non si iscrivano sono estremamente elevate.

Inoltre tenete presente che costruire una mailing list con pochi contatti ma buoni è decisamente più utile rispetto ad una mailing list lunga ma piena di contatti non veramente interessati al nostro brand.

Oltre a ciò, se si spingono gli utenti ad iscriversi alla mailing list con insistenza, anche la reputazione del brand ne risentirà!

È quindi importante utilizzare moduli di iscrizione discreti, con pop-up non invadenti e tanta creatività per proporsi in modo accattivante.

Utilizzare maniere soft è il segreto per catturare l’interesse degli utenti.

 

2. Occuparsi più dei nuovi che dei vecchi iscritti

Quando si inizia a costruire una mailing list, è fondamentale considerare che gli utenti potrebbero annullare la propria iscrizione in qualsiasi momento. O addirittura segnalare il mittente come spammer.

È quindi importante dare sempre grande importanza agli utenti già iscritti, perché la sola ricerca di nuovi contatti non è abbastanza per avere una mailing list ricca e consistente.

È un po’ come quando le compagnie telefoniche trascurano gli iscritti per riservare le offerte esclusive ai soli nuovi utenti: rischiano di perdere i contatti più longevi!

È quindi importante mantenere una buona reputazione nei rapporti con i clienti fidelizzati e iscritti da tempo alla mailing list.

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3. Chiedere troppe informazioni personali

Se si violano le leggi sulla privacy, il GDPR e gli accessi ai dati, non solo si rischiano enormi problemi legali, ma anche la richiesta di cancellazione degli utenti dalla lista, la cartella spam e la conseguente cattiva reputazione.

È quindi fondamentale rispettare le leggi sui dati personali ed evitare inutili raggiri o acquisti di liste di contatti in maniera poco chiara.

 

4. Non segmentare la mailing list

Come accennato, persone diverse hanno caratteristiche ed esigenze diverse.

Ecco quindi che vale la pena segmentare i propri contatti in maniera opportuna, in modo da inviare email personalizzate e davvero interessanti per i diversi destinatari.

Segmentando in modo corretto la nostra lista di contatti, ci si assicura che ogni contatto riceva messaggi di suo interesse che non finiranno nel dimenticatoio e, perché no, potranno dar vita a passaparola tra persone che condividono le stesse passioni.

 

5. Proporre contenuti scadenti o poco interessanti

Abbiamo finalmente una mailing list promettente ma fioccano le cancellazioni e le nostre email finiscono dirette nella cartella spam o nella lista nera.

È quello che accade quando, fin da subito, i contenuti proposti sono poco interessanti o strutturati in maniera tale da risultare superflui o indesiderati.

Una vero peccato!

Le email che vengono aperte regolarmente sono quelle che forniscono un valore aggiunto, che presentano un contenuto concreto e di reale utilità.

Vale quindi la pena creare una mailing list solo se si ha una buona strategia di email marketing se si hanno davvero cose interessanti da comunicare ai destinatari.

Pertanto fornire un contenuto interessante è la chiave del successo delle newsletter: meglio evitare qualunque invio se la comunicazione è superflua o fatta per il solo scopo di farsi vivi al pubblico! E’ sempre preferibile un invio in meno piuttosto che un’email inutile.

 


Per concludere, creare una mailing list da zero non è semplice: tuttavia, evitando di incappare in errori come quelli sopra, è possibile raggiungere risultati eccellenti fin dall’inizio!