Strumento gratuito
Prova l’oggetto della tua email prima di spedirla
Scrivi oggetto e riga di anteprima: li vedi in una casella di posta simulata, sul telefono e sul computer, con quello che rischia di suonare da promozione aggressiva e qualche variante da cui ripartire. Gratis, nel browser, senza registrarti.
Strumento gratuito
Scrivi oggetto e anteprima
Il controllo avviene nel tuo browser: quello che scrivi non viene inviato a nessun server.
Stai guardando un oggetto d’esempio, inventato e scritto male apposta: scrivi il tuo al suo posto.
Posta in arrivo
-
Studio Bianchi10:12
Promemoria: i documenti per la dichiarazione
Ci servono entro fine mese: l’elenco completo è qui dentro.
-
ora
-
Vivaio Le Querceieri
Bulbi di tulipano: è il momento di piantarli
Le varietà arrivate questa settimana e come metterle a dimora.
Posta in arrivo
- Studio Bianchi Promemoria: i documenti per la dichiarazione – Ci servono entro fine mese: l’elenco completo è qui dentro. 10:12
- – ora
- Vivaio Le Querce Bulbi di tulipano: è il momento di piantarli – Le varietà arrivate questa settimana e come metterle a dimora. ieri
È un’approssimazione: il punto in cui l’oggetto viene tagliato cambia con il programma di posta, il telefono e la dimensione del testo che ciascuno sceglie. Per vederlo davvero, mandati un’email di prova.
Cosa ti consigliamo
Prova anche così
Varianti costruite con regole semplici, non da un’AI: prendile come spunto, non come oggetto finito.
Hai l’oggetto. Ti manca l’email?
L’AI Email Editor la costruisce partendo da quello che scrivi: oggetto, testo, immagini e pulsante. La prova è gratuita e non serve registrarsi.
La richiesta con il tuo oggetto è negli appunti: incollala nella prova.
Cosa guarda il tester
Mentre scrivi, conta caratteri e parole, cerca emoji, parole in maiuscolo, punteggiatura ripetuta e simboli, controlla i segnaposto del nome e confronta l’anteprima con l’oggetto. Poi passa il testo in una lista di parole e formule che tornano spesso nelle email promozionali aggressive: il gratis urlato, le urgenze finte, le vincite, gli avvisi che sembrano arrivare dalla banca.
Due avvertenze. La lista l’abbiamo scritta noi: nessun filtro antispam pubblica la sua, e nessuna parola da sola manda un’email nello spam. Per questo il tester parla di rischio e non di divieto: «gratis» in «spedizione gratuita sopra i 40 euro» è un’informazione, in «TUTTO GRATIS!!!» è un urlo.
La seconda: la casella di posta è simulata. Il punto in cui l’oggetto viene tagliato cambia con il programma, con lo schermo e con la dimensione del testo che ognuno sceglie sul telefono. Abbiamo usato larghezze di schermi comuni, ma la prova vera resta un’email mandata a te stesso.
Quanto deve essere lungo un oggetto
Non esiste un numero giusto per tutti, e chi te ne dà uno preciso al carattere sta semplificando. I programmi di posta non tagliano a un numero fisso: tagliano dove finisce lo spazio, e lo spazio dipende dallo schermo. Lo vedi nel tester: passa dal telefono piccolo a quello grande e l’oggetto si allunga o si accorcia.
La regola che usiamo noi, e che trovi anche nel manuale di Infomail, è stare fra 30 e 60 caratteri. Conta però di più l’ordine delle parole: quello che serve per decidere va all’inizio, perché l’inizio si legge sempre. Un ottico che scrive «Occhiali da sole graduati: −20% fino a sabato» si fa capire anche a metà riga. Con «Con l’arrivo della bella stagione abbiamo pensato a una promozione» no: a metà riga non è ancora successo niente.
Occhio alle partenze vuote. «Newsletter di novembre», «Gentile cliente», «Aggiornamento» occupano proprio le parole che si leggono di sicuro, e non dicono nulla. Il tester te le segnala.
La riga di anteprima, quella che quasi tutti dimenticano
È il testo che compare accanto all’oggetto sul computer e sotto l’oggetto sul telefono. In inglese si chiama preheader; in Infomail è il campo Anteprima, subito sotto l’oggetto, quando crei una campagna.
Se la lasci vuota il programma di posta non lascia uno spazio bianco: prende le prime parole che trova nell’email. Di solito sono «Visualizza questa email nel browser», il testo alternativo del logo o le voci del menu. Il posto più letto dopo l’oggetto, occupato da un link che non clicca nessuno.
L’anteprima funziona quando completa l’oggetto invece di ripeterlo. Se l’oggetto dà la notizia, l’anteprima aggiunge il dettaglio che convince: la scadenza, il prezzo, il motivo per aprire adesso. Una libreria di Parma che scrive «Le presentazioni di dicembre in libreria» può mettere nell’anteprima «Si parte giovedì alle 18, i posti sono quaranta»: oggetto e anteprima insieme fanno una frase sola, e nessuna delle due ripete l’altra.
Le parole che suonano da spam, e perché non c’è una lista ufficiale
Le liste di parole vietate girano da anni, e una è finita anche nel nostro blog: le 10 parole da non scrivere nell’oggetto. Prendile per quello che sono, indicazioni di stile. Google, nelle linee guida per chi spedisce verso Gmail, parla di autenticazione del dominio, di tasso di spam segnalato dagli utenti e di disiscrizione facile. Di parole proibite non c’è traccia. Come le pesa invece un filtro con le regole pubbliche, e perché la stessa parola una volta passa e la volta dopo no, lo spieghiamo in parole spam nelle email.
Le parole contano però per le persone. Chi vede «URGENTE» nell’email di un negozio di scarpe pensa a una truffa o a un saldo disperato, e in tutti e due i casi non apre. Se poi segnala l’email come spam, quella segnalazione pesa davvero, perché il tasso di spam è uno dei numeri che Google guarda.
Se le tue email finiscono nello spam anche con oggetti tranquillissimi, il problema di solito va cercato altrove. Parti dal controllo gratuito del dominio, che legge SPF, DKIM e DMARC.
Maiuscole, punti esclamativi, simboli
Un oggetto tutto in maiuscolo si legge come un urlo e si legge anche peggio, perché le parole perdono la loro forma. Le sigle sono un’altra cosa: IVA, PDF o IMU in maiuscolo vanno benissimo, e il tester non le conta.
Un punto esclamativo ci può stare. Tre di fila no, e nemmeno «?!», che in un oggetto racconta lo stupore di chi l’ha scritto più che porre una domanda a chi legge. I simboli ripetuti, «€€€» o «%%%», sono la grafia delle promozioni aggressive: se lo sconto è buono, scrivilo in cifre una volta.
Emoji: una, al posto giusto
Un’emoji può far notare l’oggetto in una lista tutta uguale, a patto che c’entri: 🎄 per il menu di Natale ha senso, 🔥🔥🔥 per qualunque cosa no. Mettila in fondo o accanto alla parola a cui si riferisce, mai al posto di una parola importante. Ogni sistema la disegna a modo suo, e su qualche programma vecchio diventa un quadratino vuoto.
Pro e contro, e come inserirle, sono in emoji nell’oggetto: quando aiutano e quando no.
Il nome del destinatario nell’oggetto
In Infomail il nome si inserisce con {{first_name}} e il cognome con
{{last_name}}: al momento dell’invio diventano quello che c’è scritto nella scheda di ogni
contatto. Per gli altri dati, come la città, ci sono i segnaposto dei
campi opzionali. Le forme che si vedono in giro, come
{{nome}} o *|FNAME|*, da noi partono così come sono, parentesi comprese: il
tester le riconosce e te lo dice.
Il rischio vero del nome è quando manca. «{{first_name}}, il controllo della vista è a
gennaio» arriva come «, il controllo della vista è a gennaio» a chi non ha il nome in anagrafica, e il tester
ti mostra anche quella versione. Se il nome manca a molti contatti, usalo nel testo dell’email. Secondo noi
rende di più nelle email che sembrano scritte a una persona, un promemoria o un auguri, che nelle promozioni,
dove rischia di sembrare un trucco.
Un oggetto onesto
L’oggetto è una promessa: chi apre si aspetta di trovare quello che c’è scritto. Le linee guida di Google lo dicono in modo esplicito: oggetto, intestazioni e nome del mittente devono rappresentare con precisione chi spedisce e che cosa, senza trarre in inganno. E chiedono di non cominciare l’oggetto con «Re:» o «Fwd:» se l’email non è davvero una risposta o un inoltro.
Per le email commerciali c’è anche la legge. Il decreto legislativo 70 del 2003, all’articolo 9, chiede che le comunicazioni commerciali non sollecitate inviate per posta elettronica siano riconoscibili come tali in modo chiaro e inequivocabile «fin dal momento in cui il destinatario le riceve». Un oggetto che traveste una promozione da avviso personale va nella direzione opposta.
Sulla coerenza fra oggetto e contenuto trovi altri esempi nei 6 consigli per un oggetto efficace.
Cinque oggetti, prima e dopo
Tutti inventati, tutti visti in qualche forma in una casella di posta vera.
PrimaULTIMI GIORNI!!! SALDI PAZZESCHI 🔥🔥🔥
DopoSaldi d’autunno: ultimi tre giorni, fino al 40%
Niente urla, e i due motivi per aprire, lo sconto e la scadenza, sono scritti.
PrimaNewsletter n. 47 – novembre
DopoTre vini nuovi in cantina e la serata per assaggiarli
Il numero della newsletter non interessa a nessuno. La notizia sì, e va all’inizio.
PrimaRe: abbiamo una sorpresa per te
DopoCambio gomme invernali: prenota entro il 10 novembre
Via il finto «Re:», dentro una data vera. Chi apre sa già cosa trova.
PrimaCiao {{nome}}! Novità!!
Dopo{{first_name}}, i corsi di gennaio sono in calendario
Il segnaposto scritto come lo vuole Infomail, e la novità detta invece che annunciata.
PrimaComunicazione importante
DopoAcconto di novembre: i documenti che ci servono
Da uno studio di commercialisti «comunicazione importante» sembra un avviso della banca. Meglio dire di cosa si parla.
Come scegliere fra due oggetti
Il tester ti dice se un oggetto rischia di suonare male, non quale di due farà aprire di più i tuoi clienti. Quello lo sanno solo loro. Se il tuo piano Infomail comprende l’A/B test, mandi due oggetti a una parte della lista e scegli il vincitore sulle aperture o sui clic.
Sul criterio, un consiglio. Con la Protezione della privacy di Mail attiva, Apple Mail scarica i contenuti delle email in background appena arrivano, anche se nessuno le apre. Le aperture di chi usa Apple Mail quindi non sono affidabili: se la tua lista ne ha molti, decidi sui clic.
Altre idee per l’oggetto, dalla curiosità ai numeri, sono in migliorare il tasso di apertura lavorando sull’oggetto. Se stai cominciando adesso, la guida all’email marketing mette l’oggetto al suo posto, fra la lista, il mittente e la misura dei risultati.
Domande frequenti
-
Quanti caratteri si vedono dell’oggetto su Gmail, Outlook o Apple Mail?
Non c’è un numero fisso. I programmi di posta tagliano dove finisce lo spazio, e lo spazio cambia con lo schermo, con l’orientamento del telefono e con la dimensione del testo che ciascuno sceglie. Per questo il tester ti fa provare telefoni di larghezze diverse e ti dice, per ognuno, fin dove arriva l’oggetto: è un’approssimazione onesta, non la misura di un programma preciso. La regola che usiamo noi è stare fra 30 e 60 caratteri, con le parole importanti all’inizio.
-
Le parole che il tester segnala mandano l’email nello spam?
Da sole no. La lista è nostra: nessun filtro antispam pubblica un elenco ufficiale di parole vietate. Sono parole e formule che tornano spesso nelle email promozionali aggressive e che a chi legge suonano come tali. Il guaio vero arriva quando le persone, infastidite, segnalano l’email come spam: quelle segnalazioni pesano sulla consegna delle email successive.
-
Che fine fa quello che scrivo?
Resta nel tuo browser. Oggetto, anteprima e mittente non vengono inviati a nessun server e non li conserviamo. Nelle statistiche del sito registriamo solo numeri, come la lunghezza dell’oggetto e l’esito del controllo, mai il testo.
-
Le varianti le scrive un’intelligenza artificiale?
No. Sono costruite con regole semplici: tolgono le maiuscole urlate e la punteggiatura ripetuta, accorciano, spostano il vantaggio all’inizio, aggiungono il nome o un’emoji legata all’argomento. Sono un punto di partenza. Se vuoi che un’AI scriva l’email intera partendo dal tuo oggetto, c’è l’AI Email Editor, con una prova gratuita.
-
Posso usare il tester per email che non mando con Infomail?
Sì, i consigli valgono per qualunque programma o piattaforma. L’unica parte legata a Infomail sono i segnaposto: da noi il nome si scrive {{first_name}} e il cognome {{last_name}}, altrove la sintassi può essere diversa.
-
Il tester sostituisce un’email di prova?
No, la precede. Il tester ti aiuta a scrivere; l’email di prova ti fa vedere come arriva davvero, con il tuo mittente, sul tuo telefono e nel tuo programma di posta. In Infomail la mandi dal pulsante Invia test dell’editor, e prima di partire l’anteprima ti mostra anche un punteggio spam da 0 a 100.
L’oggetto è pronto. Spediscilo.
In Infomail scrivi oggetto e anteprima, vedi il punteggio spam prima di partire e confronti due oggetti con l’A/B test. Per provarla hai 1.000 invii gratuiti senza carta di credito.